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In Francia api a rischio per la reintroduzione di alcuni pesticidi

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Quattro anni fa la Francia varava una legge in favore della biodiversità tra le più avanzate d’Europa. Oggi, il governo vuole reintrodurre alcuni neonicotinoidi, che hanno un effetto mortale sulle api e gli insetti impollinatori, per via delle pressioni della filiera della barbabietola in Francia.

Il progetto di legge è stato presentato a inizio agosto e ha già superato l’esame della commissione economica. Non sono infatti bastate le proteste delle associazioni e delle opposizioni, che parlano di “ecocidio” e di vittoria delle lobbie agricole, né gli appelli degli scienziati che denunciano una decisione grave, a convincere i deputati a rigettare la proposta di legge.

Hanno invece pesato le motivazioni del governo, che ha messo in avanti il valore della filiera della barbabietola da zucchero, di cui la Francia è leader nel mondo, e la priorità della sovranità alimentare riportata alla ribalta dalla pandemia. Concretamente, spiegano i relatori, parliamo di 46mila posti di lavoro di un settore che da solo copre i fabbisogni in zucchero di tutta la Francia, ma che è in grave difficoltà per il crollo dei prezzi di mercato e per la recrudescenza del virus della barbabietola gialla. Si tratta di una malattia trasmessa dagli afidi che può ridurre fino al 50% il rendimento delle coltivazioni.

Unica soluzione miracolosa, secondo gli agricoltori? L’uso dei nicotinoidi, appunto. Che però la legge del 2016 aveva bandito già dal 2018, tranne in casi eccezionali e al massimo fino a quest’anno. Perché i nicotinoidi vanno erogati direttamente sui semi, penetrano nei terreni e non solo possono contaminare le falde acquifere, ma è dimostrato che continuino ad agire anche su tutto ciò che viene piantato negli anni seguenti.

Più di 1.200 studi scientifici hanno documentato il pericolo che questi derivati della nicotina rappresentano, anche in dosi minime, per le api, i vermi di terra ma anche gli uccelli, i suoli, i fiumi e la salute umana.

Le associazioni accusano il settore agricolo di non aver fatto nulla in questi quattro anni per cercare delle soluzioni alternative all’uso dei pesticidi. Sembra anche che il governo abbia completamente ignorato i buoni risultati ottenuti dalle coltivazioni biologiche: le barbabietole bio di diverse zone della Francia non hanno subito praticamente alcun danno a causa del virus. Il problema è che questo tipo di coltivazione richiede più lavoro per un rendimento minore. Non abbastanza per soddisfare l’appetito dei grandi zuccherifici, che chiedono per contratto di produrre 100 tonnellate di barbabietola l’ettaro.

La proposta di legge, che arriverà in parlamento il 5 ottobre, è stata modificata per cercare di calmare le proteste degli ambientalisti: la deroga varrà solo per la filiera della barbabietola e verrà creato un consiglio di sorveglianza per evitare abusi. Inoltre sarà vietato piantare colture che attirano le api per un periodo di tempo ancora da stabilire.
Dei palliativi, secondo gli oppositori al progetto, che denunciano l’ipocrisia di un governo che con una mano lancia la convenzione cittadina per il clima e con l’altra avvelena la terra per motivi economici.

  • Autore articolo
    Luisa Nannipieri
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