Approfondimenti

Il caos sulla situazione all’acciaieria di Mariupol, il piano europeo per fare a meno della Russia e le altre notizie della giornata

Ursula von der Leyen commissione europea

Il racconto della giornata di mercoledì 18 maggio 2022 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Dopo 84 giorni dall’invasione dell’Ucraina la battaglia dell’acciaieria di Mariupol sembra arrivata ad un punto, mentre la Russia ammette le difficoltà nel Donbass. A Kiev si è tenuto il primo processo per crimini di guerra dal 24 febbraio scorso. In Italia è alle battute finali il processo Ruby ter, che vede imputato Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari. Giuseppe Conte è sempre più in difficoltà col Movimento 5 Stelle, oggi ancora più di ieri dopo aver perso la presidenza della commissione Esteri del Senato in favore della senatrice di Forza Italia Stefania Craxi. La Commissione Europea ha presentato RePower, il piano energetico per ridurre la dipendenza dal gas e del petrolio russi ed eliminarla in 5 anni. Dura ormai da una settimana l’attesa di un porto sicuro di 471 persone migranti salvate nel Mediterraneo dalla nave umanitaria Geo Barents. Infine, l’andamento della pandemia di COVID-19 in Italia.

La battaglia dell’acciaieria di Mariupol sembra arrivata ad un punto

Dopo 84 giorni dall’invasione russa, la battaglia dell’acciaieria di Mariupol sembra arrivata ad un punto, anche se la situazione rimane ancora molto difficile da decifrare. Secondo il Ministero della Difesa russo da lunedì ad oggi sono circa mille i soldati ucraini che si sono arresi tra quelli che erano asserragliati all’interno dell’Azovstal. Secondo Kiev, però, i negoziati con la Russia per l’evacuazione dei feriti prosegue. È una situazione ancora molto poco chiara, soprattutto non si sa con certezza quanti soldati ucraini siano ancora nell’Azovstal, e ci sono dubbi sulla sorte che avranno quelli evacuati.

(di Martina Stefanoni)

Secondo il leader dei separatisti filorussi di Donetsk, sono oltre mille i soldati ucraini ancora nei sotterranei dell’acciaieria e, soprattutto, nessun comandate sarebbe uscito dall’Azovstal. I quasi mille soldati ucraini che si sono arresi sono stati trasferiti in un territorio controllato dai russi, nella repubblica di Donetsk. Non è chiaro quale sarà la loro sorte.
Secondo il Ministero della Difesa ucraino, nei prossimi giorni dovrebbero essere riportati in territorio ucraino con uno scambio di prigionieri, ma Mosca non sembra convinta di quest’ultimo punto. Secondo alcuni ufficiali russi, i militari ucraini potrebbero essere processati e – forse – giustiziati. Il capo della repubblica di Donetsk ha detto che sarà un tribunale a decidere il destino dei combattenti ucraini, ma qualsiasi ucraino ritenuto “un criminale di guerra neonazista” dovrebbe essere processato da un tribunale internazionale.
In più, i deputati della Duma hanno detto che avrebbero proposto nuove leggi che potrebbero impedire gli scambi di prigionieri di combattenti che Mosca ritiene “terroristi”. La situazione, quindi, è ancora molto mobile, anche se Zelensky ha detto che i negoziati per l’evacuazione proseguono, anche se sono molto complicati.

L’offensiva nel Donbass non si ferma, ma la Russia ammette le difficoltà

A nord di Mariupol, nel Donbass, continua l’offensiva. L’attenzione è in particolare concentrata sulla località di Lyman, nella regione di Donetsk, accerchiata su tre lati dai russi. La progressione delle truppe di Putin prosegue, quindi, anche se lentamente e nonostante le difficoltà logistiche dell’esercito russo. Difficoltà ammesse anche dal vice capo del Consiglio per la sicurezza nazionale di Mosca che oggi ha detto: “Nonostante le attuali difficoltà, la Russia continuerà la sua “operazione militare speciale” fino al suo compimento, “e i suoi obiettivi, compresa la demilitarizzazione e denazificazione dell’Ucraina e la difesa delle repubbliche di Donetsk e Lugansk, saranno completamente raggiunti”.

Dal lato ucraino, continua la controffensiva che, anche dopo la vittoria nell’area di Kharkiv, è sempre più convinta di potercela fare.

Il primo processo per crimini di guerra dall’inizio dell’invasione

Oggi a Kiev, durante il primo processo per crimini di guerra dall’inizio dell’invasione, un soldato russo di 21 anni si è dichiarato colpevole per aver ucciso un civile di 65 anni. La notizia pone certamente una questione sull’equità di un processo che si svolge in tempo di guerra, discorso che vale anche per quanto riguarda i militari dell’Azovstal detenuti in Russia di cui parlavamo prima. Su questo, abbiamo sentito Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia:


 

L’accordo con la Turchia per l’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato

(di Martina Stefanoni)

Dal punto di vista diplomatico, invece, oggi Svezia e Finlandia hanno presento ufficialmente la loro domanda di adesione alla Nato, ma per la loro entrata nell’alleanza atlantica bisognerà trovare un accordo con la Turchia, che ha posto diversi paletti per il suo via libera.

La Turchia è l’unico paese membro della Nato ad essersi espresso negativamente riguardo l’ingresso dei due paesi. Secondo il Financial Times, Ankara avrebbe già bloccato il primo voto su Svezia e Finlandia, allontanando quindi le possibilità di un’entrata rapida nell’alleanza. La Turchia però non sarebbe contraria all’ingresso in modo assoluto, ma pone dei paletti, delle condizioni. Parlando in parlamento Erdogan ha detto che la Turchia ha chiesto più volte a Svezia e Finlandia l’estradizione di 30 curdi che Ankara considera terroristi, ma hanno sempre ricevuto un no come risposta. Su questo punto si concentrano le richieste turche, e sembra proprio che ora, per poter proseguire con l’annessione dei due paesi nordici alla Nato, bisognerà trovare un accordo.
Abbiamo chiesto ad Hazal Koyuncuer, rappresentante della comunità curda milanese, un commento sulle richieste turche:


 

La Geo Barents è ancora in attesa di un porto sicuro per far sbarcare 471 naufraghi

Una donna afghana di 70 anni è morta a Roccella Jonica, in Calabria, dove era sbarcata due notti fa con altre 96 persone migranti. Non si sa esattamente cosa abbia causato la sua morte. Le sue condizioni di salute non erano buone. Dopo l’arrivo era stata visitata, ma non era stato considerato necessario che fosse portata in ospedale, così era rimasta in una tensostruttura allestita nel porto di Roccella. Stamattina si è sentita male e poco dopo è morta.

Dura ormai da una settimana l’attesa di un porto sicuro di 471 persone migranti salvate nel Mediterraneo dalla nave umanitaria Geo Barents. “Siamo vicini agli otto giorni e mezzo che erano il tempo medio quando le attività di soccorso erano apertamente perseguite”, ha scritto su Twitter Medici Senza Frontiere, che gestisce il mezzo umanitario. Juan Matias Gil è il capomissione dell’organizzazione a bordo:


 

Il piano energetico dell’UE per eliminare la dipendenza da gas e petrolio russi

Si chiama RePower: è il piano energetico della Commissione europea per ridurre fino a eliminarla, la dipendenza dal gas e del petrolio russo. Obiettivo dichiarato. Sganciarsi da Mosca in 5 anni.
La cifra totale stanziata – ha detto Ursula Von der Leyen – è di 300 miliardi di euro. Non pochi, apparentemente. Ma in realtà non sono soldi nuovi: si tratta – come la stessa Commissione ha spiegato – di ritagli del Recovery Fund, il maxi piano post COVID. 230 miliardi vengono da lì. E sono prestiti. Gli altri 70, le sovvenzioni, da ulteriori limature del bilancio comunitario.
La Commissione punta sulla transizione a fonti rinnovabili: prevede di rendere obbligatori i pannelli solari per gli edifici commerciali e pubblici entro il 2025 e per i nuovi edifici residenziali entro il 2029.
Secondo punto: diversificare gli acquisti e la produzione di fonti fossili e di farlo in modo coordinato. Nel mix energetico sono compresi carbone e nucleare che dovranno aumentare nei prossimi 5-10 anni di circa il 5%.
E poi il risparmio energetico: consumare meno. Il commissario Timmermans ha rilanciato lo slogan di Draghi: meno aria condizionata, meno soldi per Putin.

La débâcle di Conte si chiama Stefania Craxi

(di Luigi Ambrosio)

“Noi li avevamo avvertiti che finiva male”. Dalle parti del PD mettono due volte le mani avanti. Una volta per chiarire che l’elezione di Stefania Craxi non è opera di suoi franchi tiratori, ma di una maggioranza che ha messo insieme il centrodestra, Italia Viva e qualcuno del gruppo misto. E una seconda volta per dire che la débâcle del candidato pentastellato Licheri è tutta colpa di Giuseppe Conte.
“Li avevamo avvertiti” che i nemici di Conte erano lì pronti ad aspettare la prima occasione utile per fargli male. Anche perché il capo politico del Movimento 5 Stelle deve prendere atto una volta di più che oltre alle difficoltà con gli alleati fa fatica con il suo partito. [CONTINUA A LEGGERE SUL SITO]

Il processo Ruby ter arriva alle battute finali

Alle battute finali il processo Ruby ter, che vede imputato Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari. Berlusconi ha pagato le donne che partecipavano alle serate di Arcore per mentire durante i primi due processi nati dal caso Ruby. Veri e propri stipendi, regolari bonifici, oltre a svariati regali. Questa è la tesi dei pubblici ministeri.
Gli imputati sono 28, la stessa Karima El Marough e altre 20 ragazze. A che scopo? Per dire il falso, per sostenere la tesi delle “cene eleganti”, che le ragazze erano semplici commensali di Berlusconi. La pm Tiziana Siciliano ne parla così:

Odalische, schiave sessuali. Due di loro minorenni: la stessa Ruby e Iris Berardi, modella brasiliana. Che Emilio Fede “offriva al Sultano”, ossia Berlusconi, dicendogli: ‘mangia dal mio piatto'”. Il 25 maggio ci sarà la seconda parte della requisitoria dei pm, poi le richieste di pena e la sentenza: 8 anni dopo l’inizio delle indagini. “Un fallimento del sistema” ha detto la pm. Che avvicina il rischio prescrizione.

Cannes 75 apre a sorpresa con Zelensky collegato in diretta

(di Barbara Sorrentini)

Cannes 75 è iniziato con una sorpresa. Durante la cerimonia d’apertura si è collegato in diretta Volodymyr Zelensky. Il presidente dell’Ucraina, che sappiamo essere anche attore e cinefilo ha citato il discorso finale recitato da Charlie Chaplin nel film “Il grande dittatore”. Ribadendo le parole di denuncia contro Putin e quelle verso la pace e la liberazione dell’Ucraina, Zelensky ha adeguato il suo parlare a un pubblico cinefilo, ricordando quanto ha fatto il cinema per promulgare la libertà. In questa edizione che ospiterà parecchi focus dedicati alla guerra di Putin, non poteva mancare questo incontro inaspettato prima del film di Michel Hazanavicius, il regista di origine lituane pluripremiato per “The Artist”.
Il nuovo film, “Coupez!” è un po’ horror e un po’ comico. Racconta di un regista alle prese con un film splatter in stile asiatico e che si trova per la prima volta, con la sua troupe ad inventarsi un genere sconosciuto. Con questo circo improvvisato e con molta ironia, Hazanavicius riflette sulla trasformazione del cinema in un prodotto social, che trova sempre meno spazio sul grande schermo. Spazio che invece si prende “Esterno notte”, il film ad episodi girato da Marco Bellocchio dedicato alla figura di Aldo Moro e alla sua tragica fine. Da oggi al cinema i primi tre episodi (gli altri tre dal 9 giugno) e il film in autunno si vedrà anche su Rai1. Seguito ideale di “Buongiorno Notte”, il film che Marco Bellocchio diresse nel 2003, “Esterno Notte” descrive i 55 giorni in cui Moro fu sotto sequestro, cercando di capire anche cosa successe fuori da quella cella e come l’Italia e la Dc arrivarono a quell’epilogo disastroso. Non è strano che il Festival di Cannes lo abbia proiettato in anteprima.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

Oggi in Italia sono stati comunicati circa 30mila contagi da coronavirus con 136 morti. I tamponi positivi sono l’11,5%, in calo rispetto a ieri. Diminuiscono anche le persone ricoverate, sia in terapia intensiva sia negli altri reparti COVID.

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    Redazione
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