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Che cosa è successo oggi? – Lunedì 6 luglio 2020

Il racconto della giornata di lunedì 6 luglio 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia in Italia alle difficoltà dell’esecutivo di Conte tra l’approvazione del DL Rilancio e quello sulle semplificazioni in arrivo in CdM, mentre uno studio svedese fa emergere l’ipotesi che si possa diventare immuni al COVID-19 anche senza sviluppare anticorpi. Addio al Maestro Ennio Morricone. Infine i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

208 casi e 8 morti. I dati sul coronavirus diffusi oggi dal Ministero della Salute fanno segnare un numero di nuovi contagi in linea con quello dei giorni scorsi, ma a fronte di un netto calo dei tamponi analizzati, dai circa 37mila di ieri ai 22mila delle ultime 24 ore. Le persone attualmente positive sono in aumento per il secondo giorno di fila, dopo due mesi e mezzo di continua diminuzione. Le morti comunicate oggi sono 8, di cui 3 in Lombardia, dove i nuovi contagi sono 111 e proseguono gli esami legati a sei tra salumifici e macelli del mantovano a cui sono legate decine di casi di COVID. In Veneto il presidente Zaia ha firmato un’ordinanza che impone alle aziende ospedaliere di denunciare alla polizia chi è stato contagiato e rifiuta il ricovero. La misura è legata alla vicenda di cui si è parlato molto nei giorni scorsi, quella di un imprenditore che ha continuato a incontrare persone nonostante fosse malato. Oggi Zaia ha anche chiesto al governo di introdurre sanzioni penali per chi deve stare in isolamento e non rispetta la quarantena, anche se non è risultato positivo.

Le difficoltà del governo tra il Dl Rilancio e Semplificazioni

(di Anna Bredice)

Sembra essere diventata complicata l’approvazione del decreto Rilancio alla Camera dei Deputati per problemi di copertura economica, ma anche per le proteste che si agitano in molte città e regioni in Italia per l’insufficienza delle risorse stanziate. E stasera un altro decreto dovrebbe essere approvato dal Consiglio dei Ministri, ma si teme che i nodi non verranno risolti del tutto, è quello sulle semplificazioni, si cerca l’accordo complessivo sul capitolo degli appalti e abuso d’ufficio per evitare l’approvazione ‘salvo intese’ che potrebbe rimettere in discussione alcuni punti successivamente.
Il governo quindi ha ancora problemi per realizzare le promesse fatte durante il lockdown e che sono ritenute insufficienti, mancherebbero 100 milioni nel decreto Rilancio e per questo il testo deve tornare in Commissione per le necessarie coperture. Mancherebbero i soldi per la sospensione dei mutui nelle regioni del Sud e per gli interventi nelle aree di ricostruzione post terremoto, ed è per questo motivo che ci sono sindaci e tecnici delle aree colpite dal sisma pronti a dimettersi. E così succede anche in altre regioni: in Toscana mille imprenditori e commercianti sono scesi in piazza a Firenze per lamentare la mancanza di aiuti per le loro attività. Oggi Pasquale Tridico, il presidente dell’Inps oggetto di critiche per i soldi che non arrivano per la cassa integrazione, ha detto che complessivamente l’Inps ha speso 35 miliardi sostenendo gli stipendi di 16 milioni di persone. Toscana e Liguria sono due regioni che andranno al voto in autunno, quindi c’è anche il sospetto che ci sia un inizio di campagna elettorale agitato dal centrodestra legato alle misure economiche, così ad esempio in Liguria, il presidente Toti accusa il ministero dei Trasporti della situazione complicata e caotica sulle autostrade in questi giorni e stasera prima del Consiglio dei ministri si dovrà prenderà una decisione anche su questo tema.

Immuni al COVID-19 senza sviluppare gli anticorpi?

Uno studio svedese ha fatto emergere l’ipotesi che si possa diventare immuni al coronavirus anche senza sviluppare anticorpi. Ne abbiamo parlato con Vittorio Agnoletto, medico e nostro collaboratore:

 

Addio ad Ennio Morricone

(di Chawki Senouci)

Negli anni sessanta e settanta uno dei prodotti culturali italiani più esportabili all’estero, e in particolare nel terzo mondo, era il Western Spaghetti. All’uscita di un cinema di Marsiglia, Orano o Tunisi si commentava soprattutto la bellezza della colonna sonora.
Ma i quei anni in Italia, Ennio Morricone era abbastanza snobbato da critici e intellettuali. A far riscoprire la sua straordinaria opera sono stati, negli anni 90, giovani Dj italiani e stranieri che avevano “remixato” i pezzi che hanno fatto la storia del cinema come
L’estasi dell’oro”. E poi ci sono stati gli omaggi di Bruce Springsteen e dei Metallica e le numerose citazioni di Quentin Tarantino che lo adora. Con “The Hateful Eight“ Tarantino aveva realizzato un sogno da bambino. Girare un western, in 70 millimetri, con le musiche dell’autore della trilogia di Sergio Leone.
Tarantino è sempre dalla parte del proletariato. Per questo motivo ho pensato che il regista meritasse qualcosa di veramente speciale“. Questo era Ennio Morricone, un uomo impegnato. Perché non si fanno per caso le colonne sonore de “La Battaglia di Algeri”, “Sacco e Vanzetti”, “Mission” e dei film scomodi di Gian Maria Volonté. Negli stadi spagnoli il minuto di silenzio è accompagnato da “C’era una volta il west”. Noi lo salutiamo. Anche noi lo salutiamo con il suo capolavoro. Che la terra ti sia lieve, maestro.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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Addio a Ennio Morricone. Il ricordo di Claudio Ricordi e Gaetano Liguori

Ennio Morricone

Il musicista e compositore Ennio Morricone si è spento nella notte a 91 anni in una clinica di Roma. Radio Popolare ha deciso di ricordare il grande artista, amato in tutto il Mondo, con una serie di omaggi e ricordi per tutta la giornata odierna. Anche a Prisma si è ricordata la lunga carriera di Ennio Morricone con Claudio Ricordi e il musicista Gaetano Liguori.

L’intervista di Lorenza Ghidini e Alessandro Braga.

L’immenso contributo planetario di Ennio Morricone è stato quello della musica applicata al cinema, che però viene dalla sua esperienza come arrangiatore alla RCA italiana nei primissimi anni ’60. Lì aveva già sperimentato in parte tutto quello che poi ha applicato al cinema. Ricordo i suoi famosi arrangiamenti per Sapore di Sale o Abbronzatissima, quindi con quei cantautori della scuola romana. Il suo grande contributo è stato quello di togliere dalle colonne sonore tutto quell’apparato sinfonico che l’America ci aveva regalato imitando Brahms o Čajkovskij e i grandi sinfonisti di fine ‘800. E con l’esperienza che aveva fatto negli studi dell’RCA, ecco tutte le sorprese che ci ha dato dalle prime collaborazioni con Sergio Leone.
C’è lo stupore di avere questo cesello di timbri – l’armonica, la chitarra elettrica, la voce, i cori – applicati per la prima volta in modo assolutamente imprevedibile. Poi è cresciuto melodicamente e nel suo apparato sinfonico, ma mai in modo scontato ed ereditato da altri. Se lo è costruito lui ed ha continuato a farlo. Dal 1974 e fino al 2015 con la colonna sonora di The Hateful Eight di Quentin Tarantino, Ennio Morricone è riuscito a convincere i produttori e i registi alla sua musica per il cinema come se fosse musica assoluta, non strettamente funzionale ad emozioni facili. È stato un percorso veramente lungo e importantissimo per il rinnovamento della storia delle colonne sonore.

Molto spesso le colonne sonore di Ennio Morricone sono vissute anche indipendentemente dai film per i quali erano state composte. Spesso si pensa ad una colonna sonora e viene in mente il film, ma con Morricone questo rapporto era assolutamente bidirezionale.

Certo, e non è stato facile fare questo rinnovamento. Lui c’è riuscito grazie all’esperienza fatta nei primi anni ’60 e da lì non si è mai fermato. Sapeva benissimo che nella dualità tra musica applicata al cinema e musica assoluta trovava le sorgenti per tanto rinnovamento che ci ha regalato. Quello che mi fa molto piacere è che la gente ci ha creduto, è stata con lui e l’ha premiato.

Il ricordo di Gaetano Liguori

Vorrei andare controcorrente. Ho sentito gli interventi di qualche mio collega e sono tutti improntati alle musiche da film. Io invece vorrei ricordare Ennio Morricone come un grande musicista del ‘900, che arriva poi fino ai nostri giorni. Spesso ci si dimentica che Ennio Morricone è stato allievo di Goffredo Petrassi, uno dei più gran di musicisti del ‘900. Era diplomato in tromba, in composizione e in direzione di coro e negli anni ’60 fondò un gruppo di musica contemporanea. Io l’avevo conosciuto proprio ad uno di questi concerti. Lui aveva questo vezzo, col gruppo che aveva formato insieme a Franco Evangelisti, in cui suonava la sua tromba e faceva una musica improvvisata. Queste cose le so perché, essendo un giovane allievo del conservatorio degli anni ’60 ed occupandomi di musica sperimentale, venni in contatto col Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza che organizzava concerti sperimentali.
La cosa incredibile è che ci sono dei film che fanno parte della storia del cinema italiano e sono quasi tutti legati ad Ennio Morricone, da La battaglia di Algeri a Sacco e Vanzetti, tutti film dove la sua musica ha acquistato un potere notevole. Noi possiamo mettere un album di Morricone e, col pensiero, andare ai personaggi del film e all’ambientazione. Tecnicamente Morricone padroneggiava l’orchestra in modo incredibile e, rispetto ai grandi compositori americani, ha sempre avuto questa cosa di mettere degli strumenti strani, dal flauto di pan all’organo.

Foto di Leszek Kotarba dalla pagina Facebook del Maestro Ennio Morricone

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I consigli a fumetti di Antonio Serra per sopravvivere all’estate 2020

consigli fumetti

L’estate è ufficialmente iniziata e puntuale come ogni anno eccoci coi nostri consigli a fumetti per affrontare il periodo estivo, e anche i mesi successivi, nel segno della cultura. Ecco i consigli a fumetti di Antonio Serra per Cult.

Magnus
I BRIGANTI
Oscar Ink – 260 pagine
24.00 €

Daniele Brolli e Davide Fabbri
LO SCONOSCIUTO – LE NUOVE AVVENTURE
Sergio Bonelli Editore – 146 pagine
21.00 €

Jacques Lob e Georges Pichard
ULYSSE
Rizzoli/Lizard – 160 pagine
22.00 €

Osamu Tezuka
NEXT WORLD
001 Edizioni – 310 pagine
18.00 €

Jerry Siegel Joe Shuster Wayne Boring
SUPERMAN – THE ATOMIC AGE
Editoriale Cosmo – 188 pagine
42.00 €

Neil Gaiman – P. Craig Russell – Scott Hampton
AMERICAN GODS (3 voll.)
Oscar Ink – 280 pagine
25.00 €

Muñoz & Sampayo
ALACK SINNER
L’età dell’innocenza – L’età del disincanto (2 voll.)
Oblomov – 420 pagine
45.00 € ogni volume

Lorenzo Palloni – Martoz
TERRANERA
Feltrinelli Comics – 144 pagine
16.00 €

Claudia Gray – Yusaku Komiyama
STAR WARS – LOST WARS (3 voll.)
Planet MANGA (Panini Comics) – 256 pagine
4.90 €

Teresa Radice e Stefano Turconi
LE RAGAZZE DEL PILAR
BAO – 152 pagine
19.00 €

Alessandro Russo
KAY – LA GUERRA DEL BUIO (10 voll.)
Sergio Bonelli Editore – 160 pagine
4.90 €

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Che cosa è successo oggi? – Domenica 5 luglio 2020

Il racconto della giornata di domenica 5 luglio 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia in Italia allo sblocco del divieto di attracco per la Ocean Viking carica di migranti soccorsi. Oggi a Roma in piazza gli Stati Popolari, mentre il governo si prepara, non senza difficoltà, a varare un massiccio piano di rilancio economico. Oggi è morto lo scienziato e pioniere della fecondazione assistita Carlo Flamigni. Infine, i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

Dopo 6 giorni di aumenti, tornano a scendere i contagi da coronavirus accertati in Italia. 

Sono 192 oggi i nuovi contagiati in diminuzione rispetto a ieri quando erano stati 235. Di questi, 98 casi sono in Lombardia, il 51,04% del totale in Italia. Il numero totale dei casi sale così a 241.611. 

Le vittime nelle ultime 24 ore sono invece 7, in netta diminuzione rispetto alle 21 di ieri. I morti per coronavirus salgono così a 34.861, secondo i dati del Ministero della Salute.

Gli attualmente positivi sono 14.642, dei quali 13.623 in isolamento domiciliare, 945 ricoverati con sintomi e 74 in terapia intensiva. Questi ultimi ieri erano 71, quindi si è avuto un incremento di tre unità. 

In Lombardia, la provincia di Mantova, dove negli ultimi giorni si sono verificati alcuni focolai, supera quella di Milano per numero di nuovi contagi, che sono 17 contro i 16 nuovi casi del capoluogo lombardo.

Ocean Viking autorizzata a sbarcare i migranti

La nave umanitaria Ocean Viking è stata autorizzata dalle autorità italiane a sbarcare i 180 migranti che ha salvato nel Mediterraneo a Porto Empedocle. Lo ha reso noto l’ong SOS Méditerranée.  “Abbiamo ricevuto istruzioni dalle autorità marittime italiane di sbarcare le persone a bordo a Porto Empedocle. La nave è attualmente diretta verso il porto che prevediamo di raggiungere entro domani mattina”, ha spiegato l’ong.

A bordo della Ocean Viking per fare i tamponi ai 180 migranti sono saliti i medici dell’Asp di Ragusa Tutti i migranti sono stati sottoposti a tampone e domani si dovrebbero conoscere gli esiti. Successivamente verranno trasferiti sulla nave Moby Zaza al largo di Porto Empedocle per il periodo di quarantena.

Abbiamo raggiunto il portavoce di Sos Méditeranée Francesco Creazzo:

In arrivo il Piano Nazionale di Rilancio

(di Michele Migone)

Il Piano Nazionale di Rilancio è stato stilato da Giuseppe Conte e dal Ministro Gualtieri e verrà presentato in settimana in Consiglio dei Ministri. Contiene le linee guida degli interventi che il governo intende fare per rilanciare il paese e in particolare l’economia, interventi che verranno per lo più finanziati con i miliardi che arriveranno dall’Europa soprattutto con il Ricovery Fund.

Le linee strategiche saranno tre: la modernizzazione del paese, la transizione ecologica e l’inclusione sociale e territoriale e la parità di genere. Sono le direttrici a cui l’Europa ha condizionato l’accesso ai soldi del Fondo. Tra provvedimenti già varati e quelli da varare, quest’ultimi la maggior parte, il governo scrive, di fatto, di voler sciogliere quei nodi, attuare quelle riforme, che potrebbero imprimere un’altra velocità allo sviluppo del nostro paese. E’ insieme, un’agenda e un libro dei sogni, che potrà essere scritto solo se il governo sarà in grado di muoversi con rapidità ed efficacia, condizioni non certo scontate visto la situazione precaria dell’esecutivo. Nel Piano si parla di una riforma complessiva del fisco, anche per le imposte indirette, dello sblocco delle opere pubbliche e degli investimenti statali nelle infrastrutture, della dotazione in due anni della fibra ottica per tutte le scuole, della necessitò di destinare fondi alla ricerca. C’è anche la sanità. Gli interventi da fare costeranno 32 miliardi, è scritto. Una cifra che richiama il MES, visto i 37 miliardi a disposizione dell’Italia. Ma nel testo del Piano Nazionale di Rilancio, il MES non è citato, rimane sottotraccia, nascosto. Altro segno delle grandi divisioni politiche sulla questione. Che però sono destinate a venire fuori quando il Consiglio dei Ministri discuterà del Piano.

Oggi a Roma in piazza gli Stati Popolari

“Non vogliamo più essere Invisibili”.
A Roma, piazza san Giovanni, oggi c’è stata la manifestazione degli “Stati Popolari”. Immigrati, braccianti, riders, operai in cassa integrazione, lavoratori della cultura precari e tante altre realtà. Per chiedere di essere considerati lavoratori con piena dignità e pieni diritti.

 

E’ morto Carlo Flamigni

Era considerato il padre della fecondazione assistita, Carlo Flamigni è morto nella sua Romagna all’età di 87 anni. Scienziato e divulgatore, ha dedicato la sua vita professionale alla salute delle donne e ai temi della bioetica.

Roberto Maggioni ha raccolto il ricordo di Maurizio Mori,  filosofo, professore ordinario di Filosofia morale e bioetica all’Università di Torino e presidente della Consulta di Bioetica Onlus, un’associazione di volontariato culturale per la promozione della bioetica laica [CONTINUA A LEGGERE]

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

 

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Addio a Carlo Flamigni: il ricordo di Maurizio Mori

Carlo Flamigni

Era considerato il padre della fecondazione assistita, Carlo Flamigni è morto nella sua Romagna all’età di 87 anni. Scienziato e divulgatore, ha dedicato la sua vita professionale alla salute delle donne e ai temi della bioetica.

Roberto Maggioni ha raccolto il ricordo di Maurizio Mori,  filosofo, professore ordinario di Filosofia morale e bioetica all’Università di Torino e presidente della Consulta di Bioetica Onlus, un’associazione di volontariato culturale per la promozione della bioetica laica. 

Mori è stato amico di Carlo Flamigni, condividendone esperienze, battaglie civili e culturali. Insieme hanno scritto, tra l’altro, “Questa è la scienza, bellezze! La fecondazione assistita come nuovo modo di costruire le famiglie”.

Ecco il suo ricordo di Flamigni:

Per me è la perdita di un punto di riferimento della mia vita. 

Vorrei ricordarlo come il difensore della libertà riproduttiva delle donne, come base per i diritti civili, per un’autonomia socializzata. Flamigni aveva un forte senso della comunità. Era un romagnolo, molto convinto, determinato, molto attaccato alle tradizioni contadine, anche. Ma era aperto al futuro. 

E’ stato un combattente. Molti, da di fuori, lo pensavano come una persona di successo. No, non gli hanno mai regalato niente, ha sembre combattuto per tutto quel che si è guadagnato e quello che ci ha dato. Non dimentichiamo che negli Anni 60 ha promosso la contraccezione, andando nei circoli delle donne. Negli Anni 70 c’è stata la sua battaglia per l’aborto e poi tutta la questione della fecondazione assistita. Anche lì ha avuto successo ma, anche in questo caso, sempre in minoranza, oggetto di critiche ferocissime.

Negli ultimi tempi si è occupato molto di bioetica. E’ stato un grande scienziato. Ma un grande scienziato soprattutto dotato di grande passione civile. 

Foto | Wikipedia

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Turchia: la condanna per terrorismo di quattro difensori dei diritti umani

taner kilic Turchia

Nella Turchia di Erdogan occuparsi dei diritti umani significa rischiare il carcere in prima persona. Nella puntata di Esteri del 3 luglio Chawki Senouci ha chiesto a Riccardo Noury di commentare questa pagina oscura per la giustizia turca.

Che tipo di sentenza abbiamo osservato?

E’ una sentenza scandalosa, bruttissima, perché Taner Kilic e Idil Eser, rispettivamente ex presidente e ex direttrice di Amnesty International Turchia sono tra i quattro condannati.

Taner a sei anni e tre mesi, Idil e altri due a 25 mesi per appartenenza (nel caso del nostro ex presidente) e assistenza (per gli altri tre) all’organizzazione terroristica di Fethullah Gülen. E’ un processo che per dodici udienze si è dimostrato un processo politico, con prove smentite addirittura dalla stessa procura, e accuse non circostanziate. Insomma l’obiettivo era fin dall’inizio quello di zittire i difensori dei diritti umani. E ci sono riusciti con queste condanne.

Ci puoi raccontare chi è Taner Kilic?

E’ un avvocato, un avvocato che della sua carriera professionale ha fatto un punto d’onore. Una carriera che gli ha aperto la strada a qualcosa che è una vera militanza, quella di essere presidente di Amnesty International in Turchia, in un periodo storico nel quale la criminalizzazione degli attivisti e dei difensori dei diritti umani è diventata una prassi quotidiana. Idil invece è una ricercatrice, è stata la direttrice della nostra associazione in Turchia, ha studiato movimenti sociali e altre questioni politiche di grande rilevanza nel Paese.

Come mai in questo momento la Turchia condanna quelli che difendono i diritti umani?

Io credo che ci sia sempre nell’aria questa ossessione “gulenista” per cui si cerca di collegare tutto e tutti, nella società civile e nelle professioni, al tentativo di colpo di stato del luglio 2016. Addirittura nei confronti di Taner, l’accusa più evidente era che avesse usato la stessa app dei golpisti, cosa che per altro è risultata infondata. Ma il fatto più paradossale è che nello stesso tribunale, in un’aula adiacente, mentre erano condannati degli ex dirigenti di Amnesty International, veniva organizzato il processo per l’assassinio di un altro difensore dei diritti umani, Kashoggi. Come dire: da un lato la Turchia criminalizza i difensori dei diritti umani e dall’altro vuole mostrare al mondo di essere una campionessa della democrazia portando alla sbarra chi ha ucciso Kashoggi.

Faranno appello?

Sì faranno appello, forse ci vorranno anni, ma la cosa importante è che resteranno a piede libero, a quanto pare. Però rimane un’onta sul sistema giudiziario turco, che si è dimostrato una pedina della repressione di Erdogan

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Che cosa è successo oggi? – Sabato 4 luglio 2020

casi di contagio italia coronavirus

Il racconto della giornata di sabato 4 luglio 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia in Italia alle considerazioni sul focolaio di coronavirus a Vicenza. Il virologo Giorgio Palù sottolinea l’importanza dei tracciamenti dei positivi sul territorio. Il governo respinge gli attacchi di opposizione e industriali, ma la maggioranza scricchiola a causa di forze centrifughe. Infine, i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

Ancora un incremento dei contagi accertati da coronavirus in Italia. 

Oggi sono 235. Ieri erano stati 223. Di questi, 95 casi sono in Lombardia, il 40,4% del totale in Italia. Il numero totale dei casi sale così a 241.419. Le vittime nelle ultime 24 ore sono 21, in aumento rispetto alle 15 di ieri. I morti per coronavirus salgono così complessivamente a  34.854

Importante come sempre il numero dei tamponi effettuati. Oggi sono molti meno di ieri. 51mila rispetto ai 77mila di ieri. E nonostante questa netta diminuzione, si registra l’incremento che abbiamo detto all’inizio. Inoltre, solo cinque regioni non registrano nuovi casi.

Il focolaio di coronavirus a Vicenza

E’ stato segnalato alla procura di Vicenza l’uomo che ha rifiutato il ricovero in ospedale nonostante fosse consapevole di essere positivo al Covid. I magistrati potrebbero decidere di aprire un’inchiesta per procurata epidemia. 

Cosa è successo, in base a quanto raccontato dal presidente della regione Zaia?  L’imprenditore vicentino il 25 giugno è tornato dalla Serbia, dove era andato per affari. E’ tornato in auto, con altri quattro colleghi.  Si è sentito poco bene, senza farci caso, il giorno dopo è andato al lavoro e partecipato anche a una festa di compleanno. 

Il 28 è peggiorato ed è andato al pronto soccorso di Noventa Vicentina dove il tampone ha rivelato la sua positività. Ma ha rifiutato il ricovero, ha firmato ed è tornato a casa.  Qualche giorno dopo è stato convinto a ricoverarsi sia dalle autorità sanitarie che del sindaco del suo paese. Ora è in terapia intensiva, in gravi condizioni. 

Sulla base di questa ricostruzione il presidente della regione Zaia ha annunciato una nuova ordinanza per avere regole più stringenti sulle procedure sanitarie.

Focolaio a Vicenza: il punto di vista del virologo Palù

La vicenda dell’imprenditore vicentino è definita sconcertante da Giorgio Palù, uno dei più importanti virologi italiani.

Ma, è una situazione che si può ripetere? I controlli che vengono effettuati sono sufficienti per evitare altri episodi del genere? Sentiamo la risposta di Giorgio Palù ai nostri microfoni.

 

La politica italiana è in una fase di stallo

(di Michele Migone)

La manifestazione della Destra a Roma non è stata certo un successo. Discorsi scontati e qualche sedia vuota, ma serviva ai tre partiti dell’alleanza a dare un parvenza di unità e di intenti e a mantenere una certa pressione sul governo. Le bordate contro Giuseppe Conte più che Piazza del Popolo sono arrivate dal convegno digitale dei giovani imprenditori. Basta con la politica degli annunci e basta con il reddito di cittadinanza, è stato il messaggio lanciato dal neo presidente dei giovani di Confindustria, Riccardo di Stefano. Nulla di nuovo. Da settimane è il leit motiv degli industriali. L’associazione degli imprenditori si muove sempre di più come un partito autonomo. E dopo il governo, ora nel mirino c’è anche il Parlamento. Carlo Bonomi ha chiesto che Camera e Senato non chiudano i battenti per le ferie, ma che proseguano i lavori per affrontare la crisi economica. Per l’ennesima volta, Conte ha respinto le accuse di immobilismo. “Noi abbiamo preso decisioni ferme e risolute” – ha detto all’assemblea della Uil. In realtà, le dinamiche politiche dentro la maggioranza hanno determinato una sorta di stasi dell’esecutivo. I cinque stelle sono sull’orlo di una spaccatura definitiva, il PD è scontento dell’atteggiamento di un Conte che viaggia da solo, entrambi poi lanciano segnali a Forza Italia. Ma per fare cosa? Insomma c’è molta confusione e nessuna idea forte per rilanciare l’opera di un governo che fatica a correre alla giusta velocità.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

 

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COVID-19 in Lombardia, Galli: “I numeri non dicono se ci sono nuovi positivi”

Protezione Civile

Massimo Galli, direttore del reparto malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, si chiede se tra i casi di COVID-19 che vengono comunicati ogni giorno dalla Regione Lombardia ci sono davvero nuovi positivi o se si tratta di vecchi casi verificati soltanto di recenti.

L’intervista di Michele Migone.

La domanda che mi faccio spesso guardando la comunicazione di ogni sera è se ancora gran parte dei dati, soprattutto derivati dalla Lombardia, non siano altro che il prodotto della coda dei tamponi che si fanno alle persone che finalmente sono riuscite ad ottenerne uno pur non avendo né una condizione attuale di sintomi né una condizione tale da far pensare a un’infezione recente. In mezzo a questi ci sono nuovi focolai o situazioni che denotano infezioni nuove? Per il momento non ci sono elementi in questa direzione. Sembrerebbe tutto da riferire ad una storia un po’ vecchiotta.

E per quanto riguarda le vittime di COVID in Lombardia?

Anche lì la questione dovrebbe essere la stessa e riferita a persone che si sono ammalate da parecchio tempo e hanno lottato più o meno a lungo e se ne stanno andando adesso. Mi piacerebbe avere qualche informazione e verifica in più su questa cosa.

E perché non si riesce ad avere questo, secondo lei?

I dati sono portati a questo dettaglio quando vengono comunicati.

Lei ha il dubbio che ci sia qualche contagio nuovo o no?

Mi piacerebbe avere qualche chiarimento in più sulle possibili connessioni di questo o quel gruppo di persone che sono risultate portatrici dell’infezione ora. Con questo non sto facendo nessuna illazione, non sto dicendo che secondo me è così. Ogni giorno abbiamo un numero importante di casi in Lombardia, abbiamo sempre sostenuto che non ci si poteva stupire di un fenomeno residuale legato al fatto che la gente usciva di casa e finalmente si andava a fare il test. Ci sono dati che possono mettere in connessione alcuni di questi test che risultano positivi? E ci sono dati che possono mettere in connessione i test positivi e che possano far pensare ad infezioni nuove e recenti?

Secondo lei quando avremo una risposta?

Più che di dati non forniti in maniera chiara, diciamo che sono dati forniti in maniera aggregata in modo tale da non consentire altra considerazione se non sul dato così come lo vediamo. Ci dicono che ci sono dieci casi e basta, dieci decessi e basta. Il punto non è quello, ma è potermi sentire del tutto confidente del fatto che non esista, nell’ambito di questi nuovi casi presentati di recente anche in Lombardia, qualcosa che colleghi i casi tra loro in termini tali da farci pensare alla possibilità di qualche nuovo focolaio.
Mi auguro che potremo saperlo. Così come in tutto il resto d’Italia stiamo vedendo focolai, mi auguro fortemente che il sistema di sorveglianza riesca ad essere tale da identificarli prontamente nel caso in cui ci siano focolai anche in Lombardia. Qualche tempo fa è stato segnalato un piccolo focolaio anche in una RSA lombarda. Qualche prodotto di indagine epidemiologica in più, se lo posso tradurre in questo modo, per quanto riguarda i casi presentati come aggregati in Lombardia, io credo che si imponga.

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Alberto Vannucci: “Il decreto semplificazioni è un minestrone tossico”

Semplificazioni - Giuseppe Conte

Alberto Vannucci, professore di Scienza Politica con alle spalle anni di studi sulla corruzione, commenta a Radio Popolare il decreto Semplificazioni che il governo sta mettendo a punto in questi giorni. L’intervista di Michele Migone.

Questo decreto semplificazioni snellisce la burocrazia o favorisce i furbi?

Per quel che riguarda il versante degli appalti e le modalità con cui il provvedimento andrebbe, almeno nella sua versione circolata in bozze, a incidere su questo settore delicatissimo, devo dire che ci sono molte e fondate preoccupazioni che questo decreto abbia in futuro una valenza direi criminogena, capace poi di generare anche fenomeni di natura corruttiva o, nel nel peggiore degli scenari, favorire le infiltrazioni di organizzazioni criminali in un settore molto lucroso e che lo sarà sempre di più nel momento in cui questa massa di investimenti e di risorse pubbliche verranno a regime. Se le linee guida di questo decreto verranno mantenute, questa massa di investimenti con modalità che ricordano molto quelle della “cricca della Protezione Civile”.
La cosa che più sorprende è l’incapacità di questa classe politica e questo governo, in buona compagnia rispetto a quello che abbiamo osservato negli esecutivi precedenti, di imparare le lezioni del passato. Il modello che viene riproposto vede sostanzialmente una liberalizzazione completa degli appalti: al di sotto dei 150mila euro si procede per affidamento diretto e quindi in pratica il decisore pubblico può chiamare chi vuole, nel migliore dei casi degli amici e nel peggiore dei casi quelli che in gli offrono migliori contropartite. Poi ci sarà anche il funzionario onesto, anzi forse la grande maggioranza dei funzionari onesti opererà in modo rigoroso nel rispetto della legge, ma ne basta una quota limitata visto che gli appalti sotto ai 150mila euro sono una percentuale altissima di quelli che vengono in concreto banditi.
Fino a 5 milioni di euro si procederà con una specie di trattativa privata, ci sarà un simulacro di indagini di mercato in cui si consulteranno 5 – anche qui 5 ditte di amici o 5 ditte che hanno già fatto cartello tra di loro – per poi assegnare l’appalto a prezzi che saranno inevitabilmente fuori mercato, per ottenere poi i risultati che conosciamo come ponti che cadono, gallerie che crollano, cemento depotenziato e così via. Questo però lo osserviamo sempre troppo tardi e temo che, se questa impalcatura normativa andrà a regime, lo osserveremo tra qualche anno.
Poi c’è la figura del commissario. Per le grandi opere che potranno essere liberamente commissariate vorrà dire che ci saranno delle figure, individuate dalla classe politica che spesso tende non a privilegiare il merito e l’integrità dei funzionari ma la loro sudditanza politica, a cui verrà assegnata la possibilità di decidere tutto quello che afferisce alla gara. Questo è un modello che abbiamo già visto all’opera, è la riproposizione del modello che ha portato alla cricca della Protezione Civile. È il modello Bertolaso che si è replicato anche durante l’emergenza COVID col grande ospedale da 27 milioni di euro realizzato alla Fiera di Milano che ha ospitato 23 pazienti. Se questo è il modello che hanno in mente per far ripartire l’Italia penso che ci sia un grosso rischio di tenuta dal punto di vista della legalità delle procedure in senso più ampio.

Lei dice che la classe dirigente non ha capito le lezioni del passato, ma secondo lei il modo in cui è stato strutturato questo decreto è figlio della fretta, delle pressioni o di una cultura amministrativa?

La fretta è il pretesto. L’emergenza COVID ha determinato su basi oggettiva quella che da sempre è la condizione che le varie cricche di questo Paese hanno sempre auspicato.
L’emergenza è il terreno più fertile, inquinato ma fertile, per le pratiche corruttive. Il COVID ha determinato questa situazione di emergenza che genera fretta di spendere. Questo è stato il pretesto, ma che questo pretesto sia stato raccolto e con questa modalità mi fa temere che in realtà siano state fortissime le pressioni a livello di lobby per ottenere un provvedimento che abbia queste caratteristiche e che di fatto va incontro agli interessi economici dei grandi soggetti di questo Paese, che sono pochi e che si mettono facilmente d’accordo. È il modello del Ponte di Genova, che è assolutamente irriproducibile su scala nazionale e che adesso viene sbandierato come se fosse il grande modello da seguire. In buona sostanza c’è un funzionario pubblico, un commissario nominato dallo Stato, che si seduto in una stanza con i rappresentanti dei più grandi e potenti gruppi imprenditoriali italiani e si sono spartiti l’appalto. È questo il modello con cui vogliamo far ripartire il Paese? È un modello che in quel caso specifico ha prodotto i risultati che si auspicavano, ma che se generalizzato su scala nazionale può diventare un modello della corruzione ventura, oltre che delle infiltrazioni criminali.
C’è sicuramente una pressione di questi interessi che si sposa a perfezione con la cultura amministrativa dominante in Italia, quella di tipo giuridico-formalistico in cui quello che conta è il rispetto formale delle norme e non il risultato, e quindi la qualità dell’azione amministrativa. Questi sono gli ingredienti di ingredienti di questo minestrone tossico che è il decreto. Spero che in queste poche ore che ci separano dall’approvazione ci sia almeno un tentativo di limitare il danno.

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Approfondimenti

Che cosa è successo oggi? – Venerdì 3 luglio 2020

Accettazione COVID

Il racconto della giornata di venerdì 3 luglio 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia in Italia e il rapporto annuale dell’Istat. 4 attivisti per i diritti umani condannati in Turchia per terrorismo, mentre in Italia fa discutere la battuta di Valeria Parrella al Premio Strega 2020. 25 anni fa ci ha lasciato Alexander Langer. Infine, i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

Oggi in Italia sono stati accertati 223 nuovi casi di coronavirus. Il dato è in leggero aumento rispetto a ieri, ma risente di un maggior numero di tamponi analizzati. 15 le morti comunicate, la metà rispetto a quelle registrate ieri.
Oggi il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità hanno parlato di una situazione “complessivamente positiva”, ma anche di alcune Regioni in cui il numero dei focolai è “abbastanza rilevante”. In Veneto il presidente Zaia ha annunciato che nei prossimi giorni approverà un’ordinanza con nuove restrizioni, parlando di un aumento dell’indice di contagio. In Lombardia non si ha notizia di nuovi focolai, ma nella Regione resta concentrata buona parte dei positivi: oggi ne sono stati accertati 115, circa metà del totale italiano.

Michele Migone ha intervistato Massimo Galli, infettivologo e dirigente dell’ospedale Sacco di Milano:

 

Istat: “Dopo il COVID un Paese sotto shock”

(di Omar Caniello)

Un Paese impoverito, segnato da profonde diseguaglianze che il COVID ha reso ancora più fragile e le cui conseguenze economiche rischiano di essere pagate dalle fasce più vulnerabili della società. È questo il quadro che emerge dell’ultimo rapporto annuale dell’Istat. I dati più preoccupanti riguardano le conseguenze della pandemia sul lavoro, quella che si prospetta è una crisi occupazionale senza precedenti.
Il report annuale dell’Istat indica che il 12% delle imprese pensa nei prossimi mesi di tagliare personale e un terzo ha problemi di liquidità. Un dato a cui va sommato quanto sta già accadendo: ad aprile gli occupati sono diminuiti di 274 mila unità, mentre I lavoratori che hanno dichiarato di usufruire della cassa integrazione sono stati quasi 3 milioni e mezzo. A pagare il prezzo più alto della crisi sono donne, giovani e tutti coloro che hanno un lavoro precario. Un paese, l’Italia dove l’ascensore sociale, la speranza di migliorare la propria condizione economica non solo è fermo da anni ma ora rischia di funzionare al contrario. Disuguaglianze che rischiano di aumentare anche tra i minori a causa della chiusura delle scuole imposta dal COVID : nel biennio 2018-2019 il 12,3% dei minori (pari a 850mila tra bambini e ragazzi) non aveva un pc né un tablet uno svantaggio che aumenta al sud :non possiede pc o tablet oltre un terzo dei ragazzi che vivono nel Mezzogiorno in famiglie con basso livello di istruzione. Infine la sanità, la pandemia ha impattato su un sistema sanitario in cui negli ultimi 10 anni non si è praticamente investito nulla, ma in compenso si è tagliato dal personale medico a quello infermieristico fino ai posti letto negli ospedali. Nel 1995 erano 356mila, nel 2018 sono 211mila, con 3,5 posti letto ogni 1.000 abitanti ben al disotto della media europea.

Turchia, 4 attivisti per i diritti umani condannati per terrorismo

Oggi un tribunale di Istanbul ha condannato per terrorismo 4 attivisti per i diritti umani. Tra loro l’ex presidente e l’ex direttrice di Amnesty International Turchia. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia:


 

Premio Strega, la battuta di Valeria Parrella su Augias e il #metoo

(di Anna Bredice)

È bastata una risata incredula in faccia al conduttore del premio Strega a svelare la consuetudine per cui della condizione femminile è normale che parlino gli uomini. Eppure è bastato un secondo per far crollare il castello di carta. Giorgio Zanchini ieri sera a Villa Giulia presentava il premio Strega e intervistava la finalista, Valeria Parrella, unica donna tra 6 candidati. Con estrema naturalezza, e questo la dice lunga, salutava Parrella e annunciava che con Augias avrebbe affrontato il tema #MeToo. “E lei ne vuole parlare con Augias? Auguri”, ha commentato la scrittrice. L’imbarazzo era visibile nel giornalista conduttore perché era tutto preparato nei minimi dettagli, e la risata di Parrella ha svelato la normalità di una enorme contraddizione per cui nelle trasmissioni televisive – soprattutto quelle culturali – sulla questione femminile sono gli uomini a parlare. Zanchini ancora candidamente ammetteva che Parrella avrebbe potuto parlare per ora dell’argomento, ma che lo avrebbe fatto un’altra volta, perché toccava a Corrado Augias. E questo, quasi offeso, replicava che ne aveva tutto il diritto, chiedendo perché allora due scrittori potessero parlare degli operai del Sulcis. È probabile che il video diventato virale finisca dimenticato già domani, ma perlomeno ha fatto emergere per qualche ora una concezione ancora maschile delle trasmissioni culturali, compresi i premi letterari, visto che 29 degli ultimi 34 vincitori sono stati uomini.

25 anni fa ci ha lasciato Alexander Langer

25 anni fa ci ha lasciato Alexander Langer. Lui si definiva “pacifista, ecologista, costruttore di ponti”. Fu eurodeputato dei Verdi e si battè per il dialogo interetnico nella sua regione di origine, il Trentino Alto Adige.
Poi, per la pace nella ex Jugoslavia. Marco Boato, amico e compagno di impegno politico, ne ha scritto la biografia, “Alex Langer, costruttore di ponti”:


 

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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Approfondimenti

Che cosa è successo oggi? – Giovedì 2 luglio 2020

Il racconto della giornata di giovedì 2 luglio 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia in Italia ai prossimi passi del governo italiano sul caso di Giulio Regeni. Oggi l’incontro tra il Presidente del Consiglio e Nicola Zingaretti mentre in Turchia Erdogan torna a parlare di trasformare Santa Sofia in moschea. Infine, i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

Nelle ultime 24 ore in Italia si sono registrati 201 nuovi positivi al coronavirus, un dato in crescita rispetto ai 187 del giorno prima. I guariti sono 366, erano stati 409 il giorno prima. Scostamenti che segnano un lieve peggioramento sulle 24 ore.
I morti sono stati 30, le terapie intensive sono calate di 5 posti letto e i ricoverati totali scendono di 62 portando il numero totale sotto ai mille. Non accadeva dal 2 marzo.
La Lombardia continua ad avere quasi la metà dei nuovi positivi e il 70% dei morti. Nino Cartabellotta della Fondazione Gimbe:

Nel Mondo, la Gran Bretagna si prepara a togliere la quarantena per chi arriva nel paese.
Sono attese da lunedì prossimo, alla scadenza del termine iniziale di tre settimane già previsto dal governo di Boris Johnson, le esenzioni dalla quarantena obbligatoria di 14 giorni imposta dall’8 giugno.
I contagi in diverse parti del mondo continuano ad aumentare. In Israele c’è stato un nuovo picco con oltre mille contagi nelle ultime 24 ore. In Sudamerica è sempre il Brasile a segnare i dati peggiori.
Negli Stati Uniti la situazione resta drammatica. “Ora negli Usa ci troviamo in una situazione seria“. Lo ha detto in una intervista alla BBC, Anthony Fauci, esperto mondiale di malattie infettive e membro della task force della Casa Bianca.

L’incontro tra Giuseppe Conte e Nicola Zingaretti

(di Anna Bredice)

Il governo ha la forza per decidere e fare le cose“, così scrive il Partito Democratico al termine dell’incontro che definisce di “chiarimento dopo le incomprensioni” con Conte. Parole che confermano le tensioni che esistevano, e si vedrà se sono superate, tra Zingaretti e il presidente del Consiglio su tanti temi: i soldi del Mes che il Pd vuole accettare presto, e invece Conte ancora rinvia, al testo sulle semplificazioni, fino ad arrivare alle alleanze per le regionali di settembre, per le quali Conte chiede di “andare uniti, se divisi, dice, sarebbe una sconfitta“. C’è tanta carne al fuoco, e ormai i contrasti non sono più solo con Italia viva, anzi stranamente Renzi appare più silenzioso rispetto al Pd.
Se la fase acuta della pandemia è finita, riprendono ora le tensioni tra i partiti, con un Conte che non vuole tornare nei ranghi. “È il momento del coraggio“, dice a proposito del decreto semplificazione, usa toni un po’ retorici per esprimere la necessità di agevolare la ripartenza ammorbidendo le regole sugli appalti pubblici, sulle valutazioni ambientali e i certificati antimafia. Temi che vedono ancora molto cauti sia Liberi e uguali che il Partito Democratico, anche se Zingaretti dice di essere il primo sostenitore del provvedimento, “rispettando le autonomie dei territori“. Infatti sono gli enti locali i primi a chiedere di ridurre i tempi delle autorizzazioni, andando in deroga ad alcune procedure del codice degli appalti. E a quanto pare sarà così, perché nel testo si prevede che fino a luglio del 2021, quindi per un anno, per i lavori entro i 150 mila euro l’appalto avvenga senza bando con un affidamento diretto, per quanto riguarda il certificato antimafia dovrebbe essere rilasciato con una liberatoria provvisoria dopo le consultazioni di un archivio e le risultanze delle banche dati. Su questo i partiti si stanno confrontando in un pre-vertice prima del consiglio dei ministri, che ci sarò nei prossimi giorni, e Conte spera che per allora un accordo definitivo ci sia.

Il governo italiano e il caso Regeni

(di Michele Migone)

Cosa farà il nostro governo ora che è chiaro che le autorità de Il Cairo non hanno alcuna intenzione di collaborare con la magistratura romana sull’omicidio di Giulio Regeni? Giuseppe Conte aveva cercato di vendere all’opinione pubblica italiana la sua strategia di sorrisi e accordi commerciali con l’Egitto come la strada migliore per convincere Al Sisi a dire la verità sulla morte del ricercatore. Se mai Conte ha creduto in quello che diceva, il muro di gomma con cui i giudici egiziani si sono presentanti alla videoconferenza con la Procura di Roma è stato uno schiaffo dato anche a lui. Cosa farà Luigi Di Maio? Nel 2016 disse che l’Italia avrebbe dovuto varare sanzioni contro l’Egitto. Quattro anni dopo, titolare della Farnesina, non sa che cosa fare se non sposare la real politik dell’esecutivo. La famiglia Regeni gli ha chiesto di ritirare l’ambasciatore italiano, ma non accadrà. Conte è contrario e Di Maio, al massimo, per salvare la faccia, potrebbe ordinare al nostro diplomatico di ritornare a Roma per consultazioni. Ma lo farà? Il PD tace, imbarazzato. Qualche settimana fa anche i suoi ministri hanno approvato senza alcuna contestazione la vendita delle navi militari ad Al Sisi. Nel 2017 fu il governo Gentiloni a rimandare al Cairo il nostro ambasciatore dopo che nel 2016 era stato richiamato da Renzi. Ora vorrebbe lanciare qualche piccolo segnale per differenziarsi, ma non sa cosa fare. Per mandare un messaggio ad Al Sisi, l’unica cosa da fare sarebbe quello che chiedono di fare Paola e Claudio Regeni. Ma non verrà fatto. Per realismo e allo stesso debolezza politica.

Santa Sofia forse trasformata in moschea a Istanbul

(di Serena Tarabini)

Guardai e mi fuggì un’esclamazione di stupore . Un’ombra enorme, una mole altissima e leggera, si sollevava al cielo dalla sommità di un’altura, e rotondeggiava gloriosamente nell’aria, in mezzo a 4 minareti b smisurati e snelli, di cui le punte inargentate scintillavano ai primi raggi del sole. – Aya Sofia! Grido un marinaio, e una delle due signore ateniesi disse a bassa voce: Aghia Sofia- Santa Sapienza”.

Sono le parole con cui Edmondo De Amicis nel libro Costantinopoli descrive uno dei simboli di Istanbul al suo ingresso in città a bordo di una nave lungo il Bosforo. Era il 1874 ed all’epoca l’autore del libro Cuore era corrispondente letterario per l’Illustrazione. Già da queste prime poche parole si evincono le due anime del monumento: quella di oriente e quella di occidente. Eretta nel 537 da Giustiniano come cattedrale greco-cattolica e poi ortodossa, fu convertita per un breve periodo dai crociati a cattedrale di rito romano nel 1200, poi tornò al patriarcato di Costantinopoli sino a quando, nel 1453, arrivò il sultano Maometto II. L’atrio sparì, un mausoleo prese il posto del battistero, si innalzarono i minareti dedicati ciascuno a un sultano diverso: Santa Sofia divenne Aya Sofia, una moschea ottomana. In quella veste la vide lo scrittore italiano e così rimase fino al 1935 quando Mustafa Kemal Ataturk, il fondatore della Repubblica Turca, proibì l’uso del complesso come luogo di culto e decise di trasformarla in un museo.
Che l’attuale Presidente Turco Recep Taiyp Erdogan non abbia la stessa visione laica del padre di tutti i turchi è cosa nota, ma da lì a cambiare davvero lo status di Santa Sofia ce ne corre. La riconversione del Museo a Moschea è un suo classico cavallo di battaglia che all’occorrenza torna a far galoppare. Alla vigilia delle ultime elezioni nel 2019 annunciò di voler cambiare il nome al monumento, introducendo il termine “Moschea”, un evidente tentativo di recuperare voti fra l’elettorato musulmano. L’ultima provocazione risale allo scorso 29 maggio, quando nell’anniversario della presa ottomana di Costantinopoli, versetti del Corano sono stati letti all’interno del Monumento
La questione è in ballo da anni e fino ad adesso c’è sempre stato molto fumo e poco arrosto. Al Presidente turco Erdogan conviene di più la polemica che l’effettiva decisione, che difatti resta ancora in ballo. La tanto attesa decisione del Consiglio di Stato turco, che doveva esprimersi sul ricorso presentato da un’associazione locale, è stata rinviata di 15 giorni
Nel frattempo, visto che Aya Sofia è un monumento patrimonio mondiale dell’umanità, le polemiche sono dilagate ben oltre i confini dell’Ex impero ottomano. Anche Segretario di Stato americano Pompeo è intervenuto per chiedere alla Turchia di evitare modifiche allo status, per non parlare delle numerose e vibranti proteste della Grecia. In tempi di difficoltà politiche ed economiche come quelle che Erdogan sta attraversando, tutto fa brodo.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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Le conseguenze del COVID-19: la testimonianza di un paziente

COVID-19 Lazio

Le conseguenze del coronavirus COVID-19 per i pazienti che hanno vissuto l’infezione in modo più grave sono importanti anche a distanza di settimane dai tamponi negativi, non soltanto a livello fisico, ma anche emotivo.

La Fondazione Poliambulanza di Brescia, che nella fase più acuta dell’epidemia ha ospitato fino a 2mila pazienti COVID e utilizzato fino a 10.800 litri di ossigeno, sta continuando a seguire i pazienti post-COVID nel lungo processo di riabilitazione. Ne abbiamo parlato con un paziente, il signor Eugenio Brognoli, che a Radio Popolare ha ripercorso le ultime intense settimane.

L’intervista di Lorenza Ghidini e Claudio Jampaglia a Prisma.

Lei è seguito dall’ambulatorio del dottor Rozzini, giusto?

Sì, sono passato attraverso il dottor Lombardi perché ho fatto con lui gli ultimi controlli, ma l’equipe è quella del dottor Rozzini che ringrazio perché è uno di quelli che mi ha salvato la vita. Sto facendo questo follow up e devo dire grazie all’assessore Gallera perché da ieri è tutto gratuito, mentre prima bisognava pagare il ticket.

Sa che non è così vero? Abbiamo scoperto che c’era già un’esenzione possibile, ma la Regione non l’aveva detto. È stata fatta una nuova esenzione per il COVID, ma era possibile anche prima. Lei quanto tempo fa è stato dimesso?

Io sono uscito dall’ospedale il 9 maggio dopo 20 giorni di terapie molto serie. Ho avuto grandi complicazioni e dopo esser stato dimesso ho fatto 40 giorni alla Domus Salutis di Brescia per la riabilitazione.

In cosa consisteva questa riabilitazione?

La prima parte del periodo era ancora di guarigione dal COVID, perchè non ero ancora guarito completamente. I primi 15 giorni sono stati curativi con tanto ossigeno ed ero ancora considerato un paziente COVID. Poi il tampone è risultato negativo, sono stato dimesso e riassorbito il giorno stesso. Da lì è partita la riabilitazione che consisteva in una ginnastica molto positiva, sono migliorato fino al punto di non aver più bisogno del supporto con l’ossigeno. Nulla in confronto ai primi 20 giorni alla Fondazione Poliambulanza di Brescia, dove ho vissuto varie peripezie: sono entrato con un 25% di polmoni che non funzionavano, nonostante una lastra effettuata due giorni prima diceva che i polmoni erano pulitissimi. Poi c’è stato un peggioramento che mi ha lasciato il respiro col 25% dei polmoni. Lì, dopo le varie mascherine che ho usato, sono arrivato alla peggiore di tutte: una total face che lavorava sulla pressione. Bisognava tirare l’aria e il ventilatore è arrivato dopo due o tre giorni. Quando è arrivato mi ha ridato la vita insieme al farmaco.

A quasi un mese dalla sua dimissione dalla Domus Salutis, quali sono le conseguenze del COVID-19 anche da un punto di vista psicologico?

Io sono molto fatalista e di indole ottimista. Prima di tutto devo ringraziare la psicoterapeuta alla Domus che in due sedute mi ha aiutato a rimuovere il trauma, non solo quello dei momenti in cui non respiravo, ma anche di quando vedevo le persone intorno a me che al mattino stavano bene e il giorno dopo erano morte. Questo mi resterà dentro per sempre, ma la terapia mi ha aiutato molto. Sono quasi tornato a fare quello che facevo prima. Facevo quasi 6 chilometri al giorno in un’ora, ora ci metto un’ora e dieci minuti. Io sono felice di essere vivo, perché non avevo il 50% di probabilità di farcela. Quanto sono sopraggiunte le complicanze, sicuramente le speranze erano più basse e devo ringraziare i dottori che mi hanno seguito come un angelo.

(Potete ascoltare l’intervista a partire dal minuto 59)

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Che cosa è successo oggi? – Mercoledì 1° luglio 2020

Conte Camera

Il racconto della giornata di mercoledì 1° luglio 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia in Italia al flop del vertice con le autorità egiziane sul caso di Giulio Regeni. Il decreto Semplificazioni ha bisogno di un nuovo vertice in programma per domattina, mentre negli Stati Uniti un giudice ha sconfessato le politiche sull’immigrazione dell’amministrazione Trump. Infine, i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

Oggi il Ministero della Sanità ha registrato quasi 190 casi di coronavirus, il dato più alto degli ultimi 5 giorni. Il numero totale delle morti comunicate aumenta di 21. In Lombardia le persone attualmente positive scendono sotto le 10mila per la prima volta da metà marzo. Nella Regione più colpita i contagi accertati oggi sono 109 e c’è particolare attenzione per la provincia di Mantova, dove negli ultimi giorni sono state scoperte alcune decine di contagi, legati a due salumifici e a un macello. Anche dall’estero nelle scorse settimane era arrivata notizia di diffusione del coronavirus in strutture di questo tipo.

Serve ancora un vertice per il decreto Semplificazioni

(di Anna Bredice)

Il decreto semplificazioni avrà bisogno ancora di un altro vertice, si terrà domattina, per risolvere alcuni nodi legati soprattutto alle procedure amministrative degli appalti pubblici, per renderli più veloci, quel “modello Genova” tanto citato da Conte per la costruzione del nuovo ponte utilizzando il codice di appalti europeo. “Le misure, ha detto il presidente del Consiglio durante il question time, puntano a velocizzare l’iter delle opere e il rafforzamento dei presidi di legalità, con procedure anche senza bando, compatibilmente alla normativa europea.” Ma ancora ci sono dubbi dentro la maggioranza, soprattutto da parte di Leu, mentre il Pd canta vittoria per l’esclusione dal testo del condono edilizio. Conte oggi ha presentato diverse proposte e da parte di Zingaretti c’è stato un apprezzamento verso il capo del governo: il Pd chiedeva di muoversi, di decidere in fretta, e il decreto sulle semplificazioni rivolto alla ripartenza della pubblica amministrazione e i lavori pubblici, insieme ai pagamenti digitali per contrastare l’evasione, era un passo fondamentale. Conte propone inoltre la diminuzione dell’Iva se si paga con il bancomat e 50 mila nuovi docenti in vista di settembre. Varie misure quindi che dovrebbero andare in un decreto da approvare questo fine settimana. Conte ha voluto mostrarsi tranquillo rispetto ad una risoluzione sul Mes da votare a luglio, “confido nel senso di responsabilità degli eletti”, ha detto, ma le preoccupazioni non mancano soprattutto se si dovesse votare al Senato, dove i numeri cominciano ad essere molto risicati. Per questo punta ad avere in fretta la certezza dei soldi, tanti, del recovery fund per blindare il suo governo in autunno, blindando anche la maggioranza con qualche nuovo acquisto da altri gruppi, come ad esempio il Sudtiroler Volkspartei.

Caso Regeni, l’Egitto non collabora

(di Michele Migone)

Il muro di gomma sull’omicidio di Giulio Regeni rimane lì, non è stato tolto dalle autorità egiziane, con il sostanziale beneplacito del governo italiano. La Procura di Roma ne ha avuto la prova nella videoconferenza con i più alti magistrati de Il Cairo. Appuntamento delicato, organizzato dopo settimane di trattative, prova, secondo Palazzo Chigi della volontà del regime di Al Sisi di riprendere la collaborazione, l’incontro è terminato con la promessa del Procuratore Generale Egiziano di studiare le risposte da dare alla rogatoria avanzata dalla magistratura italiana nell’aprile del 2019, più di un anno fa. Una promessa. Nulla di più. Anzi, durante l’incontro i magistrati egiziani avrebbero chiesto informazioni sulle attività del ricercatore. Una provocazione per i genitori di Giulio, segno evidente del fatto che Il Cairo non ha alcuna intenzione di arrivare alla individuazione dei colpevoli. Una provocazione che fa capire quanto sia succube l’atteggiamento del governo italiano nei rapporti con il regime egiziano.
La magistratura romana, di fatto, è stata lasciata sola nel tentativo scoprire la verità sulla morte di Giulio Regeni. Dopo aver dato il segnale verde alla vendita di due navi militari a Il Cairo, Giuseppe Conte, davanti alla commissione d’inchiesta parlamentare, aveva detto che il governo avrebbe proseguito nelle pressioni su Al Sisi. L’incontro con i magistrati egiziani sarebbe stata la prova che il regime era pronto a collaborare. Come molti sospettavano alla vigilia, questo incontro, è diventato invece la prova che il muro di gomma non è stato abbattuto.

USA, Giudice annulla la stretta di Trump su asilo per i centroamericani

(di Roberto Festa)

È ancora una volta un tribunale a sconfessare le politiche sull’immigrazione dell’amministrazione Trump. Timothy Kelly, un giudice distrettuale di Washington DC, tra l’altro nominato al suo posto proprio da Donald Trump, ha bocciato la misura introdotta dall’amministrazione nel 2019, e che obbliga un migrante in arrivo negli Stati Uniti a chiedere asilo politico in un Paese di passaggio prima dell’arrivo sul suolo statunitense. La misura è destinata ai migranti provenienti da Honduras, Guatemala, El Salvador, che verrebbero così costretti a chiedere asilo al Messico. Il giudice di Washington ha bocciato la misura perché questa sarebbe stata presa con troppa fretta, senza che venissero fornite le ragioni per il suo carattere emergenziale. È la seconda volta nel giro di pochi giorni che l’amministrazione Trump incassa una sonora sconfitta in tema di immigrazione. Lo scorso 18 giugno la Corte Suprema aveva bocciato il tentativo di Trump di privare i Dreamers dei loro visti di residenza. E anche in quell’occasione era stato un problema di forma, di mancanza dei requisiti di necessità, a portare alla débacle legale dell’amministrazione. Segno di come la volontà di assumere misure propagandistiche – ma non fondate nella legge – si stia ritorcendo contro le politiche sull’immigrazione di Trump. La decisione del giudice di Washington non avrà comunque, al momento, grandi effetti. La quasi totalità dei migranti che si presentano ora al confine vengono rimandati indietro per timore di diffusione del coronavirus.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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Approfondimenti

Decreti Sicurezza, l’accordo è vicino. Intervista al viceministro Mauri

migranti OIM

L’accordo sulle modifiche da apportare ai decreti Sicurezza voluti da Matteo Salvini durante la precedente legislatura è quasi chiuso. Restano alcuni nodi da sciogliere e abbiamo chiesto oggi al Viceministro dell’Interno Matteo Mauri di fare il punto della situazione.

L’intervista di Lorenza Ghidini e Claudio Jampaglia a Prisma.

Cosa conterrà il testo della ministra Lamorgese con le modifiche ai decreti Sicurezza?

Il punto di partenza di tutte le discussioni registrava delle posizioni molto distanti tra i gruppi e soprattutto tra le posizioni del Movimento 5 Stelle e gli altri che compongono la maggioranza. Nel corso di pochi incontri tutte queste distanze si sono molto ridotte e in alcuni casi si sono annullate perché sulle questioni più importanti – la reintroduzione della protezione umanitaria, la ricostruzione del sistema SPRAR e anche la questione dell’anagrafe e quella della convertibilità dei permessi di soggiorno in permessi di soggiorno per lavoro – si è riusciti a trovare una sostanziale intesa di massima che dovrebbe permettere la costruzione di un documento sottoscritto da tutti nella riunione di giovedì prossimo. Non è detto che quella sarà quella definitiva, ma sicuramente rappresenterà un passaggio molto importante.
Ci sono ancora alcune differenze. Ieri si è discusso della questione delle multe alle ONG, che anche per il Movimento 5 Stelle devono essere ridotte al minimo, come da indicazione del Capo dello Stato, mentre nella proposta di due settimane fa del Ministro queste venivano annullate a fronte di alcune richieste minime rivolte alle ONG, come la comunicazione dello Stato di bandiera alle autorità competenti italiane.
La soddisfazione è quella di aver portato la discussione su un terreno di grandissima condivisione, che non era assolutamente scontato fino a qualche settimana fa.

Si torna verso il sistema SPRAR e ad una gestione dei rifugiati e dell’accoglienza sul territorio?

Sì, credo che ci sia l’assoluta necessità di invertire le proporzioni tra il sistema legato ai Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) e quel sistema virtuoso, perché diffuso sul territorio, rappresentato dal vecchio SPRAR. La differenza è che coi decreti Sicurezza di Salvini i richiedenti asilo non possono più far e sono tutti nel CAS, che sono a gestione statale, mentre l’altro sistema è a gestione comunale. Noi siamo convinti che si debba andare verso il vecchio sistema SPRAR, con l’inclusione anche dei richiedenti asilo, e che lo si debba fare organizzandolo in piccoli gruppi sia per garantire la qualità del servizio sia per renderlo più compatibile col contesto sociale in cui si trova, anche rispetto alle comunità residenti, oltre al fatto che è necessario aumentare i livelli di integrazione perché gran parte della scommessa di gioca anche sull’integrazione e di conseguenza anche su chi ha la prima accoglienza – i richiedenti asilo, quelli che non hanno ancora diritto a stare sul territorio in maniera costante – si dovrà fare un lavoro di integrazione. Su questo c’è un orientamento assolutamente condiviso.

Le multe rimarranno e saranno diminuite o voi puntate a toglierle?

In questo momento c’è la regola voluta da Salvini per cui ad una ONG che fa salvataggi in mare e che non rispetta le indicazioni che le vengono date si può comminare una pena che arriva fino a 1 milione di euro. Il Presidente della Repubblica è intervenuto con una delle osservazioni dicendo che c’è una sproporzione rispetto all’eventuale infrazione e di conseguenza suggerisce di diminuire la pena. E questo è quello che ieri al tavolo il Movimento 5 Stelle ha sostenuto. Noi, invece, sosteniamo che quelle multe debbano essere azzerate ed è questa la proposta contenuta nel testo proposto dal Ministro. Stiamo parlando di sanzioni amministrative che sarebbero nell’ordine dei 10mila euro contro il milione attuale, ma noi siamo per azzerare queste sanzioni amministrative.

Perché secondo lei il Movimento 5 Stelle chiede di rinviare tutto a settembre?

In realtà il Movimento 5 Stelle ha posto un tema non politico sull’eventuale rinvio dell’approvazione, ma un tema tecnico che è quello dell’ingorgo istituzionale. In questo momento ci sono molti decreti in fase di conversione e quando si fa un decreto legge questo deve essere convertito in legge entro 60 giorni, altrimenti decade ed è come se il decreto non fosse stato fatto. Siccome ci sono tanti decreti e in mezzo ci sarà anche una pausa estiva, bisogna fare attenzione a scegliere il decreto perché poi c’è il rischio di non convertirlo. Noi siamo per farlo il prima possibile, ma siamo anche del parere che si debba guardare con attenzione a questa valutazione perché ci possiamo permettere tutto ma non di fare un decreto e poi di non riuscire a convertirlo. Nessuno ha posto questioni politiche.

(Potete ascoltare l’intervista dal minuto 17)

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Che cosa è successo oggi? – Martedì 30 giugno 2020

ospedale covid 19

Il racconto della giornata di martedì 30 giugno 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia in Italia alle polmoniti da “agente sconosciuto” nella bergamasca a cavallo del 2020. Cisl lancia l’allarme: oltre 85mila le cattedre vacanti per l’anno scolastico 2020-2021, mentre a partire dal 1° luglio scattano in Italia tutta una serie di misure figlie dei decreti COVID e del Decreto Rilancio. Passi in avanti sulle modifiche da apportare ai decreti Sicurezza e, infine, i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

Un aumento dei nuovi casi accertati e delle vittime. Sono i dati di questa sera sull’epidemia di coronavirus in Italia. I nuovi positivi oggi sono 142, ieri erano stati 126. Il 43,6% dei nuovi casi si trova in Lombardia
I deceduti nelle ultime ventiquattro ore sono stati 23, dopo il record minimo di ieri, quando le vittime erano state 6 in tutta Italia. Da segnalare, come sempre, il numero dei tamponi: sono 48mila, quasi il doppio di quelli di ieri.
Sette le regioni senza nuovi casi: Marche, Trentino Alto Adige, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Basilicata e Molise. I guariti superano quota 190mila. Diminuiscono di 3 unità oggi i pazienti in terapia intensiva: sono 93, dei quali 42 in Lombardia. In 11 Regioni e nella provincia autonoma di Trento non ci sono più ricoverati in rianimazione.

Le polmoniti da “agente sconosciuto” nella bergamasca a cavallo del 2020

(di Claudio Jampaglia)

Prima sono arrivate le segnalazioni dei medici di base della bergamasca sulle strane polmoniti nell’inverno scorso che non reagivano ad antibiotici o altri farmaci, adesso arriva la conferma nei documenti ufficiali forniti al consigliere regionale Niccolò Carretta, dopo una richiesta di accesso agli atti: 110 le polmoniti da agente sconosciuto all’ospedale di Alzano Lombardo tra dicembre e fine febbraio. Succede ogni anno, ma a cavallo del 2020 ha registrato un 30% di ricoveri in più rispetto agli anni precedenti. Era COVID? La malattia non era ancora stata diagnosticata in Italia eppure le linee guida del ministero della Salute il 22 gennaio raccomandavano di considerare un caso sospetto anche «una persona che manifesta un decorso clinico insolito o inaspettato senza tener conto del luogo di residenza o storia di viaggio» e quindi l’allarme poteva suonare un mese prima di Codogno. Solo che cinque giorni dopo il Ministero correggerà l’indicazione con la necessità di un contatto con persone in arrivo dalla Cina.
La diagnostica poi non c’era ufficialmente fino al 4 febbraio, data della certificazione internazionale per quelli che chiamiamo tamponi, anche se a Roma lo Spallanzani identificherà i primi due positivi, la coppia cinese in viaggio turistico, qualche giorno prima. A chi dovevano interessare quelle polmoniti? Sicuramente al sistema di sorveglianza regionale e al centro nazionale sulle influenze dell’Istituto superiore della Sanità. Si poteva fare qualcosa prima? Anche su questo indaga ora la Procura di Bergamo, ma la risposta dovrebbe arrivare prima di tutto dalle istituzioni sanitarie e politiche.

Tutte le misure in partenza il 1° luglio

(di Mattia Guastafierro)

Percorsi diversi, provvedimenti diversi, tutti al via dal 1° luglio. Le misure che scattano in queste ore hanno genesi differenti. Alcune sono figlie dei decreti COVID. Il bonus vacanze innanzitutto. Da oggi lo potranno richiedere le famiglie con indicatore ISEE fino a 40 mila euro. Per farlo basterà scaricare l’app Io. Potrà valere fino a 500 euro se la famiglia è composta da più di due persone ed essere usato fino a fine anno nelle strutture ricettive, ma non sui portali online, tipo Booking o Airbnb. L’80% dello sconto verrà applicato sul posto, il restante 20% come credito d’imposta. Il rischio è quello di trovarsi di fronte a un click day. E che i fondi – 2,4 miliardi – non bastino per tutti.
L’altra misura lanciata dal Decreto Rilancio è l’ecobonus fino al 110% per i lavori antisismici o di efficientamento energetico nelle abitazioni: coibentazioni, sostituzione delle caldaie, cambio dei serramenti. Per ottenere l’agevolazione fiscale vanno però osservati una serie di paletti. La misura, più che a ridurre l’impatto inquinante, servirà soprattutto a ridare slancio al settore edilizio.
Al via il 1° luglio poi a tutta un’altra serie di misure che arrivano dalla legge di bilancio. C’è la riduzione del cuneo fiscale che amplia di fatto il bonus Renzi. Chi ha un reddito inferiore a 28mila euro si troverà in busta paga 100 euro in più e non 80. Per i professionisti scatta l’agevolazione del 30% sui pagamenti accettati tramite moneta elettronica. Mentre il tetto sull’uso del contante scende da 3mila a 2mila euro. Servirà a combattere l’evasione fiscale.

Passi in avanti sulle modifiche ai decreti Sicurezza

(di Anna Bredice)

Ci sono stati dei passi in avanti su alcuni temi, innanzitutto la reintroduzione del sistema degli Sprar, i permessi di protezione umanitaria, l’allargamento dei permessi di soggiorno anche al lavoro e la protezione dei minori non accompagnati. Quindi la parte sull’accoglienza ha visto una certa condivisione nella maggioranza, il problema rimane invece sul rapporto con le Ong e la loro criminalizzazione. I Cinque Stelle chiedono di continuare ad applicare la sanzione amministrativa con le multe alle navi che soccorrono i migranti per una somma che può andare dai diecimila ai cinquantamila euro, se c’è una reiterazione del reato con la stessa imbarcazione, si arriva alla confisca. Da quel punto di vista quindi il pensiero dei Cinque Stelle non si è staccato di molto da quando erano nel governo con Salvini. gli altri partiti della maggioranza, soprattutto Leu non vogliono che restino le multe, “c’è un codice di navigazione dove è già tutto disciplinato, basta i pregiudizi contro chi fa soccorso in mare”, dice la senatrice De Petris. C’è quindi ancora un nodo da risolvere e non da poco, è proprio quello intorno al quale Salvini aveva alimentato la sua campagna elettorale nel primo governo Conte. Per questo c’è un rinvio, al nove luglio, per trovare un ulteriore accordo, anche se i partiti considerano positivi i passi avanti nel sistema dell’accoglienza sul territorio, soprattutto con la reintroduzione dello Sprar. Ma luglio a quanto pare non sarà il mese decisivo per l’approvazione perché i Cinque stelle chiedono che il decreto venga approvato a settembre. Spiegano che ora l’ingorgo di vari provvedimenti da approvare prima della chiusura estiva porti il rischio di non riuscire a convertire il decreto in tempi utili, è vero da un lato, ma c’è anche chi ritiene che a settembre sul tavolo ci saranno tante questioni e nodi che arrivano al pettine, tra cui il Mes, sul quale continuano ad esistere visioni opposte tra il Pd e i Cinque stelle, rischiando di rendere tutto ancora più confuso.

Scuola, oltre 85mila cattedre vacanti per il 2020-2021

(di Diana Santini)

Allarme della Cisl sulla scuola: sono oltre 85mila le cattedre vacanti per l’anno scolastico 2020-2021, un vero record. “Avremo un inizio anno complicato, alla ricerca di supplenti, soprattutto al Nord, cioè nelle aree più colpite dal COVID – spiega la segretaria della Cisl Scuola Maddalena Gissi:


 

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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Provvedimenti economici. A cosa sta lavorando il governo? Intervista a Francesca Puglisi

Lavoratori - Provvedimenti economici

Francesca Puglisi, Sottosegretario al Lavoro e alle Politiche Sociali ha fatto il punto della situazione a Radio Popolare sui provvedimenti economici che il governo di Giuseppe Conte metterà in campo nel prossimo decreto, tra ammortizzatori sociali, tutele per i licenziamenti e contratti a termine.

L’intervista di Lorenza Ghidini e Roberto Maggioni a Prisma.

Ci può spiegare a cosa state lavorando sul fronte dei provvedimenti economici?

Stiamo lavorando ad una proroga degli ammortizzatori sociali necessari per accompagnare le imprese e i lavoratori in questa fase di ripresa del Paese. È assolutamente necessario prorogare gli ammortizzatori innanzitutto per tutti quei settori particolarmente colpiti, come il turismo, le fiere, i congressi e gli allestitori, tutti settori che in alcuni casi sono ancora fermi.
Ancora una volta il governo non vuole lasciare lavoratori e imprese da soli ad affrontare questo delicato passaggio. Poi c’è una discussione nella maggioranza per prorogare anche la norma contenuta nel Decreto Rilancio sulla moratoria delle causali nel rinnovo dei contratti a termine, perché come esponente del Partito Democratico penso che in questo momento di incertezza del mercato un contratto a termine è più tutelate di nessun contratto o di una richiesta di apertura di Partita IVA. Abbiamo il dovere di sostenere l’occupazione e l’occupabilità delle persone e soprattutto le imprese nella ripresa.

L’idea sarebbe di estendere questo provvedimento a tutte le imprese che ne facessero domanda o di rimanere entro un perimetro di settori maggiormente colpiti dalla crisi?

Su questo stiamo ancora ragionando per capire le coperture necessarie e abbiamo bisogno di avere un quadro più chiaro del tiraggio del mese di maggio di cassa integrazione: siamo certi che la richiesta di cassa integrazione sia sensibilmente diminuita, ma i tempi per poter avere i dati veri e permettere così alla Ragioneria di fare una quantificazione più attenta e valutare se allargare il perimetro del provvedimenti sono complessi. Il 50% degli ammortizzatori sono stati anticipati dalle imprese ai propri dipendenti e poi gli imprenditori andranno a conguaglio. È un meccanismo complesso, lo abbiamo visto in questi mesi, che semplificheremo con una riforma degli ammortizzatori sociali che arriverà con la legge di bilancio.

Lei ha nominato la proroga della sospensione di quella parte del Decreto Dignità che obbliga a indicare una causale per il rinnovo di ogni contratto a termine. Si tratta di un accordo raggiunto tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle?

La senatrice De Petris per le sue valutazioni si è basata su un titolo di giornale. C’è un ragionamento che stiamo facendo insieme per sostenere l’occupazione e l’occupabilità delle persone. Non è solo il Partito Democratico a chiedere questa moratoria delle causali, ma anche i sindacati, proprio perché un contratto a termine è più tutelante di nessun contratto. I dati ci dicono che la rigidità delle causali e il limite nel numero di rinnovi ha generato più turnover tra i lavoratori e le lavoratrici invece di maggiore stabilità.
In questa fase di grande incertezza del mercato noi vogliamo rendere incentivante, magari con una decontribuzione, il contratto a tempo indeterminato, ma per quelle aziende che non se la sentono – perché magari devono sfruttare le opportunità presenti sul mercato con una commessa che arriva dall’estero – è bene dare la possibilità di siglare contratti a tempo determinato che sono comunque più tutelati per i lavoratori rispetto ad altre forme precarie. Siccome condividiamo con tutte le forze di maggioranze l’idea che il contratto a tempo indeterminato debba essere più vantaggioso del contratto a tempo determinato, proprio perché crediamo nel valore della stabilità e della dignità delle persone, stiamo ragionando anche di possibili forme di decontribuzione per chi decidesse di assumere a tempo indeterminato.

Sarà previsto qualche supporto anche per le Partite Iva?

Come dicevo prima, stiamo facendo una riflessione e stiamo valutando i singoli settori e le singole filiere per capire il grado di ripresa di ciascun settore. In questo momento nulla è definito, ma stiamo lavorando proprio per fare attente valutazioni man mano che i dati arrivano in nostro possesso.

A proposito del Mes, il Partito Democratico sta spingendo col premier Conte, mentre dal Movimento 5 Stelle continuano a frenare. Come risponde la Sottosegretaria al Lavoro?

Io penso che quei 36 miliardi di euro che possiamo prendere a tasso negativo dall’Europa ci servano eccome per essere investiti sulla sanità e l’estensione della rete territoriale dei servizi, per creare anche nel settore della cura delle persone opportunità di lavoro. Costa meno il Mes per lo Stato che l’emissione di nuovi titoli e dunque sono convinta, come Zingaretti, che quelle risorse siano preziose. Non possiamo permetterci di sprecare alcuna opportunità e abbiamo anche bisogno di tempi celeri proprio per sostenere la spesa e le Regioni nell’organizzare una nuova rete sanitaria.

(Potete ascoltare l’intervista a partire dal minuto 4:00)

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Approfondimenti

Israele e l’annessione di parte della Cisgiordania. Cosa succederà?

Benjamin Netanyahu

Alla vigilia dell’avvio delle procedure di annessione di una parte dei territori della Cisgiordania ad Israele, abbiamo provato a fare il punto della situazione con Michele Giorgio, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto.

L’intervista di Lorenza Ghidini e Roberto Maggioni a Prisma.

Cosa si sa di concreto di questa procedura di annessione da parte di Israele?

Quello che possiamo dire è che il premier israeliano Netanyahu ha inserito all’interno del suo piano di annessione un 30% del territorio della Cisgiordania che corrisponde alle aree dove si trovano le colonie israeliane e anche la Valle del Giordano, un territorio che tutti i governi israeliano hanno sempre pensato di tenere sotto il controllo di Israele.
L’incertezza di queste ore non è legata alle intenzioni di Netanyahu, ma semplicemente al fatto che per motivi di opportunità diplomatica e politica c’è una discussione nel governo israeliano e tra gli Stati Uniti e Israele rispetto a quanto territorio annettere subito e quanto, invece, più tardi. Israele controlla già con gli Accordi di Oslo – accordi temporanei che in realtà sono rimasti in vita per più di 25 anni – il 60% della Cisgiordania. Questo vuol dire che nelle mire di questo governo israeliano c’è il controllo di altre porzioni del territorio della Cisgiordania, ma in questo momento la discussione è su che passo fare subito e quali passi fare dopo.
Nel governo israeliano c’è il partito Blu e Bianco, rappresentato dal Ministro della Difesa Binyamin Gantz, che è a favore dell’annessione ma che non vuole rovinare i rapporti che Israele ha con la Giordania, che è un Paese molto importante nelle strategie di sicurezza di Israele e che contesta fortemente questo piano di annessione ritenendolo una minaccia alla sua stabilità. Ci sono delle discussioni in atto con l’amministrazione americana che ha dato il via libera al piano di annessione elaborato da Netanyahu, però gli Stati Uniti in questo momento sono un po’ titubanti perché pensano che annettere subito un 30% del territorio della Cisgiordania comprometterebbe definitivamente la possibilità che i palestinesi possano un giorno accettare il piano americano che fino ad ora hanno respinto categoricamente.

I palestinesi come si stanno preparando alla giornata di domani?

Quello di domani è stato proclamato un giorno di rabbia, così come spesso vengono definite le manifestazioni palestinesi in giornate di tensione molto particolari. Si prevedono sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza delle manifestazioni contro questo piano israeliano. Dai politici palestinesi c’è una condanna generale di qualsiasi mossa unilaterale di Israele, soprattutto quando si parla di acquisizioni e annessioni unilaterali di territori palestinesi, però ci sono anche delle diverse posizioni all’interno dei palestinesi rispetto al futuro. L’Organizzazione per la Liberazione della Palestina guarda a una soluzione di due Stati con Israele – Israele e Palestina – mentre Hamas considera invece uno Stato Palestinese in Cisgiordania e Gaza come una soluzione temporanea verso una liberazione di tutta la Palestina storica. E potremmo continuare con le varie posizioni diverse che ci sono tra le varie forze palestinesi.
Sicuramente tutti i palestinesi sono contro il piano americano e sono contro gli Stati Uniti che si sono ancora più che in passato schierati dalla parte di Israele.

Tu prevedi anche una possibile escalation militare?

In una situazione del genere è difficile fare previsioni e non si può escludere nulla. In generale, però, la sensazione è che nel caso di Hamas, che ha lanciato una serie di avvertimenti minacciosi, pochi credo che da parte di Hamas ci sia davvero l’intenzione di andare in una guerra totale con Israele nel momento in cui da oltre un anno sta cercando di raggiungere un accordo indiretto, attraverso la mediazione egiziana, per una tregua a lungo termine che prevedeva anche lo scambio di prigionieri. Sulla base di queste considerazioni molti analisti tendono ad escludere che il movimento islamico Hamas possa dar seguito alle sue dichiarazioni bellicose, che sarebbero poi seguite da operazioni militari israeliane devastanti.

Cosa pensa l’opinione pubblica in Israele di questo piano di annessione?

Io direi che la maggioranza della popolazione israeliana è abbastanza indifferente davanti a questo piano. Chi invece contesta questo piano lo fa con delle sfumature molto diverse tra loro. Accanto a coloro che la contestano per ragioni legate al rispetto del diritto internazionale o perché sanno che metterebbe fine alla possibilità che possa nascere uno Stato palestinese sovrano, ci sono molti israeliani che la contestano perché pensano che rappresenti un pericolo per la stabilità economica del Paese o semplicemente perché non la ritengono importante.

Cosa succederà concretamente oggi?

Vorrei tanto darvi una risposta certa, ma in realtà non c’è nulla di certo. Secondo quello che si sa, Netanyahu dovrebbe fare una dichiarazione, poi il processo di annessione vero e proprio seguirà un iter legislativo e dovrà esserci un voto della Knesset.

(Potete ascoltare l’intervista da 1:18:40)

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Approfondimenti

Che cosa è successo oggi? – Lunedì 29 giugno 2020

Giuseppe Conte MES

Il racconto della giornata di lunedì 29 giugno 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia in Italia alle ultime indiscrezioni sul Decreto Semplificazioni e il nodo sul MES ancora da sciogliere tra l’insistenza di Zingaretti e la posizione ferma di M5S. I grandi marchi statunitensi hanno iniziato a boicottare Facebook e gli altri social network e, infine, i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

126 nuovi positivi e 6 morti. I dati sul coronavirus diffusi oggi dal Ministero della Sanità sono in calo rispetto a quelli di ieri, quando però erano stati analizzati più tamponi. Come sempre buona parte dei casi si concentra in Lombardia, dove oggi il presidente Attilio Fontana ha prorogato fino al 14 luglio l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto.
Nella Regione nelle ultime 24 ore sono stati accertati 78 nuovi positivi, di cui 18 nella città di Milano, mentre nel Lazio, a Fiumicino, sono stati scoperti 12 casi di positività legati a quello del lavoratore di un bistrò emerso nei giorni scorsi. In Campania ne sono stati comunicati altri 23 legati al focolaio di Mondragone.

MES, il PD insiste, ma M5S resta contrario

(di Michele Migone)

Il M5S ha ribadito la sua posizione contraria; Nicola Zingaretti ha spinto come non mai per convincere il premier Conte e i grillini ad usufruire dei miliardi del MES. Il dibattito ferve, ma sembra più impregnato di posizioni ideologiche, equilibri politici e amnesie che concentrato sul merito: rafforzare se non addirittura ricostruire la sanità pubblica in Italia. I 5 Stelle non vogliono il MES perché odora ancora troppo di Troika nonostante i capi di Stato e di Governo si siano accordati su di una linea di credito a tasso zero e con nessuna vera condizione politica posta al governo che potrebbero richiederla. Il PD, dopo un prudente approccio, ora si spende con forza per il suo utilizzo, scordandosi di ricordare che sono stati i governi Monti, Letta, Renzi e in parte anche Gentiloni a tagliare una buona parte dei 37 miliardi tolti alla sanità pubblica in questi ultimi 15 anni. La cifra esatta di cui l’Italia potrebbe disporre con il MES in breve tempo. Giuseppe Conte non vuole andare contro i 5 Stelle e per questo per ora punta o dice di puntare, solo al Recovery Fund. Una parte di quei soldi potranno essere utilizzati per la sanità, ma non si sa quando arriveranno dall’Europa, sicuramente non prima del 2021. E manca un piano organico su come investirli. Anche nella sanità. Agli Stati Generali voluti dal premier il tema è stato decisamente marginale. Insomma quella che dovrebbe essere il primo punto dell’agenda politica, una sanità pubblica in grado di affrontare grandi emergenze, un punto da affrontare con urgenza, rimane ai margini di un dibattito politico che non è in grado di stabilire le priorità.

Cosa prevede il Decreto Semplificazioni

(di Alessandro Principe)

L’obiettivo è lo snellimento delle procedure per i lavori pubblici e per gli investimenti nell’economia verde. Ma il taglio dei vincoli burocratici rischia di trasformarsi in una deregulation con risvolti potenzialmente preoccupanti. Accanto a norme per rendere la pubblica amministrazione più digitale e fruibile da parte dei cittadini, e per incentivare la green economy, infatti, nelle bozze compaiono anche aspetti molto delicati. Per velocizzare i cantieri, infatti, sono previste deroghe per un anno sulle soglie per le assegnazioni degli appalti senza gara, commissari e rilascio della certificazione anti-mafia.
Dietro l’alibi della semplificazione – ha notato la senatrice di LeU Loredana De Petris – non possono nascondersi passi indietro sulla tutela dell’ambiente, deregolamentazioni sul consumo di suolo o ennesime sanatorie“. Rischio condoni, dunque. Inoltre, nel decreto ci sarebbe un drastico taglio dei tempi per le valutazioni di impatto ambientale. Il provvedimento dovrebbe essere approvato giovedì, salvo disaccordo nella maggioranza.

Hate speech, i grandi marchi USA boicottano Facebook

Grandi marchi dell’industria statunitense stanno boicottando Facebook e altri social media: l’ultima a unirsi, dopo la Coca Cola è il gigante del caffè Starbucks, che ha annunciato la sospensione della pubblicità su tutte le piattaforme. La questione riguarda i cosiddetti “discorsi d’odio”. I social sono accusati di non fare abbastanza per evitare la diffusione: una questione non nuova che è stata rilanciata dalla campagna Black Lives Matter.

L’intervento di Marco Schiaffino:


 

Aborto, Corte Suprema degli Stati Uniti boccia la legge restrittiva della Louisiana

(di Roberto Festa)

La sentenza della Corte Suprema era attesissima. Si trattava infatti del primo giudizio sull’aborto dal 2016, e da quando Donald Trump ha nominato alla Corte due giudici conservatori, Gorsuch e Kavenaugh. Ebbene la Corte, con una maggioranza di 5 contro 4, ha dato ragione ai sostenitori del diritto all’aborto, e cancellato una legge della Louisiana che imponeva che il medico che pratica l’aborto fosse ingaggiato anche in un vicino ospedale. Cosa quasi impossibile, e che aveva fatto chiudere la gran parte delle cliniche. Oggi, in tutto lo stato della Louisiana, esistono solo due strutture che forniscono servizi per l’interruzione della gravidanza, a New Orleans e Shreveport, e dunque il diritto all’interruzione di gravidanza appariva seriamente danneggiato. Ha votato per revocare la legge della Louisiana anche il presidente della Corte Suprema, John Roberts, nominato da George W. Bush che però negli ultimi tempi tende a votare spesso con I 4 giudici liberal. Per l’amministrazione Trump, per I religiosi e I conservatori d’America, si tratta della terza sconfitta pesantissima nel giro di un paio di settimane. Prima la sentenza sui diritti omosessuali, poi quella sui Dreamers, ora questa sull’aborto.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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Focolaio di COVID-19 a Bologna, tra Bartolini e l’ex hub di via Mattei

AUSL Bologna

Il focolaio di COVID-19 legato alla Bartolini di Bologna sembra sotto controllo. 107 i positivi confermati, 8 dei quali nel centro di accoglienza di via Mattei in cui risiedono alcuni migranti impiegati come magazzinieri. In queste ore proseguono le operazioni di test a tappeto, mentre l’Azienda USL di Bologna ha ritenuto non necessario chiudere il magazzino da cui sarebbe partito il piccolo focolaio.

Abbiamo fatto il punto della situazione con Marco Lombardo, Assessore Attività produttive, Accessibilità, Relazioni europee ed internazionali, Cooperazione internazionale, ONG, Lavoro, Politiche per il Terzo Settore per il Comune di Bologna.

L’intervista di Lorenza Ghidini e Claudio Jampaglia a Prisma.

Partiamo dal focolaio legato alla Bartolini di Bologna. Sappiamo che sono stati fatti i tamponi, sono stati trovati alcuni positivi e il sindacato Si Cobas chiede che venga chiuso quel magazzino. C’è una valutazione in questo senso?

Si tratta di un focolaio che ha riguardato principalmente l’attività dei magazzinieri di una società che lavora in subappalto per Bartolini. Sono stati fatti tracciamenti e tamponi che hanno evidenziato l’esistenza di un focolaio. Per quanto riguarda la decisione di chiudere o no l’attività di magazzino, questo dipende dalle autorità sanitarie locali. L’AUSL ha fatto i rilievi, notando che il numero dei positivi si è abbassato negli ultimi giorni, e ha deciso che ci sono le condizioni per la chiusura dell’attività. So che oggi ci saranno delle manifestazioni da parte dei lavoratori e noi continueremo a tenere monitorata questa vicenda e le implicazioni che questa vicenda ha in altri luoghi della città.

Come il centro migranti di via Mattei, perché alcune delle persone che alloggiano lì, circa 200 migranti richiedenti asilo, lavorando come magazzinieri. Come viene contenuta la situazione?

Bisogna fare due riflessioni al riguardo. Dove ci sono condizioni di lavoro più precarie e instabili, il rischio è che ci possano essere più aumenti del contagio. Questo deve suonare come un campanello d’allarme non solo a Bologna, ma in tutto il resto d’Italia. Dove si fanno lavori di tracciamento rapidi e isolamento si riesce a confinare il propagarsi del contagio, ma non bisogna abbassare la guardia rispetto alle misure di sicurezza e all’applicazione dei protocolli di sicurezza. La pandemia non è passata e passerà solo quando avremo dalla scienza un vaccino che ci consenta di essere immuni. L’altra riflessione che bisogna fare è che molte di queste persone rischiano, anche di fronte ad un episodio di febbre, di tornare a lavorare senza dire nulla perché le condizioni di lavoro che hanno li pongono in una situazione di forte difficoltà economica.
Noi abbiamo subito chiesto alla AUSL, in collaborazione con la Prefettura, di far svolgere subito tutti i tamponi e devo ringraziare i medici della AUSL che hanno lavorato nelle ultime ore facendo i tamponi a tappeto nella struttura.
Stiamo aspettando i dati: ad oggi ci sono otto casi positivi, già messi in isolamento. È chiaro che in quel tipo di strutture è molto difficile tenere il distanziamento fisico, perché ovviamente non sono strutture idonee in caso di aumento sensibile del contagio. Penso che dovremmo fare di tutto per mettere in sicurezza le persone che vi risiedono e anche i lavoratori dell’accoglienza ed evitare che si crei allarmismo e odio sociale, come quello che è successo a Mondragone con riferimento alla comunità bulgara che lavorava nella filiera agroalimentare. I settori più a rischio sono quelli in cui le condizioni di lavoro sono più basse e noi dobbiamo cercare di non abbassare la guardia rispetto alla soglia di attenzione sui temi della sicurezza.

Ci hanno spiegato in tutti i modi che da adesso in avanti dovremo fare i conti con micro-focolai familiari o legati al posto di lavoro. La questione della B Bartolini che dubbi solleva sulla questione delle segnalazioni e del tracciamento? Qualcosa non ha funzionato?

Più il tracciamento e l’isolamento sono tempestivi, più si riesce a confinare quel tipo di cluster o di focolai. È che chiaro l’AUSL sta facendo di tutto, ma devono essere le aziende a osservare scrupolosamente i protocolli di sicurezza. Noi siamo stati i primi ad istituire un tavolo metropolitano sulle misure di sicurezza, ma bisogna poi avere gli strumenti e le risorse per fare attività di monitoraggio, che deve partire prima di tutto dalle aziende.
Voglio ricordare anche che di tutti questi casi, la stragrande maggioranza è rappresentata da casi asintomatici: solo 2 casi della Bartolini hanno portato al ricovero ospedaliero. Questo per spiegare un po’ qual è la situazione del virus oggi. Noi dobbiamo avere la consapevolezza che il virus non è passato, ci possono essere focolai di questo tipo e bisogna evitare di allentare la soglia dell’attenzione.
In primis se ne devono occupare le aziende nel comparto della logistica, dell’agroalimentare, nella ristorazione e in tutte le attività nelle quali c’è più rischio, anche a causa di tutto il sistema dei subappalti, che ci siano delle aziende che risparmiano rispetto all’osservanza scrupolosa delle misure. E da parte nostra, anche a livello istituzionale, c’è bisogno di un coordinamento delle attività di monitoraggio. In questo caso noi ci sentiamo con la AUSL, con la Prefettura e con l’ispettorato del lavoro, ma è fondamentale che anche dalla Regione e dallo Stato arrivino delle risorse sufficienti affinché questi controlli si possano fare tempestivamente nel caso in cui non siano stati fatti dalle aziende. È qui che io vedo le debolezze strutturali del sistema.

Foto dalla pagina Facebook dell’Azienda USL di Bologna

(Potete ascoltare l’intervista a partire dal minuto 27)

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Approfondimenti

Che cosa è successo oggi? – Domenica 28 giugno 2020

Sergio Mattarella Codogno

Il racconto della giornata di Domenica 28 giugno 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia in Italia alla commemorazione delle vittime del coronavirus a Bergamo, con il discorso del Presidente della Repubblica Mattarella. In Francia trionfano gli ecologisti alle elezioni amministrative, falcidiate dall’astensionismo. I dati dell’epidemia di COVID-19 negli Stati Uniti, sempre più preoccupanti e infine i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

Sono stati 22 i morti in tutta Italia nelle ultime 24 ore per la pandemia Covid 19, di cui 13 in Lombardia.
Secondo i dati ufficiali del Ministero per la salute sono state 174 le persone risultate positive da ieri all’esame del tampone nasale, di cui 97 in Lombardia, e 4 a Milano città.
I test sono stati in tutto oltre 37.300, di cui 8.100 in Lombardia.
Un quinto delle nuove persone positive in Lombardia aveva fatto un esame sierologico, mentre 31 sono a bassa positività per il Sars Cov 2.In questo momento in tutta Italia ci sono 15.400 persone in isolamento domiciliare, di cui 10.500 in Lombardia.
Le persone ricoverate sono 1.160, oltre 300 in meno rispetto a ieri, di cui 92 in Lombardia.

Mattarella a Bergamo stronca Fontana e nemmeno Conte può star tranquillo

(di Luigi Ambrosio)

Ha camminato per arrivare al leggìo dove ha tenuto un breve discorso con il sindaco di Bergamo Gori alla sua sinistra e il presidente della Regione Fontana alla sua destra.

Alle spalle, decine di persone con la fascia tricolore. I sindaci della provincia più colpita d’Italia.

“Bergamo oggi è il cuore della Repubblica” la premessa di Mattarella in puro stile retorico-istituzionale. Poi l’elogio per la grande dedizione nella pandemia di quei sindaci che a Bergamo gli hanno fatto da scorta. Poi l’attacco: “ricordare significa riflettere, seriamente, con rigorosa precisione, su ciò che non ha funzionato, sulle carenze di sistema, sugli errori da evitare di ripetere”. Fontana è rimasto impassibile, dietro la mascherina. Poche ore prima di presentarsi a Bergamo, il presidente lombardo aveva rivendicato ancora il proprio lavoro, sui social. Forse, non si aspettava la stroncatura del Capo dello Stato in diretta tv. Forse, non si sente colpito. “Starà parlando di Conte” potrebbe aver pensato. Del resto, il Presidente del Consiglio, ascoltando le stesse parole, potrebbe aver pensato: “starà parlando di Fontana”

L’onda verde alle amministrative francesi

(di Luisa Nannipieri)

Uno tsunami verde che ha scardinato gli storici equilibri politici delle principali città francesi. Nella serata di questo anomalo secondo turno delle elezioni municipali, tre mesi dopo il primo turno e una pandemia, il verdetto è unanime: hanno vinto gli ecologisti. Non solo a Annecy, Tours, Poitiers, Montpellier o Besançon. Ma soprattutto a Lione, sia in città che nell’area metropolitana, dove la coalizione guidata dai verdi distacca di molto i candidati di destra e centro destra tra cui il delfino del sindaco uscente, ex ministro dell’interno macronista e già barone socialista Gerard Collomb. A Bordeaux, dove la destra regnava dal dopoguerra. A Strasburgo, dove sono andati da soli contro i socialisti e un’alleanza tra centrodestra e macronisti. E a Marsiglia, dove le 13 formazioni di sinistra guidate dall’ecologista Michèle Rubirola hanno persino ripreso dei municipi bastioni della destra. Anche a Parigi, dove verrà rieletta Anne Hidalgo anche in virtù dell’accordo tra i due turni, sono più forti di prima. I verdi hanno persino quasi soffiato la poltrona alla sindaca socialista di Lille, l’ex alleata Martine Aubry, che si presentava per la quarta volta e che l’ha spuntata per soli 200 voti. E pur non avendo conquistato Tolosa, che sembrava a portata di mano, possono festeggiare. Non solo gli ecologisti hanno ottenuto dei risultati importanti presentandosi da soli, il loro appoggio è stato fondamentale nelle coalizioni e ha confermato che sono cambiati i rapporti di forza nella sinistra francese. Nonostante l’astensione al 60%, è significativo che chi è andato a votare l’abbia fatto per dei programmi dove ecologia e questioni sociali vanno a braccetto.

La situazione COVID-19 negli Stati Uniti

(di Davide Mamone)

Muso contro muso, di nuovo. Repubblicani e Democratici, asserragliati nelle loro posizioni con in mezzo il solito problema che via proprio non sembra voler andare. La crisi coronavirus.

Mentre a New York, le sirene delle ambulance hanno lasciato spazio alla riapertura parziale dei locali e i rumori della città stanno tornando a riprendere il palcoscenico dopo mesi di crisi, in diversi Stati è iniziata una seconda fase diversa: quella della prima ondata di contagi.

Sabato è stato il terzo giorno consecutive con più di 40mila casi positivi, con gli ospedali di Texas, Florida e Arizona in sempre maggiore emergenza e le file per il tampone che continuano ad allungarsi

Il vice Presidente Mike Pence, affiancato dal leader nazionale del dipartimento della Sanità Alex Azar tiene la linea. L’aumento dei casi è legato all’aumento dei test. Ma il numero di test, che certo è maggiore di una manciata di settimane fa non sembra motivare l’accensione così brutale di così tanti focolai. E così arriva la risposta di chi, il focolaio più grande l’ha avuto in casa: Andrew Cuomo. “Stanno sostanzialmente negando che ci sia il problema. Non stanno dicendo la veritá al popolo americano” ha attaccato il governatore dello Stato di New York. Che proprio ieri ha raggiunto il più basso tasso di ricoveri dalla metà di marzo.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

 

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Approfondimenti

Che cosa è successo oggi? – Sabato 27 giugno 2020

Roberto Fico Ustica

Il racconto della giornata di sabato 27 giugno 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia in Italia alla cerimonia per i 40 anni dalla strage di Ustica con l’intervento del Presidente della Camera Roberto Fico. Le manifestazioni pro Palestina in vista dell’annunciata annessione di una parte della Cisgiordania al territorio di Israele il prossimo 1° luglio agli appelli lanciati oggi per liberazione di Patrick Zaky. I dati dell’epidemia di COVID-19 negli Stati e i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

Il bollettino dei casi di coronavirus registrati oggi parla di 175 nuovi positivi (ieri erano stati 259) e 8 decessi, il numero più basso dall’inizio della pandemia. Buoni anche i numeri delle terapie intensive: per la prima volta da molto tempo sotto le 100 persone ricoverate. Tra le regioni sempre in testa la Lombardia, 77 casi pari al 44% del totale, seguita dall’Emilia Romagna con 44 casi in più.

A Fiumicino è stato individuato un piccolo focolaio di coronavirus in due ristoranti della cittadina sul litorale romano che appartengono allo stesso proprietario. 8 in totale i casi di contagio tra titolari, dipendenti e loro conviventi. Finora nessun cliente. I due locali sono stati chiusi.

I focolai alla ditta Bartolini di Bologna e a Mondragone sarebbero ormai sotto controllo. Il dipartimento di Sanità Pubblica della Usl di Bologna ha comunicato poco fa di aver concluso i tamponi su tutte le persone possibilmente coinvolte: i casi di positività sono in tutto 107, tra dipendenti, loro familiari e conoscenti. Tra i positivi però ci sono due migranti che alloggiano nella struttura cittadina per richiedenti asilo, l’hub di via Mattei. Da domani, ha annunciato la Usl, saranno fatti i tamponi a tutti i 200 migranti che vivono lì dentro.

Il presidente della Campania De Luca ha invece aggiornato sulla situazione di Mondragone, e sui dati in generale della sua Regione. “Oggi in Campania zero contagi, zero decessi, zero ricoveri in terapia intensiva“, ha detto. “Per quanto riguarda il focolaio di Mondragone, nelle cinque palazzine messe in quarantena oggi non c’è più nessun abitante positivo, dopo che quelli già rilevati sono stati trasferiti in strutture sanitarie”.

40 anni dalla strage di Ustica

(di Lorenza Ghidini)

Ustica, 40 anni dopo. In Consiglio Comunale a Bologna oggi c’è stata una cerimonia per ricordare le 81 vittime a bordo del Dc9 Itavia, precipitato nel mar Tirreno il 27 giugno 1980. Una strage rimasta senza colpevoli, perché le inchieste penali non hanno portato a nessuna condanna, ma nei processi civili per il risarcimento dei parenti è stato accertato che il Dc9 è stato abbattuto da un missile. Quella sera nei cieli italiani erano presenti caccia americani, francesi e libici, in uno scenario da guerra non dichiarata che è costato l’abbattimento per errore dell’aereo civile italiano. Inchieste a parte, i familiari delle vittime hanno sempre rimproverato ai Governi italiani l’eccessiva sudditanza verso gli alleati americani e francesi, da cui non è stata pretesa con sufficiente forza una parola di verità su quella sera.

Alla cerimonia oggi ha parlato in questo senso anche il presidente della Camera Roberto Fico:


 

Le manifestazioni pro Palestina in vista del 1° luglio

(di Maria D’Amico)

Mancano 4 giorni all’annunciata annessione di una parte della Cisgiordania al territorio di Israele, fissata per il 1° luglio in base a un accordo tra i partner del Governo, Netanyahu e Benni Gantz. Ancora non è stato reso noto quanta parte di territorio palestinese verrà annessa, ci sono problemi sia nel Governo di Tel Aviv, sia con la comunità internazionale, Onu in testa, e anche da Donald Trump – pur favorevole – non è ancora arrivata una parola definitiva.
Intanto però nel mondo sale la mobilitazione contro questo atto che farebbe carta straccia degli accordi di Oslo e allontanerebbe ulteriormente la già flebile speranza di arrivare a uno Stato palestinese. In Italia oggi molte piazze piene, a Roma la manifestazione più partecipata.


 

Gli appelli per liberazione di Patrick Zaky

(di Raffaele Liguori)

Diversi appelli sono stati lanciati oggi per la liberazione di Patrick Zaky, lo studente egiziano 29 enne, detenuto nelle carceri del Cairo.

Il presidente Al-Sisi ha annunciato stamattina di voler concedere la grazia a 530 detenuti. Poco dopo l’annuncio, prima Amnesty International e poi il rettore dell’università di Bologna, Francesco Ubertini, hanno chiesto al governo italiano di premere sulle autorità egiziane perché liberi anche Zaky.

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia:


 

La situazione COVID-19 negli Stati Uniti

(di Davide Mamone)

Più di 45mila nuove infezioni COVID solo venerdì. È questo il bilancio della situazione coronavirus negli Stati Uniti, che sta affrontando una seconda fase della prima ondata di contagi, in particolare negli stati del sud e dell’ovest costringendo Texas, Florida e Arizona a rallentare il processo di riapertura dell’economia. Il sindaco della contea di Miami Dade Carlos Gimenez firmerà oggi un ordine esecutivo per chiudere le spiagge dal 3 al 7 luglio, in vista della giornata dell’indipendenza del 4 luglio. Mentre il governatore Mike DeWine dell’Ohio, tra gli Stati che meglio hanno contenuto fino ad ora il virus, ha detto che quanto sta succedendo in Texas e Florida è un pericolo per tutti.

Sono almeno sei gli stati che ieri hanno riportato il loro picco di test positivi nella giornata di ieri, tra cui South Carolina, Oregon e Utah, mentre Anthony Fauci, esperto virologo della task force della Casa Bianca, ha confermato: se i nuovi focolai in questi stati non verranno controllati, anche altre aree del Paese come New York ne rimarranno coinvolte.

Il dato che, guardando il database curato dal New York Times, fa riflettere è legato alla differenza tra il numero di contagi e il numero di vittime. Se nelle ultime due settimane i positivi sono aumentati vertiginosamente del 65%, il trend delle persone decedute per il coronavirus è diminuito del 27% per cento. Una statistica, dicono agli addetti ai lavori, che si potrebbe spiegare così: a prendere il COVID, ora, sono soprattutto i giovani.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

Foto di Giorgio Bianchi dalla pagina Facebook di Roberto Fico

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Approfondimenti

Che cosa è successo oggi? – Venerdì 26 giugno 2020

scuola fase 2

Il racconto della giornata di venerdì 26 giugno 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia in Italia alle ultime novità sul ritorno a scuola a settembre. Il rapporto annuale del Garante dei Detenuti e il voto di domenica in Francia. Infine, i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

Sono 259 oggi i nuovi casi di coronavirus in Italia. 30 il numero delle vittime. Entrambi i dati sono in calo rispetto a ieri e ancora una volta la Lombardia fa la parte del leone, con oltre il 60% dei nuovi positivi. Oggi però sale anche il numero dei contagi in Emilia-Romagna, per via del focolaio al magazzino della Bartolini.
Le Regioni che non hanno registrato nemmeno un caso invece sono Basilicata, Valle d’Aosta, Sardegna, Sicilia e la Provincia autonoma di Bolzano.
I ricoveri in terapia intensiva sono sostanzialmente stabili, + 2 rispetto a ieri. E stabile, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, è il quadro generale dell’epidemia in Italia, definito “a bassa criticità”, con indice Rt sotto 1. In alcune Regioni però, ricorda l’Istituto, il numero dei contagi è ancora rilevante, questo significa che il virus è ancora in grado di trasmettersi in modo efficace.

Le ultime novità sulla riapertura delle scuole

(di Omar Caniello)

Si ripartirà il 14 settembre, gli ingressi saranno scaglionati ma non ci saranno turni si andrà a scuola in presenza dal lunedì al sabato dove previsto. Dovrà essere garantito un metro di distanza tra gli alunni e dove non sarà possibile ministero dell’istruzione, Regioni e comuni cercheranno altre strutture. Verranno comunque incentivate lezioni nei teatri, nei cinema e all’aperto La didattica a distanza è prevista ma solo per le scuole superiori e solo se strettamente necessario. Per quanto riguarda le mascherine in classe sarà il comitato scientifico che deciderà due settimane prima delle lezioni e se previste riguarderanno gli alunni dai 6 anni in poi.
Ogni scuola dovrà anche dotarsi di un «medico competente», cioè di una figura individuata con la Asl da chiamare in caso di bisogno.
In caso di contagio a scuola, la persona interessata sarà «isolata e dotata di mascherina» e rimandata a casa. Alla conferma del caso, si applicano le regole generali di isolamento fiduciario per la classe e chi è entrato in contatto con la persona contagia.

Il rapporto del Garante dei detenuti al Parlamento

(di Lorenza Ghidini)

Il garante dei detenuti Mauro Palma ha presentato oggi il suo rapporto annuale al Parlamento, una fotografia delle carceri italiane ma anche dei centri di trattenimento dei migranti e delle residenze per anziani. E alcuni passaggi hanno fatto infuriare la Lega.
Numeri, dati, statistiche, ma anche tanta politica nella relazione del Garante delle persone private della libertà. Nelle carceri italiane oggi ci sono 53.527 detenuti, 8mila in meno rispetto a febbraio grazie al fatto che la magistratura di sorveglianza durante l’emergenza sanitaria ha ridotto le presenze mandando chi poteva ai domiciliari. Mauro Palma ha voluto sottolineare gli aspetti benefici delle scarcerazioni che tra marzo e aprile avevano suscitato scandalo, anche dalle parti del ministero della Giustizia.
Molti i riferimenti all’esperienza della pandemia, che in carcere è stata devastante. L’emergenza ha accentuato le difficoltà strutturali dei penitenziari e Palma ha voluto anche ricordare i 14 detenuti morti durante le rivolte. Parla dell’epidemia anche il passaggio sulle RSA. È stato un errore considerarle solo come potenziali focolai del COVID, dice Palma, agli ospiti andavano garantiti diritti che invece sono stati ignorati.
Nel 2020 in carcere stanno aumentando i suicidi, sono già 24, l’ultimo ieri pomeriggio a Sollicciano, e ci sono inoltre 3 procure che indagano per torture sui carcerati.
Quanto ai migranti, il Garante si è augurato una revisione dei decreti sicurezza perchè altrimenti – ha detto – il Mediterraneo non potrà che essere teatro di continue violazioni delle leggi. Salvini per tutta risposta ha commentato questo passaggio definendo Palma il “garante dei delinquenti“.

Francia, domenica il secondo turno delle elezioni municipali

(di Luisa Nannipieri)

Che Francia uscirà dalle urne dopo le elezioni municipali di domenica? La suspense è altissima nelle principali città del paese, dove si scontrano candidati arrivati testa a testa al primo turno del 15 marzo. Molti di loro sono ecologisti. I verdi infatti, hanno battuto ogni record di preferenze, confermando gli ottimi risultati delle elezioni europee. Oltre a conservare Grenoble e ad essersi dimostrati degli alleati indispensabili in città piccole e grandi, vanno al secondo turno a Tour, Bordeaux, Lille, Strasburgo o Tolosa. Ma soprattutto potrebbero conquistare Lione e Marsiglia, le più importanti città francesi dopo Parigi, dove hanno stretto un’alleanza con la sindaca uscente Anne Hidalgo che dovrebbe ottenere un secondo mandato. A Lione guidano una coalizione con la France Insoumise e i socialisti, data al 37%. E hanno spinto il sindaco uscente ed ex ministro dell’interno Gerard Collomb, prima barone socialista, poi macronista, ad allearsi con il centrodestra pur di fermare l’onda verde. A Marsiglia, l’écolo indipendente Michèle Roubirola è la capolista del Printemps marseillais, che riunisce ben 13 formazioni di sinistra. Data in vantaggio di 5 punti potrebbe strappare il bastione marsigliese al centro destra, che governa la città da 25 anni. Molto però dipenderà da quanti cittadini andranno a votare. L’astensione a marzo ha superato il 55%, anche a causa della paura del COVID: a Marsiglia ha toccato il 67%, a Tolosa e Lione era oltre il 60%.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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Israele procederà con l’annessione dei nuovi territori palestinesi

Benjamin Netanyahu Donald Trump

Il 1° luglio Israele procederà con l’annessione di nuovi territori palestinesi, così come previsto dal piano sostenuto dagli Stati Uniti, rifiutato dai palestinesi. In questi giorni a Gerico e in tutta la Palestina ci sono state manifestazioni a cui hanno partecipato anche membri dell’UE e dell’ONU per denunciare le violazioni del diritto internazionale di cui Israele sta per macchiarsi con queste nuove annessioni.

Sara Milanese ne ha parlato con Ali Rashid, politico, giornalista e scrittore palestinese. L’intervista a Fino Alle Otto.

Che scenario vede per il 1° luglio?

La decisione è stata presa, la discussione oggi, sia all’interno dell’amministrazione americana che nel governo israeliano, è rispetto alla estensione dei territori che dovranno essere annessi. Il parere di Trump sarà decisivo. È atteso a breve, forse già nelle prossime ore.
Stiamo parlando comunque dell’annessione di quasi il 30% della superficie della Cisgiordania e questa è una netta violazione del diritto internazionale e contraddice gli impegni dello stesso governo israeliano, previsti dall’Accordo di Oslo. Questo significa quindi la morte del processo di pace.

Che l’annessione sia una violazione del diritto internazionale lo denunciano in tanti, forse tardivamente anche a causa della pandemia. Lo ha detto l’Onu, l’Unione Europea, la Lega Araba. Parole cadute nel vuoto.

Spesso avviene così: sono voci, condanne, appelli… senza conseguenze. Israele non ha mai rispettato il diritto internazionale. Ci sono un centinaio di risoluzioni delle Nazioni Unite, del Consiglio di Sicurezza, dell’Assemblea Generale, che Israele non ha mai considerato. Oggi la discussione sta tra Washington e Tel Aviv. E nessuno di loro ha diritto a decidere su un tema che non è di loro competenza: questo è territorio palestinese e il diritto internazionale vieta l’annessione con la forza militare di nuovi territori, e ormai da anni Israele fa quello che vuole.

Cosa possono fare i palestinesi ora?

Sono molto sfiduciati, ma continueranno a resistere come hanno fatto fino ad ora; le mobilitazioni sono già iniziate anche se la stampa dà poco spazio a quello che sta succedendo; però c’è un gran fermento da parte della popolazione palestinese. Secondo me tutto questo sta creando delle difficoltà ai governi mediorientali che avrebbero evitato una situazione di questo tipo; per la questione del diritto internazionale, per la loro personale sensibilità, anche per gli elementi religiosi… la popolazione della regione è molto attenta a quel che accade in Palestina, e i governi filoamericani si trovano in difficoltà.
I palestinesi comunque continueranno a fare la loro parte, portando avanti la loro lotta come hanno fatto in tutti questi anni. Non accetteranno mai il piano proposto dagli Stati uniti su cui si basa il progetto di annessione israeliana. L’accordo di Oslo non permette a nessuna delle parti di prendere decisioni unilaterali sul territorio, ma Israele non ha mai rispettato questo aspetto. Il governo delle destre israeliane oggi è determinato ad annettere questi nuovi territori, e lo fa soprattutto per motivi di carattere elettorale: c’è una crisi dei leader, del consenso.

Che ruolo potrebbero giocare quindi i Paesi della regione?

La Lega Araba ha preso una posizione di netto rifiuto a questo atto; il governo giordano è quello più in difficoltà, ha minacciato di ritirarsi dall’accordo di pace tra Giordania e Israele in caso di annessione dei territori della Valle del Giordano. Una reazione più ordinata e più decisa da parte di alcuni governi arabi della regione potrebbe fare la differenza, almeno sulla posizione dell’amministrazione degli Stati Uniti.
Il governo israeliano non procederà su nuove annessioni senza il consenso degli americani; e Trump dovrebbe parlare tra poco, per dire che tipo di annessione gli Stati Uniti sostengono: solo i territori minori previsti nel piano, e anche qualche ministro israeliano si sta orientando su questa linea, cioè solo le colonie ebraiche in Cisgiordania.

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Crisanti: “Bisogna tracciare i contagi. Solo così saremo pronti all’autunno”

Fase 2 Protezione Civile

Oggi i quotidiani italiani mettono in rilievo i nuovi focolai identificati da una parte all’altra dell’Italia e la curva del contagio che, per la prima volta da settimane, torna lievemente a risalire. Ne abbiamo parlato con Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di medicina molecolare dell’Università di Padova, convinto che in questa fase la migliore strategia sia quella di tracciare in modo massiccio i contagi.

L’intervista di Roberto Maggioni a Prisma.

Lei cosa pensa di quanto sta succedendo?

Questa era una situazione ampiamente prevedibile e penso di averne già discusso in diverse occasioni. Il futuro sarà caratterizzato da piccoli focolai che verranno poi contenuti con piccole zone rosse, che è esattamente quello che sta accadendo.

Quanto dobbiamo preoccuparci di questi piccoli focolai?

Dobbiamo essere prudenti e sicuramente le dichiarazioni di alcuni colleghi dei giorni scorsi non vanno in questa direzione, perchè possono essere manipolate e strumentalizzate per dare l’idea che il virus non c’è più. Sicuramente questa è la notizia che tutti stiamo aspettando, io per primo, ma non siamo ancora giunti in questa fase. Questa è la realtà.

In questi giorni si sta dibattendo molto sulla contagiosità. In Lombardia la Regione ha diffuso dei dati secondo i quali oltre la metà dei nuovi pazienti risulta avere un tampone “debolmente positivo“. Cosa significa?

Bisogna guardare in faccia la realtà. Sicuramente la maggior parte di queste persone sta bene e non ha sintomi, abbiamo una diminuzione costante dei ricoveri e assistiamo anche ad uno svuotamento delle rianimazioni. Su questo non c’è dubbio, ma ci chiediamo: queste centinaia di positivi che riscontriamo ogni giorno devono per forza essere originati da asintomatici, altrimenti non si capisce da dove vengono. La realtà è che purtroppo gli asintomatici trasmettono e in questa situazione trasmettono una carica virale bassa che poi si manifesta con una sintomatologia molto blanda o addirittura totale assenza di sintomatologie, ma dire che gli asintomatici non trasmettono il virus deve essere dimostrato e, in modo particolare, bisogna dare una risposta alla provenienza di questi nuovi casi.

Cosa consiglierebbe di fare in questa fase?

Bisogna moltiplicare gli sforzi per tracciare tutti i contagi di queste persone positive, capire se tra i vari contatti ci sono altre persone positive. Bisogna interrompere la catena di contagio e penso che questa sia un’occasione unica perché siamo reduci da tre mesi di lockdown e con una trasmissibilità molto ridotta. Questo è il momento di aggredire il virus in maniera massiccia.

Però bisogna anche saper comunicare questi dati, perché noi cittadini ci troviamo di fronte a titoli e interpretazioni spesso contrastanti.

La carica virale è sicuramente più bassa rispetto a prima, su questo non ci sono dubbi, ma la carica virale non rimarrà bassa se continuerà la trasmissione. Alcuni errori che stiamo facendo adesso ci vengono perdonati dalle condizioni climatiche, ma in autunno e in inverno non sarà più così.

Cosa dovremmo fare per prepararci?

Adesso dobbiamo aggredire in maniera consistente e senza esitazione ogni singolo caso, va fatto il tracciamento e va capito se i suoi parenti o i colleghi di lavoro sono positivi. Bisogna spezzare la catena di trasmissione dei contagi, perché i 300 casi al giorno che abbiamo da settimane sono trasmessi da qualcuno, non si auto-generano. Siccome non abbiamo persone che stanno male e che vanno in rianimazione, è chiaro che questi casi vengono trasmessi da persone che stanno bene. Bisogna individuare queste persone, perché solo così arriveremo preparati all’autunno: più casi avremo, più alto è il rischio che riparta l’epidemia.

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Che cosa è successo oggi? – Giovedì 25 giugno 2020

Il racconto della giornata di giovedì 25 giugno 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia in Italia al focolaio scoppiato a Mondragone, in Campania. Giornata di mobilitazioni quella di oggi, dalle manifestazioni a favore della scuola pubblica al presidio di Roma per la legalizzazione della cannabis. Negli Stati Uniti migliora la situazione di New York, che pare essersi lasciata il peggio dell’epidemia a alle spalle. Infine, i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

Oggi in Italia sono stati registrati circa 300 casi di coronavirus, un centinaio in più rispetto a ieri, nonostante il numero di tamponi analizzati sia stato molto simile. 170 dei nuovi positivi riguardano la Lombardia, in cui sono avvenute anche 22 delle 34 morti comunicate oggi nel nostro paese. A Bologna nelle scorse ore sono stati accertati 64 contagi legati alla Brt, la ex Bartolini. “In magazzino la mascherina era usata in modo saltuario”, ha detto un dirigente dell’azienda sanitaria locale. Sentiamo Tiziano Loreti, coordinatore Si-Cobas dell’Emilia-Romagna:


A Mondragone, in provincia di Caserta, sono stati scoperti 49 positivi legati a un complesso residenziale. Nell’area è stata istituita una zona rossa e oggi ci sono state tensioni. Sembra che alcune decine di persone abbiano violato il cordone sanitario, e che poi siano state fatte rientrare. Nelle ore successive è arrivata notizia di insulti e violenze tra cittadini bulgari che vivono nel complesso e manifestanti italiani arrivati ai limiti della zona rossa. Il presidente della Campania Vincenzo De Luca ha annunciato l’arrivo dell’esercito, che gli sarebbe stato comunicato dalla ministra dell’interno Luciana Lamorgese. Sentiamo Pierluigi Benvenuti, giornalista del Mattino:

Manifestazioni per la scuola pubblica

In decine di città italiane ci sono state manifestazioni per la scuola pubblica. Le ha organizzate il comitato Priorità alla Scuola, che riunisce insegnanti, studenti, genitori.

“Tre miliardi per Alitalia e la metà per la scuola pubblica” denunciano, “e a settembre non ci saranno le condizioni per ripartire con l’anno scolastico”. La critica al governo è dura: mancano le aule e le risorse per la didattica, e questo non fa che aumentare le diseguaglianze in Italia.

Chiara Ponzini, del comitato Priorità alla Scuola di Milano:

In piazza a Roma per la legalizzazione della cannabis

Stamattina a Roma davanti alla camera c’è stata una manifestazione organizzata da “Io coltivo”, un’iniziativa che riunisce 20 organizzazioni a favore della legalizzazione della cannabis. Durante la mobilitazione la polizia ha fermato Matteo Mainardi, coordinatore di una raccolta firme per una legge popolare su questo tema e membro dell’associazione Luca Coscioni. Sentiamolo ai nostri microfoni

Il governo annaspa nei conflitti interni

(di Luigi Ambrosio)

Non solo gli Stati Generali voluti da Conte non hanno prodotto risultati concreti. Ma stanno rendendo palese il conflitto nel Governo. Alla fine delle giornate a villa Pamphilii, il presidente del Consiglio aveva annunciato in diretta il taglio dell’Iva. Classico provvedimento per generare consenso. Ammesso poi lo si faccia. Invece, immediatamente sono iniziate le prese di distanza e oggi è arrivata la pietra tombale da parte del capogruppo del Pd alla Camera, Delrio: “non è una priorità”. Fine del taglio dell’Iva. 

Non solo. Delrio non nasconde più che ci sono problemi, tra Pd e gli altri: “Il presidente del Consiglio ci deve fare proposte concrete e con un cronoprogramma preciso. Nel programma di Governo in agosto abbiamo scritto che vogliamo abbassare il costo de lavoro, questa è la priorità. Se adesso abbiamo cambiato priorità, serve che ci spieghino perché l’Iva è diventata la nuova priorità”. Il taglio dell’Iva piace ai 5 Stelle oltre che a Conte, e piace alle opposizioni, Lega in primis. Come se fosse una modalità buona per il primo governo Conte, quello con Salvini. Nella maggioranza servono chiarimenti sulla linea di politica economica, e lo vediamo anche sulla scuola, dove “una maggioranza” di ministri ha sostenuto la richiesta della ministra Azzolina di un miliardo aggiuntivo per la scuola. Una maggioranza, non tutti.

Il coronavirus negli USA

(di Davide Mamone)

Ogni tanto, una buona notizia. I ricoveri coronavirus nello Stato di New York, per la prima volta da metà marzo, sono scesi sotto i 1.000 casi. Lo ha confermato il Governatore Andrew Cuomo, mentre il sindaco Bill de Blasio ha detto che la città è sulla buona strada per entrare nella fase tre del piano di riapertura.

Sembra passata una vita da quella conferenza stampa di venerdì venti marzo, quando New York si affacciava allo tsunami COVID, che ha provocato fino ad ora qualcosa come più di 24,782. Era il giorno cui il governatore Cuomo annunciava la chiusura di tutti i business non essenziali e della città, fino a data da destinarsi. Sono passate settimane e New York, nonostante le grosse difficoltà nell’avviare un programma di tracciamento dei contagi all’altezza delle aspettative, vanta ora una delle più basse velocità di trasmissione del virus del Paese.

Nelle ultime settimane il suo tasso quotidiano di positività delle persone testate è di circa l’1 per cento in tutto e persino le aree ad alta densità abitativa come Brooklyn e Queens, epicentri dell’epicentro per settimane, stanno facendo registrare ottimi risultati. I dati oggi ci dicono che sì, il sei luglio possiamo passare alla fase tre, ha detto de Blasio, nonostante la pandemia continui a mostrare il suo conto salato e potrebbe costringere la città a lasciare a casa 22.000 lavoratori pubblici per la crisi economica. Per la prima volta dopo tanto tempo, però, sembra che New York in qualche modo, possa tornare a guardare al futuro.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

 

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37mila neo-mamme hanno lasciato il lavoro nel 2019

mamme lavoro

Nel 2019 sono state 37mila le neo-mamme costrette a lasciare il lavoro. Lo rivelano i dati dell’Ispettorato del Lavoro, che evidenziano invece come i papà che nello stesso anno hanno lasciato la propria occupazione per seguire la famiglia siano stati appena 13.947. Ne abbiamo parlato con Barbara Poggio, docente di Sociologia del Lavoro presso l’università di Trento.

L’intervista di Lorenza Ghidini e Claudio Jampaglia a Prisma.

Questi dati la colpiscono?

Il rapporto ci offre anche i dati relativi agli anni precedenti e rispetto all’anno prima il numero è stazionario. Invece l’aumento è molto rilevante se si guardano gli ultimi dieci anni: nel 2011 erano complessivamente 17mila, quasi tutte donne. Oggi siamo a 37mila, un dato importante. Aumenta anche il dato maschile, pur restando minoritario. Il dato delle madri colpisce e forse va letto anche nel contesto più generale dei dati sul mercato del lavoro in Italia. Non abbiamo quello sul 2019, ma sappiamo che nel 2018 c’erano state un 28% di donne lavatrici che avevano lasciato il lavoro dopo la nascita del primo figlio. Lo studio ha considerato nel totale soltanto le persone che si sono dimesse con figli fino a 3 anni e il 60% di questi dati riguarda il primo figlio. Già dopo il primo figlio, o in attesa del primo figlio, si lascia il lavoro.

Perché, invece di migliorare, le cose stanno peggiorando?

La crisi sicuramente ha peggiorato la situazione per tutti, ma in particolare per le donne nel lungo periodo. Poi c’è anche un cambiamento del lavoro con un aumento della precarietà che ancora una volta colpisce in modo più forte le donne e in alcuni casi rende più difficile mantenere un lavoro e porta anche a fare delle valutazioni legate al fatto che se il salario è basso e non sicuro, forse vale la pena lasciarlo. I dati forniscono anche le motivazioni, che sono l’assenza di parenti di supporto come la mancanza dei nonni, ma anche i costi elevati dei servizi. Il problema cronico in Italia è legato al fatto che a fronte di grande enfasi, le politiche sono molto ridotte.

Lei ricordava le motivazioni. Il 53% delle donne che hanno lasciato il lavoro non riusciva a conciliarlo con la cura del bambino. Una parte di queste, però, lo ha fatto anche per ragioni legate all’azienda, non soltanto al sistema. E il 60% per un figlio, non per due o tre. Al primo figlio era già in crisi. È sempre stato così o è una cosa che notiamo oggi?

Il problema è antico in Italia, ma qualche anno fa i dati non erano così significativi. In Italia è davvero complicato lavorare e fare le madri. Da un lato c’è un mercato del lavoro poco attento, in cui il fatto di avere figli, soprattutto se si è madri, rappresenta un handicap, mentre per i padri la storia è un po’ diversa e la presenza di figli può essere anche considerata un elemento di affidabilità. Un altro dato della ricerca è che i part-time sono concessi poco, ma io aggiungerei che il part-time in Italia è sempre più involontario: quando serve all’azienda si fa, in altri casi meno. E credo che il grande esempio in Italia sia stata l’emergenza COVID: lo smart working prima era impossibile da fare e invece di colpo sono finiti tutti in smart working.

E invece questi quasi 14mila papà che nel 2019 hanno lasciato il lavoro quando è arrivato il figlio, chi sono e perché lo hanno fatto?

Questo bisognerebbe capirlo meglio. Teniamo conto che tra gli uomini è più alta la percentuale di coloro che hanno lasciato il lavoro per cercarne un altro. Magari hanno cercato lavori che consentissero di conciliare meglio con la famiglia, e questo è difficile da dire. Però va anche detto che fra le generazioni più giovani per fortuna ci sono dei cambiamenti e si spera che ce ne sia una parte che lo ha fatto per cercare un lavoro che fosse più flessibile o che consentisse meglio di prendersi cura del figlio o dei figli.

I congedi parentali sono determinanti o sono un dettaglio?

Io credo che siano un fattore fondamentale e credo che in Italia ci si sia mossi molto tardi rispetto ad altri Paesi. Ora il Family Act in qualche modo spinge in questa direzione, anche se in modo non sistematico e con alcuni limiti. Credo che il tema non sia l’unico, ma bisogna insistere sull’utilizzo dei congedi da parte dei padri. Credo sia assolutamente fondamentale.

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Cambiamenti climatici. Cosa sta succedendo? Intervista al ricercatore Francisco Ardini

cambiamenti climatici

Ogni anno dobbiamo tornare ad occuparci del caldo e dobbiamo confrontarci coi cambiamenti climatici. E di questi giorni la conferma dell’ennesima ondata di caldo record al Circolo Polare Artico, con oltre 17 gradi sopra la media. Ne abbiamo parlato con Francisco Ardini, ricercatore di chimica analitica presso l’Università di Genova.

L’intervista di Lorenza Ghidini e Claudio Jampaglia a Prisma.

Che cosa sta succedendo?

Diciamo subito che un record singolo, da solo, non è un campanello d’allarme. Se rimanesse isolato potrebbe non essere un problema perché ci sono delle fluttuazioni ogni anno. Il problema è quando questi fenomeni diventano molto frequenti e molto intensi. Il grande problema dei cambiamenti climatici è proprio il fatto che questi fenomeni siano sempre più frequenti, come le temperature record di 38 gradi in Siberia. C’era già stata una temperatura di 37 gradi circa 30 anni fa, ma era rimasto un caso isolato. Ora invece negli ultimi anni le temperature si stanno effettivamente alzando. Negli ultimi 15-20 anni ci sono stati gli anni più caldi da quando si registrano le temperature sul pianeta, dalla fine dell’800. Questo è sicuramente preoccupate perché va a toccare tutto l’ecosistema. Quando qualcosa viene perturbato, non rimane perturbato da solo, ma va a intaccare tutto. Iniziano a sciogliersi e va a perturbare l’ambiente lì vicino: gli organismi, l’atmosfera e gli oceani che iniziano ad essere interessati come in un effetto domino fra di loro.

Quello che succede al circolo polare artico riguarda anche noi, giusto?

Assolutamente sì. Tutto ciò che succede sul pianeta è strettamente interconnesso, quindi non possiamo assolutamente chiamarci fuori sia per quanto riguarda le responsabilità sia per quanto riguarda le conseguenze di questi cambiamenti climatici in qualunque parte del Mondo essi possono succedere. Anzi, Artide e Antartide, che sono i nostri poli, sono le zone più fragili, ma sono anche fondamentali per la regolazione del clima del nostro pianeta. Quello che succede in quelle zone avviene in maniera più veloce di quello che succede alle nostre latitudini, ma poi ha un’influenza molto forte anche da noi. È molto importante monitorare la situazione nelle zone polari e cercare di risolvere e attenuare questi effetti il più possibile perché altrimenti avremmo dei problemi molto impattanti nel nostro pianeta.

Ci spiega questa faccenda della neve rosa sul ghiacciaio del Presena.

Noi siamo abituati a vedere le alghe nei mari e nei fiumi, ma esistono alcune specie di alghe che vivono nella neve e nei ghiacci più o meno in tutto il Mondo, in particolare nelle zone polari. Queste alghe hanno una loro vita in particolare durante i periodi di scioglimento dei ghiacci, perchè durante l’inverno diciamo che rimangono addormentate e quando cominciano a sciogliersi i ghiacci prosperano nella neve che si sta sciogliendo. Finché la situazione è normale dal punto di vista delle temperature e del riscaldamento non ci sono grossi problemi. Il problema è che quando le temperature sono alte e si scioglie più ghiaccio, queste alghe prosperano di più e se prima questo colorito rosaceo era limitato, diventa molto più forte per effetto delle temperature che si alzano. È un problema perché se la neve o il ghiaccio rimangono più bianchi tendono a riflettere di più la luce del sole e quindi a sciogliersi di meno, mentre più sono scuri e più assorbono la luce del sole e quindi si sciolgono di più in un circolo sempre più deleterio. I ghiacci rosa visti in Europa sono un problema proprio perché è la prima volta che vengono visti in queste quantità. Mentre in Groenlandia è un effetto già noto, nei ghiacci alpini in questa quantità è la prima volta e anche questo è un segnale di allarme.

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Manifestazione dei metalmeccanici a Roma: le accuse mosse al governo

Fiom Metalmeccanici Roma

Oggi a Roma manifestano i metalmeccanici di tutta Italia su iniziativa di Fim, Fiom e Uil; sindacati e lavoratori accusano il governo di non avere una politica industriale e infatti ci sono decine di vertenze attualmente in corso, dall’Ilva alla Jabil, fino alla Whirpool. Parliamo proprio di questo ultimo caso. Raffaele Romano, lavoratore e delegato Whirpool, partecipa alla manifestazione nazionale.

L’intervista di Sara Milanese a Fino Alle Otto.

Martedì c’è stata una manifestazione davanti allo stabilimento di Napoli per denunciare l’immobilismo del governo. Da quanto tempo aspettate una risposta?

È dal 29 gennaio che non abbiamo notizie dal governo, anche a causa sia della pandemia, ma lamentiamo ritardi e mancanze del governo sulla politica industriale per il Mezzogiorno. Ieri a sorpresa ci è arrivata questa convocazione dal governo per il 2 luglio, ci auguriamo che ci siano esiti positivi, soprattutto per lo stabilimento di Napoli per il quale è prevista la fine delle attività produttive per il 30 ottobre. Per noi è importante scongiurare questa posizione dell’azienda. Auspichiamo che il governo ci porti una soluzione di continuità; non è possibile chiudere un sito che la stessa multinazionale definisce d’eccellenza, per una strategia aziendale. Non sappiamo se nei mesi scorsi governo e vertici dell’azienda hanno avuto interlocuzioni serie, siamo all’oscuro di qualsiasi soluzione. Ci presenteremo in videoconferenza sperando di avere soluzione. Questo è quello che si augurano tutti i lavoratori di Napoli.
La manifestazione di martedì è servita a dare una spinta per arrivare ad un tavolo di confronto. Ad oggi l’immobilismo dell’azienda e anche del governo per noi era drammatica. Nonostante la pandemia, siamo stati i primi a rientrare al lavoro in fabbrica con le adeguate misure di sicurezza e la produzione è attualmente ad altissimi livelli di qualità. Ci sono tutti i presupposti per la continuità produttiva dello stabilimento.

Da Napoli denunciate l’immobilismo del governo sulla vostra vertenza. Nella manifestazione nazionale di oggi si dice che manca una politica industriale. Lei, da lavoratore, come vede il futuro dopo la pandemia?

Noi pensiamo che dopo la pandemia l’Italia debba riscrivere una nuova storia a partire dall’industria; ben vengano i finanziamenti e i fondi europei, ma si faccia una strategia politica per impedire di chiudere le fabbriche che funzionano. Si devono sostenere quelle che già ci sono con lo sviluppo produttivo. Il Mezzogiorno sta pagando tantissimo: tutti i governi delle ultime legislature dicono che il sud non deve essere succube del nord perché più industrializzato; chiediamo che questo cambiamento parta da Napoli e dalla nostra vertenza, nel segno della continuità e delle prospettive future.

I lavoratori dello stabilimento di Napoli sono 400. In che situazione si trovano gli altri stabilimenti?

A Napoli siamo 400, ma ci sono anche molti lavoratori dell’indotto, la maggior parte dei quali lavora solo per noi. Direi che in totale il numero di lavoratori coinvolti raddoppia. Per quel che riguarda gli altri stabilimenti, Whirpool sta giocando una partita a scacchi, ha dichiarato che la produzione di altri stabilimenti sta aumentando, ma noi crediamo che si stia recuperando ora il volume di produzione che si era fermato con il lockdown. Se avesse una vera strategia industriale l’avrebbe presentata al tavolo e sarebbe di prospettiva di almeno un anno, non si baserebbe sui dati che sta presentando di mese in mese.

Come sarà la manifestazione di oggi?

L’obiettivo dell’iniziativa è di accendere i riflettori anche sulle vertenze che non sono ancora arrivate al tavolo. L’industria metalmeccanica resta il volano di sviluppo per il paese. Per il resto, noi ci siamo limitati al gruppo dirigente e a una delegazione; useremo le mascherine, rispetteremo il distanziamento sociale.

Foto dalla pagina Facebook di Fiom Campania

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Operazione primavera2020: i biglietti vincenti

L’Operazione Primavera è la sottoscrizione a premi di autofinanziamento di Radio Pop. Nonostante la quarantena ce l’abbiamo fatta, grazie a voi! Quella di quest’anno, con 26724 biglietti venduti, è stata un’edizione da record!

Tutti i vincitori saranno contattati dalla segreteria, via telefono o via mail. Se siete in possesso di un biglietto vincente e non siete stati contattati nel giro di alcuni giorni, scrivete ad abbonamenti[at]radiopopolare.it allegando la scansione del vostro biglietto.

 

Qui di seguito l’elenco aggiornato dei premi con le nuove scadenze (clicca sulle immagini per ingrandire):

premi 1-42:

premi 43-187:

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Che cosa è successo oggi? – Mercoledì 24 giugno 2020

Parata Russia

Il racconto della giornata di mercoledì 24 giugno 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia in Italia alle critiche mosse da presidi, genitori e insegnanti alle linee guida del Ministero dell’Istruzione sul rientro in classe a settembre. Il Fondo Monetario Internazionale definisce la crisi economica provocata dal COVID-19 la peggiore dal 1929 e la Corte Costituzionale sancisce che in Italia agli invalidi civili non sono garantiti i mezzi per vivere. In Russia il coronavirus non ferma la parata del 9 maggio, già slittata al 24 giugno. Infine, i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

Oggi sono 190 i nuovi casi accertati di coronavirus in Italia. Un aumento più consistente rispetto a ieri, quando era stato di 122. Sono le 5 regioni ad aumento zero: Puglia, Friuli Venezia Giulia, Calabria, Molise e Basilicata. Dei nuovi casi, 88 sono in Lombardia, pari al 46% del totale.

I decessi nelle ultime 24ore in Italia sono stati 30, ieri l’incremento era stato di 18. Scendono ancora le terapie intensive: ora in Italia sono 107 i pazienti ricoverati in rianimazione, 8 meno di ieri. Così come diminuiscono i ricoverati in reparti ordinari.
Le persone attualmente malate sono 18.655, un dato in costante discesa: oggi sono 918 meno di ieri.

Scuole, dure critiche alle linee guida del Ministero

Presidi, insegnanti, genitori. Arriva una pioggia di critiche alle linee guida del Ministero dell’Istruzione sul rientro in classe a settembre. Per tutti le indicazioni sono troppo generiche e vengono investite poche risorse, sia economiche che umane. Il Piano scuola “non contiene indicazioni operative né definisce livelli minimi di servizio ma si limita ad elencare le possibilità offerte dalla legge sull’autonomia, senza assegnare ulteriori risorse e senza attribuire ai dirigenti la dovuta libertà gestionale“. Così Antonello Giannelli presidente dell’Associazione nazionale dirigenti scolastici. La mancanza di risorse è la critica principale che arriva anche dai sindacati che in più denunciano il rischio di privatizzazione ed esternalizzazione di parte dell’orario scolastico. “Il documento dice l’esatto contrario di quello che chiediamo” il commento Costanza Margiotta, portavoce del comitato di genitori ‘Priorità alla Scuola’ che domani protesterà in 60 piazze italiane.

FMI, crisi economica peggiore dal 1929

(di Alessandro Principe)

Il coronavirus affonda il Pil e il Mondo precipita in una crisi economica che il Fondo monetario definisce la peggiore dal 1929. Il grande lockdown deciso per contenere la pandemia ha “salvato vite umane ma ha anche innescato la peggiore recessione dalla Grande Depressione“, con l’economia mondiale prevista contrarsi nel 2020 del 4,9%.
A complicare il quadro è una ripresa più lenta delle attese, con una crescita attesa al 5,4% il prossimo anno. Le stime “implicano una perdita complessiva per l’economia mondiale di oltre 12mila miliardi di dollari” fra il 2020 e il 2021, avverte Gita Gopinath, il capo economista del Fondo mettendo in guardia sulla “forte incertezza” che domina sulle previsioni. E sul debito pubblico: in Italia schizza al 166% del pil, sopra il 100 anche in Francia e Spagna. Un problema radicato per l’Italia che rischia di diventare ancora più pesante e che rimarrà anche dopo la crisi attuale.
Il prodotto interno lordo dell’Eurozona crolla quest’anno del 10%, dell’8% negli Stati Uniti. Per l’Italia la previsione per quest’anno è di una perdita del 12,8%.
In questo quadro la Corte dei Conti invoca un taglio delle tasse con delle priorità: imposte sul lavoro dipendente, sulle pensioni e sulle imprese. Domani i metalmeccanici manifesteranno a Roma per le crisi industriali che, passata l’emergenza COVID, torneranno ad appesantire il panorama del lavoro in Italia: 144 tavoli di crisi, per 300mila posti di lavoro a rischio in tanti settori della manifattura.

In Italia agli invalidi civili non vengono garantiti i mezzi per vivere

Agli invalidi civili in Italia non sono garantiti i mezzi per vivere.
Lo dice la Corte Costituzionale in una sentenza molto importante, emanata oggi.
Alle persone completamente inabili al lavoro la legge italiana assegna 285 euro al mese. Non sono sufficienti – ha stabilito la Consulta – a soddisfare i bisogni primari della vita. È perciò violato il diritto al mantenimento che la Costituzione garantisce.
L’assegno dovrà essere portato a 516 euro. Questo incremento dovrà d’ora in poi essere erogato a tutti gli invalidi civili totali che abbiano compiuto i 18 anni, salvo abbiano altri redditi che li portino sopra una certa soglia. La Corte ha stabilito che la propria pronuncia non avrà effetto retroattivo ma dovrà applicarsi per il futuro.

Russia tra COVID-19 e la parata alla vigilia del referendum

(di Emanuele Valenti)

Un paio di mesi fa Vladimir Putin accettò a fatica il rinvio della parata militare del 9 maggio, con la quale si ricorda la vittoria dei sovietici contro i nazisti alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Ma poi il Cremlino trovò la soluzione più conveniente. Le commemorazioni vennero infatti spostate al 24 giugno, oggi, alla vigilia del referendum che con ogni probabilità permetterà al presidente di rimanere al suo posto fino al 2036.
La parata del 9 maggio rappresenta un passaggio fondamentale nella strategia interna del presidente russo. Un momento utilizzato per alimentare il patriottismo e consolidare la posizione del capo. Quest’anno fa anche cifra tonda, 75 anni dal 1945.
Questo però è anche l’anno del COVID. Il rinvio della sfilata militare venne deciso proprio a causa della pandemia. I militari che hanno partecipato sono stati sottoposti a ripetuti controlli e sono stati in quarantena, ma molti cittadini – nonostante i divieti – sono usciti di casa per vedere la parata, spesso senza mascherina. Alcune città hanno cancellato l’evento. Mosca e altri grossi centri sono invece andati avanti.
In queste ore la Russia ha superato i 600mila contagi da coronavirus. La gestione dell’emergenza sanitaria è stata messa più volte in discussione. Il tasso di gradimento di Putin è sceso ai livelli più bassi di sempre.
Ecco perché il referendum per la riforma della costituzione diventa importante.
Si vota il 1° luglio, ma da domani si potrà già votare online. Il nuovo sistema di potere – la riforma è già stata approvata dalla Duma a marzo e quindi questo voto è solo simbolico – manterrà Vladimir Putin alla guida del Paese anche dopo la fine del suo attuale mandato, che scade nel 2024. Tra le 200 modifiche alla legge del 1993 ci sono anche quella che definisce il matrimonio come unione tra uomo e donna – quindi vietando in via definitiva i matrimoni gay per rassicurare la Russia tradizionale – e quella che fissa il livello minimo per salari e pensioni, la cui proposta di riforma fece arrabbiare nei mesi scorsi milioni e milioni di russi.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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Un anno fa la sepoltura di Lorenzo Orsetti. Il ricordo di Davide Grasso

Lorenzo Orsetti

Lorenzo Orsetti, il giovane di Bagno a Ripoli che nel settembre 2017 si unì all’Unità di Protezione Popolare (YPG) nella lotta armata contro lo Stato Islamico, fu ucciso in combattimento nel villaggio siriano di Al-Baghuz Fawqani la mattina del 18 marzo 2019. La sua salma fu recuperata e trasportata in Iraq prima di fare rientro a Firenze nel giugno di quell’anno.

La cerimonia a Firenze per ricordare Lorenzo Orsetti si sarebbe dovuta tenere lo scorso marzo, ma è slittata ad oggi a causa dell’emergenza COVID-19. Ne abbiamo parlato con Davide Grasso, anche lui ex combattente delle YPG – Forze siriane democratiche contro l’ISIS. L’intervista di Claudio Jampaglia a Prisma.

Dove sei in questo momento?

In questo momento vedo il cupolone del Duomo di Firenze perché siamo San Miniato al Monte, al cimitero che si trova in una zona sopraelevata alle porte di Firenze, in attesa dell’inizio dell’evento che la famiglia di Lorenzo Orsetti ha organizzato ad un anno esatto dalla sepoltura che avvenne proprio qua per decisione della famiglia e del Comune di Firenze anche per sottolineare quello che Lorenzo ha dato dalla città rendendola nota per aver dato i natali ad una persona caduta in combattimento contro lo Stato Islamico.

Cosa vorresti ricordare oggi della tua e della sua esperienza?

È importante ricordare che, pur essendo anarchico e antifascista, Lorenzo Orsetti non era un attivista dei centri sociali, questo è un equivoco abbastanza comune. È giusto invece sottolineare che Lorenzo era una persona che lavorava nella ristorazione, aveva dei giri di amici qui a Firenze e in realtà non aveva mai voluto far parte di gruppi organizzati. Io all’epoca, quando l’ho conosciuto, ne facevo parte. E questa era una differenza sostanziale tra di noi, da parte sua c’era anche una certa diffidenza nei miei confronti. In Kurdistan si dice che la vita di ogni martire è un esempio di vita ed è giusto ricordare anche i particolari delle personalità delle donne e degli uomini caduti, questo ci illumina anche sulla situazione del nostro tempo. Tra tutti noi che siamo andati in Siria tra le YPG, Lorenzo è quello che è rimasto più a lungo e con più dedizione. Ha partecipato a tantissime operazioni militari ed era una persona che non aveva un retroterra definito sul piano militante. Questo secondo me è interessante, ha anche mandato un testamento in cui ha scritto quella frase diventata famosa: “Ogni tempesta comincia con una singola goccia. Cercate di essere voi quella goccia“.
Il suo modo di essere goccia, con tanta umiltà, è stato quello di andare dove c’era una rivoluzione reale, un fenomeno di massa e una grande guerra per difendere la popolazione civile, al punto da dare la propria vita.

Cosa dobbiamo ricordarci di quello che sta accadendo da quelle parti?

Dobbiamo ricordarci che il Rojava o l’Amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est non è riconosciuta da nessun governo o organizzazione internazionale. Questa regione, in un momento di pericolo e di pandemia con una situazione sanitaria difficilissima, patisce un embargo da parte della Turchia e dell’Iraq che mette in ginocchio le sue possibilità di sopravvivenza ed è parzialmente occupata dalla Turchia, grazie anche a delle bande jihadiste fondamentaliste che Erdogan utilizza come polizia militare. In questa situazione un riconoscimento istituzionale a livello internazionale, da parte del governo italiano o dalle Nazioni Unite, sarebbe fondamentale anche perché lì si trovano mezzo milione di profughi e sfollati a causa delle invasioni turche che vivono in condizioni agghiaccianti. Si è detto tanto rispetto alle donne curde che hanno combattuto l’ISIS e si è detto troppo poco sui tanti arabi e le tante comunità. Si è detto tanto rispetto alla necessità di sconfiggere l’ISIS o di indebolirlo, ma si continua a non fare nulla di concreto. Il governo italiano ad ottobre aveva promesso, nella persona del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, di interrompere qualsiasi fornitura di armi alla Turchia, ma si è scoperto che così non è stato.

Foto dalla pagina Facebook di Alessandro Orsetti

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Che cosa è successo oggi? – Martedì 23 giugno 2020

Donald Trump 2020

Il racconto della giornata di martedì 23 giugno 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia in Italia col commento di Vittorio Agnoletto all’inchiesta sulle tangenti per alcune forniture all’Azienda trasporti di Milano. Il dichiarato no-vax Novak Djokovic è risultato positivo al COVID-19, mentre negli Stati Uniti Donald Trump annuncia l’arresto per chi danneggia statue e monumenti. Forte scossa di terremoto in Messico. Infine, i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

I dati del coronavirus forniti oggi dalla protezione civile indicano un calo consistente sia dei nuovi contagi che delle vittime, a fronte di un numero superiore di tamponi rispetto a ieri. Il dato significativo è che per la prima volta siamo scesi sotto i 20mila positivi nel paese, non succedeva dallo scorso 17 marzo.
Nelle ultime 24 ore i nuovi positivi sono stati 122, quasi la metà rispetto a ieri. E’ sempre la Lombardia la regione più colpita con il 50,8% dei casi nazionali, un dato comunque in calo: oggi sono stati 62 i nuovi contagi ieri erano stati 143. Ed è basso anche il rapporto tra nuovi contagiati e i casi testati, al minimo sia il dato nazionale che il dato lombardo.
In 7 Regioni e una provincia non ci sono stati nuovi casi.
Basso anche il numero dei decessi, 18 nelle ultime 24 ore non succedeva dal 2 marzo. 13 le regioni senza vittime. Prosegue in tutta Italia anche il calo dei ricoveri e delle terapie intensive.

Il commento di Vittorio Agnoletto:


 

Milano, tangenti sugli appalti della metro: 13 arresti

(di Fabio Fimiani)

Otto appalti per centocinquanta milioni di euro complessivamente, trenta persone e otto imprese indagate. L’inchiesta giudiziaria su alcune gare per forniture all’Azienda trasporti di Milano coinvolge Siemens Mobility, Alstom Ferroviaria, Ceit ed Engineering Informatica.
L’indagine della Procura della Repubblica di Milano e della Guardia di Finanza ha portato il giudice per le indagini preliminari Lorenza Pasquinelli a disporre l’arresto di tredici persone, dodici in carcere e una ai domiciliari. Le accuse sono di corruzione, turbativa d’asta e peculato. Le imprese, pubblica e private, sono indagate per la responsabilità amministrativa degli enti per i reati commessi dai dirigenti nell’interesse aziendale.
La ricostruzione del procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, e del pubblico ministero Giovanni Polizzi, riguarderebbero tangenti concordate ed erogate per 125.000 euro tra l’autunno del 2018 e l’estate scorsa, per il sistema di segnalamento della linea 2 della metropolitana, la verde. La figura più importante sarebbe Paolo Bellini, dirigente per Atm dell’unità responsabile degli impianti di gestione dei treni di tutte le quattro metrò milanesi.

Novak Djokovic positivo al COVID-19

(di Luigi Ambrosio)

Novak Djokovic è un convinto no-vax. Prima ancora di ammalarsi aveva dichiarato che non si sarebbe vaccinato contro il coronavirus. Poi ha organizzato il torneo di tennis Adria Tour, tra Serbia e Croazia, senza preoccuparsi delle misure anti COVID. La cosa paradossale è che l’obiettivo del torneo era far guadagnare qualche soldo ai tennisti in crisi per la pandemia. Colleghi meno famosi che, adesso, rischiano di pagare un prezzo di immagine enorme. Djokovic, convinto che non ci fossero problemi, si è fatto vedere mentre abbracciava persone e persino mentre ballava in discoteca a Belgrado.
Va tutto bene, basta preoccuparsi” era il messaggio del numero uno al mondo, una posizione persino più influente della maggior parte dei politici che pure, in questi mesi, spesso hanno dato pessime lezioni ai propri cittadini. Djokovic è un eroe dello sport, e i messaggi degli eroi dello sport sono potentissimi. È un idolo soprattutto dei più giovani, i quali si stanno interrogando dopo che il loro campione e la moglie hanno dichiarato la positività al test. Qualcosa è andato storto. La realtà è diversa dalle convinzioni personali. Non basta essere campioni sportivi per poterla ignorare. Si può solo sperare, oltre alla guarigione di tutti i protagonisti, che questa storia insegni qualcosa a tutti. Perché sono tante, troppe, le persone che non si fidano della scienza e delle indicazioni degli esperti. Il vaccino, ad esempio. C’è un sondaggio Ipsos in Italia di qualche giorno fa: alla domanda “ti vaccinerai contro il Covid” ha risposto Sì, senza dubbi, solo il 40% delle persone.

Terremoto in Messico: forte scossa di magnitudo 7.5

In Messico c’è stata una violenta scossa di terremoto. Il sisma di magnitudo 7.5 è stato registrato a Oaxaca, uno stato sulla costa del Pacifico. L’epicentro a 12 chilometri dalla città di Santa Maria Zapotitlan. La scossa è stata avvertita anche nella capitale Città del Messico che si trova a 700 chilometri di distanza, più a nord. Le autorità hanno diramato una allerta tsunami per Messico, Guatemala, Honduras ed El Salvador. In diversi video si vedono le persone riversarsi in strada, i pali dell’alta tensione oscillare per la scossa. Non si hanno al momento informazioni su eventuali danni o vittime. Il terremoto arriva in un momento delicato per il paese alle prese con una crescita dei contagi da coronavirus. Emanuela Borzachiello è una ricercatrice dell’università di Città del Messico:

 

Trump promette l’arresto per chi danneggia statue e monumenti

(di Roberto Festa)

L’annuncio di Donald Trump su statue e monumenti rischia di infiammare ulteriormente una situazione già molto tesa. Il presidente ha annunciato di aver autorizzato l’arresto di chiunque venga trovato a danneggiare un monumento pubblico, con una condanna possibile fino a 10 anni di prigione. Non è chiaro cosa significhi autorizzare, anche se Trump dice di ispirarsi a una legge del 2003, il Veteran Memorial Preservation Act. L’amministrazione annuncia comunque un ordine esecutivo nelle prossime ore, per chiarire la questione. Ormai da giorni in diverse città gruppi di dimostranti chiedono la rimozione di statue che onorano personaggi razzisti o degli stati confederati d’America. La scorsa notte l’episodio che ha probabilmente spinto l’amministrazione ad annunciare la misura. Alcuni dimostranti hanno cercato di abbattere la statua al presidente Andrew Jackson vicino alla Casa Bianca, prima di essere respinti dalla polizia. La rimozione delle vestigia del passato razzista è diventata una delle richieste simboliche più forti del movimento post-George Floyd, ma a questo Trump, l’amministrazione, I repubblicani hanno opposto un fermo rifiuto. In altri casi la situazione è stata risolta pacificamente. La statua a Theodore Roosevelt, davanti al Museo di storia Naturale di New York, verrà rimossa, per decisione presa dal Museo e dal sindaco De Blasio insieme. La statua mostra Theodore Roosevelt a cavallo, con ai lati, in basso, un nativo americano e un africano.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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Decreti Sicurezza, a che punto siamo con le modifiche? Parla la senatrice De Petris

orizzonte mare

Da mesi si parla ormai di modificare i decreti Sicurezza voluti da Matteo Salvini, ma a che punto sono le trattative nella maggioranza di governo? Ne abbiamo parlato con la senatrice di Liberi e Uguali Loredana De Petris.

L’intervista di Lorenza Ghidini e Roberto Maggioni a Prisma.

Abbiamo letto che ci sono state già due riunioni e ce ne sarà una la prossima settimana. A che punto è il confronto?

Il confronto era iniziato prima della pandemia, poi si è bloccato. La Ministra Lamorgese aveva preparato una bozza e noi stiamo lavorando e discutendo su questa bozza.
Il lavoro della Ministra è una buona base di partenza che ha bisogno di essere ulteriormente modificate, in particolare sull’aspetto dell’abolizione della protezione umanitaria, la terza forma dopo asilo e protezione sussidiaria, che ha prodotto una situazione molto grave: ha reso invisibili quelle persone che avevano questo permesso di soggiorno con gravi problemi di lesioni di diritti e di sicurezza, anche quella sanitaria.
Noi abbiamo avanzato delle proposte in merito ai permessi di protezione, allargando il ventaglio della possibilità dei permessi che già nella bozza di Lamorgese erano presenti.
La seconda questione per noi assolutamente fondamentale è quella dei soccorsi in mare. Anche lì non si applicano i divieti nel momento in cui vi è un’operazione di soccorso, come indicato nella bozza, ma la nostra proposta è finalizzata a renderla ancora più coerente con le convenzioni internazionali.
La terza questione è il ripristino del sistema di accoglienza SPRAR che di fatto era stato smantellato dai decreti di Salvini, preferendo un sistema che puntava fortemente all’integrazione con la prima e la seconda accoglienza a scapito dell’integrazione e favorendo un sistema di centri molto grandi e concentrati. Questi sono i tre assi su cui noi ci siamo mossi, poi ci sono altre questioni altrettanto importanti e serie.
Il lavoro e il confronto su questo sono stati abbastanza positivi, ma rimane il nodo politico.

E il Movimento 5 Stelle?

Col Movimento 5 Stelle il confronto è positivo su queste questioni, ma non lo è per quanto riguarda i tempi di revisione dei decreti, perché i Cinque Stelle, anche se nella riunione di ieri è stato fatto un passo in avanti, continuano a ritenere più opportuno modificarli dopo l’estate. E noi su questo non siamo d’accordo perché stiamo già aspettando da molto tempo. Riteniamo che sia assolutamente necessario e a nostro avviso non si può aspettare oltre.

Forse c’è la paura del Movimento 5 Stelle che con l’estate riprendano gli sbarchi.

Sì, però allora non c’è mai il periodo giusto. A maggior ragione riteniamo più opportuno, anche da un punto di vista politico, intervenire adesso. Al di là di queste valutazioni è evidente che è passato quasi un anno dall’insediamento di questo governo.

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Che cosa è successo oggi? – Lunedì 22 giugno 2020

Pio Albergo Trivulzio

Il racconto della giornata di lunedì 22 giugno 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia in Italia al virologo Andrea Crisanti che lavorerà sulla mancata zona rossa e sulla riapertura dell’ospedale di Alzano Lombardo. Il Piuo Albergo Trivulzio inizia a permettere le visite ai familiari degli ospiti, mentre in Francia la convenzione cittadina per il clima ha presentato al governo francese 149 proposte concrete per ridurre del 40% le emissioni dei gas a effetto serra entro il 2030. Infine, i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

(di Andrea Monti)

Da oggi nove regioni italiane non hanno persone positive al COVID nei loro reparti di terapia intensiva. Gli ultimi dati della Protezione Civile segnano un passo avanti importante nell’alleggerimento della pressione sugli ospedali cominciato all’inizio di aprile.

Oggi in Italia sono stati accertati 221 casi di coronavirus. Il dato è in linea con quello di ieri, quando però erano stati analizzati più tamponi: circa 40mila contro i 29mila di oggi. Quasi due terzi dei nuovi positivi arrivano dalla Lombardia, che nelle ultime 24 ore ha registrato 3 morti legate alla pandemia, il minimo dal 27 febbraio. A livello nazionale le vittime comunicate sono state 23, una in meno di ieri. I posti occupati in terapia intensiva sono scesi a 127, con un calo di 21 in una sola giornata. Il 3 aprile, quando fu raggiunto il picco massimo, i malati in rianimazione erano poco più di 4mila. Oggi i dati ufficiali parlano di circa 20mila persone positive, meno di un quinto del picco di oltre 108mila registrato due mesi fa.

Il virologo Crisanti diventa consulente dei pm di Bergamo

(di Roberto Maggioni)

In questi mesi Andrea Crisanti è stato tra i virologi più critici della gestione lombarda, ne ha parlato spesso con giornali e tv. Lo ha fatto anche oggi prima di entrare in procura pronunciando una frase molto pesante: “Se all’ospedale di Schiavonìa, a Padova, avessimo fatto come ad Alzano sarebbe stata una strage“. Una bocciatura totale di quanto sostenuto in questi mesi dal presidente lombardo Fontana e dall’assessore Gallera. Uscito dal colloquio con i magistrati i toni si sono sfumati: abbiamo tre mesi di tempo per lavorare, studiare il caso e rispondere ai quattro quesiti posti dalla Procura.
Crisanti lavorerà sulla mancata zona rossa e sulla riapertura dell’ospedale di Alzano Lombardo. Il 23 febbraio nella struttura ospedaliera bergamasca risultarono positivi due pazienti poi deceduti nelle 48 ore seguenti. Il pronto soccorso venne chiuso solo tre ore e riaperto dopo una veloce sanificazione senza filtri all’ingresso e corsie riservate. Il tendone del triage all’ingresso verrà montato solo alcuni giorni dopo. Da testimonianze e documenti che anche Radio Popolare ha potuto vedere risulta che il direttore medico dell’ospedale di Alzano Giuseppe Marzulli fosse contrario alla riapertura dell’ospedale, ordinata dalla Regione Lombardia tramite l’Asst Bergamo est.
Mi avvarrò della collaborazione di esperti di statistica” ha detto Crisanti. Tra le altre cose la Procura vuole capire ci sia un nesso di causa-effetto tra riapertura dell’ospedale di Alzano, mancata zona rossa e impennata del numero di morti.
Andrea Crisanti è il virologo responsabile del cosiddetto modello veneto, avviò da subito una campagna di tamponi di massa trasgredendo le indicazioni nazionali e dell’OMS nella prima fase dell’emergenza.

Il Pio Albergo Trivulzio riapre ai parenti degli ospiti

A Milano oggi il Pio Albergo Trivulzio ha iniziato a riaprire ai familiari degli ospiti, interrompendo una chiusura che durava dal 10 marzo. Da stamattina sono state permesse 4 visite. Il numero dovrebbe aumentare nei prossimi giorni, fino a consentire che ogni parente possa entrare a intervalli di due settimane. Alessandro Azzoni è portavoce dell’associazione Felicità:


 

Francia, il rapporto per ridurre del 40% le emissioni dei gas a effetto serra

(di Luisa Nannipieri)

Dopo nove mesi di lavori, la convenzione cittadina per il clima ha presentato al governo francese 149 proposte concrete per ridurre del 40% le emissioni dei gas a effetto serra entro il 2030. Un rapporto di 600 pagine che cerca di unire ecologia ed equità sociale. Un terzo delle misure, presentate e votate dai 150 cittadini estratti a sorte e di età compresa tra i 16 e gli 80 anni, sono già così strutturate da poter essere direttamente portate in parlamento come proposte di legge. Si parla di ridurre la velocità in autostrada a 110km orari, diminuire del 50% l’uso di prodotti fitosanitari, promuovere un’alimentazione bio e più vegetale anche con buoni per i più bisognosi, introdurre l’obbligo di ristrutturare tutti gli edifici secondo criteri ecocompatibili, vietare la vendita di macchine nuove troppo inquinanti dal 2025 elargendo contemporaneamente prestiti a tasso zero per quelle più ecologiche. I cittadini hanno anche puntato su più treni e meno aerei, proponendo di vietare progressivamente i voli interni se ci sono alternative valide di meno di 4 ore per la stessa tratta. E diminuendo l’iva sui biglietti del treno. Tra le proposte, due andrebbero sottoposte a referendum: quella di modificare la costituzione per garantire la protezione dell’ambiente e la lotta al cambiamento climatico, con la creazione di un garante dell’ambiente. E quella di introdurre il crimine di ecocidio, definito come “ogni azione che causa dei danni ecologici gravi, commessa in conoscenza di causa“. Tra le altre cose, i 150 hanno proposto di finanziare queste misure tassando al 4% i dividendi delle aziende che ne distribuiscono per più di 10 milioni di euro. Il presidente Macron, che aveva promesso di portare avanti senza filtro il lavoro uscito dalla convenzione, ha annunciato che si esprimerà sulle proposte lunedì prossimo.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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Il virus è più debole? La risposta del prof. Galli

COVID-19 Lazio

A cinque mesi dal paziente 1, Massimo Galli, direttore del reparto malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, fa il punto sul virus e su cosa manca: “Il convitato di pietra sono i test per dare certezze ai cittadini“. È vero che il virus è più debole?

L’intervista di Claudio Jampaglia a Prisma.

Cominciamo col dire che se voi prendete 100 persone che contraggono l’infezione da coronavirus, 10 di loro avranno necessità di un ricovero ospedaliero e avranno un’infezione pericolosa per la vita. Gli altri 90 hanno forme decisamente più lievi, qualcuno addirittura – e non abbiamo ancora capito quanti – senza alcun sintomo. Questo non vuol dire che il virus è più debole, ma che semplicemente l’ospite è diverso. Da ospite a ospite il virus si comporta diversamente e ha diverse opportunità di portare ad una malattia conclamata piuttosto che ad una malattia di grado decisamente più lieve.
Detto questo, verso la coda di una grande epidemia e dopo un periodo terribile per certi versi, ma molto efficiente nei risultati ottenuti, è abbastanza plausibile, se non addirittura evidente, che il tipo di malati che vediamo ora non sono quelli della prima ora, ma sono persone che hanno avuto dei quadri meno gravi e vengono ospedalizzati per il fatto che alcuni problemi persistono e meritano una valutazione.
Quando una persona si infetta può rimanere infettata, ormai lo sappiamo, per un periodo decisamente lungo. Durante il periodo in cui viene infettata è verosimile e plausibile, anche se non è ancora certo e documentato in maniera inoppugnabile, che il suo sistema immunitario inizia a combattere il virus e gradualmente impedisca al virus di replicare come ha replicato all’inizio e di danneggiare le cellule come le ha danneggiate all’inizio in vari distretti corporei e soprattutto nel polmone. In questo processo è altamente verosimile che si riduca l’attività replicativa del virus e che verso la fine il virus, la cui presenza viene documentata col famigerato tampone, non sia più un virus completo, ma un virus non in grado di essere trasmesso e di dare infezione a terze persone.
Questo è l’elemento per cui siamo abbastanza confidenti e auspichiamo che dopo i sacrifici fatti, oggi, nonostante le precauzioni che vengono prese non vengono prese in maniera inoppugnabile, ci siano meno probabilità di vedere ripartire il tutto in maniera significativa.
Il timore di singoli focolai ce l’abbiamo e i singoli focolai si sono anche già manifestati. Ce n’è stato uno al San Raffaele Pisana di Roma, abbiamo avuto un episodio al Niguarda e potremmo averne altri. Per questo vale ovviamente la pena di avere il massimo dell’attenzione e della vigilanza.

Voi state conducendo diversi studi epidemiologici. A che punto siamo?

La risposta degli italiani al distanziamento sociale e al lockdown è stata una risposta eccezionalmente buona e incredibilmente disciplinata. Parlo della grande maggioranza dei casi. Ora la risposta sta prendendo delle derive abbastanza pericolose, ma devo anche dire che agli italiani è stato dato l’intero peso delle misure di prevenzione. È abbastanza facile dire alle persone “comportati così” e attenderti che da queste risposte arrivi la soluzione del problema. In tutto questo la cosa che è mancata in maniera clamorosa è stata la possibilità di avere più test e la possibilità di avere più certezze rispetto alle condizioni di salute.
Questo è un aspetto di importanza fondamentale e non è così impossibile, sempre che tu non ti ostini, magari finendo anche in grane giudiziarie, a fare delle scelte che tutto sommato potrebbero essere fondamentalmente discutibili.
Se l’intera popolazione di Castiglione d’Adda ha deciso di partecipare ad uno studio ed è venuta a porgerti il dito affinché tu potessi accertare un eventuale contatto col COVID, beh c’è da pensare che probabilmente gran parte della popolazione lombarda sarebbe disponibile a fare altrettanto. È così impossibile prospettare la possibilità di organizzarsi affinché nell’ambito della ripresa delle attività produttive di alcune aziende e nell’ambito di contesti particolari all’interno della popolazione in generale tu possa garantire un monitoraggio accurato nel tempo? Francamente credo che questo sia un approccio ragionevole.

Perché non si fa?

Credo che nei confronti dei cosiddetti test pungi dito, che sono dei test rapidi di particolare utilità, ci sia un atteggiamento fondamentalmente negativo che nasce da una certa mitologia di inefficienza e attendibilità. L’idea di mettere 1.000 persone in fila per fare un test avendo una risposta in 10 minuti è sostenibile, ma fare altrettanto con un test da prelievo venoso è qualcosa di più impegnativo.
Il primo screening fatto con il test pungi dito si è dimostrato assolutamente affidabile e procedere in questa direzione può essere una buona modalità d’approccio. Molte aziende, al di là dell’esperienza con ATM che stiamo chiudendo in questi giorni e di cui renderemo pubblici i dati, si stanno orientandosi in questa direzione, così come, giusto per garantirsi anche nel tempo una valutazione periodica della situazione, faremo con la prosecuzione della rilevazione nei comuni per avere informazioni molto importanti sulla diffusione dell’infezione, sulla modalità di diffusione tra le classi di età e nell’ambito dei contesti familiari o sociali.
Tutto questo credo che aiuterà o aiuterebbe molto, se di questi dati si facesse tesoro, anche nel malaugurato caso di trovarci di nuovo in ballo con questa storia.

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Manifestazioni contro l’annessione dei territori palestinesi da parte di Israele

Palestina

Oggi sono previste delle manifestazioni in tutti i territori palestinesi contro i progetti di annessione da parte di Israele. L’appuntamento principale sarà a Gerico, nel cuore della Valle del Giordano, una delle regioni che Israele vorrebbe annettere.

Ne abbiamo parlato con Ugo Tramballi, giornalista e analista dell’Ispi ed esperto di Medio Oriente. L’intervista di Sara Milanese a Fino Alle Otto.

L’obiettivo delle manifestazioni di oggi è quello di riaccendere i riflettori sulle annessioni che Israele sta preparando da mesi.

Speriamo che si accendano i riflettori, perché le prime manifestazioni sono state condizionate dalla sfiducia dei palestinesi nei confronti della propria leadership, c’è paura per il COVID-19 e preoccupazione per la crisi economica che ha generato, legata anche al fatto che Israele ha tagliato i fondi che rappresentano la restituzione delle tasse e che consegnavano all’autorità palestinese. Finora la gente si è preoccupata più delle proprie condizioni di vita, che delle ambizioni israeliane; forse la vera mobilitazione comincerà oggi. Quello che temo è che la mediocre dirigenza palestinese, d’altra parte i migliori politici sono tutti nelle carceri israeliane, si illuda di aspettare una mobilitazione palestinese e internazionale, perché non sarà come si aspettano.

Una data chiave potrebbe essere il 1 luglio, da quando cioè Netanyahu ha l’autorizzazione formale a procedere con le annessioni.

Sì, questa autorizzazione viene data da questo unilaterale piano di pace proposto dalla famiglia Trump; ci sarebbe da ridere se non fosse tragico. Il genero del presidente Usa appartiene infatti ad una famiglia di ebrei newyorchesi che ha sempre finanziato i gruppi più estremisti del movimento dei coloni israeliani. Questa proposta di pace prevede che gli israeliani possano annettersi questi territori, prevede anche uno stato palestinese, ma chiaramente sotto tutela israeliana, che significa che solo Israele potrebbe decidere se sarà abbastanza democratico, trasparente, se sarà corrotto… come se non ci fosse corruzione nella politica israeliana, che ha un primo ministro che dovrà a breve presentarsi in tribunale per tre accuse di corruzione. Però non è detto che queste annessioni inizino davvero il 1° luglio, perché le pressioni internazionali ci sono state, forse anche Donald Trump in questo momento non ha interesse perché ha problemi ben più seri e perché la stragrande maggioranza degli ebrei americani vota democratico… Oppure Bibi Netanyahu potrebbe anche decidere di non annettere la valle del Giordano per non irritare i giordani, ma solo i tre grossi insediamenti in Cisgiordania. È tutto da vedere, ma certo, sta per cominciare una fase brutta.

Tra oggi e domani l’ambasciatore statunitense in Israele David Friedman incontrerà alla Casa Bianca il segretario di stato Mike Pompeo e forse lo stesso Trump per discutere del piano di annessione; da qui potrebbe arrivare qualche indicazione chiara da parte degli Usa.

Sì, potrebbe, anche se Friedman può essere definito l’ambasciatore dei coloni presso l’amministrazione Trump; è tra i più forti sostenitori del progetto di annessione di nuovi territori. Pompeo era stato in Israele il mese scorso, ma più per occuparsi di Cina che della West Bank, cioè per cercare di convincere gli israeliani a ridurre i rapporti tecnologici ed economici con Pechino, però credo che il suo messaggio sia stato abbastanza chiaro: fate tutto questo con giudizio. Una grossa incognita resta Bibi Netanyahu, che non è un patriota, è un furbo, uno stratega che punta al potere; è indebolito dalle accuse di corruzione e dal fatto di doversi presentare dai giudici. Deciderà tutto sulla base dei suoi interessi personali. Non ha quella gravitas anche tragica, nazionalistica come ce l’aveva Shimon Peres, Yitzhak Rabin, e quasi tutti i primi ministri precedenti, è solo un opportunista.

Lei ha definito il piano di pace statunitense “un insulto”, ma ha anche sottolineato come i palestinesi non abbiano saputo cogliere le opportunità previste da questo piano.

Il limite politico dei palestinesi, e del mondo arabo in genere, è il massimalismo, cioè il richiedere per ottenere tutto e subito. La strategia è importante, ma lo è anche la tattica. Nonostante la sua follia, questo accordo di pace prevede la nascita di uno stato palestinese, perfino di una piccola porzione di capitale a Gerusalemme; e questo però è sufficiente a far sì che le destre che sostengono il governo israeliano siano contrarie al piano Usa, per loro l’idea che esista uno stato palestinese, anche fittizio, non esiste; esiste solo la grande Israele. Quindi, se i palestinesi avessero accettato, anche turandosi il naso, di entrare in una trattativa su questo folle piano, avrebbero guadagnato tempo in attesa della, speriamo, elezione di Biden negli Stati Uniti, il quale ha già detto che non vuole questo piano, ma poi soprattutto, per far dire di no, per una volta, agli israeliani.

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Che cosa è successo oggi? – Domenica 21 giugno 2020

Il racconto della giornata di domenica 21 giugno 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia in Italia e nel mondo, alla conclusione degli Stati Generali dell’economia. Il flashmob degli artisti e dei musicisti oggi a Milano ha seguito la giornata di mobilitazione di sabato, che rilancia il ruolo della società civile. A Perugia manifestazione contro la stretta al diritto all’aborto. Trump fa flop al suo primo comizio post-quarantena, a causa del tiro mancino orchestrato da migliaia di adolescenti su Tik Tok. Infine, i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

I dati del Covid oggi in Italia: 24 i morti, ma sono 17 le Regioni – su 21 – a non registrare decessi oggi, 224 i nuovi casi, due terzi stabilmente provengono dalla Lombardia che continua a rappresentare anche il 66% del totale delle persone attualmente positive In Italia.

In Svizzera preoccupano i dati dei contagi, e la fine delle misure di contenimento sono troppo veloci secondo il presidente della task force scientifica federale dedicata al Covid-19. “Negli ultimi sette giorni, il numero di casi è aumentato del 30%”, ha dichiarato l’epidemiologo Matthias Egger. A suo parere, è probabile che il tasso di riproduzione del virus, che indica quante persone sono contagiate da una persona infetta, sia di nuovo a 1 o anche di più. Da domani la Svizzera entrerà nella quarta fase di allentamento graduale delle restrizioni.

Nel mondo i contagi hanno superato gli 8 milioni e 800mila, i morti 464mila. Il centro della pandemia è ancora il continente americano. Il Brasile continua a registrare oltre mille contagi ufficiali al giorno. E la curva continua a salire in Cile, Perù, Messico.

In Spagna, una delle nazioni più colpite in Europa, nelle ultime 24 ore si è registrato un solo morto, e 141 nuovi positivi. Sempre tra i paesi più colpiti, nel Regno Unito i morti sono stati invece 43 morti per un totale ufficiale 42.632 morti.

La Cina ha “temporaneamente sospeso” le importazioni di pollo surgelato dell’azienda americana Tyson Foods, dopo che è stato trovato un focolaio di coronavirus in uno degli impianti di produzione negli Stati Uniti. Le autorità hanno anche chiesto anche alla multinazionale PepsiCo di chiudere una delle sue fabbriche di snack a Pechino dopo che diversi dipendenti si sono rivelati positivi al Covid.

La conclusione degli Stati Generali

Si sono chiusi oggi gli Stati Generali, voluti dal governo e in particolare dal presidente del consiglio Conte. La sua conferenza stampa è in ritardo ma trapelano le conclusioni: dall’ipotesi di un calo dell’Iva per rilanciare i consumi come proposta forte, al bilancio positivo per il dialogo con le parti sociali, compresa la Confindustria. Conte parla di dialogo condiviso e il messaggio è
anche per le opposizioni che hanno boicottato gli stati generali:

Il professor Gianfranco Pasquino dell’università di Bologna:

Test sierologici: manca una strategia

La Regione Lombardia sottolinea ogni giorno come molti dei nuovi positivi siano deboli o provengano dai risultati dei test sierologici, ma proprio per i test, pochi e molto discussi anche per le scelte tardive e pasticciate della Regione, il virologo dell’Università di Milano e dell’ospedale Sacco.

Massimo Galli denuncia ai nostri microfoni la mancanza di una politica e la sua necessità:

La protesta in Lombardia dopo la giornata in piazza

Prima della colazione Milano 2030 con decine di realtà della società civile e anche il Pd in Piazza Duomo, e prima dei centri sociali e delle brigate di solidarietà attorno al Palazzo della Regione, avevano già manifestato per gli stessi contenuti e negli stessi luoghi, i sindacati confederali, quelli di base, gli infermieri, i rappresentanti delle Rsa, quelli dei medici di base, del volontariato del soccorso e dovremmo anche aggiungere  le associazioni e le famiglie dei diversamente abili, i rider, i tassisti, i lavoratori dello spettacolo e così via…  lunedì sarà la volta dei medici specializzandi. E poi ancora, mercoledì, di Cgil-Cisl-Uil.

O sono tutti degli ingrati con la Regione o qualche ragione ce l’hanno. E la questione ora è tutta politica, perché bisogna capire se questa pandemia, o meglio la sua sciagurata gestione, sarà la fine di un sistema di potere costruito per quasi trent’anni sugli oltre 20 miliardi di denaro pubblico della sanità in Lombardia oppure no? Se i morti, gli errori, i cittadini abbandonati, la medicina del territorio dimenticata, basteranno a costruire un fronte ampio non solo di protesta ma di proposta. Le piazze chiedevano anche questo. In maniere diverse.

I partiti non sembrano bastare, a Roma per altro sembrano anche distratti come sempre sulla questione lombarda. E il campo dove questa spinta deve diventare alleanza e pratica di un cambiamento è qua in Lombardia. E’ questa la grande prova che spetta alle forze della società civile e della politica. Per essere credibili. 

Manifestazione femminista a Perugia

Migliaia di donne arrivate dall’Umbria e da tutta Italia hanno manifestato oggi a Perugia, nonostante la pioggia, contro la decisione della giunta regionale di obbligare al ricovero in ospedale le donne che decidono di interrompere la gravidanza attraverso la pillola abortiva.

Fino a prima della delilbera si poteva effettuare l’interruzione di gravidanza in day hospital. La presidente umbra Donatella Tesei aveva parlato di una delibera “che si adegua all’attuale norma nazionale”.

Milano, flashmob dei musicisti in Piazza del Duomo

Il governo fa promesse ma il paese reale continua a soffrire. Oggi è la festa della musica e in piazza Duomo, a Milano, decine di lavoratori della musica e di artisti famosi, da Diodato a Levante, a Brunori Sas, a Manuel Agnelli, Cosmo e molti altri hanno manifestato per denunciare la crisi del settore che rischia di morire. Un flash mob: vestiti a lutto, hanno osservato un minuto di silenzio in piazza.
Noi abbiamo intervistato Ghemon, rapper e cantautore, che ha partecipato alla protesta:

 

Il presidente USA Trump trollato dagli adolescenti di Tik Tok

(di Davide Mamone)

Il Presidente dei tweet che fa flop a causa degli adolescenti di TikTok. È successo ieri sera a Tulsa, Oklahoma, dove l’attesissimo comizio di Donald Trump, il primo dall’inizio dello scoppio della pandemia coronavirus, è stato accolto con tiepido calore e da poche persone. Brad Parscale, guru della campagna elettorale del Presidente, settimana scorsa aveva twittato trionfante annunciando ottocentomila richieste di registrazioni per il biglietto gratuito, in poche ore.
Ieri, però, al BOK Center nonostante Trump si aspettasse un milione di fan dentro e fuori, si sono presentate circa seimila persone in un’arena che ne contiene diciannovemila. E la ragione sembra sia legata all’iniziativa migliaia di giovani adolescenti su TikTok. Che in massa si sono registrati nelle scorse settimane fingendo di voler assistere al comizio, attraverso una serie di profili troll che sono stati cancellati ventiquattr’ore dopo la registrazione stessa. Con l’obiettivo dichiarato, quello, di non presentarsi.
Gli aspetti divertenti di questa storia sono due. Il primo è che ieri sera si è iniziato a percepire che qualcosa stesse accadendo su Twitter, non su TikTok. Perché è su twitter, il social media delle madri e dei padri, che i genitori hanno iniziato a cinguettare le grasse risate che i loro figli si stavano facendo in salotto, nel vedere in tv l’arena semivuota di Trump proprio grazie alle loro finte registrazioni da TiKtOK. E poi c’è il fatto che a lanciare l’iniziativa sembra stata tale Mary Jo Laupp, una nonna di 51 anni che vive a Fort Dodge, Iowa. È stata lei a proporre ai suoi mille fan su TikTok di fare lo scherzetto al Presidente giorni fa. Uno dei tanti video passati nel silenzio delle cronologie, che però ha fatto la differenza.

La risposta dei giovani è stata enorme e così il Presidente dei tweet, arrivato ieri a tarda notte alla Casa Bianca con musi lunghi e smorfie tristi, è stato messo sotto scacco dalle campagne di TikTok.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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Che cosa è successo oggi? – Sabato 20 giugno 2020

manifestazioni milano 20 giugno 2020

Il racconto della giornata di sabato 20 giugno 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia diffusi alle due manifestazioni a Milano contro la Regione Lombardia e la gestione dell’emergenza COVID. La nave Mare Jonio si sta dirigendo a Pozzallo con 67 naufraghi a bordo, mentre sono arrivati in Italia i documenti personali di Giulio Regeni. Luca Palamara è stato espulso dal sindacato dei giudici e negli Stati Uniti un giudice ha autorizzato la pubblicazione del libro di John Bolton, “The Room Where It Happened”. Infine, i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

Che la Lombardia continua ad essere la Regione più affetta dal coronavirus lo dimostrano i dati odierni della Protezione civile. Il 63% dei nuovi contagiati si trova in Lombardia, 165 sui 262 totali. Il rapporto tra positivi e tamponi eseguiti è dell’1,8%. Tra le province più colpite, Milano, Bergamo e Brescia, mentre a Lodi e Pavia non c’è stato alcun positivo.
I decessi sono stati 23 e portano il totale in regione a 16.557. A livello nazionale i morti sono stati 49, due più di ieri. I contagi accertati 11 più di ieri.

Le manifestazioni a Milano contro la Regione Lombardia

La Regione Lombardia e la gestione sanitaria dell’emergenza coronavirus sono state il bersaglio di due piazze, oggi a Milano. In modi diversi, hanno indicato il presidente Fontana e l’assessore al welfare Gallera come i responsabili delle migliaia di morti.
In piazza Duomo c’era il nostro inviato Alessandro Braga:

Una piazza partecipata, ordinata, rispettosa del distanziamento fisico e delle norme di sicurezza vigenti. Una piazza determinata nel ribadire le sue richieste: un cambio di rotta radicale nelle linee guida della sanità lombarda, che da ormai un quarto di secolo ha abbandonato lo sviluppo della medicina del territorio, puntando a un’eccessiva ospedalizzazione e favorendo il privato a discapito del pubblico. Con un obiettivo a breve termine: il blocco della legge 23 del 2015, la riforma Maroni, che tra meno di due mesi termina il suo quinquennio di sperimentazione e non può certo essere confermata. E poi il commissariamento di chi in questi mesi ha gestito in maniera incapace e incompetente un’emergenza che ha solo accentuato, con conseguenze drammatiche, una stortura preesistente. Perché se la parola d’ordine è “Salviamo la Lombardia” di sicuro non può farlo chi l’ha ridotta così.

Sotto il grattacielo della Regione, l’altra manifestazione, che ha seguito il nostro inviato Luigi Ambrosio:

Il corteo alla fine ha circondato il grattacielo della regione Lombardia, alto e scintillante ma vuoto. Fontana e Gallera senza dubbio non avranno ascoltato le richieste di dimissioni, le accuse di aver gestito in maniera disastrosa la pandemia che venivano dalla piazza dei movimenti e delle Brigate di solidarietà, il cui orgoglio per il lavoro fatto in questi mesi è stato l’elemento chiave della giornata, assieme alla radicalità della denuncia, che non si ferma al presidente e al suo assessore. I quali, se nel frattempo non sarà stata cancellata, forse lunedì leggeranno la scritta a caratteri giganti che dice “cacciamoli” fatta a vernice bianca davanti all’ingresso della regione che somiglia a un’astronave. Non è la contrapposizione a Fontana e Gallera che ha diviso le due piazze. Anzi. Quello è stato l’elemento comune, il fattore che le ha unite. Quello che le ha divise è la profondità della critica al sistema della sanità che, per chi era davanti alla Regione, non esclude il Pd e il centrosinistra. Il disastro-covid, i morti, le sofferenze, hanno riempito due piazze, ma non hanno prodotto l’effetto di ridurre consolidate differenze politiche.

C’è stata anche una terza manifestazione, partecipata da circa 400 anarchici. In piazzale Loreto. Gli slogan: nessun ritorno alla normalità, libertà per tutti i detenuti.

La Mare Jonio verso Pozzallo con 67 naufraghi a bordo

Sta navigando verso il porto di Pozzallo, la nave Mare Jonio di Mediterranea, che ha soccorso 67 naufraghi. Resta invece senza indicazione di un porto sicuro la nave di Sea Watch, la ong tedesca. In tre diverse operazioni i volontari hanno soccorso 213 persone.
Alessandra Sciurba, portavoce di Mediterranea:


 

I documenti di Giulio Regeni arrivano in Italia

I documenti di Giulio Regeni sono nelle mani degli inquirenti italiani. Si tratta di passaporto e due tessere universitarie, documenti consegnati dalle autorità egiziane assieme ad una serie di oggetti che, secondo gli investigatori egiziani, appartenevano al ricercatore.
Ora è probabile che i genitori di Giulio vengano convocati dagli investigatori per effettuare un nuovo riconoscimento degli effetti personali arrivati dal Cairo nelle scorse ore. In passato Claudio e Paola Regeni, assisti dall’avvocato Alessandra Ballerini, hanno compiuto una perizia sulle foto dei presunti effetti personali del ricercatore da cui è emerso che solo i documenti di riconoscimento sono di Giulio mentre l’altro materiale, come ad esempio gli occhiali da donna e la droga, era funzionale ad avvalorare la falsa pista dell’omicidio a sfondo sessuale.
La consegna di questi effetti personali non ha alcuna valore dal punto di vista dell’inchiesta e neppure mostrano la volontà egiziana di iniziare a collaborare con la magistratura italiana.
Il primo luglio si terrà il vertice tra le procure italiane ed egiziane. Difficile che ci possa essere un cambiamento di atteggiamento da parte delle autorità de Il Cairo.
Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International:


 

Luca Palamara espulso dal sindacato dei giudici

Luca Palamara è stato giudicato “colpevole” dai colleghi dell’Associazione Nazionale Magistrati, con una sola astensione, ed è stato espulso dal sindacato dei giudici di cui è stato presidente tra il 2008 al 2012, ai tempi di Berlusconi e delle leggi ad personam.
L’ex pm di Roma, imputato di corruzione a Perugia ha chiesto di essere ascoltato dopo la pronuncia dei probiviri del sindacato dei giudici, ma i colleghi hanno detto di no.
La sua reazione, mentre attendeva davanti al palazzo di giustizia che ospita la Cassazione e al sesto piano la stessa Anm, è stata questa: “Mi è stato negato il diritto di parola, nemmeno nell’Inquisizione
Palamara aveva preparato un’autodifesa che era una chiamata in correo di molti altri magistrati, membri dell’Anm.
Ognuno aveva qualcosa da chiedere, ognuno riteneva di vantare più diritti degli altri, anche quelli che oggi si strappano le vesti – scrive Palamara nella sua memoria difensiva – “anche alcuni di quelli che ancora oggi siedono nell’attuale Comitato direttivo centrale e che forse troppo frettolosamente hanno rimosso il ricordo delle loro cene o dei loro incontri con i responsabili giustizia dei partiti politici di riferimento”.

Parole velenose che Palamara ha poi fatto conoscere alla stampa.
Luca Poniz, l’attuale presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, parlando in apertura dei lavori odierni del comitato direttivo centrale ha detto, citando il discorso di giovedì di Sergio Mattarella, che “esiste una gigantesca questione morale che riguarda il senso stesso della magistratura“.

USA, via libera alla pubblicazione del libro di John Bolton

(di Davide Mamone)

La pubblicazione del libro di John Bolton non può essere fermata. The Room Where It Happened, lo scritto in cui l’ex senior adviser di Donald Trump accusa il Presidente di aver chiesto supporto alla controparte cinese Xi Jinping per rivincere le elezioni di novembre, uscirà il 23 giugno. E a deciderlo è stato un giudice, che pur concedendo la pubblicazione dello scritto ha evidenziato le gravi responsabilità di Bolton che condividendo con il pubblico documenti riservati, si legge, ha esposto il suo paese e sé stesso a responsabilità civili e potenzialmente criminali.
Parole che hanno fatto twittare di soddisfazione Donald Trump, che si prepara proprio in queste ore al suo primo comizio dopo lo scoppio della crisi coronavirus. Il Presidente si trova in Oklahoma dove ad accoglierlo ci sarà una folla di almeno diciannovemila persone al BOK Center, l’arena all’interno della quale non verrà rispettata alcuna forma di distanziamento sociale e dove non ci sarà l’obbligo di portare la mascherina.
Il comizio arriva il giorno dopo l’anniversario della fine della schiavitù negli Stati Uniti e in una città Tulsa, dove il 31 maggio 1921 avvenne il massacro di centinaia di afroamericani per mano di un gruppo razzista di bianchi. Un comizio che arriva in un giorno non soddisfacente per la lotta contro la brutalità della polizia: in Minnesota, dove lo scorso venticinque maggio George Floyd ha perso la vita sotto il ginocchio di un agente, la Camera a maggioranza Dem e il Senato a maggioranza Repubblicana non hanno trovato un accordo per la riforma del dipartimento di polizia.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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Che cosa è successo oggi? – Venerdì 19 giugno 2020

Protesta Rider a Milano

Il racconto della giornata di venerdì 19 giugno 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia diffusi oggi col commento di Vittorio Agnoletto alla trattativa ancora in corso al Consiglio Europeo sul Recovery Fund. Il magistrato Nino di Matteo si sta togliendo un po’ di sassolini dalle scarpe nei confronti del Movimento 5 Stelle, mentre il numero dei migranti nel Mediterraneo in fuga dalla Libia è aumentato nelle ultime settimane. La protesta dei rider a Milano e l’addio allo scrittore spagnolo Carlos Ruiz Zafón. Sabato si scenderà in piazza contro la malagestione della sanità lombarda. Infine, i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

I dati della Protezione Civile sul Coronavirus. Scendono sia i nuovi contagi che le vittime. I positivi nelle ultime 24 ore sono stati 251, ieri erano 333, le vittime 47, ieri 66. Tornano a calare anche i ricoverati in terapia intensiva, meno 7 nelle ultime 24 ore, ieri erano aumentati di due unità.
La Lombardia resta la regione più colpita con il 62,5% dei casi totali, oggi i nuovi positivi sono stati 157 in calo rispetto ai 216 di ieri. In calo anche i decessi: 18, ieri erano 36. In 5 regioni ci sono stati zero casi e in 11 zero decessi. Oggi l’Istituto superiore di sanità ha diffuso i dati del monitoraggio settimanale, che fa riferimento al periodo dall’8 al 14 giugno. Il dato più rilevante riguarda il Lazio dove l’indice Rt è salito sopra 1, il livello di guardia, a causa dei focolai all’ospedale San Raffaele Pisana e alla Garbatella. In aumento i positivi anche nel focolaio di San Salvatore Monferrato, Alessandria. Oggi nella RSA Madonna del Pozzo sono risultati positivi altre persone per un totale di 13.
In questi giorni si è parlato molto di tamponi da cui emerge una lieve positività che indicherebbe una bassa contagiosità del malato. Ma di cosa si tratta e cosa comporta? Ce lo spiega Vittorio Agnoletto, medico e nostro collaboratore:

 

Prosegue la trattativa UE sul Recovery Fund

Era stato presentato come un vertice interlocutorio e così è stato. Al Consiglio Europeo di oggi le posizioni sul Recovery Fund sono rimaste immutate. Da una parte Germania, Francia e Italia che spingono per un’intesa in tempi brevi , dall’altra i cosiddetti paesi “frugali”, contrari alla proposta della Commissione Europea. Al termine del Consiglio, svolto in video conferenza, ha parlato anche Conte: “Il vertice di metà luglio sarà decisivo”, ha detto. La trattativa dunque prosegue. Questa volta però l’Italia puo contare sul sostegno dell’asse franco-tedesco e Berlino dal primo luglio prenderà la presidenza dell’Unione Europea. Andrea Di Stefano, direttore di Valori.it:


 

Nino di Matteo si toglie un po’ di sassolini dalle scarpe

(di Michele Migone)

Nino di Matteo si sta togliendo un po’ di sassolini dalle scarpe. E quando lo fa, l’effetto non è secondario. Anzi. Prima, la vicenda della mancata nomina al Dipartimento Affari Penali che ha portato il Guardasigilli Bonafede a un passo dal perdere il ministero. Poi, la rivelazione, risalente al 2012, all’epoca dello scontro con Napolitano, di un’offerta di mediazione del Quirinale, proposto attraverso l’allora numero uno dell’Associazione Nazionale Magistrati Palamara, ai magistrati di Palermo impegnati nel Processo Trattativa Stato-Mafia. Infine, la rivelazione della promessa fatta da Luigi Di Maio di portarlo a Roma come Ministro degli Interni in caso di vittoria del M5S alle elezioni. Promessa delusa dopo l’alleanza con la Lega. È come se il più famoso magistrato Antimafia d’Italia avesse deciso di raccontare a puntate il rapporto d’avversione e di delusione con il Palazzo avuto in questi anni, dopo aver lasciato la Procura di Palermo. Una vicenda che per certo versi vuole richiamare alla memoria quella storia di progressivo isolamento che visse Giovanni Falcone, il magistrato che fu il modello su cui si è formato Nino Di Matteo. I contesti storici, le circostanze e i personaggi sono ben diversi, ma Di Matteo sembra voler segnalare, da una parte una profonda delusione per incarichi fondamentali nella lotta alla mafia, promessi dai vertici dei 5Stelle, ma mai assegnati a lui, magistrato in prima linea e icona del Movimento, e dall’altra, Di Matteo sembra voler rivendicare il ruolo di moralizzatore ante litteram di quella zona grigia a cavallo delle istituzioni in cui si sono mossi con disinvoltura i protagonisti dello scandalo delle nomine del CSM. Togliendosi questi sassolini, Nino Di Matteo torna al centro del gioco.

Aumenta il numero dei migranti in fuga dalla Libia

Oltre 200 persone sulla nave Sea Watch, 70 soccorse dalla Mare Jonio, altri 100 in pericolo su due barconi a sud di Lampedusa. Negli ultimi giorni è aumentato il numero dei migranti nel Mediterraneo in fuga dalla Libia. Ci sono state diverse operazioni di soccorso delle organizzazioni umanitarie. Solo la ong tedesca Sea Watch ha effettuato tre salvataggi nelle scorse ore. 211 i migranti a bordo della nave in attesa di un porto sicuro. Dalle autorità italiane e maltesi finora nessuna risposta, mentre la maggioranza non trova un accordo per modificare i decreti sicurezza. Giorgia Linardi, portavoce italiana di Sea Watch.


 

La protesta dei rider a Milano

(di Luigi Ambrosio)

Oggi non si ordina, oggi non si lavora. Questo lo slogan dei ciclofattorini in sciopero e in corteo oggi per le vie di Milano. La protesta contro il divieto di salire sui treni con la bicicletta.

È morto lo scrittore spagnolo Carlos Ruiz Zafón

(di Ira Rubini)

Lo scrittore spagnolo Carlos Ruiz Zafón è morto il 19 giugno, a Los Angeles, dove viveva dal 1993 e lavorava anche come sceneggiatore per Hollywood. La notizia della morte è stata diffusa dal suo editore “Planeta”. Era malato di tumore da tempo.
Si era affermato sulla scena letteraria internazionale con il romanzo “L’ombra del vento“, aggiudicatosi prestigiosi riconoscimenti e l’ingresso nella lista dei migliori cento libri in lingua spagnola degli ultimi venticinque anni.
Era nato nel 1964 a Barcellona, e la sua notorietà lo aveva portato a essere tradotto in ben 140 lingue straniere e a essere l’autore spagnolo più letto, dopo Cervantes. Con “L’ombra del vento” aveva aggiornato e rilanciato la tradizione del romanzo ottocentesco e della narrazione attraverso generazioni. Dopo il primo romanzo, aveva pubblicato “Il gioco dell’angelo“, “Il prigioniero del cielo” e “Il labirinto degli spiriti“, tutti parte della tetralogia del “Cimitero dei Libri Dimenticati“.
Oltre alla scrittura letteraria, molta parte del suo lavoro si era concentrata negli ultimi anni sulla sceneggiatura cinematografica e sulla collaborazione come opinionista nelle pagine culturali di importanti testate spagnole e internazionali.

Sabato in piazza contro la malagestione della sanità lombarda

Giornata di mobilitazione contro la malagestione dell’emergenza per l’epidemia da Covid-19 da parte dei vertici di Regione Lombardia. Radio Popolare la seguirà in diretta dalle 15.35 alle 17.30.
In piazza Duomo, alle 15, ci sarà l’iniziativa “Salviamo la Lombardia”. Una manifestazione organizzata da una sessantina di sigle, a cui hanno aderito numerose personalità e privati cittadini.
Un’altra iniziativa ci sarà, sempre nel pomeriggio, davanti alla sede della Regione. Si chiama “Vogliamo Giustizia”, organizzata da sigle del movimento milanese e dalle brigate di solidarietà che in questi mesi hanno portato aiuti alle persone in difficoltà.
Entrambe le manifestazioni denunciano una sanità piegata al profitto del privato e contro la salute come diritto per tutti, e chiedono il commissariamento dei responsabili del disastro lombardo

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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