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La proroga dello stato di emergenza, l’accusa di Landini alla sinistra e le altre notizie della giornata

Vaccini COVID ANSA

Il racconto della giornata di martedì 14 dicembre 2021 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Il Consiglio dei Ministri ha prorogato lo stato d’emergenza che sarebbe scaduto tra due settimane, il 31 dicembre, ma ha deciso di non imporre l’obbligo di indossare le mascherine all’aperto in tutto il Paese. L’OMS, intanto, ha parlato di “tsunami di contagi” sia per Omicron sia per la variante Delta e ha invitato i governi a prendere delle contromisure senza aspettare. La sinistra italiana resta muta di fronte all’accusa lanciata da Landini: i partiti di sinistra non fanno il loro lavoro. Infine, l’andamento della pandemia di COVID-19 in Italia.

Prorogato lo stato di emergenza, ma niente mascherine all’aperto

Il Consiglio dei Ministri ha prorogato lo stato d’emergenza che sarebbe scaduto tra due settimane, il 31 dicembre. Non è stata presa invece un’altra decisione che nelle scorse ore era sembrata possibile, e cioè quella di imporre l’obbligo di mascherina all’aperto in tutta Italia.

(di Anna Bredice)

Sono undici articoli e sicuramente non c’è l’obbligo della mascherina all’aperto nel periodo di Natale, in zona bianca, più di quanto non stiano facendo i sindaci nelle singole città nelle vie con maggiori assembramenti, come a Roma o a Milano. Nelle regioni dove si passerà di fascia, a gialla e arancione, varranno le regole previste finora per quanto riguarda le mascherine. Così come rimane confermata la possibilità di decidere limitazioni, chiusure e lockdown nelle zone più colpite dai contagi. Il Consiglio dei Ministri ha approvato la proroga dello stato di emergenza fino al 31 marzo. Tre mesi ancora nei quali la situazione attuale viene di fatto congelata nella struttura commissariale. Con Francesco Figliuolo, nominato alla guida del comitato operativo interforze, resta il Comitato Tecnico Scientifico e in capo a Palazzo Chigi i vari decreti d’urgenza. In più nasce una infrastruttura presso un sito militare per lo stoccaggio delle dosi vaccinali che serviranno nei prossimi mesi.
È durata poco più di mezz’ora la riunione, la decisione era stata già condivisa da tutta la maggioranza, compresi i presidenti di Regione, anche quelli di centrodestra, dopo che lo stesso Salvini aveva dato un sostanziale via libera. Rimane il no di Giorgia Meloni che oggi ha attaccato la scelta della proroga, dicendo “inizia a crearsi una problema di democrazia”. Con la proroga decisa oggi, dovuta sostanzialmente al timore di un aumento molto forte dei contagi a causa delle nuove varianti, si superano i due anni di emergenza, che sono quelli che finora sono stati compresi in un provvedimento di questo tipo. Con l’ampliamento restano in piedi tutte le regole previste finora, dallo smart working alla variazione di norme per i colori delle regioni, al limite di passeggeri sui mezzi pubblici, di conseguenza dovrebbero essere prorogate anche gli orari di ingresso nelle scuole divisi per fasce.

Contagi e variante Omicron. Cosa possiamo aspettarci per l’Italia?

Oggi l’Organizzazione mondiale della sanità ha parlato di “tsunami di contagi” sia per Omicron sia per la variante Delta e ha detto che Omicron si sta diffondendo a una velocità mai vista. La stessa OMS ha invitato i governi a prendere delle contromisure senza aspettare. Su Omicron oggi sono arrivate notizie anche dal Sudafrica, dove è stato pubblicato uno studio secondo cui due dosi del vaccino di Pfizer proteggono al 70% dal rischio di ammalarsi gravemente. Secondo Pfizer la copertura era del 93% contro le varianti precedenti. Un altro dato che emerge dalla stessa ricerca riguarda i ricoveri, che sono il 29% in meno rispetto alla prima ondata subita dal paese africano quando ancora non c’erano i vaccini.
In questo contesto si inserisce la situazione italiana. Cosa possiamo aspettarci per il nostro paese nelle prossime settimane? Lo abbiamo chiesto a Carlo La Vecchia, che insegna nel settore di statistica medica all’università statale di Milano:


 

Il silenzio della sinistra dopo le parole di Landini

(di Luigi Ambrosio)

Landini ci ha provato, a lanciare il sasso nello stagno immobile della sinistra.
Con una intervista ha rivendicato che sì, lo sciopero di giovedì è politico e ha spiegato che in Italia abbiamo un grosso problema: i partiti di sinistra non fanno il loro lavoro. “Se la politica non si pone il problema di riportare al voto la maggioranza di quelli che stanno peggio, saranno guai per tutti”, ha detto Landini.
Ce ne sarebbe abbastanza per creare un casino. Per inondare le redazioni di risposte. Magari di approvazione o magari, perché no, di critica, polemiche con il segretario della Cgil.
Invece niente. Silenzio assoluto.
Sulle agenzie nulla. Va bene, i politici usano Twitter.
Bacheca Twitter di Enrico Letta, oggi: un tweet e tre retweet sui temi europei; un tweet sulla legge sulle delocalizzazioni; un tweet sulle agorà democratiche.
Bacheca di Giuseppe Conte: tre tweet per ricordare il giornalista Antonio Megalizzi, ucciso in un attentato a Strasburgo.
Bacheca di Roberto Speranza: niente.
E l’opposizione di sinistra? Per Sinistra Italiana le parole di Landini avrebbero potuto essere un assist formidabile per un goal a porta vuota. Dichiarazioni odierne di Nicola Fratoianni: due sull’aggressione alla giornalista Rai Lucia Goracci da parte dei No Vax a Budapest, una sulla puntata di ieri di Report. La palla è arrivata, il tiro è finito fuori.

Un altro femminicidio annunciato e non fermato da chi deve applicare le leggi

(di Chiara Ronzani)

Mihaela Kleics aveva fatto tutto quello che le istituzioni dicono alle donne di fare: aveva denunciato il suo maltrattante, aveva chiamato la polizia, non aveva ritrattato davanti agli agenti, gli aveva anzi fatto ammettere che la picchiava. In un’altra occasione, arrivata l’ambulanza, si era fatta medicare e refertare.
Anche i vicini di casa non si erano voltati dall’altra parte: alcune settimane fa avevano chiamato il 112 dopo aver sentito le botte e le minacce: ti ammazzo, le urlava. Una promessa mantenuta, perché nel frattempo nessuno ha fatto nulla.
Nonostante il Codice Rosso preveda che il magistrato ascolti la donna entro 3 giorni dalla denuncia, nonostante la necessità evidente di attivare misure di protezione.
Le leggi esistono, ma chi deve applicarle non lo fa, non è in grado di valutare il rischio, non è in grado di rapportarsi con il fenomeno della violenza di genere, come è scritto in una delle relazioni della commissione parlamentare sul femminicidio.
“Quello che serve alle donne è essere ascoltate e credute dalle forze dell’ordine, è essere tutelate nei tribunali dove, spesso, subiscono ulteriore violenza” – dice la presidente della rete dei centri antiviolenza Dire Antonella Veltri – “Chiediamo che le istituzioni smettano di fare proclami, di elencare fantasiose misure di protezione. Chiediamo che si realizzi un imponente piano di formazione per tutti coloro che hanno a che fare con la vita delle donne che vivono violenza”. Se non accadrà, tra meno di 48 ore saremo qui a raccontare di un altro femminicidio annunciato.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

Oggi in Italia sono stati accertati quasi 20.700 contagi. I morti comunicati sono 120: non erano così tanti da maggio. I pazienti ricoverati continuano ad aumentare, nell’ultima giornata sono 7 in più in terapia intensiva e 212 in più negli altri reparti COVID.

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    Redazione
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