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La caduta del governo di unità nazionale, la pace in Ucraina sempre lontanissima e le altre notizie della giornata

draghi dimissioni

Il racconto della giornata di mercoledì 20 luglio 2022 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Cinquestelle e Centrodestra non votano la fiducia a Draghi e pongono fine alla legislatura, il ministro degli esteri russo Lavrov dichiara che gli obiettivi russi vanno oltre il Donbass, Von Der Leyen presenta il piano d’emergenza europeo per l’energia, continuano gli incendi in tutto il Paese, spinti dall’ondata di caldo estremo. Infine, l’andamento della pandemia di COVID-19 in Italia.

Al Senato manca la fiducia: cade il governo Draghi

Lega e Forza Italia non votano la fiducia al governo Draghi e anche il Movimento 5 Stelle non partecipa al voto: l’esecutivo di unità nazionale non esiste più. La strada verso le elezioni anticipate è così spianata. Draghi al Senato ha costretto i partiti a scoprire le carte, chiedendo un voto di fiducia che rinnovasse il patto originario che ha fatto nascere il suo esecutivo l’anno scorso. Salvini e Berlusconi invece vogliono andare alle urne, mentre conte mantiene la linea dura per prepararsi alla campagna elettorale.

Nel momento in cui scriviamo non si sa se al Senato sarà raggiunto il numero legale, né se Mario Draghi anticiperà le mosse salendo al Colle per ribadire le sue dimissioni. Certamente i numeri per andare avanti secondo le richieste dell’ex presidente della BCE non ci sono.

Il discorso di Draghi: o con me o contro di me

E’ stato un discorso molto duro quello che il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha rivolto al Senato, per mettere i partiti con le spalle al muro e costringerli a prendersi le proprie responsabilità. Poche o niente le aperture verso e richieste dei 5 Stelle, parecchie anche le accuse alla Lega, per aver fatto ballare troppo spesso la maggioranza. L’ intenzione di Draghi era andare avanti solo se i partiti avessero accettato di appoggiarlo incondizionatamente, con un accordo di fine legislatura su pochi punti: le riforme legate al Pnrr, un’agenda sociale per far fronte alla crisi economica e il posizionamento internazionale dell’Italia, nella crisi ucraina.
Gli italiani hanno moltiplicato appelli in questi giorni perché l’esecutivo non finisca, ha ricordato Draghi, ed è questa l’ unica ragione per cui lui si è reso disponibile per andare avanti.

Poche ore dopo, al momento della replica, il Presidente del Consiglio ha parlato con un tono ancora più duro che in mattinata, ha risposto seccamente alle principali critiche che gli erano state rivolte nel dibattito e ha chiesto la fiducia. A quel punto era o con me o contro di me.

Sempre più lontane le posizioni di Kiev e Mosca

La guerra in Ucraina. Sembra sempre più lontana la possibilità di un dialogo tra Kiev e Mosca, soprattutto dopo le dichiarazioni di oggi. Durante un’ intervista con i media di stato, il ministro degli esteri russo Lavrov ha detto che gli obiettivi militari russi sono cambiati e non si concentrano più ‘solo’ sul Donbass ma riguardano ‘una serie di altri territori’, tra i quali ha nominato le regioni di Kehrson e Zaporizhizhia, nel sud. Lavrov, parlando della possibilità di trattative con Kiev, ha detto che in questo momento non hanno alcun senso.

Il ministro degli esteri Kuleba ha immediatamente risposto alle dichiarazioni russe chiedendo agli alleati occidentali di “aumentare le sanzioni alla Russia e accelerare le forniture di armi”, aggiungendo “I russi vogliono sangue, non colloqui”.
In questo contesto, sembrerebbe invece sempre più vicino un accordo tra le due parti sul grano. Oggi il presidente turco Erdogan, che sta facendo da mediatore, ha nuovamente detto che si aspetta una firma all’intesa entro la fine di questa settimana.
Ma la situazione sul campo rischia di influenzare anche l’accordo sul grano, oltre ad allontanare accordi di pace?
L’abbiamo chiesto a Gianpaolo Scarante, ex ambasciatore, oggi insegna teoria e tecnica della negoziazione.

Il nuovo piano europeo per l’emergenza energetica

“La Russia ci sta ricattando sul gas ma l’Europa è preparata”. Così Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha presentato oggi a Bruxelles il piano europeo per l’emergenza energetica. La proposta della commissione contiene una serie di misure pensate per ridurre la domanda di gas in vista dell’inverno e di una possibile chiusura da parte della Russia dei rubinetti di nord stream 1. Concretamente, prevede che i paesi membri riducano la domanda di gas del 15% tra il primo agosto 2022 e il 31 marzo 2023, oltre ad un’accelerazione nella diversificazione dei fornitori e delle fonti di energia. La Commissione europea chiederà poi agli Stati il potere di attivare un’allerta sugli approvvigionamento di gas se “almeno tre Paesi Ue” lo chiederanno. In questa situazione, la Commissione potrebbe imporre una riduzione vincolante dei consumi.  Fino a quel momento, il target del 15% sarebbe solamente volontario.

Poche ore dopo la presentazione, Madrid ha già detto di non appoggiare la proposta. La bocciatura è stata annunciata da Teresa Ribera, vicepremier e ministra della Transizione Ecologica, che ha sottolineato che non è stata “chiesta precedentemente” un’opinione in merito ai Paesi membri e ha chiesto che venga fatto un dibattito. La proposta, per passare, necessità dell’approvazione della maggioranza dei paesi membri, che ne discuteranno venerdì questo.

Ancora incendi per l’ondata di caldo eccezionale

Proseguono gli incendi scoppiati ieri nel Friuli Venezia Giulia. Non uscite di casa e indossate la mascherina ffp2. È l’appello della protezione civile regionale, mentre i vigili del fuoco sono ancora al lavoro per spegnere i roghi, che dal Carso si sono estesi anche alla Slovenia, con evacuazioni anche oltre confine. Tutta la regione è da oggi in massima allerta per rischio incendi. Due nuovi roghi sono divampati in provincia di Udine. E da domani anche Trieste è da bollino rosso. La città è oggi isolata.  L’autostrada a4 resta chiusa nel tratto interessato dall’incendio. La ripresa dei collegamenti ferroviari tra Trieste e Montefalcone è invece prevista per le 20. Chi è bloccato lascia la città via battello. Ma sentiamo il racconto del nostro collaboratore Eddy Pernice:

Continuano a bruciare anche i boschi della Versilia, oltre 800 gli ettari andati in fumo per il rogo scoppiato lunedì sera scorso a Massarossa, provincia di Lucca. La regione Toscana ha detto però che sono oggi sotto controllo al 70 per cento. Le fiamme stanno però ancora avanzando, anche se lentamente, lungo il versante di Montramito e Gualdo. Incendi anche nel pisano e in Campania.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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