Adesso in diretta

Ultimo giornale Radio

  • PlayStop

    GR di sab 14/12 delle ore 22:30

    GR di sab 14/12 delle ore 22:30

    Giornale Radio - 15/12/2019

Ultima Rassegna stampa

  • PlayStop

    Rassegna stampa di sab 14/12

    La rassegna stampa di Radio Popolare

    Rassegna Stampa - 15/12/2019

Ultimo Metroregione

  • PlayStop

    Metroregione di ven 13/12 delle 19:50

    Metroregione di ven 13/12 delle 19:50

    Rassegna Stampa - 15/12/2019

Ultimi Podcasts

  • PlayStop

    Snippet di sab 14/12

    Snippet di sab 14/12

    Snippet - 15/12/2019

  • PlayStop

    The Box di sab 14/12

    The Box di sab 14/12

    The Box - 15/12/2019

  • PlayStop

    Il Sabato del Villaggio di sab 14/12 (seconda parte)

    Il Sabato del Villaggio di sab 14/12 (seconda parte)

    Il sabato del villaggio - 15/12/2019

  • PlayStop

    Il Sabato del Villaggio di sab 14/12 (prima parte)

    Il Sabato del Villaggio di sab 14/12 (prima parte)

    Il sabato del villaggio - 15/12/2019

  • PlayStop

    Il Sabato del Villaggio di sab 14/12

    Il Sabato del Villaggio di sab 14/12

    Il sabato del villaggio - 15/12/2019

  • PlayStop

    Pop Up di sab 14/12 (quarta parte)

    Pop Up di sab 14/12 (quarta parte)

    Pop Up Live - 15/12/2019

  • PlayStop

    Pop Up di sab 14/12 (terza parte)

    Pop Up di sab 14/12 (terza parte)

    Pop Up Live - 15/12/2019

  • PlayStop

    Pop Up di sab 14/12 (seconda parte)

    Pop Up di sab 14/12 (seconda parte)

    Pop Up Live - 15/12/2019

  • PlayStop

    Pop Up di sab 14/12 (prima parte)

    Pop Up di sab 14/12 (prima parte)

    Pop Up Live - 15/12/2019

  • PlayStop

    Pop Up di sab 14/12

    Pop Up di sab 14/12

    Pop Up Live - 15/12/2019

  • PlayStop

    Sidecar di sab 14/12

    Sidecar di sab 14/12

    Sidecar - 15/12/2019

  • PlayStop

    Apertura musicale del 14/12/19

    l'apertura musicale del primo giorno di "Abbonaggio" 2019: con Francesco Tragni e Francesca Abruzzese.

    Bollicine - 15/12/2019

  • PlayStop

    Mash-Up di ven 13/12

    Mash-Up di ven 13/12

    Mash-Up - 15/12/2019

  • PlayStop

    Doppia Acca di ven 13/12

    Doppia Acca di ven 13/12

    Doppia Acca - 15/12/2019

  • PlayStop

    Musiche dal mondo di ven 13/12

    Musiche dal mondo di ven 13/12

    Musiche dal mondo - 15/12/2019

  • PlayStop

    Esteri di ven 13/12

    1- Brexit ora a un passo dopo la grande vittoria di Boris Johnson. Ma la Gran Bretagna rischia di ..Ulster…

    Esteri - 15/12/2019

  • PlayStop

    Note dell'autore di ven 13/12

    Note dell'autore di ven 13/12

    Note dell’autore - 15/12/2019

  • PlayStop

    Il demone del tardi - copertina di ven 13/12

    Il demone del tardi - copertina di ven 13/12

    Il demone del tardi - 15/12/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di ven 13/12 (terza parte)

    Fino alle otto di ven 13/12 (terza parte)

    Fino alle otto - 15/12/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di ven 13/12 (seconda parte)

    Fino alle otto di ven 13/12 (seconda parte)

    Fino alle otto - 15/12/2019

Adesso in diretta

Approfondimenti

Europa unita, progetto incompiuto

Sessant’anni. Di successi e fallimenti. Di passi avanti e bruschi stop. L’Unione europea è sempre stata una bestia strana. Non uno stato, né una federazione ma neanche un semplice gruppo di cooperazione.

Il progetto di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, dal confino fascista di Ventotene, era alto, idealistico. Era la reazione intellettuale alla tragedia della Seconda guerra mondiale. Un continente unito nella pace e nei diritti. Ma non è stato mai realizzato. Dovette fare i conti con la Guerra fredda. E così la partenza del progetto europeo fu limitata alla Comunità economica del carbone e dell’acciaio.

Poi venne la Comunità economica europea. Infine l’Unione europea. Sempre maggiore integrazione, sempre più ibrido fra accordo internazionale e federazione di Stati. Fra la democrazia che elegge il parlamento e il potere che resta nelle mani dei governi. Con il ruolo centrale della Commissione di Bruxelles che però rimane organismo più burocratico che politico.

Dopo la guerra nella ex Jugoslavia si decise di puntare sull’allargamento, anziché sulla maggiore integrazione. Ci si allarga invece che diventare una vera federazione di Stati. Secondo alcuni fu un errore. Troppi membri, troppi governi, ognuno con le sue esigenze e il potere di veto per bloccare tutto. L’Unione europea diventa grande prima di diventare adulta. E resta come un’adolescente, con slanci e chiusure. Una via di mezzo. Che oggi mostra tutti i suoi limiti. La crisi economica prima e quella dei migranti poi hanno messo a nudo tutta la sua debolezza. Di gigante economico e nano politico, come spesso si è detto. Per non parlare della politica estera dove l’Europa, con il suo alto rappresentante, fa poco più che da comparsa.

Un gruppo di Paesi decide di mettere in comune la moneta, nasce l’Euro. La moneta è uno dei simboli della sovranità nazionale. Il passo è storico. Ma anche qui si lasciano le cose a metà. Il governo dell’economia, le decisioni di politica economica restano in gran parte nelle mani degli Stati. L’Euro è l’esempio più importante di Stati che vanno avanti da soli, con chi ci sta. Oggi si punta molto su questo tipo di soluzione.

Sarà questo il punto più importante della giornata del 25 marzo: a Roma verranno celebrati i sessant’anni del Trattato che diede vita al primo nucleo dell’Unione. La parola d’ordine è “rilancio” e la strada scelta sembra essere quella dell’Europa a più velocità. Ma i punti di domanda sono tanti e tali da rendere l’espressione, al momento, una formula vuota. Su quali materie si andrà avanti? Chi potrà decidere di unirsi al gruppo di testa? Con quali requisiti? Verranno rivisti i Trattati per adeguare le istituzioni al gruppo di testa? Le bozze che circolano alla vigilia dell’appuntamento romano non sciolgono questi nodi cruciali. Vedremo se si andrà oltre le dichiarazioni di principio oppure no. Se verranno fissate delle tappe, delle scadenze che rendano concreto il percorso di maggiore integrazione.

L’ultimo anno per l’Europa è stato drammatico: sono tornati i muri. Il filo spinato ai confini. Sono tornati i nazionalismi. La Brexit ha rotto il tabù: dall’Unione europea si può andar via. Si può ritenere che convenga. Sul fatto che per superare questa fase ci voglia uno slancio sono tutti concordi. Che questa Europa smarrita ci riesca è tutto da vedere. Gli ultimi mesi giustificano un certo pessimismo. Anche perché siamo alla vigilia di tre elezioni fondamentali: Francia, Germania e Italia. Con le forze anti europee mai così visibili e agguerrite. Come fare passi decisivi senza sapere chi guiderà tre Paesi fondamentali per l’Unione?

Cosa sarà allora il Sessantesimo anniversario del Trattato di Roma? Una celebrazione, certo, con molta retorica, sicuramente. La speranza è che sia anche un’occasione di rilancio, ma lo sia davvero. Ricordando che l’Europa, con tutti i suoi limiti, ha anche dato tanto ai suoi cittadini. Sessant’anni di pace. Per cominciare. E non è poco. Ricordare i pregi, riconoscere i difetti. E puntare a un nuovo passo avanti. Una nuova legittimazione, riavvicinandosi alla vita dei cittadini. Combattendo le disuguaglianze, promuovendo una crescita economica sostenibile ed ecologica, facendosi apripista dei diritti, anche quando i governi nazionali non ne sono all’altezza. Dando più forza alla democrazia, cioè al Parlamento eletto direttamente dai cittadini. Tutto questo non avverrà il 25 marzo. Ma non è possibile aspettare anni. O il rischio concreto è che questo sia l’ultimo anniversario tondo da festeggiare.

  • Autore articolo
    Alessandro Principe
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni