Adesso in diretta

Ultimo giornale Radio

  • PlayStop

    GR di lun 09/12 delle ore 10:31

    GR di lun 09/12 delle ore 10:31

    Giornale Radio - 12/09/2019

Ultima Rassegna stampa

  • PlayStop

    Rassegna stampa di lun 09/12

    La rassegna stampa di Radio Popolare

    Rassegna Stampa - 12/09/2019

Ultimo Metroregione

  • PlayStop

    Metroregione di lun 09/12 delle 07:16

    Metroregione di lun 09/12 delle 07:16

    Rassegna Stampa - 12/09/2019

Ultimi Podcasts

  • PlayStop

    Prisma di lun 09/12 (prima parte)

    Prisma di lun 09/12 (prima parte)

    Prisma - 12/09/2019

  • PlayStop

    Prisma di lun 09/12 (seconda parte)

    Prisma di lun 09/12 (seconda parte)

    Prisma - 12/09/2019

  • PlayStop

    Di Lunedi di lun 09/12

    Di Lunedi di lun 09/12

    DiLunedì - 12/09/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di lun 09/12 (terza parte)

    Fino alle otto di lun 09/12 (terza parte)

    Fino alle otto - 12/09/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di lun 09/12 (seconda parte)

    Fino alle otto di lun 09/12 (seconda parte)

    Fino alle otto - 12/09/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di lun 09/12 (prima parte)

    Fino alle otto di lun 09/12 (prima parte)

    Fino alle otto - 12/09/2019

  • PlayStop

    Reggae Radio Station di dom 08/12

    Reggae Radio Station di dom 08/12

    Reggae Radio Station - 12/09/2019

  • PlayStop

    Prospettive Musicali di dom 08/12 (seconda parte)

    Prospettive Musicali di dom 08/12 (seconda parte)

    Prospettive Musicali - 12/08/2019

  • PlayStop

    Prospettive Musicali di dom 08/12 (prima parte)

    Prospettive Musicali di dom 08/12 (prima parte)

    Prospettive Musicali - 12/08/2019

  • PlayStop

    Prospettive Musicali di dom 08/12

    Prospettive Musicali di dom 08/12

    Prospettive Musicali - 12/08/2019

  • PlayStop

    Sacca del Diavolo di dom 08/12

    Sacca del Diavolo di dom 08/12

    La sacca del diavolo - 12/08/2019

  • PlayStop

    Sunday Blues di dom 08/12 (terza parte)

    Sunday Blues di dom 08/12 (terza parte)

    Sunday Blues - 12/08/2019

  • PlayStop

    Sunday Blues di dom 08/12 (seconda parte)

    Sunday Blues di dom 08/12 (seconda parte)

    Sunday Blues - 12/08/2019

  • PlayStop

    Sunday Blues di dom 08/12 (prima parte)

    Sunday Blues di dom 08/12 (prima parte)

    Sunday Blues - 12/08/2019

  • PlayStop

    Sunday Blues di dom 08/12

    Sunday Blues di dom 08/12

    Sunday Blues - 12/08/2019

  • PlayStop

    Bollicine di dom 08/12 (seconda parte)

    Bollicine di dom 08/12 (seconda parte)

    Bollicine - 12/08/2019

  • PlayStop

    Bollicine di dom 08/12 (prima parte)

    Bollicine di dom 08/12 (prima parte)

    Bollicine - 12/08/2019

  • PlayStop

    Domenica Aut di dom 08/12

    Domenica Aut di dom 08/12

    DomenicAut - 12/08/2019

  • PlayStop

    Italian Girl di dom 08/12

    Italian Girl di dom 08/12

    Italian Girl - 12/08/2019

  • PlayStop

    50 Special di dom 08/12

    50 Special di dom 08/12

    50 Special - 12/08/2019

Adesso in diretta

Approfondimenti

Clima, un pianeta sempre più caldo

Un caldo anomalo avvolge il pianeta. Sabato scorso la Nasa, l’agenzia spaziale degli Stati Uniti, ha comunicato a noi abitanti del pianeta Terra un dato fondamentale sullo stato di salute del clima. Lo scorso mese di febbraio, sostiene la Nasa, è stato il più “anomalmente caldo”. È il secondo mese consecutivo in cui il record viene infranto. Era accaduta la stessa cosa a gennaio. La serie statistica dell’agenzia statunitense inizia nel 1880.

I numeri, riferiti alle temperature globali terre-oceani (global land-ocean): febbraio è stato 1,35 gradi centigradi più caldo della media 1951-1980 per quel mese. L’anomalia di gennaio era stata invece di 1,13 gradi centigradi, sempre rispetto alla media delle temperature nel periodo 1951-1980 per quel mese.

I dettagli. La regione Artica (parte del Nordamerica e l’Eurasia) a febbraio è stata la più anomala del pianeta: le temperature sono state di oltre 4 gradi più alte della media complessiva di febbraio.

Giampiero Maracchi, professore emerito di climatologia all’Università di Firenze è stato uno degli ospiti di Memos, oggi.

Cosa significano questi numeri raccolti dalla Nasa?

«Sono cifre – risponde il professor Maracchi – che rappresentano lo scostamento delle temperature dal loro valore medio a livello globale. La ragione di tale scostamento è l’ormai noto effetto serra, il surriscaldamento del pianeta».

Perchè si considera la media delle temperature tra il 1951 e il 1980 come riferimento dell’anomalia delle temperature di oggi?

«E’ il riferimento previsto dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale – dice il professor Maracchi – ed è un periodo in cui il cambiamento del clima non si era ancora manifestato. Il cambiamento del clima, in termini di valori specifici, comincia dagli anni ’90 in poi. Nel 1980 ci fu la prima conferenza mondiale sul clima, ripetuta poi nel 1990, e noi climatologi – e io fui tra coloro che parteciparono alla conferenza dell’80 – cominciammo ad evidenziare che l’aumento dei gas effetto serra come l’anedride carbonica avrebbe comportato un innalzamento complessivo della temperatura del pianeta, cosa che poi si verificò puntualmente. Un aumento sia della temperatura degli oceani, molto importanti nella “macchina del clima”, che dell’atmosfera».

Usare come metro di confronto quei trent’anni tra il 1951 e il 1980 significa riferirsi ad un’epoca ottimale, dal punto di vista climatico?

«Normale, direi».

La rivista di divulgazione scientifica The New Scientist, commentando i dati della Nasa, ieri scriveva che il record di anomalia nelle temperature di febbraio non vuol dire che abbiamo raggiunto il picco più alto. Perché, professor Maracchi?

«Bisogna fare una distinzione. Dal punto di vista del clima ciò che conta sono prevalentemente gli oceani che sono costituiti da un’enorme massa d’acqua. La quantità di calore immagazzinata negli ultimi anni dagli oceani è addirittura dell’ordine di tremila miliardi di miliardi di joule. Il joule è l’unità di riferimento del calore e quindi stiamo parlando di una quantità di energia enorme che corrisponde a migliaia di bombe atomiche. Non necessariamente, quindi, fa sempre più caldo ovunque. Il riscaldamento del pianeta – sostiene il climatologo dell’Università di Firenze – mette in discussione la “macchina del clima”, molto legata agli oceani, e si traduce nelle differenti aree del globo in fenomeni diversi, a volte anche contraddittori».

Giampiero Maracchi
Giampiero Maracchi

Il dato della Nasa di febbraio viene spiegato con il surriscaldamento di lungo termine del clima e con l’effetto corrente di El Niño.

«El Niño è un fenomeno che si è sempre verificato. E’ un fenomeno del sud del Pacifico che poi ha effetti sull’America e sull’Australia ed è legato alle correnti marine. Ovviamente, come con tutti i fenomeni meteorologici, il cambiamento del clima ne ha intensificato la portata. Non è El Niño a contribuire al riscaldamento terrestre, ma al contrario è il riscaldamento del pianeta che rende El Niño spesso più intenso».

Lei, professor Maracchi, ha sempre sostenuto che il problema del surriscaldamento del clima lo si risolve in un solo modo: superando l’economia dipendente dal petrolio. E’ ancora così?

«Assolutamente sì. Ricordo sempre che a Parigi alla Cop21 avrebbe dovuto esserci quell’unico documento che ha un po’ colto questo fenomeno. Parlo dell’enciclica Laudato Si’ di papa Francesco. E’ un testo che tiene insieme tutti i vari tasselli che sono legati ad un tipo di economia che oggi, nel 2016, non è più coerente con il rispetto dell’ambiente e la conservazione del pianeta per le prossime generazioni».

Ospite di Memos anche Monica Di Sisto, vicepresidente di Fairwatch, associazione che si occupa di commercio internazionale e clima. Di Sisto ha partecipato alla Conferenza sul Clima di Parigi nel dicembre scorso. L’articolo 2 dell’accordo di Parigi fissa l’obiettivo di restare “ben al di sotto dei due gradi rispetto ai livelli pre-industriali”, con l’impegno a “portare avanti sforzi per limitare l’aumento di temperatura a 1,5 gradi”.

Monica Di Sisto
Monica Di Sisto

Sono obiettivi compatibili con i dati di questi ultimi mesi?

«Sono dati, mi dispiace dirlo, che avevamo preannunciato in passato», ci dice Monica Di Sisto. «Quando abbiamo visto l’euforia che c’è stata rispetto al risultato di Cop21 – prosegue la vicepresidente di Fairwatch – noi dicevamo che il limite dei due gradi, anche se rispettato, avrebbe portato comunque ad un aumento della temperatura tra i 2,7 e i 3 gradi. I limiti che ci siamo dati dovrebbero valere per tutti i paesi: dal Bhutan alla industrializzata Cina, agli Stati Uniti che continuano ad inquinare, all’Europa che inquina meno solo perché c’è più crisi. In questa situazione complessa e così contraddittoria, le conclusioni di Cop21 sono come una foglia di fico davanti ad un gigante nudo. Noi avevamo chiesto maggiore ambizione da parte degli stati. Non solo. Avevamo chiesto che l’accordo fosse legalmente esigibile, mentre invece è solo vincolante e in un modo particolare. Gli stati, infatti, sono obbligati a mantenere i loro impegni che, però, sono impegni volontari, fissati da loro stessi senza un organismo terzo che decida se sono sufficienti o meno a rendere la loro economia più verde. Inoltre non sono previste sanzioni».

Monica Di Sisto nel corso della trasmissione parla anche delle questioni che legano l’ambiente, il clima e il negoziato commerciale tra Europa e Stati Uniti, il TTIP. A Roma il 7 maggio le associazioni che si oppongono al TTIP (vedi) hanno convocato una manifestazione: «vogliamo far capire – dice Di Sisto – che come sul nucleare c’è un pezzo di questo paese che dice “no”. In un momento così complicato per la salute del pianeta, quel Trattato che detterà le regole per oltre il 46% del mercato globale (Europa e Stati Uniti) considera secondario l’ambiente e il lavoro. Entrambi, ambiente e lavoro, sono inseriti in un capitolo specifico senza renderli invece trasversali a tutti i temi. Così si crea per loro una sorta di nicchia. In questo capitolo – chiamato “sviluppo sostenibile” – non ci sono regole stringenti. C’è solo un elenco – conclude Monica Di Sisto – di buoni principi e convenzioni che un giorno verranno sottoscritte. Non c’è un indicatore numerico o qualitativo».

Per saperne di più ascolta tutta la puntata di Memos

  • Autore articolo
    Raffaele Liguori
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni