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Che cosa è successo oggi? – Mercoledì 22 aprile 2020

Milano Deserta - Foto di Claudia Reali

Il racconto della giornata di mercoledì 22 aprile 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dall’analisi dei dati dell’epidemia di Vittorio Agnoletto ai tanti dubbi e le ipotesi sulla Fase 2 ormai imminente e l’impiego dell’app Immuni mentre a Milano il numero delle persone positive sarebbe almeno il doppio di quelle censite tramite tampone. In Iran, intanto, coronavirus non ferma i pasdaran. Infine i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

L’analisi di Vittorio Agnoletto sui dati dell’epidemia diffusi oggi

Oggi in Italia ci sono stati 3370 nuovi positivi al coronavirus con un numero di tamponi che è il secondo più alto da quando è iniziata la pandemia: 63.101.
Aumentano i guariti, 2943 e cala ancora la pressione sulle terapie intensive e sui reparti di degenza. Resta molto alto il numero dei morti, 437, e per il terzo giorno di fila cala in termini assoluti il numero del totale dei positivi, oggi dieci meno di di ieri. Il commento di Vittorio Agnoletto:

 

Fase 2, le ipotesi sulla riapertura in Italia

(di Anna Bredice)

C’è fretta di ripartire e il 27 aprile potrebbero ricominciare a riaprire alcuni settori economici tra cui quello edile. A Palazzo Chigi in videoconferenza Conte e i ministri coinvolti nella gestione coronavirus stanno incontrando in riunioni continue da questa mattina tutte le parti in campo, dal gruppo guidato da Colao alle parti sociali e dopo ancora ci sarà la riunione con gli enti locali.
Prima di affrontare il Consiglio Europeo, Conte vorrebbe avere più chiaro il piano di ripartenza e ha già chiarito negli incontri svolti finora che il lockdown non può protrarsi oltre il 3 maggio. Dal 3 ci saranno sicuramente delle ripartenze di lavoro, ma anche prima a quanto pare. Tutto però deve basarsi sul tipo di settore, che consenta la distanza necessaria, i dispositivi di sicurezza e la presenza dell’azienda in un territorio dove il contagio è già ridotto e la soglia di rischio deve essere condizionata alla capienza dei reparti degli ospedali regionali.
Una serie di condizioni che da qui ai prossimi giorni deve essere messa nero su bianco, ma già entro sabato Conte dovrebbe annunciare il piano di ripartenza. Le riaperture saranno graduali, ma omogenee su tutto il territorio. Il problema è che le condizioni di soglia di contagi e di spostamenti dei lavoratori segnalano l’allarme ancora in Lombardia. Una delle questioni infatti sono i trasporti. Con le parti sociali Conte sta discutendo anche di questo, tutti i protocolli di sicurezza devono essere aggiornati, con l’obbligo di avere dispositivi di protezione per tutti. Tutto questo riguarda il lavoro, ma di conseguenza l’uscita di casa di milioni di persone, restano da definire l’allargamento delle altre restrizione, uscire di casa, fare sport, l’apertura di tutti gli altri negozi, e poi infine, probabilmente l’ultimo step riguarderà cinema, ristoranti e teatri.

Le molte incognite della Fase 2 in Italia

(di Michele Migone)

Le incognite della Fase 2 sono molte. Per la task force guidata da Vittorio Colao già dal 27 aprile potrebbero ripartire alcuni settori produttivi, se le aziende fossero in regola, poi dal 4 maggio tutti gli altri. La domanda è: ci saranno i controlli per verificare il rispetto delle norme di sicurezza?
Durante il lockdown migliaia di imprese in deroga hanno continuato a lavorare, ma per mancanza di ispettori del lavoro i controlli sono stati pochissimi. Lo stesso scenario si ripeterà nella Fase 2. Sotto questo aspetto rischia di essere un liberi tutti. Giuseppe Conte ha detto che tutti gli italiani dovranno portare le mascherine. Ci sarà un numero sufficiente? Secondo il Politecnico di Torino il fabbisogno nazionale sarebbe di 953 milioni di pezzi al mese. La situazione è migliorata, ma è difficile pensare che si raggiungano questi numeri. Anzi, alcune associazioni di medici lamentano ancora la scarsità di mascherine per il personale sanitario. Terzo punto: la strategia per la Fase 2 si baserebbe sulla app di tracciamento. Il dibattito è sulla privacy, ma la realtà è che sarà uno strumento inutile se non verrà fatta una politica diversa sui tamponi per trovare i positivi. Il governo sembra sottovalutare la questione. Poi c’è il tema trasporti pubblici. In due settimane dovrà essere pronto un piano per eliminare le ore di punta, differenziando gli orari di lavoro. Missione non facile, ma neppure impossibile Ma verrà raggiunto l’obiettivo di evitare affollamenti? Non vi è certezza. Infine, come si sa, le scuole riprenderanno non prima di settembre. Con il ritorno al lavoro, molti genitori si troveranno nella difficile condizione di “piazzare” i figli piccoli. Non sarà facile. I provvedimenti previsti per ora dal governo (distacchi parentsli e bonus babysitter) non sembrano sufficienti a risolvere il problema.

Milano, almeno il doppio di malati di COVID rispetto ai censiti con tampone

(di Claudio Jampaglia)

La cifra ufficiale dei positivi della provincia di Milano, la più alta d’Italia, dice 17000 uomini e donne finora testati e risultati positivi al tampone, per lo più in ospedali, un migliaio nell’ultima settimana nella Rsa. Ma il dato corretto dai sommersi, i malati a casa, con sintomi conclamati e considerati Covid 19 anche dalle autorità sanitarie, registrati nel database di monitoraggio dei medici di base, conta altri 14mila malati di Covid che non hanno ancora fatto il tampone. Se a questi aggiungiamo i 3mila sintomatici nelle Rsa della città metropolitana confermati da Ats, il numero certo dei malati Covid di Milano e provincia raddoppia: 34mila con l’aggiustamento degli oltre 400 casi di ieri. E non sono tutti, perché il database è composto delle segnalazioni dell’85% dei medici di base, poi ci sono i sintomatici che non hanno mai chiamato il medico di base, poi quelli che non hanno copertura sanitaria e nemmeno i documenti. Per capire se Milano sia la grande malata e soprattutto se può permettersi la fase 2 e come, il dato di quanto sia diffuso il contagio è imprescindibile, come la sorveglianza e le cure per queste persone da molte settimane sole. Un’operazione di trasparenza doverosa perché tutte le autorità, sanitarie e locali, possano fare le scelte corrette e partecipare con cognizione di causa ai tavoli che discutono come e se riaprire. Per questo chiediamo che la autorità, in primis la Regione, diffondano tutti i dati, perché la medicina del territorio di cui abbiamo un disperato bisogno, possa fare il suo lavoro con la partecipazione di tutte le responsabilità e competenze necessarie e di tutti i cittadini, malati e no.

Immuni, la app da sola non serve a niente

(di Luigi Ambrosio)

Va bene la app. Soprattutto ora che Conte ha specificato che in fase 2 non ci saranno limitazioni alla libertà di chi deciderà di non usarla. Restano alcune questioni da chiarire. Di una si occuperà il Copasir che indaga sul trattamento dei dati e sulla partecipazione di fondi cinesi e della famiglia Berlusconi al capitale della società che la sviluppa.
Altre riguardano il contesto in cui la app si pone. Perché non basta avere una app. La fase 2 si affronta con successo se c’è la medicina sul territorio, se le persone malate vengono curate a casa con tempestività. Se ci sono le mascherine. Se si possono fare tamponi e test sierologici a tutti coloro che ne hanno bisogno. Se sui luoghi di lavoro si rispettano le norme anti contagio.
L’Italia è molto in ritardo. A una settimana e mezzo dalla fine annunciata del lockdown, più che altro si sta discutendo della app.

Iran, il coronavirus non ferma i pasdaran

(di Farian Sabahi)

Il coronavirus non ferma i pasdaran. Dopo una serie di lanci falliti, stamattina le guardie rivoluzionarie sono riusciti a mandare in orbita il loro primo satellite militare. A comunicarlo è il sito Sepahnews dei pasdaran. Il satellite si chiama Nour, è stato lanciato dal deserto Markazi, nell’altopiano al centro del paese. Il satellite è in orbita, a 425 km dalla terra.
Sul sito si legge che si tratta, per l’Iran, di un grande successo e di un nuovo sviluppo in ambito aerospaziale. Lo scorso 9 febbraio il satellite aveva invece fallito la sua missione, proprio un paio di giorni prima del 41esimo anniversario della Rivoluzione iraniana. Quel missile si chiamava Zafar, in persiano vuol dire Vittoria, ma il nome non era stato di buon auspicio.
In questo momento la situazione, nel Golfo Persico, è incandescente: la settimana scorsa il Pentagono aveva accusato imbarcazioni iraniane di infastidire le sue navi del Golfo. Ora, se Teheran dichiara di rispettare le leggi internazionali e le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per gli Stati Uniti il programma spaziale iraniano sarebbe una copertura per lo sviluppo di missili. Le tensioni tra Teheran e Washington sono esacerbate dall’emergenza COVID-19: con 5.300 morti e almeno 85.000 infetti dichiarati, l’Iran è il Paese maggiormente colpito in Medio Oriente, anche perché le sanzioni statunitensi impediscono di ottenere i farmaci e le protezioni sanitarie necessarie.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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