Tra Buddha e Jimi Hendrix

Sadhguru – Il Santone motociclista che corre per l’ecologia

Sadhguru, all’anagrafe Jaggi Vasudev, è un uomo straordinario, credetemi sulla parola. Un mistico, filosofo e attivista diverso da tutti gli altri, più o meno un incrocio tra Osho, Eddie Murphy, Valentino Rossi e una rockstar. Gira in moto, porta la barba lunghissima, indossa occhiali da sole scuri e alterna vestiti sportivi a tradizionali abiti indiani. Sessant’anni passati da un pezzo, questo santone dal cervello affilato come la lama di un coltello sta cambiando un discorso alla volta l’approccio con cui tante persone si relazionano al divino e alla vita. In quello che dice, in quello che fa, in quello che porta avanti, Sadhguru trova sempre nuovi spazi di comprensione. Mai una parola fuori posto. Concetti difficili spiegati in maniera semplice, diretta e ironica. Spesso è proprio grazie a una risata che riesce ad accendere il fuoco della consapevolezza.
In India è famoso come i Rolling Stones. In America lo amano in tanti, soprattutto fra le star di Hollywood. Will Smith lo ha pure invitato a casa sua. In Italia personaggi pubblici tipo Fabio Volo e Paola Maugeri ne parlano spesso. I suoi libri, divertenti e illuminanti quanto lui, qui da noi li pubblica Corbaccio, e la sua pagina Facebook – Sadhguru Italia – è seguitissima. Fidatevi di me e fatevi un favore, andate su internet e ascoltate qualcuno dei suoi discorsi: non costano nulla ma arricchiscono tanto.
Da qualche mese poi, il guru motociclista sta compiendo qualcosa di straordinario. Un giro in moto in solitaria lungo mezzo mondo per il progetto “Save the Soil” (Salviamo il suolo). Un viaggio che lo porterà a coprire circa 30.000 chilometri, incontrando centinaia di migliaia di persone attraversando decine di Paesi.
Il suo obiettivo? Sensibilizzare l’opinione pubblica sulla crisi ambientale.
Il Movimento lanciato da Sadhguru ha l’obiettivo di raggiungere 3,5 miliardi di persone – il 60% dell’elettorato mondiale.
E bisogna fare in fretta visto che, secondo la Convenzione delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione (UNCCD), oltre il 90% del suolo della Terra potrebbe deteriorarsi entro il 2050 portando a crisi catastrofiche a livello globale: scarsità di cibo e acqua, siccità, carestie, cambiamenti climatici, migrazioni di massa e l’estinzione senza precedenti di intere specie animali.
E così il primo giorno di primavera Sadghuru è partito da Londra per la prima di una serie di tappe che lo hanno portato in tutta Europa, poi in Medio Oriente e che si concluderanno in India, non prima di una deviazione in Costa d’Avorio per la Conferenza delle Parti (COP15) dell’UNCCD sul futuro della gestione del suolo.
Come ben ricorda un articolo degli amici di Italia che Cambia, Sadhguru ha già dato il via a Karnataka – stato del Sud dell’India, meta finale del tour – al progetto Cauvery Calling, che ha lo scopo di facilitare la piantumazione di 2,42 miliardi di alberi in terreni agricoli privati nel bacino del fiume Kaveri. L’obiettivo è ripristinare la portata gravemente ridotta del fiume e rivitalizzare il suolo. Ad oggi i volontari di Cauvery Calling hanno permesso a 125.000 agricoltori di piantumare 62 milioni di alberi per risanare il suolo e rivitalizzare il fiume.
“Non importa quanto siamo facoltosi, istruiti e ricchi, i nostri figli non potranno vivere bene se non saremo capaci di recuperare il suolo e l’acqua” dice Sadhguru.
E allora accelera amico, macina un chilometro dopo l’altro e ricorda a tutti come ci sia un solo modo per combattere il buio: accendere la luce.

  • Federico Traversa

    Genova 1975, si occupa da anni di musica e questioni spirituali. Ha scritto libri e collaborato con molti volti noti della controcultura – Tonino Carotone, Africa Unite, Manu Chao, Ky-Many Marley – senza mai tralasciare le tematiche di quelli che stanno laggiù in fondo alla fila. La sua svolta come uomo e come scrittore è avvenuta grazie all'incontro con il noto prete genovese Don Andrea Gallo, con cui ha firmato due libri di successo. È autore inoltre autore di “Intervista col Buddha”, un manuale (semi) serio sul raggiungimento della serenità mentale grazie all’applicazione psicologica del messaggio primitivo del Buddha. Saltuariamente collabora con la rivista Classic Rock Italia e dal 2017 conduce, sulle frequenze di Radio Popolare Network (insieme a Episch Porzioni), la fortunata trasmissione “Rock is Dead”, da cui è stato tratto l’omonimo libro.

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    Solo poche delle 368 vittime della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 hanno un corpo e un nome, sia perché molti corpi non sono stati recuperati, sia perché solo di pochi c’è stato un prelievo del Dna e la faticosa ricerca del match con i parenti delle vittime che si sono rintracciate nel corso di questi anni. Ma il Comitato 3 Ottobre, organizzazione no profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa, continua a lavorare con i familiari e con il Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano, per dare un nome a ciascuno di loro. “Chiediamo solo di recuperare i morti e raccogliere i campioni, quest’anno siamo riusciti a dare una risposta a 12 famiglie, ce ne sono altre 65 che hanno chiesto il nostro aiuto solo nell’ultimo mese”, ci spiega Tareke Brhane, Presidente Comitato 3 Ottobre, che chiede il riconoscimento di una Giornata della Memoria, da celebrare ogni 3 ottobre a livello europeo per onorare i migranti deceduti, così come le persone che hanno rischiato la propria vita per salvarli.

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