Putin, tra i vincitori della guerra in Medio Oriente

La decisione di Trump di allentare le sanzioni americane sul petrolio russo è l’ultima dimostrazione dell’approccio del presidente statunitense alla politica, tanto quella nazionale quanto quella internazionale. Niente solide alleanze, nessun impegno di lungo periodo insieme ad altri paesi quindi sostanza la fine del multilateralismo, no al rispetto delle regole a meno che non siano funzionali ai propri interessi. Da qui il totale disinteresse per la legalità, il sostanziale abbandono della questione ucraina, il fastidio per gli chiede della vecchia alleanza con l’Europa.
Dal punto di vista tecnico l’allentamento delle sanzioni sul petrolio russo, già caricato sulle petroliere bloccate in mare, non dovrebbe arricchire così tanto Mosca, ma tutto dipenderà dalle tempistiche. Al momento la decisione della Casa Bianca durerà un mese, ma se la guerra in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz dovessero andare avanti ancora per le lunghe non si può escludere una proroga e di conseguenza numeri più alti. E in ogni caso anche così alcuni analisti sostengono che già nei prossimi 30 giorni Mosca possa incassare qualcosa come 10 miliardi di dollari. Oltretutto, sanzioni americane a parte, in queste due settimane di guerra in Medio Oriente la Russia avrebbe già guadagnato molto di più rispetto a prima.
Il Tesoro statunitense ha detto che per i russi il guadagno sarà minimo, mentre la misura aiuterà a riequilibrare il mercato energetico alle prese con la crisi di Hormuz. Il Cremlino ha risposto che ora Russia e Stati Uniti sono allineati. E uno dei consiglieri più fidati di Putin, Dmitriev, l’affarista che spesso guida le delegazioni russe nelle trattative con Washington e Kiev, è andato oltre, dando in sostanza il senso di questo passaggio: la decisione americana conferma che la Russia sia parte integrante della stabilità del mercato energetico.
Il ritorno di Trump alla Casa Bianca aveva già riabilitato Putin come attore internazionale nuovamente riconosciuto dall’Occidente. Un interlocutore con cui parlare e trattare. Mosca era in qualche modo tornata nel sistema internazionale, seppur completamente ribaltato dalle politiche di Trump. Ecco questa ultima mossa sulle sanzioni al petrolio consolida questo processo. Oltretutto nonostante quanto dichiarato dal Tesoro americano, diversi esperti di mercato energetico hanno detto in queste ore che il petrolio russo nuovamente sul mercato – sarebbe diretto verso l’India e altri paesi asiatici – non potrà in alcun modo riequilibrare il buco prodotto dal blocco di Hormuz.
Rimane quindi il significato simbolico di questa decisione, che ha un notevole peso politico. Sulla carta Putin è ancora ricercato dal Tribunale Penale Internazionale ma al momento è tra i vincitori della guerra in Medio Oriente. Gli europei hanno detto che non seguiranno mai l’amministrazione americana. Lo hanno detto anche il tedesco Merz, che ha sempre cercato di evitare frizioni con Trump, e il governo britannico di Starmer. Ma tutto questo conta poco. Zelensky ha detto che l’allentamento delle sanzioni non aiuterà la ricerca della pace. Ha ragione, ma gli sforzi erano minini anche prima. Putin può stare tranquillo.
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