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Joe Rogan, il podcaster da milioni di ascoltatori critica la guerra in Iran, dando voce ai mal di pancia del mondo Maga

12 marzo 2026|Roberto Festa
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Joe Rogan

“Lui è il più grande in circolazione”. Così, nel 2024, Donald Trump definì Joe Rogan, il podcaster, commentatore, attore, comedian, il cui The Joe Rogan Experience è uno dei podcast più seguiti al mondo, il primo su Spotify dal 2020. Allora Donald Trump sosteneva che Rogan fosse il più grande perché Rogan aveva detto che avrebbe votato per Trump alle presidenziali 2024.

L’endorsement, l’appoggio di Rogan a Trump, fece notizia. Non tanto per la scelta: il podcast di Rogan non è politico, ma un insieme di tante cose – politica, commedia, commento –e lui è sempre stato politicamente un indipendente, un insieme di tante cose, libertario, populista, conservatore su certi temi, progressista su altri. Sostenne il libertario Ron Paul alle presidenziali 2012, e Bernie Sanders a quelle del 2020. Il fatto che Joe Rogan scegliesse Trump nel 2024 non era quindi una particolare sorpresa. La cosa importante era il peso del suo sostegno. Rogan, che intervistò Trump per tre ore nel suo podcast, gli portava in dote migliaia di ascoltatori.

Dal novembre 2024 sono passati ormai diversi mesi e le cose sono cambiate. I giudizi di Rogan sulle politiche di Trump si sono fatti sempre più critici. “È insano arrestare e deportare gente senza un passato criminale”, ha detto. Ha definito orrifico vedere migranti che hanno vissuto e lavorato per anni negli Stati Uniti sbattuti nelle prigioni del Salvador, ha attaccato con veemenza l’uso dei militari per mantenere l’ordine pubblico nelle città. E, va ricordato, Rogan aveva appoggiato l’idea che si dovesse fare qualcosa per limitare l’arrivo incontrastato e illimitato dei migranti. Questa era stata una ragione dell’appoggio a Trump. Ma di fronte ad arresti e deportazioni di massa condotte da questa amministrazione, si è rivoltato.

Rogan ha criticato anche la gestione degli Epstein Files, chiamando “fucking terrible”, fottutamente terribili, gli omissis che hanno nascosto molti nomi e responsabilità nelle trame di Epstein. Nell’ultima puntata del suo The Joe Rogan Experience, è stata la volta della guerra in Iran. “È tutto così folle”, ha detto Rogan, osservando che Trump si era candidato nel 2024 per porre fine a queste guerre stupide e insensate. “E oggi – ha aggiunto – ne abbiamo una di cui non riusciamo nemmeno a spiegare o motivi”. Poi Rogan ha accennato al rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro, dicendo: “anche quella cosa non ha senso, ma almeno è pulita. Sono entrati, lo hanno preso, se ne sono andati. Questo no – ha concluso – l’Iran no, l’Iran è una follia”. Senza commentare le dichiarazioni di Rogan – la cui sorpresa verso le politiche autoritarie di Trump appare singolare, considerato quello che Trump ha detto e fatto sin dal primo mandato – la sua presa di distanza è significativa.

È vero che Rogan non incarna il tipico elettore Maga, ma ha comunque forti elementi in comune con il mondo Maga, che ha votato Trump anche per la sua promessa di farla finita con le avventure belliche e che ora guarda con una certa costernazione il presidente guerriero. Tra l’altro, diverse personalità del mondo Maga e conservatore, Tucker Carlson, Megyn Kelly, Candace Owens, stanno criticando durissimamente la guerra e parlano di un tradimento dei valori del Make American Great Again da parte di Trump. Sono dinamiche importanti, significative, all’interno dell’elettorato di Trump, da seguire con attenzione in vista delle elezioni di midterm.

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