Iran, Meloni in affanno per l’economia cerca sponde in Europa. Ma nessuna critica a Trump

“Un’inutile passerella”, “una posizione pilatesca”. Le opposizioni, la sinistra in particolare, reagiscono così alla mossa della presidente del Consiglio che in sede di replica al Senato declina con maggiori dettagli quello spirito di coesione annunciato all’inizio delle sue comunicazioni questa mattina. In sostanza, nel momento di difficoltà, forse il primo in cui si trova in politica estera, con le prime crepe nel rapporto con Trump, con conseguenze anche sul piano economico interno, Giorgia Meloni invita ad un tavolo comune maggioranza e opposizione per affrontare questa crisi, al punto che anticipa che la maggioranza sta valutando parti delle risoluzioni dell’opposizione, cercando di aprire un varco tra quelle forze politiche, Italia viva, Calenda, i riformisti del Pd per acuirne le divisioni nei rispettivi partiti. Per ora le risposte del Pd e dei Cinque stelle sono state di chiusura, Giuseppe Conte non ha aspettato di intervenire stasera, parlerà nelle dichiarazioni di voto, dopo le 21, alla Camera dei deputati e dal Senato ha giudicato il tutto come una passerella, chiudendo la porta a qualsiasi dialogo. Giorgia Meloni, ancora una volta, in Parlamento sulla guerra in Iran ha assunto una posizione di apparente distacco: “Non siamo né complici né isolati in Europa”, lo stesso concetto di qualche giorno fa quando disse “Né condanniamo, né condividiamo”. Ma, in realtà, la sua è ancora una volta una condivisione di quelle scelte, visto che quel riconoscere l’oggettivo attacco di USA e Israele sferrato fuori dal diritto internazionale, è stato fatto all’interno di un discorso più ampio, inserendolo nella scia di interventi militari unilaterali avvenuti nel tempo, soprattutto ad opera di Putin in Ucraina. Sull’uso delle basi nulla di nuovo, l’Italia non vuole entrare in guerra, dice, ma non è un no come quello pronunciato da Sanchez in Spagna, perché in ogni caso si affida al Parlamento per il futuro. Nulla, poi, sul piano dei rincari, che è la preoccupazione più concreta in questo momento per Giorgia Meloni, visto che rischia di perdere consensi e allontanare pure gli elettori dalle urne tra una settimana. E per evitare questo rischio, anche oggi dall’aula del Parlamento si è scagliata contro i giudici, questa volta contro quelli si occupano di immigrazione, accusati di liberare migranti colpevoli di stupro.
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