la guerra dei referendum

Renzi non ha ancora vinto sulla Costituzione

lunedì 18 aprile 2016 ore 06:05

Ha detto che la demagogia non paga, poi nello stesso discorso ha affermato che con i soldi spesi per il referendum si sarebbero potute comprare 350 carrozze per i pendolari. Usando quindi un argomento molto demagogico.

Renzi ha parlato pochi minuti dopo che si erano conosciuti i dati dell’affluenza. Li aveva attesi tutto il giorno perché si giocava molto. Ha vinto la sua scommessa. Ha assestato un colpo duro alle opposizioni, alla minoranza Pd e ai suoi avversari interni. Ma non può sentirsi tranquillo in vista di ottobre, quando si terrà il referendum vero, quello sulla riforma della Costituzione, quello su cui si gioca la carriera politica. La buona notizia per lui è che il fronte anti renziano ha coalizzato molto meno di quel 40 per cento che era considerata la soglia di allarme per il Governo.

La cattiva notizia è che deve ancora cominciare a convincere gli italiani ad andare a votare per la sua nuova Costituzione. L’affluenza estremamente bassa è ormai una tentenza consolidata. Se i Si di ieri diventassero No a ottobre il loro peso specifico sarebbe piuttosto alto, anche considerando che il referendum sulla Costituzione è privo di quorum. Ieri sera Renzi ha attaccato gli avversari con il sarcasmo a cui ci ha abituati. Li ha definiti incapaci di comprendere gli italiani, ingabbiati come sono nel circuito dei social network e dei talk show. Sullo scollamento tra la classe politica e giornalista e il cosiddetto Paese reale Renzi ha più di una ragione. Dicendo così, però, ha cercato di nuovo di porsi al di sopra, ha cercato di accreditarsi ancora una volta come il rottamatore. Operazione ormai molto difficile.

Renzi non è più da tempo il rottamatore. Anche lui fa parte di quel mondo, è parte del sistema ed è oltretutto un leader molto divisivo, un Presidente del Consiglio che ha trovato normale invitare gli italiani a boicottare un referendum, nonostante il suo ruolo istituzionale. Non può quindi dare per scontato, oggi, che gli italiani siano disposti a mobilitarsi per lui, a ottobre.

Aggiornato mercoledì 20 aprile 2016 ore 16:39
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