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I continui bombardamenti su Gaza, le nuove tensioni al confine col Libano e le altre notizie della giornata

Israele Hamas ANSA 2023

Il racconto della giornata di mercoledì 11 ottobre 2023 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. L’assedio di Gaza continua per il quinto giorno di fila e ora l’unica centrale elettrica è rimasta senza carburante mentre si sta lavorando ad un corridoio per far entrare aiuti umanitari. Dal sud di Israele continuano ad arrivare notizie sulla scoperta di nuovi corpi e testimonianze sui massacri di civili. Alla Camera e al Senato è iniziata l’analisi della Nadef e col passare delle settimane appare sempre più chiaro che i numeri indicati dal governo non stanno in piedi. La società che ha rilevato l’ex Gkn di Campi Bisenzio è in mano ad un’immobiliare e i sospetti degli operai sembrano sempre più fondati.

Il quinto giorno di bombardamenti su Gaza

Oggi Gaza è stata bombardata per il quinto giorno di fila. Nella striscia sono già morte circa 1.100 persone, tra cui 9 lavoratori dell’Onu. L’esercito israeliano ha fatto sapere di aver portato centinaia di migliaia di soldati al confine con Gaza in vista di un probabile attacco via terra, quindi un ingresso israeliano nella striscia. Per ora continua l’assedio, e oggi l’unica centrale elettrica di Gaza è rimasta senza carburante e ha smesso di funzionare. Dalla striscia la testimonianza di Samer Abdeljaber, direttore del World Food Programme in Palestina:

Simone Garroni è il direttore generale di Azione contro la Fame, ong presente con i suoi operatori a Gaza:

Le autorità israeliane e quelle di Egitto e Stati Uniti stanno trattando su un possibile corridoio per far entrare aiuti umanitari a Gaza. Da capire quanto la guerra influirà sulla situazione nell’altro territorio palestinese, la Cisgiordania. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale palestinese, oggi alcuni giovani sono stati uccisi da forze israeliane e coloni vicino alla città di Nablus. Ahmad Odeh è un ingegnere palestinese che vive a Jenin, in Cisgiordania:


 

Come sta reagendo la società israeliana a quello che sta succedendo?

La Croce Rossa ha denunciato che in questa guerra sono già state uccise cinque persone che lavoravano per l’organizzazione o per la Mezzaluna rossa. Da Gaza oggi sono stati sparati razzi che hanno colpito diverse città israeliane, danneggiando anche un ospedale ad Ashkelon, in quel caso senza causare vittime. Il numero delle persone uccise dagli attacchi di Hamas è salito a circa 1.200. Dal sud di Israele continuano ad arrivare notizie sulla scoperta di nuovi corpi e testimonianze sui massacri di civili. “Le parole non possono descrivere gli orrori dei resoconti che ci arrivano” ha detto il responsabile esteri dell’Unione Europea Josep Borrell parlando di “crimine di guerra”. Borrell ha citato in particolare il kibbutz, la comunità agricola di Kfar Aza. Il ministero della difesa israeliano ha confermato alla CNN che in quel luogo sono stati trovati dei corpi di bambini decapitati. Come sta reagendo la società israeliana a quello che sta succedendo? Gabriele Segre è direttore della fondazione Vittorio Dan Segre:

Tra le notizie delle ultime ore che arrivano da Israele quelle di nuove tensioni al confine col Libano, dove oggi sono stati sparati razzi da entrambe le parti. In questo caso non si ha notizia di vittime. A livello politico il primo ministro Netanyahu e uno dei capi dell’opposizione, Benny Gantz, si sono accordati per un governo di emergenza nazionale. Un’ultima notizia legata a questa guerra è stata diffusa nel pomeriggio dal ministro degli esteri italiano, Antonio Tajani, che ha parlato di un terzo cittadino italo-israeliano disperso: il suo nome è Nir Forti e si aggiunge a quelli di un uomo e una donna di cui non si hanno notizie da sabato, giorno dell’attacco di Hamas.

Una nuova sentenza a Catania contro il decreto Cruto

Il ministro dell’Interno Piantedosi ha annunciato che anche questa nuova ordinanza della giudice Apostolico verrà impugnata. È la scelta del governo di fronte alle decisioni dei giudici di Catania e di Firenze di non applicare il decreto Cutro ai migranti richiedenti asilo trattenuti nei Cpr, perché fuori dalle normative e trattati europei. È la quarta ordinanza di questo tipo, la seconda per la giudice finita nel video in mano a Salvini, che l’ha usato per denigrarla e attaccarla, un filmato che a distanza di una settimana mantiene ancora lo stesso mistero. Di fronte alla commissione Affari Costituzionali oggi il sottosegretario dell’Interno Molteni non ha spiegato da dove è arrivato quel video, “non era negli archivi della Polizia”, ha detto, rivelando che il carabiniere che aveva confessato di averlo girato ieri ha ritrattato tutto. Un mistero ancora irrisolto, che aumenta le ombre intorno a questo caso. È sempre Salvini quello che più sembra cercare delle risposte punitive nei confronti dei magistrati che si occupano di immigrazione: l’idea di togliere ai Tribunali la competenza per i reati legati all’immigrazione e le decisioni sulla permanenza nei Cpr e affidarli ai Tar e alle Corti di Appello per ora è stata accolta con una certa freddezza dagli alleati di governo, da Fratelli d’Italia, che forse reputa esagerata una mossa di questo tipo, un atto di sfida nei confronti della magistratura contro la magistratura. La scelta per ora è l’impugnazione delle ordinanze, che potrebbero ripetersi nei prossimi giorni e demolire così il decreto Cutro, uno dei provvedimenti bandiera del governo di destra.

I numeri indicati dal governo nella Nadef sono sempre più in bilico

(di Massimo Alberti)

Alla Camera e al Senato è iniziata l’analisi della Nadef, la nota di aggiornamento al documento di economia e finanza, il contesto economico su cui viene poi costruita la legge di bilancio. Con il passare delle settimane, e si aggiunge l’ennesimo mutamento del quadro politico internazionale, appare sempre più chiaro che i numeri indicati dal governo nella Nadef non stanno in piedi. La salita di gas e petrolio rischia poi di rialimentare l’inflazione, altro problema peculiare dell’Italia in Europa. Ma in particolare il dato della crescita, dopo l’ennesima revisione al ribasso arrivata questa volta dal fondo monetario. In quest’ottica, il monito di Giorgetti su tagli lacrime e sangue, rischia solo di essere un antipasto di quanto arriverà dopo le elezioni. Serve non fare l’errore di dare la colpa solo alla scelta del deficit in quanto tale, come sembra emergere nella linea delle opposizioni. Il problema è per cosa viene utilizzato quel deficit, che non produrrà alcuna crescita. Il taglio del cuneo fiscale è una partita di giro di soldi dei lavoratori stessi, da differiti alla busta paga di oggi, con un finanziamento indiretto alle imprese che bloccano i rinnovi dei contratti. Lo stesso governo stima che la manovra non produrrà crescita. I ritardi del pnrr,lo ha ricordato l’ufficio parlamentare di bilancio, sono un altro freno al PIL. Così come la deindustrializzazione, sottolineata dallo stesso fondo monetario. Non è un caso se la manovra si sia così progressivamente svuotata delle promesse. Mentre l’Istat intanto certifica il calo dell’1,6% del potere di acquisto delle famiglie nel 2022. Sostanzialmente la stessa percentuale, 1,5%,di aumento del tasso di profitto delle imprese. A evidenziare con chiarezza dove è andata a finire la ricchezza creata in questi anni, ben indirizzata dalle leggi sul lavoro e dalle politiche economiche dei diversi governi.

L’ombra di un’operazione immobiliare sul sito dell’ex Gkn di Campi Bisenzio

(di Massimo Alberti)

Ex Gkn: la società che ha rilevato l’azienda è in mano ad un’immobiliare. “Altro che lavoro: vogliono lo scheletro della fabbrica per speculazione” la reazione degli operai che da subito avevano denunciato questa operazione. Coinvolto anche il Monte dei Paschi, la banca ad oggi controllata dal governo. Da quando ha acquisito la fabbrica condannata a chiudere dal fondo finanziario Melrose, la QF di Francesco Borgomeo aveva sempre accusato gli operai di voler bloccare il rilancio della fabbrica. Nonostante QF non abbia mai presentato un piano industriale, ad oggi l’unico è quello presentato dai lavoratori. Ma ora i nodi vengono al pettine, e le carte indicherebbero quanto fin da subito i lavoratori hanno sempre sospettato. Che quell’acquisizione, in realtà, serviva a far chiudere definitivamente GKN per lasciar spazio ad una operazione immobiliare sul sito. QF è controllata dalla Pvar Srl, creata dallo stesso Borgomeo, e lo scorso 2 ottobre ha passato il 50% delle proprie quote a una società, Toscana Industry Srl, nata lo scorso 22 settembre” che ha come oggetto sociale la compravendita, la ristrutturazione, la gestione di beni immobili. Tutte hanno lo stesso amministratore, un operatore del settore immobiliare. Una costruzione finanziaria che secondo gli operai – che continuano a tenere in piedi la fabbrica – serve a nascondere chi sta dietro all’operazione: in un sistema di scatole cinesi, Toscana Industry infatti è controllata da una fiduciaria del Monte dei Paschi di Siena, che ad oggi è controllato dal Ministero dell’Economia e quindi dallo Stato. Lo stesso stato sparito da marzo e che nega l’esistenza del piano industriale su cui gli operai continuano l’attività di azionariato popolare. Domani si incontrano Regione e Governo. Di territorio “umiliato e deriso” parla il consiglio di fabbrica. Mentre gli operai restano senza stipendio e cassa integrazione.

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