Approfondimenti

La convention repubblicana a Milwaukee, i continui bombardamenti sul centro della Striscia e le altre notizie della giornata

Il racconto della giornata di lunedì 15 luglio 2024 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. A meno di 48 ore dall’attentato subito in Pennsylvania, Donald Trump apparirà stasera sul palco della convention repubblicana. Si prevede che ci vorranno più di 15 anni per ripulire la striscia di Gaza dalle macerie lasciate dai bombardamenti israeliani. Alle 13 di giovedì si terrà a Strasburgo uno scrutinio segreto per la riconferma di von der Leyen alla guida della Commissione europea. La Corte d’Appello dell’Aquila ha confermato l’assoluzione della Presidenza del Consiglio dei ministri per la morte di sette studenti nei crolli del terremoto avvenuto quindici anni fa. Oggi in Rwanda sono aperte le urne per le elezioni legislative e presidenziali.

Stati Uniti, inizia la convention repubblicana a Milwaukee

A meno di 48 ore dall’attentato subito in Pennsylvania, Donald Trump apparirà questa sera sul palco della convention repubblicana. L’ex presidente degli stati uniti ha detto che questa sera annuncerà il nome del suo vice nella corsa alla casa bianca. Prima dell’attentato di sabato sera, era questa la notizia più attesa dalla convention che si è appena aperta a Milwaukee, ma dopo essere scampato ad un tentato omicidio, Trump ha annunciato che il suo discorso previsto per giovedì “sarà completamente diverso”. “È un’opportunità per unire il Paese. Mi è stata data questa possibilità”, ha detto in un’intervista il tycoon.
Che Donald Trump dobbiamo aspettarci allora da questa convention?
Andiamo in diretta a Milwaukee da Roberto Festa


Intanto sono ancora in corso le indagini su quanto avvenuto, sia per quanto riguarda il movente dell’attentatore – il ventenne Thomas Crooks – sia sul flop della sicurezza durante il comizio.
Sentiamo Arianna Farinelli, scrittrice e politologa

 

Israele continua a bombardare il centro della Striscia

Ci vorranno più di 15 anni per ripulire la striscia di Gaza dalle macerie lasciate dai bombardamenti israeliani. Lo dicono le nazioni unite, all’indomani di un fine settimana particolarmente violento, che ha lasciato dietro di sé quasi 200 morti in nemmeno 48 ore.
Ancora non sono state fornite conferme ufficiali sull’uccisione del numero 2 di Hamas a Gaza, Mohammad Deif, che secondo Israele sarebbe stato l’obiettivo del raid sul campo profughi di Al Mawasi che ha provocato oltre 90 vittime.
Anche oggi sono proseguiti i bombardamenti, soprattutto nel centro della striscia e nel sud, a Rafah. A Deir el Balah, uno dei pochi luoghi della striscia non ancora invaso dall’esercito israeliano, l’amministrazione locale ha detto che non è più in grado di fornire acqua potabile a 700.000 persone che cercano rifugio nella zona e ha chiesto alla popolazione di preservare il più possibile di ciò che resta dell’acqua.

I negoziati per la riconferma di Ursula Von der Leyen

(di Anna Bredice)
Alle 13 di giovedì con scrutinio segreto a Strasburgo si voterà per la riconferma di von der Leyen alla guida della Commissione europea. In vista di quell’appuntamento si stanno moltiplicando gli incontri e le prese di posizione dei partiti, non solo per la maggioranza nel Parlamento europeo, ma anche per i vertici dei singoli gruppi, a cominciare dal neo gruppo dei Patrioti, alla cui vicepresidenza Matteo Salvini vuole mandare Roberto Vannacci, le cui uscite omofobe e razziste sono state ritenute motivo di esclusione addirittura per il partito di Marine Le Pen, per Vox invece la questione, dicono, non “li riguarda”. Il generale fa spallucce, Salvini dal canto suo si sente già forte per il vento a favore della destra che arriva dagli Stati uniti. Von der Leyen sta incontrando i gruppi politici in vista del voto, sapendo già che se guarda a sinistra dovrà rinunciare ad avere i voti più a destra, anche se la destra con la quale tiene aperto un dialogo è solo quella dei conservatori, l’Ecr di Giorgia Meloni. Ma già oggi durante l’incontro con Left, il gruppo che comprende Sinistra italiana e i Cinque stelle, von der Leyen ha ribadito che non c’è nell’aria un cooperazione strutturale con Ecr, dentro quella formazione ci sono infatti partiti che hanno già dichiarato che voteranno no, altri invece non si sono ancora espressi ed è per questo che potrebbe essere importante il colloquio telefonico previsto forse già stasera con Giorgia Meloni, che come capo di governo aspira ad avere un commissario importante, ma che deve decidere cosa far votare ai suoi eurodeputati per la riconferma della presidente della Commissione, oppure scegliere l’astensione come quando si votò per indicare il nome della prossima presidente. Domani ci sarà l’incontro tra von der Leyen e Ecr, oggi c’è stato quello con Left, che dai partiti italiani presenti, i Cinque stelle ad esempio, è stato ritenuto deludente, “delusi su pace, ambiente ed Europa sociale”, hanno detto al termine della riunione. La questione delle armi a Kiev è dirimente per molti, a sinistra soprattutto, per Left e anche per i Verdi, i quali comunque finora mantengono aperto un canale di dialogo con von der Leyen.

La sentenza choc per sette morti del terremoto dell’Aquila

La Corte d’Appello dell’Aquila ha confermato la sentenza di primo grado che aveva scagionato la Presidenza del Consiglio dei ministri da ogni responsabilità per la morte di sette studenti in vari crolli nel terremoto di quindici anni fa.

I familiari delle vittime non solo non avranno nessun risarcimento ma dovranno anche pagarsi le spese legali, quasi 14 mila euro. Secondo i giudici le cause della morte dei ragazzi sono stati i loro stessi comportanti, le loro decisioni. Nessun ruolo accertato avrebbe avuto la Commissione Grandi Rischi che si era riunita all’Aquila il 31 marzo del 2009, cinque giorni prima del sisma, lanciando messaggi rassicuranti.

Stando ai giudici di secondo grado non ci sarebbero prove certe delle rassicurazioni in relazione alla condotta dei giovani, mancherebbe quindi il cosiddetto ‘nesso causale’ per attribuire responsabilità di natura civile. I ragazzi non sarebbero stati condizionati e dunque rassicurati dalla Commissione Grandi Rischi e nemmeno dalle dichiarazioni in tv e sui giornali.

Contro il pronunciamento della Corte di Appello dell’Aquila è probabile che ci sarà il ricorso in Cassazione.

Urne aperte in Rwanda per le elezioni legislative e presidenziali

(di Sara Milanese)
Oggi il presidente rwandese Paul Kagame, 66 anni, succederà a sé stesso per la quarta volta consecutiva. A sfidarlo ci sono solo due degli 8 candidati che hanno chiesto di correre, gli altri sono stati estromessi da una commissione che di fatto risponde al presidente.
Lo scenario è da deja vu: in lizza ci sono gli stessi candidati 3 candidati delle presidenziali del 2017, stravinte da Kagame con quasi il 99% dei voti.

Kagame era tra i leader del movimento che ha messo fine al genocidio del 1994 nel paese, da allora detiene il potere di fatto nel paese, anche se è formalmente presidente solo dal 2000.
Kagame è riuscito a togliere dalla costituzione il limite dei due mandati che lo avrebbero costretto al ritiro, ed ora non solo si prepara per questo quarto mandato, ma già punta al quinto.

I rwandesi gli riconoscono di aver portato stabilità politica e crescita economica nel Paese, e chiudono gli occhi di fronte alle limitazione dei diritti umani e sociali. La comunità internazionale invece sorvola anche sul suo appoggio, anche finanziario, alle milizie armate che da decenni razziano le risorse naturali nella vicina Repubblica democratica del Congo. L’Onu ha raccolto prove evidenti dei legami tra Kigali e i miliziani che operano in Congo, nella totale indifferenza di Mosca e Pechino, che in questo piccolo paese africano hanno grandi interessi economici, e anche dell’occidente: l’ultimo caso eclatante è il l’accordo, bloccato poi dalla Corte suprema britannica, tra il governo di Rishi Sunak e quello rwandese per la deportazione dei migranti irregolari.

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    Nuova perizia sul caso Ramy: l’urto tra l’auto dei carabinieri e lo scooter c’è stato e ha condizionato la traiettoria della moto

    C’è una nuova perizia sul caso di Ramy Elgaml, il giovane di 19 anni morto la notte del 24 novembre 2024 al termine di un inseguimento con i carabinieri. Secondo questa perizia commissionata dai legali della famiglia di Ramy ci sarebbe stato un contatto tra l’auto dei carabinieri e lo scooter a bordo del quale era seduto Ramy e sarebbe avvenuto in via Ripamonti, prima dell’incrocio con via Quaranta. Quel contatto avrebbe determinato la svolta a sinistra della moto e lo schianto contro il palo del semaforo. Senza quel contatto la moto avrebbe potuto proseguire la sua marcia su via Ripamonti. Una perizia che conferma quanto scritto anche dalla polizia locale nel primo verbale scritto la notte stessa dell’incidente - anche i vigili avevano parlato di un urto poco prima dell’incrocio con via Quaranta - e contrasta con la perizia commissionata dalla Procura, secondo la quale tra auto dei carabinieri e scooter non ci sarebbe stato alcun contatto preliminare. Ma cosa dice nel dettaglio questa nuova perizia? Ascolta l’intervista di Roberto Maggioni all’avvocata della famiglia di Ramy Elgaml, Barbara Indovina.

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    1) I dazi di Trump fanno tremare il mondo. Crollano le azioni statunitensi in borsa, mentre i paesi preparano la reazione. Il presidente francese Macron incontra le imprese più colpite e chiede di sospendere gli investimenti negli stati uniti. (Roberto Festa, Francesco Giorgini) 2) Striscia di Gaza. Verso il piano delle 5 dita. Con la creazione del nuovo corridoio Morag, Israele sembra richiamare il piano ideato da Sharon. 3) Netanyahu in viaggio in Ungheria. Il premier israeliano incontra Orban che non solo non lo arresta, ma annuncia l’uscita del paese dalla Corte Penale Internazionale. (Massimo Congiu) 4) Terremoto in Myanmar. Continua a crescere il bilancio delle vittime. Sono più di tremila mentre i soccorsi e gli aiuti faticano a raggiungere le persone più bisognose. (Paolo Tedesco - Asia Ngo) 5) World Music. Al festival delle Culture di Ravenna arriva “Voci e musica dalla Palestina”. (Marcello Lorrai)

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    Un percorso attraverso la stratificazione sociale italiana, un viaggio nell’ascensore sociale del Belpaese, spesso rotto da anni e in attesa di manutenzione, che parte dal sottoscala con l’ambizione di arrivare al roof top con l’obiettivo dichiarato di trovare scorciatoie per entrare nelle stanze del lusso più sfrenato e dell’abbienza. Ma anche uno spazio per arricchirsi culturalmente e sfondare le porte dei salotti buoni, per sdraiarci sui loro divani e mettere i piedi sul tavolo. A cura di Alessandro Diegoli e Disma Pestalozza

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    Quarta lezione del nono ciclo di incontri ideato dalla Scuola di formazione “Antonino Caponnetto” e realizzato insieme a Radio Popolare. Il 2 aprile 2025, ospiti della Casa della Memoria di Milano, si è svolta una lezione per ricordare il grande intellettuale siciliano Pippo Fava, giornalista e direttore de’ “i Siciliani”, un giornale di inchieste e di denuncia dei poteri mafiosi della Catania dei primi anni ‘80. Pippo Fava fu assassinato da cosa nostra il 5 gennaio 1984. Il titolo di questo quarto incontro e del libro che l’ha suggerito è «Processo alla Sicilia. Un continente dentro una nazione» (Zolfo editore). Si tratta si una raccolta di scritti e inchieste di Giuseppe Fava. Relatore: Claudio Fava, giornalista e scrittore. L’incontro è stato coordinato da Giuseppe Fava, della Scuola di formazione “Antonino Caponnetto”.

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