Approfondimenti

La chiamata alle armi in Russia, l’allarme della Bce e le altre notizie della giornata

Il racconto della giornata di giovedì 22 settembre 2022 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. E’ iniziata oggi in tutte le città della Russia la “mobilitazione parziale” dei riservisti annunciata mercoledì scorso dal presidente russo Vladimir Putin, con l’obiettivo di mandare circa 300mila uomini a combattere in Ucraina. La chiamata alle armi ha però causato proteste in tutto il Paese e nelle ultime ore molte persone stanno provando a scappare, soprattutto i più giovani. Sono state segnalate code ai confini con Kazakistan, Mongolia e Georgia e Berlino ha offerto asilo politico a chi si oppone al regime. Domani intanto si inizierà a votare nel Donbass per i referendum sull’annessione alla Russia. A Roma è in corso in piazza del Popolo il comizio conclusivo della campagna elettorale della coalizione del centrodestra. La piazza è piena a metà, l’intervento più atteso è quello di Giorgia Meloni. Domani il Pd chiuderà la sua campagna elettorale dalla stessa piazza. Oggi ci sono stati due morti sul lavoro: un ragazzo di 26 anni, vicino a Macerata, travolto da un carico di infissi e un operaio di 61 anni a Roma, al lavoro per la ristrutturazione di una villetta.

In Russia è iniziata la mobilitazione dei riservisti

È iniziata oggi in Russia la mobilitazione dei riservisti annunciata da Putin. Secondo il Cremlino, sono circa 10mila i volontari che si sono finora presentati per il reclutamento. La chiamata alle armi sta però facendo montare forti proteste in tutto il Paese. Sui canali social circolano diversi video che mostrano lunghe code di automobili alle frontiere, dalla Finlandia alla Mongolia, in attesa di lasciare la Russia. A scappare sono perlopiù i giovani che temono di essere mandati al fronte. Ai disertori si è rivolto oggi il governo tedesco. Berlino ha offerto asilo politico “a chi si oppone al regime di Putin”. Nelle ultime ore ci sono state anche proteste di piazza nelle principali città della Russia, da Mosca a San Pietroburgo. Sono oltre 1300 i dissidenti finora arrestati, secondo l’ong Ovd-info che fornisce loro supporto legale.
A Mosca abbiamo raggiunto la nostra collaboratrice Elisabetta Jankovic. Ci ha raccontato la protesta che c’è stata ieri in piazza Pushkin.

Domani, intanto, nei territori ucraini occupati si terranno i cosiddetti referendum per l’annessione alla Russia. Si voterà nel Donbass e nelle altre regioni sotto il controllo dell’esercito di Mosca. A Lugansk il nostro collaboratore Luca Steinmann è riuscito a intervistare uno degli osservatori ingaggiati dai filo-russi per organizzare i cosiddetti referendum. È un cittadino turco, si chiama Okay Deprem. Ci ha raccontato che non ci sono le condizioni di sicurezza per votare. Le attribuisce alla guerra, ma persino lui – vicino ai filo-russi – conferma che mancheranno le condizioni minime.

Sul fronte diplomatico, oggi al Consiglio di sicurezza dell’Onu ha parlato Sergei Lavrov. Il ministro degli esteri russo ha accusato l’Occidente di essere parte del conflitto, aggiungendo che l’Ucraina sta diventando uno stato totalitario di tipo nazista. Prima di lui aveva parlato il segretario dell’Onu Guterres, secondo cui l’annessione russa dei territori occupati rappresenta una violazione della Carta delle Nazioni Unite. Questa marttina il vice presidente del Consiglio di sicurezza russo aveva minacciato l’uso di armi nucleari “per difendere i territori occupati”.

La Bce: “Stagnazione e recessione”. Pronti a nuovi rialzi dei tassi

(di Massimo Alberti)

La crisi economica diventa sempre più concreta. Sia la Banca centrale europea che quella britannica prevedono stagnazione e recessione. Per Londra la recessione arriverà già nel terzo trimestre di quest’anno, mentre la Bce parla di stagnazione e di rallentamento significativo dell’economia. Ciò nonostante la strategia di politica monetaria delle banche centrali è quella di continuare ad alzare il costo del denaro. Lo ha fatto ieri la Fed statunitense, lo ha fatto oggi la banca centrale britannica, prevede di farlo ancora la Bce. “Siamo passati da una crescita impetuosa all’orlo della recessione, i prossimi mesi saranno molto difficili” dice il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni che aggiunge: “Siamo nel momento di crisi più difficile dal dopoguerra”.
Il bollettino della Banca centrale europea lo riscrive nero su bianco: considerevole rallentamento dell’attività economica nell’area euro, fino alla stagnazione. Chi vive nel mondo reale lo sta già vedendo, con centinaia di imprese che in tutta Europa si fermano ogni giorno perché non sono in grado di reggere i costi dell’energia. La politica monetaria delle banche centrali non muta: aumentare il costo del denaro, distruggere la domanda, stroncare così l’inflazione. Ma la stessa Bce dice che ciò accadrà solo sul medio lungo periodo, che i prezzi del gas resteranno straordinariamente alti, e scarica il peso sugli stati invitati a mettere soldi pubblici per la tenuta di imprese e famiglie più vulnerabili. Guardando le serie storiche, Il Sole 24ore stima che gli effetti della stretta sui tassi diventano efficaci in 16 mesi. Bisogna vedere in quali condizioni si arriverà, tra 16 mesi. La Germania, ad esempio, ha già ridotto il fabbisogno di gas tra il 10% e il 15%, ma proprio per i fermi delle imprese. Questo però porterà un calo del Pil di circa il 4%, che è ciò che a spinto il governo di Berlino al piano di 65 miliardi di aiuti pubblici. I tedeschi sono anche i principali fautori di questa politica monetaria e sono convinti di tenere, in attesa dei tempi migliori. Quindi, ognuno per sé in nome dell’intangibilità dell’ortodossia monetaria. Ma non tutti i paesi europei hanno le stesse condizioni. Con previsioni che peggiorano a una velocità che non ha precedenti storici, rileva l’economista Roberto Romano. In assenza di una politica comune europea, che si è presa il lusso di rimandare le decisioni sul prezzo del gas e ora punta a un nuovo pacchetto di sanzioni verso Mosca. La cui economia intanto, scrive la stessa Bce, vede l’inizio di una recessione che probabilmente sarà meno grave delle attese.

Meloni è la protagonista di piazza del Popolo

(di Anna Bredice)

E’ Giorgia Meloni la protagonista di piazza del Popolo, prima ancora che esca sul palco. Berlusconi, che è stato il primo a intervenire da una piazza che non è piena, ha riesumato la sua battaglia contro i comunisti del 94. Poi il saluto a Giorgia Meloni: ma il grido che si è alzato dalla piazza non è stato Sil-vio Sil-vio, bensì Gior-gia Gior-gia. Del resto si vede anche nel colpo d’occhio, le bandiere sono quasi tutte di Fratelli d’Italia, i militanti anche. Arrivano dalla capitale, molti dalla periferia. Le bandiere di Forza Italia sono poche, quelle della Lega anche. Mentre Berlusconi pronunciava un discorso stanco e di rito, neppure un applauso.
E’ la città, questa, di Giorgia Meloni, ma forse anche altrove andrebbe così: tanti i militanti romani, molti i ragazzi, soprattutto quelli della Gioventù nazionale, con le bandiere e una maglietta con una frase di D’Annunzio. Poi l’intervento di Salvini, che ha subito attaccato Gualtieri e Zingaretti e promesso: “Governeremo tutti insieme, ci vediamo qui tra cinque anni”. Negando di fatto che nel centrodestra ci siano divisioni, ma le divisioni ci sono eccome: ancora questa mattina Salvini ha criticato Giorgia Meloni che aveva detto di avere pronta la squadra dei ministri: “Li sceglieremo insieme”, ha detto il leader della lega.

La discutibile strategia social di Salvini

(di Luigi Ambrosio)

Uno legge la notizia e non può non pensare al tormentone delle dieci ore di “Salvini elenca cose” che gira su Youtube. La notizia è che Salvini ha deciso di chiudere la campagna elettorale con una diretta Facebook di quattro ore.Il segretario della Lega è messo male. Accusato di fare gli interessi della Russia; indicato da Draghi con quel riferimento durissimo ai pupazzi prezzolati; in crollo verticale nei sondaggi; cannibalizzato da Giorgia Meloni sui temi del sovranismo e del populismo di destra. Quanto manca, a Salvini, in questi giorni, Luca Morisi. Ve lo ricordate Morisi? Lo spin doctor digitale a capo della famigerata “Bestia” che tanto contribuì a fare crescere il consenso di Salvini con una aggressività spregiudicata sui social. Poi Morisi fu fatto fuori da uno scandalo di droga e sesso. Un classico. Da allora, il consenso di Salvini ha iniziato a calare. Non necessariamente a causa della ridotta capacità nella comunicazione. Ma di certo le cose sono cambiate sul fronte social e un po’ la fine della “Bestia” ha contribuito. Oggi Salvini si affida a Alessandro Morelli, suo successore a Radio Padania, e a qualche ex collaboratore di Morisi. La differenza si vede.Domani le quattro ore di diretta Facebook di Salvini. Chi avrà voglia di mettersi lì a guardarsele?

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