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Per l’Ucraina si avvicina l’ora della verità. Tra rabbia e rassegnazione

Ucraina

Sfida, rabbia e rassegnazione.Sembrano essere questi i sentimenti prevalenti in Ucraina di fronte alle notizie di questi ultimi giorni su un possibile accordo per mettere fine alla guerra.Il punto di partenza è stato un documento preparato da americani e russi, che ora americani e ucraini avrebbero rivisto. Ci sono ancora pochi particolari, e gli sviuppi futuri sono difficili da prevedere.Ma il punto di partenza è ormai noto. La fine degli attacchi russi in cambio del passaggio a Mosca di tutto il Donbas (anche quello che Kyiv controlla ancora), una riduzione importante delle forze di sicurezza ucraine, nessun ingresso di Kyiv nella NATO.
Zelensky e suoi sanno ormai molto bene di non poter criticiare pubblicamente Trump, pena l’allontanamento dell’alleato americano. Ma in questi giorni hanno fatto trapelare tutta la loro frustrazione. Oggi il presidente ucraino ha ripetuto come la questione più delicata sia quella territoriale, cedere un territorio, il Donbas, che gli ucraini difendono dal 2014 e per il quale negli ultimi anni sono morte decine di migliaia di soldati. Lasciarlo alla Russia, pensano e soprattutto sentono molti ucraini, sarebbe come aver combattuto, difeso il paese, per nulla. “Sarebbe una resa totale”, ci hanno scritto due cittadini ucraini.Oltrettutto lasciare a Putin quello che vuole e che ha ottenuto con l’uso della forza, senza conseguenze legali, sarebbe come lasciare la porta aperta ad altre aggressioni future. Non sappiamo se nella versione finale del piano che stanno negoziando americani e ucraini (e che poi dovranno proporre ai russi) ci sarà questo punto, ma dalla prospettiva ucraina la reazione di rabbia e sfida è comprensibile. “Qui – ci hanno scritto ancora – nessuno si fida dei russi”.
Ma ci sono anche rassegnazione e stanchezza, per una guerra che va avanti ormai da quasi quattro anni.I media che citano i soldati al fronte sottolineano per esempio come per molti, anche se non per tutti, la priorità sia mettere fine allo scontro armato. “Sarebbe ingiusto e frustrante finire con una resa, ma se fosse l’unico modo per fermare la guerra allora andrebbe bene così”.
La scorsa settimana abbiamo detto che questo è forse il momento più difficile per Zelensky dall’inizio della guerra. Ora le cose vanno ancora peggio. Alla mancanza di soldi e al grosso caso di corruzione che è arrivato fino al governo si aggiunge la necessità di prendere una decisione dolorosa. Nel fine settimana il presidente ucraino ha spiegato esplicitamente come l’alternativa sia tra la perdita della dignità e la perdita del principale alleato, l’America.Ora con il supporto europeo gli ucraini stanno provando a trattare, per arrivare a una soluzione che non sia per loro umiliante e per il mondo in generale – aggiungiamo noi – non completamente in violazione del diritto internazionale.Kyiv parla in queste ore di compromesso. Sarà appunto doloroso. Anche se molti credono ormai necessario.

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    Emanuele Valenti
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    A 30 anni dalla scomparsa del presidente socialista francese Francois Mitterand, ripercorriamo con Chawki Senouci la rinascita culturale che ha interessato un decennio di musica francese, tra africa, hip hop e french touch. Nella seconda parte, in compagnia di Piergiorgio Pardo, celebriamo il compleanno di David Bowie ripercorrendone le varie identità queer attraverso alcuni dei brani più significativi

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