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Parlamento, a vuoto la prima votazione per Camera e Senato

Sergio Mattarella al Quirinale

Una partita a scacchi, mentre fioccano schede bianche nelle urne di Camera e Senato. Il primo voto in entrambe i rami del Parlamento è andato a vuoto, ma è servito ai gruppi per tentare incontri più ravvicinati nei corridoi, in un clima che è sì di un giorno di festa, ma con un senso di cupezza e incertezza generale. E quindi i tempi infiniti delle “chiame” servono a conoscersi semplicemente, a presentarsi a capire chi sono i colleghi deputati e chi i funzionari, visto che si tratta in molti casi di decine di volti sconosciuti, e passare così dagli strascichi del risultato del 4 marzo alla realtà. 

Chi pensava che il grande successo elettorale avrebbe permesso di fare ciò che voleva, in virtù di una divisione tra Nord e Sud tra due vincitori, deve ricredersi, così come deve farlo chi, colpito da un sentimento di rivalsa dopo la sconfitta elettorale, avrebbe aspettato volentieri sull’argine del fiume che passasse il nemico un po’ ammaccato. 

Lo stallo prosegue

Le regole parlamentari per la scelta dei presidenti di Camera e Senato costringono ad alleanze, ad incontri anche alla luce del sole per cercare candidati che ora i Cinque stelle definiscono di “garanzia”. Lo stallo permane, la candidatura di Romani al Senato sulla quale Berlusconi rimane fermo è l’arma per testare l’alleanza Forza italia-Lega. E i Cinque stelle ancora insistono a non voler legittimare il Cavaliere come leader politico, nei blog e nei commenti lo chiamano ancora Caimano.

Salvini scalpita, segue le scelte della coalizione, ma comincia a dire che se Forza Italia facesse un altro nome, ad esempio la magistrata e ora senatrice Elisabetta Casellati l’impasse si sbloccherebbe. Ha fretta di passare alla fase successiva, quando spera di ottenere l’incarico per formare un governo. Se ne uscirà solo domani, o forse addirittura il giorno dopo quando il quorum in entrambe le Camere si abbasserà.

Tante ipotesi, poche certezze

Le ipotesi che si fanno sono le più varie e sono indicative dell’incertezza in cui versano i vari gruppi. Se Berlusconi insistesse con Romani, i Cinque stelle potrebbero tirare fuori il nome di Calderoli, con il solo scopo di dividere Salvini da Berlusconi, e portare a termine lo strappo che permetterebbe poi di fare un governo giallo-verde. Ma se emergesse il nome di Zanda, proposto sempre dai grillini, toccherebbe al Pd dividersi: chi non ha abbandonato l’idea di un governo di larghe intese potrebbe essere tentato dal votare Romani, chi non ha rinunciato a provare un’alleanza con il Movimento di Grillo seguirebbe Zanda.

Tutto questo nelle votazioni che si terrebbero a scrutinio segreto. In ogni caso, prima deve definirsi la partita al Senato e solo dopo si scioglie il rebus alla Camera, dove nessuno fa ancora nomi, neppure più quello di Fico. 

E nel primo giorno, l’insediamento della XVIII legislatura, i protagonisti sono anche tutte le matricole, soprattutto i Cinque stelle: sono 227, un numero enorme. E’ cambiato lo stile, le donne in tailleur elegante, tacchi alti e truccate, gli uomini in giacca e cravatta senza più l’immancabile zainetto, accessorio che ha accompagnato sempre l’ultima legislatura. Si muovono in gruppo, ma questo accade anche per i neo parlamentari leghisti, anche loro cresciuti come numero, guidati dai veterani nelle aule e alla buvette, in attesa di sapere chi votare e cosa fare.

Il Senato della Repubblica Italiana

  • Autore articolo
    Anna Bredice
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