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Il virus e i rischi di pandemia mafiosa

Ndrangheta Milano Tribunale

C’è il rischio di una pandemia mafiosa? Negli ultimi giorni i magistrati antimafia Nicola Gratteri e Nino Di Matteo si sono detti preoccupati. I capitali delle mafie – sostengono le due toghe – possono dare l’assalto alle aziende in crisi per la pandemia che hanno bisogno di liquidità.

Le mani delle mafie sull’emergenza coronavirus COVID-19. Esiste un rischio concreto che i capitali criminali finiscano per colonizzare le imprese in crisi. A Memos ne abbiamo parlato con Alessandra Dolci, magistrata a capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, e Nando dalla Chiesa, presidente della Scuole di Formazione “Antonino Caponnetto” e direttore dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata (Cross) dell’Università Statale di Milano.

Alessandra Dolci è preoccupata anche lei da questa possibile pandemia mafiosa?

Sicuramente dobbiamo pensare con la giusta preoccupazione al futuro che ci aspetta. Le direttrici di espansione delle organizzazioni mafiose sono la possibilità di ricorrere al finanziamento al sistema parallelo bancario mafioso. Un’altra fonte di preoccupazione è il prevedibile inserimento delle organizzazioni mafiose in quelle che saranno verosimilmente le misure economiche che verranno adottate. Immagino, ad esempio, una sorta di new deal rooseveltiano: un maggiore investimento nel settore pubblico e nelle infrastrutture con l’inserimento delle organizzazioni mafiose negli appalti e nei subappalti. E poi, indubbiamente, la considerazione finale: nelle condizioni di grave disagio economico e sociale le mafie riescono a acquisire consenso con l’imposizione delle loro regole con le loro “offerte di lavoro”. La crescita del consenso è certamente l’elemento che maggiormente mi allarma.

Lei che ne pensa, professor Dalla Chiesa?

Sono d’accordo intanto col richiamo di Rosy Bindi. Noi continuiamo a vivere in un’Europa sempre più penetrata dalle organizzazioni mafiose, e in particolare dalla ‘ndrangheta, e sempre più inconsapevole e probabilmente dirottata su altre questioni, anche da quello che sta succedendo in queste settimane.
L’Europa è continuamente portata a non vedere i pericoli strutturali che ormai agiscono dentro i sistemi socioeconomici. Quello che sta accadendo distrarrà ancora una volta i governi dell’Europa da questo tema. Non voglio dire che in questo momento non sia più importante e urgente, ma succede sempre così. La presenza della criminalità organizzata in piani straordinari di lavori pubblici è da temere. Per questo bisognerà che vengano concepiti questi lavori prevedendo delle figure specifiche molto attrezzate, non il funzionario in pensione o il Prefetto in pensione, ma molto attrezzate per contrastare la presenza l’infiltrazione di organizzazioni di tipo mafioso.
Questo è un rischio vero che viene soprattutto alimentato dal fatto che saranno opere urgenti e spese urgenti. E nell’urgenza le organizzazioni mafiose si infilano sempre se non ci sono otto occhi a guardare. Il secondo rischio è la carenza di liquidità e purtroppo si rischia che una pandemia ne chiami un’altra, si rischia che il contrasto della prima pandemia offra nuove opportunità all’altra e che contemporaneamente l’effetto della prima devastazione di certe zone sociali del Paese offra delle nuove possibilità di inserimento. Bisogna essere molto tempestivi nell’allestire una strategia di contenimento e di contrasto e bisogna sapere quali sono le strade da battere. Ovviamente non è che si danno sostegni economici alle famiglie in difficoltà per contrastare la mafia, lo si fa perché ne hanno diritto e ce n’è bisogno. Bisogna però anche sapere che se non si danno, non soltanto si colpisce un bisogno essenziale delle famiglie, ma si dà spazio a coloro che ne approfitteranno.

Un altro rischio connesso alle mafie. L’ex pm Di Matteo ha detto qualche giorno fa: “Le mafie potrebbero anche soffiare sul fuoco del malcontento per alimentare odio nei confronti delle istituzioni”. Dal suo osservatorio c’è qualche segnale in proposito, dottoressa Dolci?

Ad oggi non ho di questi segnali. Ho preso atto, invece, dei segnali che arrivano dalle Regioni di insediamento storico delle mafie, dove indubbiamente rispetto al Nord c’è una maggiore economia sommersa e quindi il lavoro nero e i mancati introiti comporteranno una situazione di grave disagio sociale se lo Stato non interverrà prontamente. Qui al Nord la situazione è un po’ diversa, ma bisogna vedere quale potrà essere la prospettazione futura del nostro sistema imprenditoriale. Se la crisi economica si dimostrerà gravissima e si andrà incontro al fallimento e alla messa in liquidazione di una parte del sistema imprenditoriale del nord, questo certamente anche qui alimenterà l’economia sommersa e il lavoro nero e, da qui, l’inserimento delle organizzazioni criminali e la creazione di fenomeni di disagio e di contrasto sociale.

Foto di Paolobon140 – Opera propria

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    Una vera occasione alla GAM di Milano: vedere i capolavori di Pellizza da Volpedo

    A più di un secolo dalla mostra monografica dedicata all'artista piemontese nel 1920 alla Galleria Pesaro, l'esposizione alla GAM di Milano ripercorre la vicenda artistica e biografica di Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907). La Galleria d'Arte Moderna conserva opere significative dell'artista e il suo grande capolavoro: Il Quarto Stato, che per l'occasione viene arricchito nell'allestimento dai disegni preparatori e dall'accostamento all'opera di Joseph Beuys "La Rivoluzione siamo noi", ispirata, appunto, al dipinto di Pellizza. La mostra è curata da Aurora Scotti, storica dell'arte, e Paola Zatti, conservatrice alla GAM. Quaranta opere tra dipinti e disegni con importanti prestiti dai Musei Pellizza da Volpedo. L'esposizione documenta l'intero percorso dell'artista, dalla formazione vicina al realismo all'interpretazione dell'esperienza divisionista, una riflessione condivisa con altri grandi interpreti, da Previati a Grubicy, da Segantini a Morbelli. Abbiamo incontrato Paola Zatti, una delle curatrici della mostra, che si potrà visitare fino al 25 gennaio. Testo e intervista di Tiziana Ricci.

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