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La sconfitta del centrodestra, gli studenti in piazza contro l’alternanza scuola lavoro e le altre notizie della giornata

Studenti in piazza contro alternanza scuola lavoro

Il racconto della giornata di venerdì 28 gennaio 2022 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30.  La giornata di oggi sarà ricordata come quella in cui la destra è andata a schiantarsi, Salvini e Meloni hanno tentato la prova di forza con Casellati e sono andati a sbattere. Dopo la batosta il centrodestra ha riaperto le trattative con PD e 5stelle. Oggi gli studenti hanno manifestato in tutta Italia per ricordare Lorenzo Parrelli e chiedere la fine dell’alternanza scuola lavoro. Continua la crisi nel settore dell’Automotive. Il presidente francese Emmanuel Macron e quello russo, Vladimir Putin, si sono sentiti al telefono per parlare della crisi Ucraina e cercare di smorzare le tensioni di questi giorni. Infine, l’andamento della pandemia di COVID-19 in Italia.

Il giorno in cui la destra è andata a schiantarsi

(di Luigi Ambrosio)

La giornata di oggi sarà ricordata come quella in cui la destra è andata a schiantarsi.
I fotogrammi del film della disfatta. L’arroganza di Gasparri al mattino presto: “Cassese è un nome da comunisti, la sinistra non ci farà la morale”. La faccia nera di Elisabetta Casellati al momento della proclamazione del risultato, quando sente “382 voti” dalla voce di Roberto Fico seduto al suo fianco. Lei che viene aiutata ad alzarsi dai commessi prima di lasciare l’aula. Le urla nelle stanze dei gruppi parlamentari che si sentono fino ai corridoi, durante la riunione di coalizione subito dopo il voto. La Russa che accusa Osvaldo Napoli: “volete solo un ministero!”. Le voci sulla gomma da cancellare che quelli di Forza Italia si sarebbero portati nel catafalco per scrivere Casellati, fotografare, cancellare e poi scrivere un altro nome. I centristi felici che dicevano “adesso Draghi”. Toti che annunciava “stasera avremo il nome” e i suoi colleghi di partito che lo sfottevano: “ah se lo ha detto Toti”.
Parlamentari allo sbando sui divanetti di Montecitorio: “si andrà su Draghi”, “alla fine sarà Mattarella”. Nessuno sa nulla, tutti aspettano ordini.
E Salvini che corre a incontrare Draghi e poi se ne esce con la solita dichiarazione sull’alto profilo del Presidente della Repubblica.
Quando la scorsa notte è stato deciso di candidare la Presidente del Senato Maria Elena Casellati, lei ci credeva davvero. Non di essere eletta subito ma di fare il pieno di voti, sufficienti per ripresentarsi e preparare il colpo finale. Ci credevano pure Salvini e Meloni. Salvini ha provato a tenere insieme il centrodestra di governo e quello di opposizione, Berlusconi e Meloni, tirato di qua e di là. E ha fallito perché lui stesso vorrebbe stare di qua e di là. Il Papeete bis, lo schianto di oggi, è colpa sua e di Giorgia Meloni, che ha mandato la Presidente del Senato a incassare una sconfitta che ora la delegittima anche nel suo ruolo istituzionale. Casellati è il massimo, tolto Mattarella, ripeteva a mezzogiorno Salvini. Il massimo che la coalizione può esprimere in assenza di strategia.
E quando un deputato centrista dopo il voto si è trovato a commentare per errore una notizia di ieri, “il centrodestra domani indicherà un nome”, ha fatto una analisi che poi ha ripetuto, uguale a se stessa, quando gli hanno detto “scusa era la notizia di 24 ore fa”. Basterebbe questo..

Il vertice Salvini-Conte-letta

(di Anna Bredice)
“Abbiamo finalmente iniziato a parlare, ma abbiamo buttato via quattro giorni”. Letta si è detto ottimista dopo l’incontro con Matteo Salvini e Giuseppe Conte, non rinunciando a puntare il dito sulle velleità del centrodestra di voler dimostrare di essere maggioranza. Qualcosa si è sbloccato, la sconfitta così plateale in aula del centrodestra ha riportato il pendolo perpetuo di Salvini verso il centrosinistra e ora Letta, Conte e Speranza iniziano le trattative sui nomi che sono stati sempre in campo per il Pd e i Cinque stelle: Draghi, Mattarella e Casini, quest’ultimo preferito da un’area più di centro con i renziani. In ogni caso Letta è riuscito a ottenere finalmente di discutere di nomi superpartes, sui quali la maggioranza dei 505 sarà possibile da domattina in poi. Si vedrà come vanno le trattative che in queste ore sono molto intense. Salvini, Conte e Letta si vedranno di nuovo tra poco, a mezzogiorno il centrosinistra aveva disertato il vertice chiesto da Salvini perché con la candidatura della Casellati lo consideravano solo propaganda, adesso si dovrebbe fare sul serio, ma su quali nomi ancora non si sa. Si leggono in controluce le parole sia da una parte che dall’altra, Letta ha detto che il bis di Mattarella è sempre stato il massimo, ma il nome di Draghi è sempre in campo anche a sinistra, dividerebbe di più il Pd e i Cinque stelle, proprio ora che con la scelta di non partecipare al voto la tenuta del centrosinistra è riuscita, anche se per Letta rimane qualche sospetto sul dialogo parallelo tra Conte e Salvini. Ma oggi tutti si sono attenuti alla decisione di disertare il voto, invece in questo momento la scelta della scheda bianca consente a tanti anche di scrivere velocemente qualcosa e ciò che sembra si leggerà in grande numero questa sera pare sia di nuovo il nome di Sergio Mattarella.

Cariche e manganellate contro gli studenti in piazza per ricordare Lorenzo Parrelli

(di Rita Rapisardi)
Oggi in tutta Italia hanno manifestato gli studenti per ricordare Lorenzo Parrelli, il 18enne morto una settimana fa a Udine durante uno stage, e chiedere la fine della collaborazione tra scuola e imprese.
Ci sono state cariche in 3 città: a Napoli, dove gli studenti hanno lanciato vernice rossa contro la sede dell’unione degli industriali, a Milano quando il corteo ha cercato di raggiungere Assolombarda. Gli episodi più gravi a Torino dove 5 studenti sono stati portati in ospedale.
Non sono le prime cariche contro cortei studenteschi a Torino. Era successo solo due settimane fa contro studenti e attivisti dei Friday for Future che contestavano l’abbattimento di un parco per costruirci un supermercato. Si è ripetuto questa mattina quando circa 200 giovani si sono ritrovati in piazza Albarello, nel centro città, con l’intenzione di dar via a un corteo in nome di Lorenzo Parelli, nonostante le restrizioni previste dalla zona arancione, che prevedono infatti manifestazioni solo in maniera statica. Le polizia, schierata intorno all’intera piazza, ha quindi cercato di bloccare gli studenti con alcune cariche e manganellate. I giovani hanno risposto con il lancio di pietre e bottiglie, all’urlo di “Vergogna, vergogna!”. Una ventina i feriti, alcuni portati via in ambulanza. Una ragazza è svenuta in seguito a un trauma alla testa, altri sono stati medicati sul posto. Nei video online si vede anche un ragazzo afferrato per il collo da un agente. “Noi andiamo avanti, siamo per l’abolizione dell’alternanza scuola lavoro – promettono gli studenti tramite un comunicato, che continua – L’alternanza scuola lavoro è un addestramento delle giovani generazioni a condizioni di sfruttamento e precarietà, di scuola e di lavoro non si può morire”.

Automotive, in italia i posti di lavoro a rischio sarebbero tra i 60 e i 70mila

Gli esuberi alla Bosch e alla Marelli, le voci di ulteriore disimpegno di Stellantis.
Sono solo le ultime di una serie che stanno colpendo un settore che è sempre stato fiore all’occhiello dell’industria italiana, quello dell’Automotive. Gkn, Timken, Giannetti Ruote, sono solo alcune delle crisi recenti, tra delocalizzazioni e calcoli sulla pelle di chi lavora. Il problema più generale è quello di un settore destinato in parte a sparire, in parte a cambiar pelle. Lo impongono i cambiamenti climatici. Dall’altra però ci sono i posti di lavoro. Che in italia, tra sindacati e imprese, si stima essere circa 60-70 mila a rischio. Tra le aziende il cui destino era segnato c’era proprio la Bosch, concentrata sul Diesel. Possibile che nessuno ci abbia pensao prima? Ed allora la questione è come evitare che si riproponga lo scontro tra lavoro e salute, e come evitare che il coso della transizione ecologica venga scaricato sull’ultima ruota del carro. Va da sé che il ruolo del pubblico dev’essere primario. Innanzitutto con politica industriale. Esattamente quel che manca all’Italia. Orientare e guidare le produzioni e deecidere di conseguenza gli interventi: dagli incentivi, alla riqualificazione della forza lavoro. Ma la prima questione è proprio non lasciare soli, nel magma del mercato, imprese e lavoratori, come invece sta facendo il governo italiano: le crisi che si susseguono nel settore ne sono prova. Così come sta alle imprese mettere a disposizione gli strumenti necessari. Non a caso sono queste le richieste sindacali, che chiedono che i fondi del PNRR vadano in questa direzione. Per evitare che lo slogan molto sbandierato, che l’economia verde possa creare più posti di lavoro di quel che sta bruciando, non resti soltanto, appunto, uno slogan privo di contenuti.

(di Luisa Nannipieri)

Come annunciato nei giorni scorsi, questo venerdì mattina il presidente francese Emmanuel Macron e quello russo, Vladimir Putin, si sono sentiti al telefono per parlare della crisi Ucraina e cercare di smorzare le tensioni di questi giorni. Le prime informazioni sul contenuto della conversazione, che è durata un’ora, sono arrivate da un comunicato ufficiale del Cremlino. I russi hanno ribadito la necessità, da parte di Kiev, di rispettare gli accordi di Minsk, in particolare sul rapporto con le repubbliche autoproclamate del Donbass e hanno annunciato di voler continuare le discussioni con l’Ucraina, la Francia e la Germania nel quadro del cosiddetto formato Normandia. Una nuova riunione dei consiglieri politici del quartetto, dopo quella del 26 gennaio a Parigi, è stata già fissata tra due settimane, a Berlino. [CONTINUA A LEGGERE]

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

Oggi in Italia sono stati comunicati 144mila casi di covid e 378 morti. I tamponi positivi sono stati il 13,7%, in calo rispetto al 15 di ieri. Diminuiscono le persone attualmente positive, quasi 38mila in meno, e quelle ricoverate in terapia intensiva e negli altri reparti. Secondo il monitoraggio settimanale di ministero e istituto di sanità l’indice rt, che riguarda solo chi ha dei sintomi, è tornato di poco sotto la soglia di 1: non succedeva da ottobre, anche se questo numero – come gli altri del monitoraggio – potrebbe essere sottostimato, perché le regioni hanno segnalato ritardi nell’inserimento dei dati. In base al monitoraggio vengono decisi i colori delle regioni, che la settimana prossima non cambieranno: le 12 gialle, le 5 arancioni e le 3 bianche resteranno come sono. Tra pochi giorni il governo potrebbe eliminare le distinzioni tra bianco, giallo e arancio, lasciando solo la possibilità del rosso per le situazioni più gravi. Oggi intanto giornata di sciopero degli infermieri, a quasi due anni da inizio pandemia. Da eroi a lavoratori sfruttati sull’orlo del burn out, il passo è stato breve. Donato Cosi è il referente per la Lombardia del sindacato Nursind

Sempre oggi la struttura commissariale guidata dal generale Figliuolo ha annunciato un accordo con Pfizer sul farmaco antivirale Paxlovid. La prima fornitura sarà di circa 11mila trattamenti su 600mila concordati per il 2022 e sarà distribuita alle regioni la prossima settimana.

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