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Che relazione c’è tra coronavirus e pipistrelli? La parola all’esperta

pipistrelli e coronavirus

La diffusione del coronavirus 2019-nCoV all’essere umano sembra legata al mercato di animali vivi di Wuhan, in Cina, e tutti gli elementi attualmente in possesso degli esperti sembrano puntare il dito contro i pipistrelli, anche se sembra poco probabile che ci si trovi davanti ad un caso di trasmissione diretta dal pipistrello all’uomo.

Come accaduto con la SARS qualche anno fa, l’ipotesi più accreditata è che il nuovo coronavirus 2019-nCoV sia stato trasmesso dai pipistrelli ad altri animali, come il pangolino, e da questi all’uomo. Cosa c’è di vero e quale relazione c’è tra il coronavirus e gli animali selvatici? Ne abbiamo parlato con la dottoressa Stefania Leopardi, veterinaria e ricercatrice presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe).

Lì la dottoressa Leopardi fa parte del laboratorio di zoonosi virali, patogeni emergenti e riemergenti, ma è anche membro de Centro Collaborazione OIE per la ricerca scientifica sulle malattie infettive nell’interfaccia uomo/animale. Si occupa dello studio di malattie zoonotiche, trasmissibili da uomo ad animale, con particolare attenzione agli aspetti ecologici delle malattie. Dallo scorso anno, inoltre, è anche membro della commissione Bat Specialist Group dell’IUCN Species Survival Commission.

Vi proponiamo alcuni estratti dall’intervista di Cecilia Di Lieto a Considera l’Armadillo.

Cosa significa studiare gli aspetti ecologici delle malattie?

Molte delle malattie umane, prima di essere umane appartengono all’ecosistema: sono in equilibrio con un ospite animale a cui non danno alcun danno e che in nessun modo darebbero danno a noi. In questa era, l’antropocene di cui si parla tanto, l’uomo sta andando a cambiare questi equilibri e diventa quindi importante l’aspetto ecologico delle malattie: il nostro rompere questo equilibrio diventa causa di malattia. In pratica le malattie umane non dipendono più soltanto dall’uomo e dal circolo uomo-uomo, ma diventano importanti anche la malattia animale e l’ambiente in cui si trova.

Lei in questi ultimi anni si è occupata dei chirotteri, i pipistrelli, che sono stati individuati come possibili diffusori di alcune malattie come la Sars. È così?

Diffusori è proprio la parola a cui bisogna prestare attenzione. Se da una parte è vero che la ricerca sta mettendo in evidenza come i pipistrelli abbiano tantissimi virus, dall’altra parte il passaggio dal pipistrello all’uomo non accade quasi mai. Esistono pochissime malattie con una trasmissione diretta all’uomo.
Ultimamente, però, ci sono dei casi in cui malattie che emergono all’improvviso nell’uomo, come il nuovo coronavirus 2019-nCoV, sembrano avere da un punto di vista genetico il virus più vicino all’interno della famiglia dei virus che ci sono nei pipistrelli. È per questo che si parla molto dei pipistrelli perché malattie come l’Ebola, la Sars e quest’ultimo coronavirus sembrano connessi a virus dei pipistrelli, anche se è sbagliato dire che sono stati trasmessi dai pipistrelli.

Qual è lo stato attuale della conoscenza sulla possibile origine del nuovo coronavirus 2019-nCoV?

Al momento è parecchio scarso, anche se da come si parla sembra che si sappia già tutto. Questo virus è molto simile a quello della SARS e per questo sono stati fatti subito dei paragoni. Quello di cui si sente parlare molto è spesso un’informazione traslata da ciò che si è visto succedere con la SARS: un virus presente nei pipistrelli che è stato trasmesso a degli animali selvatici – la civetta delle palme nel caso della SARS – e da lì è passato all’uomo.
Adesso sappiamo che i primi casi umani di coronavirus 2019-nCoV erano tutti molto simili tra loro e questo in virologia indica una fonte unica dell’epidemia. Secondo una stima dei primi casi erano al 70% correlati ad un mercato di animali vivi. Molte delle prime persone che si sono ammalate avevano frequentato quel mercato e il percorso è sembrato chiaro: è passato dai pipistrelli agli animali che erano in quel mercato e da lì all’uomo. È notizia di oggi che, dopo aver testato alcuni dei campioni presenti nel mercato, dei pangolini siano risultati positivi.

Il pangolino è un animale ormai giunto ad un passo dall’estinzione anche per l’uso che se ne fa delle scaglie, molto usata nella medicina tradizionale cinese, oltre che per la sua carne. L’ipotesi è quindi che un pipistrello possa aver infettato un pangolino? O ci può essere anche stata una trasmissione diretta?

Questo è molto discusso anche per la SARS. I pipistrelli hanno una cinquantina di virus che sono cugini della SARS e di questo coronavirus 2019-nCoV. Sono virus molti difficili da studiare perché non si riescono a coltivare in vitro. Si fanno delle prove genetiche e la maggior parte non sembrano essere in grado di infettare l’uomo, ma si tratta soltanto di deduzioni e studi non diretti. I virus come la SARS e il coronavirus 2019-nCoV che sono stati trovati nella civetta delle palme e nel pangolino sono gli stessi virus che ci sono nell’uomo. Sembra quindi più facile la circolazione prima in questi animali e poi nell’uomo. Anche perché nella vita comune non ci sono così tante persone che entrano in contatto con le feci di pipistrello.
I pipistrelli di cui stiamo parlando sono dei pipistrelli che in Cina vivono nelle grotte. In quei mercati in Cina si trovano in vita varie specie di animali diverse tra loro e questa frammistione di animali è anche una frammistione di virus, una sorta di laboratorio in cui si creano cose che in natura non si creerebbero mai.

Il governo cinese ha bloccato temporaneamente il mercato di animali selvatici. Anche loro individuano lì un punto nodale della questione.

Sì, sicuramente i mercati di animali vivi sono un laboratorio per creare epidemie. E questo non è evidente solo oggi, ma anche dalle epidemia di influenza che ci sono sempre. I mercati di animali vivi non andrebbero chiusi per limitare questa epidemia, ormai il danno è fatto, ma per limitare epidemie future: sappiamo che questo è un meccanismo di rischio e sarebbe il caso di evitarlo.

In questo momento in cui i vostri studi sono più accelerati che mai, che tipo di risultato può uscire fuori da queste vostre ricerche?

Stiamo lavorando come delle matte perchè c’erano tanti dati che erano in divenire e che adesso sono diventati importantissimi. Ora stiamo studiando quali potrebbero esser stati i passaggi di virus dai pipistrelli all’animale domestico e quali sono i meccanismi che possono portare dei problemi. Da veterinarie per noi è importante sottolineare quanto sia fondamentale la sorveglianza nell’animale domestico e questo è facilissimo perché sorvegliamo già gli animali domestici per tantissime malattie.

Quando parla di animale domestico cosa intende?

Parliamo soprattutto degli animali da allevamento come bovini e suini. Sono quelli più coinvolti nella rottura dell’equilibrio con gli allevamenti intensivi in tutto il Mondo, spesso con diverse specie di animali allevati insieme.

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    Redazione
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