Approfondimenti

Che cosa è successo oggi? – Mercoledì 13 gennaio 2021

Matteo Renzi Shock

Il racconto della giornata di mercoledì 13 gennaio 2021 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia in Italia alla crisi formale del governo Conte aperta oggi da Matteo Renzi con le dimissioni della sua delegazione e ora l’arrivo del Recovery Fund potrebbe essere a rischio. Il vaccino anti-COVID viaggia veloce in Israele, ma come per tanti aspetti della vita quotidiana il trattamento per i palestinesi è differente. Dalla Francia l’intervista fornaio Stéphane Ravacley, in sciopero della fame contro l’espulsione del suo apprendista. Negli Stati Uniti è iniziata la seduta alla Camera durante la quale si voterà per la seconda volta la messa in stato d’accusa di Donald Trump. Infine, i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

Oggi sono stati superati gli 80mila morti per COVID in Italia. 507 le vittime delle ultime 24 ore, secondo i dati del Ministero della Salute, che portano il numero delle vittime esattamente a 80.326. Quasi 16mila i nuovi positivi registrati oggi, il tasso sui tamponi è del 9%, in calo rispetto al 10% di ieri. Calano il numero dei posti occupati in terapia intensiva, sono 57 di meno, ma restano costanti gli ingressi, 165 nelle ultime 24 ore. In calo di 187 anche i posti occupati nei reparti COVID.

Il ricercatore e statistico Davide Tosi dell’università dell’Insubria studia l’andamento dei dati col portale Predire è meglio che Curare, un punto di riferimento fondamentale per chi analizza i numeri: “Siamo in una fase di espansione dell’epidemia. Entro un mese arriveremo a centomila vittime” ha spiegato ai nostri microfoni:

Stamattina il Ministro della Salute Speranza ha riferito alle camere che lo stato di emergenza sarà prorogato al 30 aprile ed ha ricordato le nuove norme che entreranno in vigore nel fine settimana. Il nuovo DPCM verrà firmato questo venerdì dopo il monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità, e si sta ancora trattando quali saranno le misure di mitigazione previste a seconda della fascia. La novità sarà la fascia bianca, dove però al momento non rientrerebbe nessuna regione. 12 invece le regioni che potrebbero essere inserite nella fascia arancione, sicuramente la Lombardia che potrebbe avere anche le misure della fascia rossa.

Il Veneto intanto ha fatto il miracolo: in due giorni il tasso di positivi sui tamponi eseguiti è sceso da quasi il 15% al 4%. Non è purtroppo un risultato medico: la Regione di Zaia ha iniziato a conteggiare anche i tamponi rapidi, facendo crollare la propria curva. Il Veneto usava già in modo massiccio i tamponi rapidi, che però hanno un’attendibilità intorno al 70% in caso di tampone negativo. Cioè, su 10 tamponi negativi 3 sono falsi negativi. Secondo il virologo Crisanti questa è stata una delle cause che ha portato la diffusione del virus fuori controllo.
I dati improvvisamente buoni del Veneto rischiano però di anticipare quello che succederà a breve in tutta Italia: oggi il ministero ha fatto sapere che il conteggio a livello nazionale anche dei tamponi rapidi inizierà dal 15 gennaio, la data che, come abbiamo sentito, i sistemi predittivi indicano per la ripresa dei contagi.

Matteo Renzi apre la crisi formale del governo Conte

(di Anna Bredice)

Le due ministre si sono dimesse nonostante per tutta la giornata ci sia stato un forte pressing del Pd e, soprattutto, un intervento del Capo dello Stato per chiudere in fretta questa crisi a causa della pandemia. Renzi ha scelto di continuare il suo gioco al rialzo facendo dimettere la sua delegazione, evitando di restare nell’angolo e, in questo modo, tenendosi le mani libere per accusare, attaccare o sostenere ancora il governo.
Renzi dice di non avere nessuna pregiudiziale nei confronti dell’attuale maggioranza e di Conte, ma nello stesso tempo gli lancia un’accusa fortissima, cioè di aver creato un vulnus alle regole democratiche. “Siamo pronti a discutere nelle sedi istituzionali dei nostri punti, dice, oppure ad andare all’opposizione”. Eppure per tutta la giornata si è tentato di recuperare. C’è stato un intervento del Capo dello Stato e poi una retromarcia di Conte, che si è detto pronto a continuare con Italia Viva scrivendo un nuovo patto di maggioranza. Renzi non ha dato nessuno sbocco preciso, se non una pregiudiziale di un governo con la destra. “Non abbiamo veti su Conte – ha detto durante la conferenza stampa – ma non vogliamo nemmeno solo un nome, ce ne sono altri” e questo è indicativo anche del fatto che Renzi vorrebbe sostituire Conte mantenendo l’attuale maggioranza. Conte potrebbe a questo punto anche congelare le dimissioni delle due ministre, dimettersi e pensare al Conte ter, oppure andare in parlamento a chiedere un nuovo voto e aprire la crisi, ma il primo passo per l’apertura della crisi l’ha fatto poco fa Renzi.

La crisi politica rischia di ritardare l’arrivo dei soldi del Recovery Fund

(di Alessandro Principe)

I soldi del Recovery Fund non sono garantiti. L’Europa chiede impegni precisi e tappe da rispettare. Una fase di instabilità li può compromettere. Il piano approvato dal governo è una bozza. La versione definitiva deve arrivare entro marzo a Bruxelles. Le prossime settimane sono quindi decisive. Una volta arrivato sul tavolo di Ursula Von Der Leyen, il piano verrà valutato nei dettagli sulla base del regolamento attuativo. Verranno esaminati i progetti, la loro fattibilità, la coerenza con gli obiettivi fissati in Europa. Già sappiamo cosa manca ancora al nostro piano: la governance, anzitutto. La task force voluta da Conte è stata accantonata. Ora è in alto mare. Bruxelles vuole sapere chi e come gestirà i soldi. Seconda mancanza: un meccanismo di valutazione dei risultati. Ma quello che manca a questo punto è soprattutto la credibilità. La Commissione, ammesso che dia il via libera, fa una proposta al Consiglio, cioè ai governi europei. Che potrebbero chiedere approfondimenti: è il freno d’emergenza imposto dall’Olanda e gradito anche dalla Germania. In parole povere: se un paese non dà garanzia di affidabilità potrebbe esserci uno stop o un rallentamento. Questo meccanismo vale per ogni singola tranche di erogazioni. La numero uno della Bce Lagarde ha raccomandato “rapidità” nell’attuazione del Recovery Fund. I tempi sono fondamentali. Già siamo in ritardo. Una crisi politica è il contrario di quello che serve ora. La prima tranche è prevista a giugno: 20 miliardi. Ecco quello che ci stiamo giocando.

Perché all’improvviso Grillo si è inventato il “governo con dentro tutti”

(di Diana Santini)

Giorgio Trizzino è un medico palermitano deputato del Movimento 5 Stelle la cui famiglia è considerata molto vicina al presidente Mattarella. In questi giorni è (anche) lui a mediare tra Conte e il Quirinale ed è lui che ha scritto l’appello all’unità di tutti i partiti rilanciato sui social da Beppe Grillo.
Dal governo con nessuno al governo con tutti? Quando stamattina Trizzino ha affidato ai social il suo pensiero, la cosa è stata accolta come una inutile peroratio democristiana. Ma, subito dopo, il rilancio del post da parte di Grillo (con l’aggiunta della niente affatto sottintesa assegnazione della “cosa” a Conte) ne ha cambiato l’orizzonte. Non più generico appello a tutti: chi ci starebbe mai d’altronde? Salvini ha già detto no, e poi come la si metterebbe con Renzi? tutti tranne Italia Viva? [CONTINUA A LEGGERE]

In Cisgiordania vaccino per i coloni ma non per i palestinesi

(di Emanuele Valenti)

Il governo israeliano punta a vaccinare contro il Covid tutti i suoi cittadini sopra i 16 anni entro fine marzo. In quel periodo, nella migliore delle ipotesi, la somministrazione del vaccino nei territori occupati, Cisgiordania e Gaza, sarà appena cominciata.
Israele è in assoluto il Paese che sta procedendo più rapidamente in tutto il mondo con il programma vaccinale. La campagna è cominciata poco prima di Natale e ormai ha coperto circa il 20% della popolazione.
Numeri impressionanti, anche per noi in Europa. C’è però un contrasto non indifferente se si paragonano questi numeri con la situazione nei territori palestinesi, dove come dicevamo il vaccino non è ancora arrivato. [CONTINUA A LEGGERE]

Il fornaio francese Stéphane Ravacley in sciopero della fame contro l’espulsione del suo apprendista

(di Luisa Nannipieri)

Capita che le azioni di un individuo permettano di far capire a tutti le storture di un sistema. In Francia è successo con il crimine di solidarietà e l’agricoltore della valle della Roya Cédric Herrou, che ha accolto centinaia di migranti sulle Alpi liguri ed è stato processato per questo. E oggi succede a Besançon, dove il panettiere Stéphane Ravacley sta facendo uno sciopero della fame da 10 giorni, per protestare contro la legge che impone ai migranti minori di lasciare il territorio francese quando compiono 18 anni. A meno che non abbiano una formazione qualificante, non abbiano più rapporti regolari con il paese d’origine e possano provare di essere stati minorenni quando lo stato ha iniziato a occuparsi di loro. Una condizione, quest’ultima, quasi impossibile da riempire per molti di loro. Compreso Laye Fodé Traoré, che da un anno e mezzo lavora con Stéphane come apprendista. È per lui, arrivato dalla Guinea, che Stéphane ha iniziato il suo sciopero della fame, sperando di ottenere una reazione dal governo. [CONTINUA A LEGGERE]

USA, al via la procedura d’impeachment per Trump

Stati Uniti.
 La Camera ha cominciato da alcune ore la seduta nella quale voterà per la seconda volta la messa in stato d’accusa di Donald Trump.
 La procedura d’impeachment dovrebbe essere approvata. I Democratici hanno la maggioranza e con loro dovrebbero votare anche alcuni deputati repubblicani. 
Il processo, che nel caso si terrà al Senato, potrebbe cominciare già venerdì, tra due giorni. Difficile però che finisca prima del 20 gennaio, mercoledì prossimo, quando ci sarà l’insediamento di Joe Biden.
 Per condannare Trump saranno necessari i due terzi del Senato, quindi anche il voto di diversi repubblicani, il che al momento è improbabile. 
Nei corridoi del Congresso – teatro dell’attacco dei sostenitori del presidente il giorno dell’epifania – insieme ai politici e ai loro assistenti ci sono oggi anche diversi militari.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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    Redazione
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    Sono arrivate 62 condanne nel processo sull’alleanza mafiosa lombarda Hydra. Il gup di Milano Emanuele Mancini ha condannato con rito abbreviato 62 imputati dei 78 rinviati a giudizio a pene fino a 16 anni di reclusione, quasi cinque secoli totali di carcere. 24 le condanne per 416 bis, associazione mafiosa. Accolta la tesi dei pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane: in Lombardia c’è stata un'alleanza tra ‘ndrangheta, mafia e camorra in nome degli affari. Le tre organizzazioni criminali, come emerso dalle indagini, avevano capito che in Lombardia senza farsi la guerra c’è spazio per tutti. Il giudice, che ha letto la sentenza nell'aula bunker del carcere di Opera, ha riconosciuto la contestazione principale della Procura diretta da Marcello Viola, ovvero l'associazione mafiosa "costituita da appartenenti alle tre diverse organizzazioni" criminali. In Lombardia le tre mafie avevano deciso di mettersi insieme, ciascuna con la propria specificità, per fare business, “autorizzate dalle case madri a spendere il brand criminale di Cosa Nostra, della Camorra o della ‘Ndrangheta” ha detto la pm Cerreti durante la requisitoria. “So che può dare fastidio a qualcuno, ma Milano è un contesto mafioso né più né meno di come può esserlo la Calabria. Fin quando non avremo consapevolezza, non faremo passi avanti”. Dell’importanza di questa inchiesta, Hydra, Roberto Maggioni ne ha parlato con Andrea Carni, ricercatore, che insieme a Nando dalla Chiesa ha scritto il libro “Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia”.

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