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Perché Hidalgo è l’ultima speranza per la sinistra francese

Anne Hidalgo (ANSA)

Secondo il quotidiano della gauche Libération, Anne Hidalgo, rieletta un anno fa sindaca di Parigi e da domenica scorsa ufficialmente candidata alla presidenza della repubblica, è la migliore speranza di un partito afono: il partito socialista, quello che è stato per mezzo secolo il partito cardine della sinistra e che dopo la deludente presidenza di François Hollande ha rischiato la scomparsa, travolto dall’onda marconista, passando alle ultime legislative nel 2017 da 295 a 31 deputati all’Assemblea Nazionale.

Un partito sopravvissuto grazie al radicamento locale. Grazie ai sindaci, a cominciare appunto dalla sindaca di Parigi che proprio a partire dai sindaci conta di costruire la squadra presidenziale. È  la migliore speranza, se non addirittura l’unica speranza, per il partito socialista. E probabilmente è anche la migliore speranza per una sinistra mai così divisa, mai così bassa nelle intenzioni di voto, posta di fronte alla concreta prospettiva di essere clamorosamente marginalizzata nella corsa presidenziale, tra gli ecologisti, incapaci, per così dire, di rinverdire la pianta moribonda della socialdemocrazia e senza solida esperienza di governo, e Jean Luc Mélenchon incapace di federare la sinistra e penalizzato nei sondaggi dall’ usura dopo le due precedenti sconfitte presidenziali.

Anne Hidalgo sembra l’unica a poter sperare nel sol dell’ avvenire, a poter forse arrestare il lungo tramonto della sinistra. Perché non è una figura d’apparato. Non è un frutto della Scuola Nazionale d’Amministrazione, né della macchina politica socialista. Non è burocratica, ma appare affidabile in quanto sindaca rieletta di una grande capitale europea. Non una figura politica da corridoi ministeriali, ma di terreno. Non una politica da invettive e iperboli tribunizie, ma da questioni e progetti concreti. Perché è figlia di immigrati laboriosi e repubblicani. E la questione del lavoro e della repubblica per i figli e nipoti di immigrati in Francia, la questione dell’integrazione e dell’assimilazione, saranno centrali nel dibattito presidenziale. Perché governa da anni una coalizione di unione della sinistra al comune di Parigi ed è capace di compromessi senza transigere sugli obbiettivi. E infine, in senso epocale, perché è donna. È rassicurante e riconciliante per non dire materna in un Paese esausto e inquieto, sfinito dal terrorismo jihadista, dai conflitti sociali che siano i Gilet gialli o la protesta contro i tagli alle pensioni e ovviamente dal Covid. Un Paese che forse sogna una Angela Merkel francese. E perché nel Paese della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che, come gli Stati Uniti, elegge il Presidente a suffragio universale non c’è ancora stata una donna Presidente. E sarebbe l’onore della gauche e della tradizione socialista, fosse pure al crepuscolo, di offrire alla Repubblica quella che appare come una necessità storica per non dire antropologica.

FOTO| Anne Hidalgo, sindaca di Parigi candidata alle presidenziali francesi

  • Autore articolo
    Francesco Giorgini
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    L’8 gennaio 1947 a Londra, nasceva David Bowie, uno degli artisti più influenti del ventesimo secolo nonché tra le maggiori icone di sempre della cultura queer. “È merito suo l’aver sdoganato una certa estetica e provocazione verbale in ambito rock” spiega Piergiorgio Pardo ai microfoni di Volume. In quello che sarebbe stato il suo 79esimo compleanno, abbiamo ripercorso insieme l’impatto e l’eredità del Duca Bianco sulla cultura lgbtq+: dal detto “I’m gay because of David Bowie” alla sua identità fluida in continua evoluzione, ricordandone l’importanza attraverso alcuni dei brani più significativi. Ascolta l'intervista di Elisa Graci e Dario Grande a Piergiorgio Pardo

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