Documentario

Il dolore di Nick Cave diventa cinema

martedì 27 settembre 2016 ore 08:23

Milano - Commovente e struggente One more time with feeling, il documentario di Andrew Dominik dedicato a Nick Cave. Girato in 3D e in bianco e nero, il film esplora il dolore del cantautore dopo la tragica morte di Arthur, il figlio quindicenne. Dolore che diventa elaborazione creativa per il suo ultimo disco.

Al cinema solo il 27 e il 28 settembre, in occasione dell’uscita ai primi di settembre dell’ultimo album Skeleton Tree e dopo il passaggio alla Mostra del Cinema di Venezia, il film esplora la creazione artistica e musicale di Nick Cave, accompagnato come sempre dalla sua band The Bad Seeds. Un racconto in prima persona, davanti a uno specchio più che a una telecamera, in cui Cave lascia fluire i suoi sentimenti e la sua sofferenza inconsolabile, trasformandola in canzoni al pianoforte. Un’occasione per rivedere il suo passato con la moglie Susie Bick.

Il film è stato come una specie di terapia – ha raccontato Dominik a Venezia 73 – si addentra in aspetti difficili e molto personali, ma con Nick ho fatto un patto: gli avrei lasciato tagliare qualunque cosa non gli fosse piaciuta se in cambio mi avesse lasciato girare qualsiasi cosa”.
Il regista neozelandese Andrew Dominik ha una professionalità riconosciuta nella realizzazione di video musicali, ma è anche noto per i suoi film, da Chopper basato sulla vita del criminale australiano Mark Brandon Read “Chopper”con Eric Bana, Brad Pitt e Casey Affleck, a L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, prodotto da Ridley Scott e da Brad Pitt, che nel film interpreta il fuorilegge Jesse James e  con una colonna sonora firmata da Nick Cave e Warren Ellis. Nel 2012 esce Cogan – Killing Them Softly con Brad Pitt, Richard Jenkins, James Gandolfini e Ray Liotta.

A proposito della scelta di girare in 3D e in bianco e nero – continua Dominik: “Ho sempre voluto girare un film in 3D e un film in bianco e nero. Il 3D è un’esperienza coinvolgente, il bianco e nero invece è elegante e distanzia lo spettatore, e mi piaceva il contrasto. Grazie al 3D una parte della mente si spegne e ti fai influenzare di più dalle emozioni. È un linguaggio diverso: Hollywood converte in 3D film che hanno tagli di montaggio troppo rapidi, mentre con il 3D bisogna immergersi in una situazione a lungo”.

Dopo l’apparizione al pianoforte nel film di Wim Wenders I bei giorni di Aranjuez, e tante collaborazioni con il regista tedesco alle spalle, con il disco e il documentario si celebra il suo ritorno alla vita dopo il trauma subito di cui nel documentario parla con molta dignità e riflessione profonda. Fino a rivelarci che la voglia di vivere sua e della moglie rappresenta una sorta di vendetta contro l’ingiustizia subita.

https://youtu.be/2G0Qj6DBm6o

Aggiornato mercoledì 28 settembre 2016 ore 16:31
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