dopo il tentato golpe

La Turchia di Erdogan, tra paura e consensi

venerdì 19 agosto 2016 ore 19:15

La decisione del governo turco di liberare 38mila detenuti arriva nel momento in cui le carceri del Paese sono sovraffollate anche per l’impressionante ondata di arresti seguita al fallito golpe del 15 luglio.

Usciranno dalle carceri turche le persone a cui mancano meno di due anni alla conclusione della pena e che non siano colpevoli di reati quali omicidio, abusi sessuali, violenza domestica e reati contro lo Stato. Non sarà un indulto, le persone verranno rilasciate in regime di libertà vigilata, ma è un provvedimento comunque eccezionale.

Il ministro della Difesa turco Fikri Isik non lo ha affermato ufficialmente, ma secondo Murat Cinar, giornalista turco che vive in Italia, questo provvedimento serve a fare spazio nelle carceri per le migliaia di persone arrestate nell’ambito delle indagini sul tentato colpo di stato del 15 luglio.

La correlazione è evidente anche solo per una questione di numeri: le carceri turche erano già sovraffollate da anni. Secondo il giornalista il provvedimento avrà anche un ulteriore effetto: un aumento di consensi verso il governo da parte dei beneficiari. Circolano già le interviste di alcune persone rilasciate che ringraziano il presidente della Repubblica e il primo ministro, con tanto di giuramenti di fedeltà: un nuovo e consistente bacino elettorale per Erdogan.

Murat Cinar ventila anche un possibile terzo collegamento: è di questi giorni l’approvazione di una legge che abolisce l’esame di Stato per assumere la carica di poliziotto: saranno sufficienti un diploma di scuola superiore e un colloquio superato. Questa maggiore accessibilità all’incarico di poliziotto è funzionale al rinnovamento del corpo di polizia che è in corso da quando si è manifestato lo scontro fra Erdoğan e il suo ex alleato Fetullah Gülen. Non è da escludere , sempre secondo il giornalista, che questi nuovi elettori di Erdogan a lui grati per la scarcerazione anticipata, diventino, compatibilmente con il loro casellario giudiziale, anche parte del nuovo corpo di polizia.

Complessivamente, secondo le cifre diffuse dal primo ministro Binali Yildirim, gli arresti post tentato golpe sono stati più di ventimila, le detenzioni oltre quarantamila, mentre quasi ottantamila funzionari sono stati rimossi.

La repressione non ha colpito solo i militari ma anche insegnanti, avvocati, accademici, giornalisti. Anche chi non ha relazioni con il movimento di Fetullah Gülen, il leader religioso considerato la mente dell’attacco allo Stato, in questo momento teme l’arresto. E’ difficile in questi giorni trovare qualcuno che sia disposto a parlare dalla Turchia. C’è stanchezza, disillusione e timore. Diverse testate giornalistiche stanno vietando ai loro dipendenti di rilasciare interviste.

Murat Cinar vive in Italia da 16 anni ma è in costante contatto con la Turchia. Ci descrive un clima di paranoia e paura. Le persone colpite dai provvedimenti non sono tutte collegate alla rete di Fetullah Gülen. Due giorni fa è stato chiuso, prima con un’irruzione della polizia e poi con un provvedimento ufficiale, il quotidiano curdo a tiratura nazionale Ozgür Gundem. Ventiquattro giornalisti sono in regime di custodia cautelare e nei prossimi giorni la Procura deciderà se procedere con l’arresto. Se cosi fosse, salirebbe a più di cento il numero di giornalisti imprigionati in Turchia.

Ormai quella di finire nel mirino del governo è la paura quotidiana di ogni cittadino turco.

Ascolta qui l’intervista integrale a Murat Cinar

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Aggiornato venerdì 19 agosto 2016 ore 19:28
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