Dopo l'attentato di Dacca

“Non l’Isis ma gruppi jihadisti locali”

martedì 05 luglio 2016 ore 06:00

Non ci sarebbe l’Isis dietro l’attentato terroristico avvenuto venerdì sera a Dacca, capitale del Bangladesh. Nonostante lo Stato Islamico abbia rivendicato subito l’attacco, secondo fonti bengalesi i registi sarebbero, invece, dei gruppi locali. Per gli inquirenti, infatti, si tratterebbe di un’operazione congiunta compiuta da militanti di Jamaat-ul Mujahedin Bangladesh (Jmb) e Ansarullah Bangla Team (Abt), le due formazioni jihadiste più pericolose del Paese asiatico. Ne è convinto anche Shobin Islam, un bengalese residente in Italia da molti anni che proprio pochi giorni fa è volato da Roma a Dacca per far visita alla famiglia.

“Siamo convinti che non è stato l’Isis – ha ribadito al telefono nel pomeriggio – ma non possiamo esserne certi al cento per cento”. Intanto, ha raccontato che la città si è svuotata, i turisti hanno anticipato il ritorno mentre gli italiani che vivono lì si sono rintanati, anche per consiglio della Farnesina. “Nessuno si aspettava un attentato del genere – ha spiegato Shobin – e siamo rimasti sorpresi che gli attentatori erano tutti ragazzi che avevano studiato, della media borghesia. E’ evidente che hanno avuto un lavaggio del cercello”.

Anche se lavora a Roma, Shobin torna spesso in Bangladesh e ha sentito che negli ultimi anni il Paese si spaccato, subendo comunque l’influenza del terrorismo islamico. Il Jamaat-ul Mujahedin Bangladesh (Jmb) avrebbe in comunque giurato fedeltà all’Is anche se finora per l’intelligence non si sarebbero stati grossi contatti tra i due gruppi. “Dacca adesso è sorvegliata – ha aggiunto Shobin – c’è polizia ovunque, vengono controllate tutte le auto sospette e forse per un po’ saremo tranquilli, ma c’è paura”.

La polizia sta continuando le indagini e per ora ha arrestato uno dei membri del commando, l’unico che non è morto nel conflitto a fuoco. Il ragazzo è tenuto in un luogo segreto, sorvegliato a vista, dicono le fonti bengalesi. Intanto, sono state fermate tre persone sospette. Tra loro anche Hasnat Karim, un professore universitario che era nel locale per festeggiare un compleanno ma ripreso da alcune immagini fumare con i membri del commando.

Il 4 luglio c’è stata una veglia commemorativa per tutte le vittime e il 5 luglio alle 18 rientreranno a Ciampino le nove vittime italiane.

Ascolta l’intervista completa a Shobin Islam

Shobin Ismail

Aggiornato martedì 06 dicembre 2016 ore 14:22
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