Privacy e tecnologia

Tim Cook, Apple e l’Fbi

venerdì 19 febbraio 2016 ore 13:31

Da cosa nasce cosa e da una tragedia come quella della strage di San Bernardino può nascere un dibattito sulla privacy che coinvolge l’Fbi e alcune tra le più potenti multinazionali del Globo. Gli attori in campo all’inizio erano un paio, un giudice federale che ha chiesto per conto dell’Fbi a Apple di poter accedere ai dati contenuti in un telefono di proprietà di uno degli attentatori di San Bernardino, rinvenuto sulla scena del crimine, e Apple.

Tim Cook, per conto di Apple, con una dichiarazione pubblica ha detto no al giudice, all’Fbi e indirettamente alle politiche securitarie del governo americano. I dati all’interno del cellulare resteranno, per quanto riguarda Apple, all’interno del cellulare. Dagli ingegneri di Cupertino non arriverà alcun aiuto informatico per aprire il cellulare e ricavarne dati più o meno utili alle indagini. In seguito alla dichiarazione del numero uno della Mela sono intervenuti nel dibattito anche altri grandi del settore come Google, Twitter e Whatsapp, sostenendo la presa di posizione di Tim Cook.

Secondo Tim Cook dare accesso all’Fbi ai dati contenuti nel telefono creerebbe un precedente pericoloso. Ovviamente Cook, come i vari Ceo coinvolti nel dibattito, sostiene che bisogna proteggere la cittadinanza dal terrorismo, ma aggiunge che rendere possibili degli hacking sui telefoni darebbe in mano al governo le chiavi ai dati personali di milioni di americani e non solo. Il dibattito e le dichiarazioni dei big della Silicon Valley lo si può seguire tranquillamente su Twitter, dove si sono palesati più o meno tutti quelli coinvolti nella storia. Infine, anche Zuckerberg per conto di Facebook si è schierato con i suoi colleghi. Sono principi politici o mosse di marketing? Probabilmente entrambe le cose.

A Maramao abbiamo approfondito il tema con Paolo Dal Checco, informatico forense dello studio Difob, che per lavoro in passato si è trovato in una posizione simile a quella del giudice americano, ossia nella situazione di dover accedere ai contenuti di un iPhone per un caso avvenuto in Italia. Oltre a raccontarci la sua esperienza con l’azienda americana, ci chiarisce meglio gli aspetti tecnici e giuridici del caso.

Ascolta qui sotto l’intervista a Paolo Dal Checcho trasmessa a Maramao

Paolo dal checco informatico forense parla di Tim Cook , Apple e governo americano

Aggiornato sabato 20 febbraio 2016 ore 14:10
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