GIULIO REGENI

“Aveva paura per la sua incolumità”

giovedì 04 febbraio 2016 ore 16:07

Giulio Regeni, il ragazzo trovato morto al Cairo, aveva scritto per il quotidiano il manifesto, sotto pseudonimo. Aveva preferito non firmare gli articoli perché “aveva paura per la sua incolumità”. Lo ha detto ai microfoni i Radio Popolare Giuseppe Acconcia, collaboratore del manifesto.

“Giulio si occupava soprattutto di movimenti operai e di sindacalismo indipendente”, racconta Acconcia, dunque aveva contatti con l’opposizione egiziana. Alla redazione del manifesto confermano che Regeni aveva proposto un articolo al quotidiano e che anche in alcune email aveva espresso i suoi timori.

Secondo Acconcia, la testimonianza di una giornalista egiziana che avrebbe visto uno straniero arrestato alla fermata della metropolitana di Giza, al Cairo, è molto importante. Quello è un luogo dove nel 2013 – proprio nell’anniversario della rivoluzione – c’erano state manifestazioni degli islamisti contro il regime egiziano. “Può essere che Giulio fosse andato lì proprio per vedere se ci fossero ancora manifestazioni”, dice Acconcia.

Domani il manifesto pubblicherà un articolo sui movimenti operai egiziani che Giulio aveva inviato qualche giorno fa, e che il quotidiano non aveva avuto ancora il tempo di mettere in pagina.

Ascolta qui la testimonianza del giornalista del manifesto Giuseppe Acconcia

Ascolta l’intervista a Giuseppe Acconcia

Simone Pieranni, che alla redazione del manifesto si occupa di esteri, spiega ai nostri microfoni come sono entrati in contatto il suo quotidiano e Giulio Regeni.

Ascolta qui la testimonianza di Simone Pieranni

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Un amico di Giulio – che ha preferito restare anonimo – ha raccontato a un quotidiano egiziano che la ricerca che il giovane stava svolgendo sull’economia egiziana prevedeva anche interviste ad attivisti per i diritti dei lavoratori. Giulio gli aveva chiesto dei numeri di telefono di questi attivisti. L’amico lo aveva messo in guardia sui rischi e Regeni gli aveva promesso che non sarebbe uscito per fare interviste o ricerche sul campo fino al 25 gennaio, giorno dell’anniversario della rivoluzione. In quel giorno la polizia ha effettuato tantissimi arresti al Cairo, per prevenire manifestazioni.

Aggiornato giovedì 31 marzo 2016 ore 16:00
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