Dal sito di Slowfood
Storie di agricoltori

Chi nutre davvero il pianeta

giovedì 31 dicembre 2015 ore 12:00

“Siamo noi giovani il futuro del cibo, e noi dobbiamo decidere come deve essere il  futuro del pianeta”: ha le idee chiare Edie Mukiibi, 29 anni, agronomo ugandese, al fianco dei contadini del suo Paese da quando era studente. “Nel 2007 il mais ibrido, che gli agricoltori erano costretti a seminare in monocoltura, non resistette alla siccità e alle malattie”; il raccolto che ne seguì, ricorda Edie, fu un vero disastro.“Proposi ai contadini di diversificare le coltivazioni e di recuperare i semi tradizionali, adatti al terreno, resistenti alla siccità e anche ai parassiti. Le cose iniziarono a migliorare: ora si affrontano meglio parassiti e malattie, e non si perde mai tutto il raccolto”.

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Edie, che oggi è vicepresidente di Slow Food International, era tra i 2500 giovani eroi del futuro che dal 3 al 6 ottobre sono stati protagonisti di We feed the Planet, evento internazionale organizzato da Slow Food e dalle rete Terra Madre. L’incontro si è tenuto nella Milano, per mandare un chiaro messaggio ad Expo, a poche settimane dalla sua chiusura. “I veri artigiani del cibo, quelli grazie ai quali il cibo buono e giusto arriva sulle nostre tavole tutti i giorni, sono i contadini, gli allevatori, i piccoli produttori che rispettano l’ambiente e gli animali – spiega Carlo Petrini, fondatore di Slow Food – Sono loro che salveranno il pianeta, per questo per noi sono gli eroi del futuro”.

Migliorare la vita della sua gente è anche quel che ha spinto Lee Ayu a tornare nella sua comunità indigena Akha a Maejantai, piccolo villaggio nel nord della Thailandia. “I miei nonni arrivano dalla Cina, e dopo aver vissuto in Birmania sono venuti in Thailandia. Viviamo in un’area rurale, lontana dai grandi centri” racconta Lee. Gli Akha parlano una lingua di origine tibetana, e subiscono discriminazioni dal governo thailandese, che non riconosce loro assistenza sanitaria. “Io sono stato il primo della mia famiglia a studiare. Dopo gli studi, sono tornato per fondare la Akha Ama Coffee, che mette in rete i produttori di caffè”.

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Da soli i contadini non riuscirebbero ad avere accesso al mercato, ma insieme stanno ottenendo buoni risultati, e la situazione economica è già migliorata. “Akha Ama Coffee, nel suo piccolo, fa quello che Slow Food fa in rete: workshop, sostegno, formazione”. E sostenibilità ambientale: “Rispettiamo le nostre risorse: l’acqua, le montagne, la foresta, l’aria. Sono i fattori che rendono il nostro prodotto unico e dobbiamo averne cura”.  Anche Lee è stato a Milano per We Feed the Planet: ha presentato, come tutti gli altri partecipanti, la sua esperienza, ed è tornato a casa con molte idee e consigli sul come rendere il suo progetto ancora più sostenibile.

Edie e Lee sono stati i protagonisti della prima puntata di We feed the Planet.

Aggiornato sabato 02 gennaio 2016 ore 18:12
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