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World Economic forum: Trump, il CEO dell’azienda America

World Economic forum

Le aziende mondiali devono “venire a produrre negli Ststi Uniti”. Se non lo faranno, gli verranno imposti dei dazi. Non potrebbe essere più semplice e categorico di così, Donald Trump, davanti al World Economic forum di Davos. In questo secondo mandato, Trump si allontana ancor più radicalmente dal tipo di messaggio che più o meno ogni presidente statunitense ha portato in giro per il mondo dal dopoguerra in poi. Il messaggio era: gli Stati Uniti sono gli alfieri del mondo libero, con noi avrete diritti e benessere. Con Trump, il presidente è il CEO dell’azienda America. Dice al mondo: investite da noi, producete da noi, avrete tutto ciò che vorrete: tasse basse, scarsa regolamentazione, sostegno totale del governo. Se non lo fate, pagherete dazi molto alti, che serviranno a finanziare il nostro debito. Sono posizioni note, queste di Trump, che non hanno certo scatenato l’entusiasmo in uno dei templi del liberismo internazionalista.

A Davos, in effetti, Trump è andato soprattutto per illustrare le linee sinora seguite dalla sua amministrazione. L’unica cosa forse rilevante che Trump ha detto, ma non si sa quanto possibile, è stata l’intenzione di rivolgersi ad Arabia Saudita e paesi dell’Opec per chiedere un calo del prezzo del petrolio. Ciò, secondo Trump, farebbe presto finire il conflitto in Ucraina. Il presidente americano ha detto che vorrebbe incontrare Vladimir’s Putin per discutere. Il condizionale segnala che i negoziati sono ancora in alto mare. Trump ha mostrato, ancora una volta, la natura autoritaria del suo progetto, priva di attenzioni per un sistema di corpi intermedi. Ha infatti affermato che, nel caso scendesse il prezzo del petrolio, lui chiederà la discesa dei tassi di interesse. Ma negli Stati Uniti non è la Casa Bianca che li fissa. Lo fa la Fed, in totale autonomia. Nella mattinata americana si è intanto diffusa la voce di un nuovo ordine esecutivo, dopo le decine, a raffica, dei giorni scorsi. Ci si chiede che cosa conterrà. Del resto, la strategia del Trump politico è la stessa del Trump businessman. Creare attesa. Creare il caso. Creare il caos. Non importa se, dopo, ci sarà effettivamente qualcosa.

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    Roberto Festa
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    Nuova perizia sul caso Ramy: l’urto tra l’auto dei carabinieri e lo scooter c’è stato e ha condizionato la traiettoria della moto

    C’è una nuova perizia sul caso di Ramy Elgaml, il giovane di 19 anni morto la notte del 24 novembre 2024 al termine di un inseguimento con i carabinieri. Secondo questa perizia commissionata dai legali della famiglia di Ramy ci sarebbe stato un contatto tra l’auto dei carabinieri e lo scooter a bordo del quale era seduto Ramy e sarebbe avvenuto in via Ripamonti, prima dell’incrocio con via Quaranta. Quel contatto avrebbe determinato la svolta a sinistra della moto e lo schianto contro il palo del semaforo. Senza quel contatto la moto avrebbe potuto proseguire la sua marcia su via Ripamonti. Una perizia che conferma quanto scritto anche dalla polizia locale nel primo verbale scritto la notte stessa dell’incidente - anche i vigili avevano parlato di un urto poco prima dell’incrocio con via Quaranta - e contrasta con la perizia commissionata dalla Procura, secondo la quale tra auto dei carabinieri e scooter non ci sarebbe stato alcun contatto preliminare. Ma cosa dice nel dettaglio questa nuova perizia? Ascolta l’intervista di Roberto Maggioni all’avvocata della famiglia di Ramy Elgaml, Barbara Indovina.

    Clip - 03-04-2025

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    Esteri di giovedì 03/04/2025

    1) I dazi di Trump fanno tremare il mondo. Crollano le azioni statunitensi in borsa, mentre i paesi preparano la reazione. Il presidente francese Macron incontra le imprese più colpite e chiede di sospendere gli investimenti negli stati uniti. (Roberto Festa, Francesco Giorgini) 2) Striscia di Gaza. Verso il piano delle 5 dita. Con la creazione del nuovo corridoio Morag, Israele sembra richiamare il piano ideato da Sharon. 3) Netanyahu in viaggio in Ungheria. Il premier israeliano incontra Orban che non solo non lo arresta, ma annuncia l’uscita del paese dalla Corte Penale Internazionale. (Massimo Congiu) 4) Terremoto in Myanmar. Continua a crescere il bilancio delle vittime. Sono più di tremila mentre i soccorsi e gli aiuti faticano a raggiungere le persone più bisognose. (Paolo Tedesco - Asia Ngo) 5) World Music. Al festival delle Culture di Ravenna arriva “Voci e musica dalla Palestina”. (Marcello Lorrai)

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    Poveri ma belli di giovedì 03/04/2025

    Un percorso attraverso la stratificazione sociale italiana, un viaggio nell’ascensore sociale del Belpaese, spesso rotto da anni e in attesa di manutenzione, che parte dal sottoscala con l’ambizione di arrivare al roof top con l’obiettivo dichiarato di trovare scorciatoie per entrare nelle stanze del lusso più sfrenato e dell’abbienza. Ma anche uno spazio per arricchirsi culturalmente e sfondare le porte dei salotti buoni, per sdraiarci sui loro divani e mettere i piedi sul tavolo. A cura di Alessandro Diegoli e Disma Pestalozza

    Poveri ma belli - 03-04-2025

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    Lezioni antimafia: Claudio Fava

    Quarta lezione del nono ciclo di incontri ideato dalla Scuola di formazione “Antonino Caponnetto” e realizzato insieme a Radio Popolare. Il 2 aprile 2025, ospiti della Casa della Memoria di Milano, si è svolta una lezione per ricordare il grande intellettuale siciliano Pippo Fava, giornalista e direttore de’ “i Siciliani”, un giornale di inchieste e di denuncia dei poteri mafiosi della Catania dei primi anni ‘80. Pippo Fava fu assassinato da cosa nostra il 5 gennaio 1984. Il titolo di questo quarto incontro e del libro che l’ha suggerito è «Processo alla Sicilia. Un continente dentro una nazione» (Zolfo editore). Si tratta si una raccolta di scritti e inchieste di Giuseppe Fava. Relatore: Claudio Fava, giornalista e scrittore. L’incontro è stato coordinato da Giuseppe Fava, della Scuola di formazione “Antonino Caponnetto”.

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