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Tap, una minaccia per il Salento

In Salento ci sono cittadini che ormai conoscono in modo approfondito cosa accade in Azerbaijan. Ci sono comitati che si interessano ai crimini commessi del dittatore azero Ilham Aliyev, a quelli della sua famiglia, al processo intentato contro l’ultima giornalista in ordine di tempo incarcerata perché scomoda al regime al potere dal 1993, Khadija Ismayilova. Lo sguardo salentino verso Oriente è partito da cittadini che senza desiderarlo si sono trovati improvvisamente coinvolti in un grande progetto trans nazionale che si chiama TAP. Un acronimo che sta per “Trans Adriatic Pipeline”, la fase terminale di un gasdotto lungo 870 chilometri che porterà in Europa Centrale 10 miliardi di metri cubi di gas per 50 anni.

La pipeline dovrà assicurare a partire dal 2019 l’approvvigionamento di gas appunto azero proveniente da Shah Deniz, gigantesco giacimento del Mar Caspio, all’Europa.

Il TAP partirà in prossimità di Kipoi, al confine tra Grecia e Turchia, dove si collegherà al gasdotto già realizzato in Anatolia. Proseguirà quindi sulla terra ferma, attraversando la Grecia Settentrionale, nel suo tratto più lungo, muovendo in direzione ovest attraverso l’Albania fino ad approdare sul litorale Adriatico. Il tratto sottomarino inizierà nei pressi della città Albanese di Fier e attraverserà l’Adriatico per connettersi alla rete italiana di trasporto del gas in Salento.

Il terminale in Italia sorgerà su una delle più belle spiagge del sud pugliese: San Basilio, a due passi da San Foca. Ma non è finita.

Da qui il Tap dovrebbe proseguire con un tratto di 8 km interrato a un metro e mezzo fino al terminale di ricezione che verrà installato tra i comuni di Vernole e Melendugno, in un’area abitata da circa ventimila persone, per poi riallacciarsi alla rete nazionale di Snam rete Gas, in provincia di Brindisi. Attraverso quest’ultimo tratto il gas azero verrà distribuito agli altri mercati europei, in particolare in Austria e in Europa centrale.

Un progetto rivoluzionario, secondo la società, che consentirà all’Italia di sfruttare risorse oggi accessibili solo attraverso la rete di Gazprom.

Ed è questo il punto, TAP rientra in una lunga lista di infrastrutture previste dall’Unione Europea per diversificare le fonti di approvvigionamento e in particolare una maggiore indipendenza dalla Russia, a cui l’UE è strutturalmente legata.

Ma la realtà è che parlare di effetti collaterali per questo progetto diventa quasi retorico. Restiamo anche solo in Italia: il Salento ha una vocazione agricola e turistica. Le sue spiagge, anche quelle della marina di Melendugno (dove arriverà il gasdotto), sono delle perle, premiate spesso con la Bandiera Blu.

Questo pezzetto di terra che vive sul tacco dello Stivale, affacciato sul mare Adriatico, conserva una natura incontaminata che finora è riuscita a difendersi dalla mano dell’uomo e dalla smania di progresso industriale. Questo tratto di terra la cornice è composta da oltre 1900 ulivi secolari, tra i più antichi di Puglia. Il ministero delle Politiche agricole sostiene che saranno spostati e poi al termine dei lavori ricollocati nella zona.

Uno scempio contro cui si battono i salentini e i Comitati No Tap che ora si sono visti nelle ultime settimane aprire il primo cantiere in un vero e proprio angolo di paradiso. Non lasciamoli soli.

Effetti collaterali. Popolazione civile in pericolo è la rubrica a cura di Cristina Artoni, in onda ogni lunedì su Radio Popolare alle 9.20

Ascolta la puntata

Effetti Collaterali TAP Salentina

 

  • Autore articolo
    Cristina Artoni
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