Approfondimenti

Stravolgere il clima è neocolonialismo

Mentre a Parigi si svolge la Cop21 (dal 30 novembre all’11 dicembre), quanti disperati cercheranno di raggiungere l’Unione europea per mare? Quanti purtroppo moriranno? Quest’anno quasi un milione di migranti hanno affrontato le acque del Mediterraneo meridionale a bordo di imbarcazioni precarie. Migliaia di loro sono morti annegati. Intanto, sotto quelle stesse acque, la scoperta di nuovi tesori d’idrocarburi alimenta la sete di un’accelerazione della crescita della produzione, dei consumi e del pil dell’Europa, il continente più ricco del pianeta.

L’euforia con la quale il presidente del consiglio italiano Matteo Renzi ha recentemente annunciato la scoperta del più grande giacimento di gas del Mediterraneo ha trovato un ironico contraltare durante l’apertura della Cop21, durante la quale ha vantato il ruolo dell’Italia nella lotta contro i cambiamenti climatici. Da un lato si piangono le vittime dei “gommoni della morte”, dall’altra si esulta alla notizia della scoperta di nuove riserve di combustibili fossili. In pochi colgono il tragico legame tra questi due fenomeni.

Secondo i demografi, da qui a qualche anno, le attuali migrazioni in direzione dell’Europa ci appariranno assai modeste rispetto a quelle, future e probabili, di decine di milioni di migranti climatici.

La combustione di carbone, petrolio, gas fossile e legname rilascia nell’atmosfera sempre più anidride carbonica, il principale gas responsabile delle alterazioni climatiche causate dall’uomo, dopo il vapor acqueo. Queste alterazioni producono un numero talmente elevato di sconvolgimenti sociali, ecologici ed economici che quest’articolo non basterebbe per elencarli. Un unico esempio: in molti paesi, soprattutto i meno ricchi, il terreno diventa arido, i deserti si allargano, il bestiame muore e le risorse idriche diminuiscono o si contaminano.

L’attuale ritmo di emissioni potrebbe provocare un innalzamento di oltre un metro del livello dei mari in questo secolo, ma anche solo un innalzamento di qualche centimetro colpisce centinaia di milioni di persone, favorendo le inondazioni e causando l’ingresso d’acqua salata nelle falde freatiche d’acqua dolce.

migranti clima

Una proposta dalla Svizzera

In molti paesi, milioni di ex agricoltori o ex allevatori migrano verso le città, spesso provocando tensioni sociali. Rivolte e repressione determinano, a loro volta, ondate di violenza. La Siria, per esempio, ha conosciuto la sua peggiore siccità tra il 2006 e il 2011. Buona parte del bestiame è morta e uno o due milioni di abitanti hanno lasciato le campagne per riversarsi, senza lavoro, nelle città. L’acqua è diventata una merce rara e difficilmente accessibile. Le proteste della popolazione sono state represse nel sangue, il che è stato una delle cause della guerra civile per cui la popolazione siriana sta abbandonando il paese.

Se i rifugiati politici sono riconosciuti e protetti dalla Convenzione di Ginevra del 1951, i migranti vittime della degradazione dell’ambiente non godono di protezione giuridica. Per risolvere questa situazione, i rappresentanti di 75 stati si sono riuniti il 12 e 13 ottobre scorso a Ginevra per una conferenza globale durante la quale è stata presentata un’ “agenda di protezione” dei rifugiati climatici e vittime di catastrofi naturali. Quest’agenda è il risultato di consultazioni regionali portate avanti dalla Nansen Initiative, un organismo creato da Svizzera e Norvegia nel 2012.

Secondo il centro di ricerca svizzero Foraus, la Svizzera dovrebbe dare seguito alla Nansen Initiative per promuovere un adeguamento del diritto internazionale che permetta di riconoscere e proteggere i rifugiati ambientali. Parallelamente, Foraus incoraggia a ridefinire la migrazione come un fenomeno dalle molteplici cause, spesso provocato dall’interazione di fattori sociali, economici, politici e ambientali.

Il dramma dei rifugiati esige tre azioni ugualmente necessarie: il soccorso, la fine di alcuni comportamenti di cittadini, aziende, eserciti e governi dei paesi ricchi che provocano la fuga e la migrazione di milioni di disperati e, infine, la diffusione tra i cittadini europei di informazioni sulle cause vicine o lontane delle migrazioni forzate. Se si dimenticano le ultime due azioni, la prima diventa sempre più difficile.

Se la stampa, gli insegnanti e le personalità del mondo istituzionale e culturale ci ricordassero più spesso le nostre responsabilità passate e presenti nelle disgrazie che colpiscono il “sud”, forse un numero maggiore di cittadini sarebbe meno ostile nei confronti dei rifugiati e la loro antipatia potrebbe lasciare spazio a comprensione e generosità.

La triplice responsabilità dell’Occidente

La responsabilità dell’Occidente nelle migrazioni è triplice: il colonialismo, la globalizzazione e lo sconvolgimento climatico. Le invasioni militarifinalizzate all’esercizio di un dominio politico, la tratta degli schiavi e lo sfruttamento delle risorse naturali hanno prodotto il colonialismo. Per fare un esempio, lo storico Stuart Laycock ha documentato come il Regno Unito, se si escludono 22 paesi, è intervenuto militarmente in tutto il mondo.

A volte abbiamo sfruttato i conflitti etnici a nostro favore, abbiamo arbitrariamente creato frontiere e stati, sviluppando delle strutture economiche solo a nostro vantaggio. Le numerose conseguenze dei crimini coloniali si fanno sentire ancora oggi e non sono compensate da certi apporti coloniali di modernizzazione né dai nostri modestissimi aiuti allo sviluppo. Al colonialismo è seguito il neocolonialismo: protezionismo economico, pratiche e accordi economici iniqui, esportazioni di armi verso i peggiori regimi, corruzione, lobbying nei confronti dei governi, sostegno ai dittatori, colpi di stato contro democrazie, bombardamenti e invasioni militari hanno destabilizzato interi paesi.

La globalizzazione, che è in buona parte americanizzazione ed europeizzazione, ha cambiato il mondo sia nel bene sia nel male. La sua ricetta è un mercato unico di beni di consumo uniformi, un mezzo di comunicazione dominante (internet), una lingua e una cultura ugualmente dominanti (anglosassoni) e infine un pensiero economico unico. Investendo centinaia di miliardi di euro in pubblicità, i paesi ricchi inondano il pianeta, compresi i paesi poveri, d’immagini mercantilistiche che promuovono uno stile di vita idealizzato, apparentemente accessibile a tutti e sinonimo di felicità e gioia. Come stupirsi allora che, tra i miliardi di poveri che finora si accontentavano di poco, centinaia di milioni siano pronti a tutto pur di raggiungere quest’eldorado? Volevamo consumatori, arrivano profughi.

Infine, gli effetti degli stravolgimenti climatici provocati dall’uomo sono una causa sottovalutata e sempre più importante degli esodi e delle migrazioni. Sfortunatamente, le popolazioni che sono più vittime del cambiamento climatico sono anche quelle che hanno meno contribuito a crearlo. In media pro capite, le loro emissioni di gas serra sono tra cinque e dieci volte minori di quelle cittadini dei paesi industrializzati.

Dal punto di vista scientifico e politico, non dovremmo considerare solo le emissioni antropiche recenti, ma anche quelle verificatesi dall’inizio della rivoluzione industriale, perché i loro effetti si trascinano per secoli. Considerando dunque le emissioni di cui sono storicamente responsabili i paesi industriali, lo scarto tra le responsabilità degli abitanti dei paesi ricchi e di quelli dei paesi poveri è ancora maggiore. Per questo motivo alcuni economisti e alcuni Paesi spingono affinché le responsabilità e i diritti d’emissione di gas serra siano attribuiti indipendentemente dal luogo e dal tempo in cui un abitante del pianeta è vissuto, vive o vivrà.

combustibili_fossili

Troppe energie fossili da bruciare

Un numero sempre maggiore di scienziati, tecnici ed economisti ritiene necessaria e possibile, nell’arco di vari decenni, la sostituzione di combustibili fossili con un misto di energie rinnovabili. Secondo i geologi, il limite delle riserve accessibili di combustibili fossili non è il loro esaurimento a breve termine. Ritengono infatti che l’umanità ne abbia estratti meno della metà. Il vero limite riguarda le catastrofiche conseguenze climatiche che si verificherebbero se bruciassimo tutti i combustibili fossili disponibili sul nostro pianeta.

“Il problema è che abbiamo troppi combustibili fossili”, dichiarava recentemente Marco Mazzotti, direttore dell’Energy science center del Politecnico federale di Zurigo. Nonostante i climatologi ci raccomandino di lasciare i combustibili là dove sono, la nostra avidità di energia ci spinge a intensificare sempre di più le esplorazioni e le estrazioni. Ci dimentichiamo tuttavia che le emissioni di gas serra di oggi saranno le principali cause degli esodi di domani.

Tratto da The Conversation

e Internazionale

Marco Morosini è analista ambientale al Politecnico federale di Zurigo (ETH)
  • Autore articolo
    Redazione
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Adesso in diretta

Ultimo giornale Radio

  • PlayStop

    GR mercoledì 24/07 19:30

    Le notizie. I protagonisti. Le opinioni. Le analisi. Tutto questo nelle 16 edizioni quotidiane del Gr. Un appuntamento con la redazione che vi accompagna per tutta la giornata. Annunciati dalla “storica” sigla, i nostri conduttori vi racconteranno tutto quello che fa notizia, insieme alla redazione, ai corrispondenti, agli ospiti. La finestra di Radio Popolare che si apre sul mondo, a cominciare dalle 6.30 del mattino. Da non perdere per essere sempre informati.

    Giornale Radio - 24-07-2024

Ultima Rassegna stampa

  • PlayStop

    Rassegna stampa di mercoledì 24/07/2024

    La rassegna stampa di Popolare Network non si limita ad una carrellata sulle prime pagine dei principali quotidiani italiani: entra in profondità, scova notizie curiose, evidenzia punti di vista differenti e scopre strane analogie tra giornali che dovrebbero pensarla diversamente.

    Rassegna stampa - 24-07-2024

Ultimo Metroregione

  • PlayStop

    Metroregione di mercoledì 24/07/2024 delle 19:49

    Metroregione è il notiziario regionale di Radio Popolare. Racconta le notizie che arrivano dal territorio della Lombardia, con particolare attenzione ai fatti che riguardano la politica locale, le lotte sindacali e le questioni che riguardano i nuovi cittadini. Da Milano agli altri capoluoghi di provincia lombardi, senza dimenticare i comuni più piccoli, da dove possono arrivare storie esemplificative dei cambiamenti della nostra società.

    Metroregione - 24-07-2024

Ultimi Podcasts

  • PlayStop

    Popsera di mercoledì 24/07/2024

    Popsera è lo spazio che dedicheremo all’informazione dalla prima serata per tutta l’estate e nel periodo festivo di fine anno. Si comincia alle 18.00 con le notizie nazionali e internazionali, per poi dare la linea alle 19.30 al giornale radio. Popsera riprende con il Microfono aperto, per concludersi alle 20.30. Ogni settimana in onda un giornalista della nostra redazione.

    Popsera - 24-07-2024

  • PlayStop

    Poveri ma in ferie di mercoledì 24/07/2024

    Quando l'esaurimento è dietro l'angolo quindi non resta che fare delle lunghe e vitali abluzioni nel Grunge. Tra una lavatura e l'altra grazie al nostro Toni Gorgonzola si apre un ampio dibattito sulla dieta druidica e sulle varie erbe da addomesticare. E non ci facciamo mancare certamente un bel pianto commemorando i morti del grunge.

    Poveri ma belli - 24-07-2024

  • PlayStop

    Parla con lei di mercoledì 24/07/2024

    Ospite della puntata la poliedrica Miriam Camerini, regista teatrale, attrice,cantante nonché studiosa di ebraismo, fra le poche donne al mondo che ha intrapreso il percorso da rabbino. Con lei si parla di teatro iddish, di cultura ebraica, di ebrei erranti e di cucina e precetti religiosi. Insolita e imperdibile.

    Parla con lei - 24-07-2024

  • PlayStop

    ABNE ep.20 - L'altro lato della medaglia

    Si naviga verso l'isola d'Elba, ma non solo per motivi turistici. Nella puntata del 23 luglio, infatti, abbiamo avuto il piacere di ospitare la giornalista Alice Facchini, che attraverso una serie di articoli su slow-news.com, ha indagato su diverse problematiche della più famosa isola minore italiana passando dall'istruzione, alla sanità, fin anche ai trasporti.

    Clip - 24-07-2024

  • PlayStop

    Conduzione musicale di mercoledì 24/07/2024 delle 14:32

    Un viaggio musicale sempre diverso insieme ai nostri tanti bravissimi deejay: nei giorni festivi, qua e là, ogni volta che serve!

    Conduzione musicale - 24-07-2024

  • PlayStop

    Il Filo della Storia - Hoodie

    Hoodie: un cappuccio, mille narrazioni. A cura di Alba Solaro

    Il Filo della Storia - 24-07-2024

  • PlayStop

    Cult di mercoledì 24/07/2024

    Oggi a Cult Estate: Filippo Andreatta presenta "Feminist Futures" a Centrale Fies di Dro; Mariano Dammacco parla di "La morte ovvero il pranzo della domenica", con Serena Balivo, visto al Kilowatt Festival di Sansepolcro; alla Biennale Danza 2024 l'artista svizzera Nicole Seiler introduce "Human in the Loop", in cui i performer danzano su istruzione dell'A.I; al Monte Verità di Ascona "Winding and unwinding, the cool couple" ispirata a Olga Frobe Kapteyn...

    Cult - 24-07-2024

  • PlayStop

    Giorni migliori di mercoledì 24/07/2024

    A cura di Mattia Guastafierro e Massimo Alberti. Il primo comizio di Kamala Harris da candidata alle presidenziali statunitensi con Roberto Festa. Il giorno più caldo di sempre con Francesco Pasi, climatologo e meteorologo del consorzio Lamma. L'inasprimento delle operazioni israeliana a Gaza con Cecilia Dalla Negra, direttrice del sito di informazione sul mondo arabo-musulmano Orient XXI Italia. La visita del ministro degli esteri ucraino in Cina con Luigi De Biase del Manifesto. Il fenomeno true crime, dalla strage di Erba al caso di Yara Gambirasio: quando le tesi innocentiste diventano revisioniste con Piero Colaprico.

    Giorni Migliori – Intro - 24-07-2024

Adesso in diretta