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Draghi punta alla leadership in Europa, il governo promette priorità alla scuola e le altre notizie della giornata

Draghi Speranza Palazzo Chigi

Il racconto della giornata di venerdì 26 marzo 2021 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Mario Draghi sempre più a suo agio in conferenza stampa punta alla leadership in Europa dopo il vuoto lasciato da Germania e Francia. Nessuna zona gialla in Italia fino al 30 aprile, ma il governo promette che la scuola sarà una priorità anche in zona rossa. L’India sta affrontando una nuova ondata di coronavirus e ha bloccato l’esportazione dei vaccini verso il resto del Mondo. Infine, i dati di oggi sull’andamento dell’epidemia da COVID in Italia.

Draghi sente di avere una missione per l’intera Europa

(di Michele Migone)

Mario Draghi ha capito che in Europa c’è un vuoto di leadership politica e vuole essere lui a colmarlo. Il quadro è chiaro. Angela Merkel uscirà di scena nel prossimo settembre. I suoi ultimi mesi di cancellierato sono offuscati dagli errori fatti nella gestione della Pandemia. La Germania non sta dando una grande prova.
Ursula Von Der Layden ha fatto degli errori clamorosi nella vicenda dei vaccini. Draghi non ha puntato il dito contro di lei, ma poco ci manca. La Commissione ne esce molto indebolita.
Emmanuel Macron è al palo. Parigi e Berlino sono stati i motori del Recovery Plan, ma poi l’Eliseo è sparito nel momento più difficile per la campagna di vaccinazione in Europa.
I Paesi di Visegrad soffrono dell’appannamento del sovranismo nel Vecchio Continente e con l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca, del ritorno a un rapporto forte tra Washington e l’Europa delle Democrazie Liberali, alleanza che mette Putin nel mirino, come ha ricordato proprio Mario Draghi.
Con il suo attivismo, l’ex presidente della BCE, già molto autorevole, ha conquistato in poche settimane ancora più forza e influenza. Non si tratta solo di riposizionare l’Italia sull’asse atlantico ed europeo: il piglio, il linguaggio, le iniziative di Draghi sembrano guardare ben oltre.
All’ambizione di diventare, lui stesso, il punto di riferimento e di equilibrio politico dell’Unione, accanto ai leader di Francia e Germania. Come ai tempi del Whatever it takes, Mister Euro, sente di avere una missione per l’intera Europa.

AstraZeneca rimane nel mirino del premier Draghi

(di Anna Bredice)

A me pare che alcune case farmaceutiche abbiano venduto le dosi due o tre volte“. Una battuta tagliente contro AstraZeneca, che continua ad essere nel mirino di Draghi. Il Presidente del Consiglio accusa in sostanza la multinazionale inglese di giocare su più tavoli, di promettere fiale ad alcuni paesi e venderle però ad altri.
Draghi ha parlato in conferenza stampa, che sembra avere ormai una cadenza settimanale, un contesto dove appare a suo agio, tra ironie e stilettate.
Uno degli annunci più importanti riguarda la scuola, dal 6 aprile si torna in classe fino alla prima media anche nelle zone rosse. Una sorta di messaggio di ottimismo che Draghi vuole dare, insieme a quell’accenno a non esitare a programmare già le vacanze estive, per chi può potremmo dire, perché poi in un’altra risposta l’ottimista Draghi ammette che gli effetti della disoccupazione dovremo ancora vederli, ma spera nella creazione di nuovi posti di lavoro con i progetti legati al Recovery Plan. Il resto delle misure rimane come ora, niente aperture di cinema e teatri e fino al 30 aprile non torneranno le zone gialle.
In questa occasione ridimensiona le tensioni con le regioni, anche perché lunedì le incontrerà direttamente e del resto quel che doveva dire l’ha detto, “hanno capito che bisogna vaccinare in base all’età e la loro risposta è stata positiva“, spiega. In realtà le regioni accusano il governo di non avere a sufficienza vaccini da distribuire e se da un lato è uno scaricabile, dall’altro però è un punto debole, perché il giorno della fiducia in Parlamento era questa la promessa più importante fatta da Draghi, che però ancora stenta a decollare del tutto.
Draghi promette che a breve arriverà il vaccino Johnson&Johnson e invece sul vaccino Sputnik è meno ottimista, “ci vorranno almeno due o tre mesi“.
Con una battuta, senza apparentemente dargli molta importanza, liquida le critiche di Salvini alle eccessive chiusure, “dipenderà solo dai dati“, dice. Per i medici e infermieri che non vogliono vaccinarsi si stanno decidendo delle sanzioni, oppure verranno allontanati dalle corsie annuncia Draghi.
Da dopo Pasqua, da martedì nel Lazio, scuole aperte ma non le scuole superiori, perché, dice Draghi, i i contagi avvengono sui mezzi pubblici, e questo tema, quello dei trasporti, sembra ormai attraversare ogni governo, da Conte a Draghi.

La scuola deve ripartire prima di tutto il resto. La promessa del governo

(di Lorenza Ghidini)

Avevamo un tesoretto, e abbiamo deciso di spenderlo per la scuola. Parole del ministro Speranza. Non si tratta di soldi, ma di quel margine per le riaperture di qualcosa, legato ai dati incoraggianti sulla curva dei contagi.
Finalmente quel qualcosa è la scuola. Non tutta, solo fino alla prima media, ma la novità positiva è che nidi, materne, elementari e appunto prime medie resteranno aperte anche nelle zone rosse, che saranno ancora tante anche dopo Pasqua. Il ministro dell’istruzione Bianchi sta lavorando a una riapertura “ordinata”, ha detto Draghi, e in alcuni casi sarà possibile fare i test. Il Presidente del Consiglio non ha specificato che test e in quali casi, ma è chiaro che per il momento non è realistica l’opzione tamponi rapidi per tutti.
Il Governo dunque ha deciso che la scuola deve ripartire prima di tutto il resto, con buonapace di Salvini che puntava ancora una volta su bar e ristoranti. Ha deciso anche di fidarsi degli ultimi studi, italiani e britannici, che dicono che prendere il Covid in classe è poco probabile, e che i bambini hanno una propensione al contagio che è circa la metà di quella degli adulti. Discorso diverso per i ragazzi di seconda e terza media e per quelli delle superiori, questi ultimi ormai vedono avvicinarsi la fine del secondo anno scolastico passato chiusi in camera davanti al computer. Loro potranno tornare in presenza solo nelle zone arancioni, e ovviamente gialle, le medie al 100%, le superiori al 50%.
Il problema per loro non sono le classi, ha ammesso Draghi, ma le attività esterne alla scuola, e ha citato l’uso dei mezzi pubblici. Si spera che almeno per settembre le Regioni e i Comuni, con l’aiuto del Governo, riorganizzino una volta per tutte il trasporto urbano.

I rider si fermano per un giorno e portano in piazza la loro battaglia

(di Luca Parena)

Dalla piazza alle vie della città, in continuo movimento. Nel giorno della loro protesta a Milano i rider sono stati un’onda spontanea, non semplice da indirizzare, a volte irrequieta. Più dei discorsi al megafono, delle rivendicazioni strutturate, per loro contava andare. Farsi sentire in sella a biciclette e motorini, portare dai fast-food del centro ai punti di ritrovo in periferia, la frustrazione di un lavoro duro, non tutelato, sotto continuo ricatto.
Lavoratori di tutte le provenienze, con alle spalle vissuti di emigrazione o di disoccupazione, in lotta per emergere in un mercato del lavoro che finge di non vederli, li riduce a pedine da muovere su e giù per le piantine delle città. La rete “Rider per i diritti” e le sigle sindacali con loro stanno sviluppando un rapporto di vicinanza, fuori dagli uffici, sui marciapiedi delle strade. I pronunciamenti della magistratura hanno cominciato a dare loro ragione, le vergognose resistenze delle piattaforme digitali cominciano a vacillare. Sono ancora però tanti i lavoratori che sentono di non potersi permettere un giorno senza consegne, che non vedono come cruciale la lotta per i loro diritti. Per portare in fondo questa battaglia nelle piazze e per le strade bisognerà continuare ad andarci. Senza fermarsi, sempre in movimento.

Gig economy. L’esternalizzazione estrema della forza lavoro

Gig economy. È l’economia delle piattaforme digitali. L’economia delle biciclette, delle App. Riders, fattorini, autisti. Pagati pochissimo. Precari retribuiti a consegna, a click, a like. È il lavoro disaggregato, parcellizzato. È l’esternalizzazione estrema della forza lavoro. Dove conta la velocità frenetica, e da questa dipende il lavoro stesso: misurata con algoritmi e sistemi di sorveglianza, spesso invasivi. Come le telecamere installate sui mezzi dei corrieri Amazon, in grado di monitorare tutte le loro attività o il consenso biometrico imposto dal colosso di Seattle. Lo sciopero dei dipendenti Amazon e, ora, quello dei rider hanno riportato la questione sotto gli occhi di tutti. Il “lavoretto” per arrotondare? Non è più così. Si stima che il 70% di chi lavora in questi settori lo fa per necessità. Milioni di lavoratori in Europa e Stati Uniti. Il punto centrale è questo: non ci sono ancora leggi in grado di dare a queste persone una tutela adeguata per diritti, retribuzione e condizioni di lavoro. La trasformazione del lavoro sta correndo molto più della politica. E in questo scarto annaspano le associazioni autonome, i sindacati, i gruppi che si sono autorganizzati. Per farsi sentire, per provare a trattare, per strappare pezzo a pezzo forme di tutela. E poi ci sono i tribunali. Come quello di Milano, con l’inchiesta che un mese fa ha obbligato all’assunzione di 60mila riders quattro big del settore. Sentenze, anche in Europa e negli Usa. Ma quello che continua a mancare sono leggi e contratti collettivi: norme che stiano al passo di una trasformazione epocale che, in pochi anni, potrebbe riguardare settori sempre più grandi del lavoro. Perché, come ha detto il pm di Milano Francesco Greco nella sua inchiesta sui rider: “Non è più tempo di dire che sono schiavi ma è il tempo di dire che sono cittadini”.

Terza ondata di COVID in India. Il governo blocca le esportazioni del vaccino di AstraZeneca

L’India sta affrontando una nuova ondata di coronavirus. Con 50mila nuovi casi in media al giorno, il governo di Delhi ha deciso di sospendere l’esportazione di quasi tutte dosi che produce ogni giorno il Serum Institute of India, la società privata che è uno dei più grandi produttori al mondo del vaccino di AstraZeneca. La decisione ha messo in crisi non solo la campagna vaccinale dei Paesi ricchi come il Regno Unito, ma anche e soprattutto decine di Paesi più poveri che contavano sulle dosi prodotte in India e messe a disposizione gratuitamente dal programma Covax. Considerando che questi Paesi, a differenza del Regno Unito, non hanno altre alternative per accedere ai vaccini, la situazione rischia di diventare drammatica. Covax ha già fatto sapere che circa 100 milioni di dosi previste per marzo e aprile subiranno ritardi a causa dell’alta richiesta di vaccini da parte dell’India. Mentre la metà ricca del mondo ha avviato la corsa sfrenata per accaparrarsi più dosi possibili del vaccino, stop come questo rischiano di far saltare completamente la campagna vaccinale del sud del mondo, che già procede molto lentamente.

Il campionato di Serie A passa a DAZN

(di Claudio Agostoni)

Adesso è ufficiale. Per il prossimo triennio il campionato di calcio di serie A passa da Sky a DAZN. Un passaggio benedetto da tutti i club calcistici tranne Genoa, Crotone, Sampdoria e Sassuolo. Tutti gli altri club, infischiandosene dei propri tifosi, hanno pensato solo a mettere una pezza ai loro bilanci colabrodo.
Per una cifra pari a circa 840 milioni di euro a stagione DAZN si è aggiudicata 7 gare a giornata in esclusiva e 3 in co-esclusiva.
Un cambio radicale per l’utente che vuole santificare il fine settimana con la liturgia della partita di calcio. DAZN è un servizio a pagamento di video streaming online, sia in diretta che on demand. Calcolando che 16 milioni di italiani non hanno la rete fissa, e i rimanenti l’hanno ballerina, se ne deduce che, se va bene, potreste vedere Ibra saltare per incornare la palla, ma non vedere se la colpisce o meno. Ammirare Lukaku che si invola sulla fascia e non sapere se il difensore l’ha steso o se lui è riuscito a tirare in porta.
Oggi l’Italia è al 17esimo posto tra i Paesi europei per connettività, con una copertura Ftth (Fiber to the home, ovvero la fibra ottica fino alla porta di casa) al 30% (dati 2019) in termini di unità immobiliari cablate.
Il dato italiano è ancora sotto la media europea del 34%. In Danimarca, giusto per fare un paragone, il 60% delle case sono cablate (il 90% nelle zone urbane).
Oggi un tifoso del Napoli, vista la pessima cablatura nel sud del Paese, non solo non sa chi sarà l’allenatore per il prossimo campionato, ma nemmeno se riuscirà a vedere le partite.
Questa volta anche gli accaniti nemici degli juventini sono concordi nell’affermare
che la truffa non è opera dei bianconeri…

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

Oggi ottimismo da parte delle autorità sanitarie in Italia. Secondo il presidente dell’istituto superiore di Sanità, Brusaferro, si starebbe cominciando a vedere un decremento dei casi da covid in Italia. “La curva sta rallentando” ha detto Brusaferro “oggi vediamo i primi segnali di stabilizzazione”.
Mentre il consulente del governo Rezza ha aggiunto che si può sperare in un’estate serena, mantenendo le misure e rafforzando la campagna di vaccinazioni.
Oggi però ci sono stati ancora 457 morti e 23987 nuovi positivi, con un tasso di positivi su tampone del 6.8%. I ricoveri in terapia intensiva sono stati 288, 28 più di ieri.

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