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Ancora 3 milioni di over 60 senza la prima dose, la morte del sindacalista Adil Belakdim e le altre notizie della giornata

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Il racconto della giornata di venerdì 18 giugno 2021 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. In Italia ci sono ancora più di 3 milioni di over 60 che non hanno ricevuto la prima dose del vaccino anti-COVID, mentre ad oggi i pazienti COVID ricoverati negli ospedali della Lombardia risultano essere persone tra i 40 e 70 anni non vaccinate, ma solo in piccola parte per convinzione ideologica.
La morte del sindacalista Adil Belakdim, investito da un tir a Novara durante un presidio di protesta, riaccende l’attenzione sulla logistica, tra i settori dove i diritti dei lavoratori vengono rispettati di meno e dove il sistema dello sfruttamento è più radicato. Infine l’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia.

3 milioni di over 60 senza la prima dose di vaccino in Italia

In Italia ci sono circa tre milioni di ultrasessantenni che non hanno ancora ricevuto neppure una dose di vaccino. In questa fascia di popolazione, e soprattutto tra i 60 e 70 anni, la campagna vaccinale sta rallentando, ha ammesso oggi il commissario Figliuolo, che ha chiesto alle regioni di censirli: vuole una lista, entro il 15 luglio, di tutti i fragili non immunizzati, cone le ragioni del rifiuto (motivazioni cliniche, difficoltà di accesso alle piattaforme, convinzioni personali). Il commissario ha detto anche che le regioni devono promuovere in questa fascia d’età una modalità più attiva, non aspettando l’adesione spontanea ma andando quantomeno a sollecitarla. Raffaele Donini è l’assessore alla sanità della regione Emilia Romagna.


 

(di Andrea Monti)

In Italia le persone che hanno almeno 60 anni e non hanno avuto nemmeno una dose sono 3 milioni e 300mila. Di queste quasi due milioni sono nella fascia 60-69, in cui la fetta di popolazione non vaccinata è del 26%, contro il 16% dei 70-79enni e l’8% degli ultraottantenni. Se si guarda ai dati dei 60-69enni nelle singole regioni, le più virtuose sono Lombardia e Abruzzo, dove la quota di cittadini non immunizzata è del 14%. All’estremo opposto Friuli e Sicilia, con percentuali del 37-38%. Ma perché è importante andare a vedere quante persone non hanno protezione dal virus in questa classe d’età?
La risposta arriva da altri numeri, che riguardano chi è morto col COVID negli ultimi mesi. Da inizio anno a metà marzo i decessi tra i 60 e i 69 anni hanno oscillato tra il 7% e il 10% del totale. Poi è iniziato un lento aumento e da alcune settimane siamo intorno al 20%.
Andamento opposto tra le persone ultraottantenni: fino a inizio aprile le vittime in questa fascia erano circa il 40% del totale, poi è cominciata una diminuzione e da un mese siamo più o meno al 30%. Se si analizzano i dati sui decessi legati al coronavirus, quindi, cresce la quota di quelli tra i 60-69enni – meno vaccinati delle persone più anziane – e diminuisce quella dei morti sopra gli 80 anni. Una conferma dell’importanza di immunizzare il maggior numero possibile di chi è ancora esposto a un rischio concreto di ammalarsi gravemente di COVID.

Chi sono i pazienti COVID ricoverati in Lombardia?

(di Andrea Monti)

Persone tra i 40 e 70 anni non vaccinate, ma solo in piccola parte per convinzione ideologica. Dagli ospedali lombardi che abbiamo contattato emerge questo profilo dei pazienti ricoverati per COVID nelle ultime settimane. Il numero è più basso di qualche mese fa, ma è scesa anche l’età media, grazie alla vaccinazione di massa nelle fasce più anziane. Chi è entrato di recente in questi ospedali a causa del coronavirus non aveva completato il ciclo vaccinale o non l’aveva nemmeno iniziato. Sul perché sentiamo Antonella D’Arminio Monforte, che dirige le malattie infettive degli ospedali Santi Paolo e Carlo di Milano:

Le persone radicalmente contrarie al vaccino, insomma, sarebbero una minoranza. Massimo Puoti è direttore di malattie infettive all’ospedale Niguarda di Milano.

Renzo Rozzini, responsabile dei reparti covid dell’ospedale bresciano Fondazione Poliambulanza, parla di scarsa accessibilità al vaccino per alcune categorie.


 

La morte del sindacalista Adil Belakdim investito da un tir a Novara

Adil Belakdim, 27 anni, sindacalista, coordinatore del Sì Cobas di Novara. Ieri sera stava partecipando a un presidio di protesta davanti ai cancelli della Lidl di Biandrate, in provincia di Novara. Durante quel presidio, Adil è morto. Ucciso da un camion che ha forzato il blocco, per uscire dai magazzini, e lo ha investito. Alla guida del camion un ragazzo di 25 anni. È scappato, è stato fermato, per ora è accusato di omicidio stradale.
Karim è un lavoratore della logistica che ha assistito all’investimento:

A Biandrate la protesta è continuata per tutto il giorno, poi i lavoratori si sono spostati alla prefettura di Novara dove hanno detto al rappresentante dello Stato che condurre lotte sindacali nella logistica significa esporsi a rappresaglie anche violente. Come a Tavazzano, pochi giorni fa, quando i manifestanti erano stati picchiati, con la Polizia che era rimasta a guardare.
Ci dovete tutelare” hanno detto al Prefetto. Ora il presidio continua a Biandrate davanti ai magazzini della Lidl.

(di Luca Parena)

Al calare della sera sono tornati dove erano accorsi questa mattina, appena avevano ricevuto la notizia della morte di Adil Belakhdim. Decine e decine di lavoratori sono stati in presidio quasi tutto il giorno davanti ai magazzini della Lidl di Biandrate, nel novarese. Una zona industriale a pochissimi chilometri dal casello autostradale, un’area dove i macchinari girano senza sosta, la produzione non si ferma mai.
Questa mattina il sindacato Si Cobas aveva indetto uno sciopero generale della logistica. Per questo un gruppo di lavoratori si era radunato ai cancelli della Lidl e bloccava l’uscita dei camion carichi di merci. Alle 7.30, un mezzo pesante si è staccato dal fondo della fila, ha imboccato contromano la corsia d’ingresso. Urta due persone e travolge Adil Belakdim, il suo corpo resta a terra a una decina di metri dal cancello. La rabbia dei lavoratori del settore, in lotta da mesi per i loro diritti e già vittime di aggressioni durante i loro picchetti nelle scorse settimane, s’ingigantisce. Da domani e per i prossimi giorni vogliono organizzare un presidio permanente davanti all’ingresso della Lidl: “Dobbiamo mandare un segnale – dicono – per Adil vogliamo restare qui a oltranza”.

La logistica non è semplicemente un settore: è un sistema

(di Claudia Zanella)

La logistica non è semplicemente un settore: è un sistema. I grandi committenti – come ad esempio Amazon, UPS, DHL – appaltano a delle cooperative il trasporto delle merci e la gestione dei magazzini. Questo passaggio è determinante. Le condizioni di lavoro non sono uguali ovunque. Come in ogni settore, all’interno del sistema, esistono anche committenti che non chiudono gli occhi su quanto avviene nella filiera, affidandosi a cooperative serie e accettando di mantenere tariffe più alte.
Ma la maggior parte dei committenti vuole mantenere le tariffe basse e per farlo le cooperative devono ridurre i costi. In che modo lo fanno? Diversi i casi di evasione fiscale o anche caporalato e lavoro nero, su cui sono state avviate inchieste. I sindacati denunciano poi anche situazioni in cui le cooperative propongono indennità, che gonfiano così il netto in tasca del lavoratore, che non pensa così alla cifra lorda della busta paga. Questo per l’azienda significa, in fin dei conti, un risparmio su tasse e contributi. E quando subentra una nuova cooperativa appaltatrice alla precedente, talvolta prova a proporre condizioni peggiorative contrattuali per i lavoratori.
Poi c’è un altro tema. Il settore è in crescita e le cooperative si trovano a fronteggiare un aumento delle merci da spostare o da stoccare ma con lo stesso numero di dipendenti. Certo, per loro sono soldi risparmiati anche qui. Ma questo si traduce in un aumento del carico di lavoro e degli straordinari.
Insomma un sistema che nasce e si sviluppa su un unico dictat: ridurre i costi. Sui modi in cui farlo, in troppi casi, si chiude gli occhi.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

Il ministro Speranza ha firmato le ordinanze. Da lunedì tutta Italia tranne la Valle d’Aosta sarà in fascia bianca: passano infatti nel regime minimo di restrizioni Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Toscana, Sicilia e Provincia di Bolzano. Il monitoraggio settimanale sull’epidemia in Italia riferisce oggi di un ulteriore calo dell’incidenza dei casi per 100mila abitanti (sono 16) e di un indice RT stabile a 0,69.
In relazione alla diffusione della variante Delta, il ministro Speranza ha anche disposto oggi che da ora in poi tutti i viaggiatori provenienti dal regno unito, dove la Delta è diventata dominante, debbano sottoporsi a una mini-quarantena di 5 giorni ed esibire un tampone negativo, anche se vaccinati.

https://twitter.com/RegLombardia/status/1405926921372848133

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    A Roma, nel centrale quartiere Esquilino, c’è un palazzo di 10 piani e 21mila metri quadrati occupato dal 2013, che la Prefettura ha inserito tra 27 immobili del prossimo piano sgomberi (c’è anche CasaPound). Per questo palazzo, che si chiama Spin Time, centinaia di persone stanno firmando una petizione per dire che non si deve e non si può sgomberare una realtà che in più di un decennio ha prodotto scuole, orchestre, laboratori e riviste, una cucina popolare, degli sportelli di assistenza legale, tantissime attività (c’è anche Mediterranea) ed è soprattutto stato un modello di convivenza tra famiglie sfrattate di varie provenienze che dura e produce socialità. Il racconto di questa realtà unica, che nell’ottobre scorso è stata scelta dal Vaticano per ospitare il Giubileo degli oppressi, con associazioni e chiese arrivate dai quattro angoli del pianeta, è affidata a Chiara Compagno, che partecipa a Scomodo, una delle attività culturali interne al palazzo e che ci dice: “Roma è tutta qui, negli anni abbiamo riunito tantissime persone e diversità, siamo un centro che unisce e crea”. L'intervista di Claudio Jampaglia e Cinzia Poli.

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