Approfondimenti

La doppia strategia russa per l’Ucraina, l’accusa di utilizzo di armi non convenzionali e le altre notizie della giornata

rifugiati - blocco Ucraina ANSA

Il racconto della giornata di mercoledì 2 marzo 2022 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Nel settimo giorno di guerra in Ucraina, le dinamiche sul campo rendono sempre più chiara la strategia di Putin: accerchiare le città più importanti del Paese. Amnesty International, intanto, denuncia l’utilizzo da parte della Russia di armi non convenzionali, mentre nel mondo la russofobia è sempre più indiscriminata e dannosa. Sabato l’Italia dirà ancora no alla guerra con una manifestazione nazionale in programma a Roma. Infine, l’andamento della pandemia di COVID-19 in Italia.

La doppia strategia di Putin per conquistare l’Ucraina

(di Emanuele Valenti)

Sembra chiaro come la Russia stia cercando di assicurarsi il controllo del territorio ucraino a ridosso dei suoi confini: il nord, l’est, il sud dell’Ucraina.
 In questa fascia di territorio l’obiettivo sembra il controllo diretto delle città. Da qui la battaglia per Kharkiv a est, i pesantissimi bombardamenti su Mariupol a sud, nel Donbass, e l’occupazione – quasi totale – di Khersòn, tra la Crimea e Odessa, sempre sulla costa sud ma verso ovest, verso Moldavia e Romania.
Il secondo obiettivo pare essere invece l’assedio delle grandi città. Ovviamente Kiev a nord, Odessa che già abbiamo citato a sud, ma in prospettiva anche Dnipropetrovsk a sud-est, ma verso il centro del paese, dove in queste ore molte persone sono in fuga. 
Oltretutto in quella zona i russi dicono di controllare la centrale nucleare di Zaporizhia, la più grande del paese. Kiev ha solo confermato che l’impianto è funzionante.
 Questa quindi la doppia strategia russa – vedremo se dopo l’incontro delle prossime ore cambierà qualcosa – ma ricordiamo con un’intensità militare in costante aumento. Colpito ancora il centro di Kharkiv, a Mariupol il sindaco ha detto che ci potrebbero essere centinaia di vittime civili – notizia da verificare – mentre lo stesso ministero della difesa russo ha ammesso – è la prima volta – di aver perso 500 uomini. 2mila invece secondo Kiev le vittime civili ucraine.


 L’incontro ci sarà ma non è chiaro se stasera o domattina. Più probabile domani mattina presto. Dovrebbe tenersi sempre al confine tra Ucraina e Bielorussia, in territorio bielorusso. L’agenzia di stampa di Minsk ha già mostrato una stanza pronta. Le notizie arrivano quasi tutte da Mosca.
Il capo-negoziatore, Medinsky, ha detto ai media russi che la delegazione ucraina è partita da Kiev verso nord e che l’esercito russo gli garantisce un corridoio di sicurezza, perché quella è una delle zone dove si combatte. Medinsky ha poi aggiunto che si discuterà di un cessate il fuoco. 
Ci sarà anche altro sul tavolo? A tal proposito ci possono forse aiutare le parole di Lavrov: “L’Ucraina deve essere demilitarizzata – ha detto il ministro degli esteri di Mosca – e ci vuole un elenco delle armi che non saranno mai posizionate sul suo territorio”. Dall’esito di questo incontro delle prossime ore dipenderà anche lo sviluppo della strategia militare di Mosca di cui parlavano prima.

La Russia sta utilizzando anche armi non convenzionali: la denuncia di Amnesty

I russi nei bombardamenti stanno usando anche armi non convenzionali. La denuncia arriva da Amnesty International. Riccardo Nury è il portavoce italiano:

La russofobia colpisce anche l’arte: l’umanità è la prima vittima della guerra

(di Diana Santini)

La guerra spaventa e polarizza, costringendo o inducendo, a torto o a ragione, anche il mondo della cultura e dell’arte a schierarsi. Ci sono i casi limite, come lo scivolone dell’università Bicocca di Milano che ha deciso di sospendere un ciclo di quattro lezioni su Dostoevskyj per “evitare polemiche”. È stata costretta in poche ore al dietrofront dal clamore suscitato sui social, e l’eccesso di zelo è stato censurato anche dalla Ministra dell’Università Maria Cristina Messa. Ci sono poi i casi meno noti, ma pur sempre tristi, come le mancate pubblicazioni di articoli accademici e interventi su riviste con la ragione, esplicitata o meno, che l’autore, l’individuo dunque, è di nazionalità russa. Guerra all’intelligenza l’ha definita qualcuno, e non a torto. Il Teatro alla Scala ha sollevato il maestro russo Valery Gergiev dalla direzione della Dama di picche poiché ha rifiutato di prendere posizione con una dichiarazione “per la pace” e dunque implicitamente contro Putin, di cui è amico personale. È giusto chiedere a un’artista la sua opinione politica come requisito per esprimersi? È sbagliato, mentre sui civili ucraini piovono le bombe, che un sodale di chi ha deciso quella invasione diriga tranquillamente l’orchestra? Nella foga di separare i buoni dai cattivi finisce per diventare facile anche sbagliare obiettivo: è il caso del fotografo paesaggista Aleksander Gronsky, la cui esposizione a Reggio Emilia è stata disdetta dalla sera alla mattina. Gronsky in effetti è russo, ma la notizia del forfait l’ha ricevuta in carcere, dove si trovava per avere partecipato proprio a una manifestazione contro la guerra. Persino la fiera dell’editoria dei ragazzi di Bologna ha sospeso la partecipazione degli editori russi: forse per timore che si mangiassero i piccoli avventori? Ancora. Alla prossima esposizione internazionale della Triennale di Milano non ci sarà un padiglione russo: il direttore Stefano Boeri ha ritirato l’invito. Ma a scegliere gli artisti in questo caso sarebbe stato il governo russo: è una decisione che ricalca la modalità di azione del mondo dello sport, ma è anche opinabile: priva il mondo e gli spettatori di un punto di vista, prezioso proprio perché distante. L’arte in fondo fa questo, costruisce ponti e ci fa parlare, tra umani, per metafore. Ma in guerra è proprio l’umanità la prima vittima.

Tantissime adesioni per la manifestazione nazionale per la Pace a Roma

Cresce il numero di adesioni alla manifestazione nazionale per la Pace di sabato prossimo a Roma. Decine i pullman affittati in tutta Italia per raggiungere la Capitale. Franco Uda, Responsabile nazionale Diritti umani, Pace, Disarmo, Solidarietà e Volontariato Internazionale dell’Arci:

 

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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