Approfondimenti

I progressi sul fronte diplomatico, le difficoltà della rete di accoglienza nazionale e le altre notizie della giornata

l racconto della giornata di mercoledì 16 marzo 2022 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Nel 21esimo giorno di guerra la Russia ha intensificato i bombardamenti su diverse città Ucraine. Oggi il  Financial Times ha reso noto che sul tavolo delle trattative tra Kiev e Mosca ci sarebbe una bozza d’accordo in 15 punti. Circa due ore fa  invece è stata nuovamente bombardata  Mariupol dove sarebbe  stato colpito il teatro della città utilizzato come rifugio per i civili. Solo 2.500 dei 47mila profughi arrivati in Italia passando dal confine sloveno sono stati presi in carico dalle strutture della protezione civile. Nel nord est del Giappone c’è stata una forte e lunga scossa di terremoto, magnitudo 7.3. L’epicentro è stato in mare, a largo della prefettura di Fukushima. Infine, l’andamento della pandemia di COVID-19 in Italia.

I progressi nei negoziati tra Ucraina e Russia

(di Emanuele Valenti)
Nelle ultime ore il tono delle dichiarazioni delle due parti sul negoziato, sui colloqui, è cambiato. Mosca e Kiev hanno fatto capire che ci potrebbe essere margine per trovare un accordo. Dopo quel riferimento di Zelensky ieri al non ingresso dell’Ucraina nella NATO, sono arrivate oggi le parole del ministro degli esteri russo Lavrov sulla possibilità concreta di arrivare a un’intesa.
I termini di un eventuale accordo toccherebbero sia la dimensione umanitaria in tempi brevi – una tregua e il ritiro della truppe russe – sia quella politica – la famosa neutralità dell’Ucraina. Almeno così ha scritto il Financial Times, il primo media a dare possibili specifiche sui punti in discussione.
Il giornale britannico parla di un documento in 15 punti, tra i quali appunto un cessate il fuoco e il ritiro russo in cambio della neutralità ucraina e di precisi limiti alla futura forza militare di Kiev. Il tutto con garanzie internazionali alla futura sicurezza dello stato ucraino.
A un certo punto del pomeriggio, però, da entrambe le parti sono arrivate delle precisazioni. “È troppo presto per rendere pubblici gli elementi di un possibile accordo”, il portavoce del Cremlino Peskov. “Il Financial Times parla solo della posizione russa, noi abbiamo la nostra”, il negoziatore ucraino Podolyak.
Guardando il campo e la determinazione di Mosca – nonostante tutti i problemi che sta incontrando – non sembra imminente un’intesa a breve. Forse capiremo qualcosa di più al termine della visita a Mosca e Kiev del ministro degli esteri turco Cavusoglu, in corso in queste ore.
Sicuramente dopo un’eventuale tregua, l’accordo politico andrebbe siglato dai due presidenti e in ogni caso rimarrebbe l’incognita dei territori già direttamente o indirettamente controllati da Mosca prima dell’invasione, Crimea e repubbliche separatiste del Donbass. Ci saranno, nel caso, due accordi separati? Prima uno poi l’altro? Non lo sappiamo.

Continuano i bombardamenti russi su Mariupol

(di Emanuele Valenti)
A suggerire la massima prudenza nella lettura delle notizie che arrivano dal fronte diplomatico c’è la situazione sul campo.
Anche oggi la situazione più drammatica è quella di Mariupol.
Le autorità locali e diversi testimoni sul posto citati dai media locali hanno parlato di un bombardamento russo sul teatro regionale di Mariupol. Ci sono delle foto, con distruzione, fuoco e fumo. E arriverebbero proprio da lì.
All’interno del teatro, sempre secondo il municipio, ci sarebbero diverse centinaia di persone. Fino a 2mila.
Questo sarebbe successo a metà pomeriggio. Non si hanno notizie sulle vittime.
Sarebbe stato colpito anche l’ingresso dei sotterranei, delle cantine, del teatro.
Poco prima, invece, secondo l’esercito ucraino e ancora una volta le autorità locali di Mariupol, sarebbe stato colpito dai russi anche un convoglio di civili che era uscito da Mariupol ed era diretto a Zaporizhia. Ci sarebbero almeno cinque feriti, compreso un bambino.
Nessuna dichiarazione da parte russa.
Combattimenti e bombardamenti però anche in altre località.
Fuoco russo senza interruzione su Kharkiv. Colpi sulla stazione ferroviaria di Zaporizhia. Bombardamenti come ieri sulla periferia nord-occidentale di Kiev. Colpi dal mare sulla zona di Odessa poi a Chernihiv almeno 10 civili uccisi – dicono fonti locali ucraine – quando erano in fila per comprare del cibo. Chernihiv, sotto il confine con la Bielorussia, a nord-est di Kiev, è sotto assedio quasi dall’inizio della guerra.

La fuga dei civili da Mariupol

A Mariupol i bombardamenti russi avrebbero colpito il teatro della città utilizzato come rifugio per i civili. Oggi circa 3mila auto sono riuscite a lasciare la città dirette verso Zaporizhzhia, li si trova l’inviato del corriere della sera Andrea Nicastro

 

La rete di accoglienza nazionale funziona grazie all’aiuto dei privati

(di Anna Bredice)

Degli oltre 47 mila profughi ucraini arrivati in Italia, passando dal confine sloveno, domani si stima saranno 50 mila, per ora 2.500 sono coloro che sono stati presi in carico dalle strutture della protezione civile, ma i posti disponibili non sono molti di più, complessivamente arrivano al momento ad ottomila. Tutti gli altri finora arrivati hanno trovato una rete di accoglienza fatta dalle migliaia di ucraini presenti già in Italia e da un sostegno dato dalle moltissime famiglie italiane che hanno accolto donne e bambini. Una rete diffusa, che trova come intermediari centinaia di associazioni, parrocchie, enti locali che nel concreto collegano la disponibilità delle famiglie con l’urgenza di dare un tetto ai rifugiati che sono arrivati in prevalenza in quattro regioni, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia e Campania. Un sistema che si basa sulla solidarietà, ma che alla lunga, e i tempi che il governo sta considerando sono minimo di un anno, rischia di indebolirsi. Le regioni temono che se venisse a mancare l’accoglienza dei privati la gestione dei profughi potrebbe diventare un serio problema visti i numeri in crescita. Per questo c’è una pressione affinché vengano dati aiuti alle famiglie, nel decreto di domani che definirà meglio il sistema di accoglienza, dopo la prima tranche di 13 milioni di euro, dovrebbe essere considerato questo punto, ma come non è ancora chiaro. Il capo della protezione civile Curcio immagina una forma di assistenza economica al profugo, non alla famiglia, per evitare, dice, “meccanismi che nascono positivamente ma che poi possono essere usati in modo spregiudicato”, in sostanza per Curcio bisogna evitare che qualcuno ne approfitti. Ma al momento gran parte del lavoro viene fatto dal terzo settore, che in molte occasioni, ha sostituito le istituzioni nella solidarietà agli stranieri, a cominciare dai migranti, considerati quasi sempre un problema di sicurezza e non persone da accogliere. Il permesso di soggiorno per protezione temporanea, deciso a livello europeo, dovrebbe avere la durata di un anno durante il quale i profughi ucraini potranno lavorare, avere assistenza sanitaria e i bambini andare a scuola. E a proposito dei minori sono circa mille i bambini che potrebbero iniziare o tornare ai banchi di scuola qui in Italia.

Giappone, allarme tsunami per un forte terremoto al largo di Fukushima

Nel nord est del Giappone c’è stata una forte e lunga scossa di terremoto, magnitudo 7.3. L’epicentro è stato in mare, a largo della prefettura di Fukushima. Secondo i primi controlli, non ci sono stati danni alla centrale nucleare in via di dismissione. Non si hanno notizie di vittime. Circa 2 milioni di utenze sono rimaste senza elettricità. L’agenzia meteorologica nazionale ha invitato le persone ad allontanarsi dalle coste per il pericolo di tsunami, con la possibilità di onde di circa un metro.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

( di Massimo Alberti)

La nuova ondata legata alla sottovariante di omicron accelera: oggi sono oltre 72mila i nuovi casi, 137 i morti. Ancora in calo i posti letto occupati nei reparti.
Domani il consiglio dei ministri dovrebbe decidere le date per l’ulteriore allentamento delle misure, dopo che le decisioni erano già state rimandate di una settimana proprio per i primi segnali di ripresa della pandemia. La crescita dei nuovi contagi accelera, oggi +50% rispetto a 7 giorni fa. E la mappa dell’Italia torna a farsi rosso scuro. La crescita è concentrata nelle province del centro Italia, con l’Umbria ed un’incidenza di circa 1400 casi per 100mila abitanti, ed a Sud. Ma ormai sono 105 su 107 le province con casi in crescita, e l’rt complessivo è sopra 1. Per ora non si sono ancora tradotti in un aumento delle ospedalizzazioni, ma è presto per capire in che modo la nuova ondata, che oltre all’Europa colpisce in particolare Oceania e sud est asiatico, inciderà sui ricoveri, come sta già accadendo negli altri paesi, e quante vittime si lascerà dietro, in un paese come l’Italia dove la mortalità resta piuttosto alta. Da noi si fa poco sequenziamento, ma laddove si fa, come in Umbria appunto, la crescita porta il marchio di Ba2, la variante sorella di Omicron. Difficile dire quanto tempo durerà, con un’ampia parte di popolazione ormai a contatto col virus o vaccinata, anche se le reinfezioni pesano. Sono tante cause diverse ad aver portato qui, a partire dal calare dell’attenzione di fronte a messaggi poco prudenti. Cui si aggiunge appunto ba2, più contagiosa dell’omicron originaria, ed un probabile calo dell’efficacia dei booster vaccinali, che pure stanno evitando danni peggiori. La campagna di vaccinazione, che vede quasi l’88% sopra i 5 anni con almeno una dose, è ormai ferma. I vaccini stanno evitando guai peggiori, e per ora a risalire è la curva dei ricoveri degli under18, + 48% in una settimana, mentre quella degli adulti per ora resta in calo. Si tratta di capire, ora, se e come la risalita inciderà sulle decisioni politiche di allentamento delle misure.

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