Approfondimenti

Le richieste di processo per il crollo di Ponte Morandi, i referendum sulla Giustizia e le altre notizie della giornata

Giuliano Amato ANSA

Il racconto della giornata di mercoledì 16 febbraio 2022 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Dopo la bocciatura di ieri al quesito sull’eutanasia, oggi la Corte costituzionale ha bocciato il referendum sulla cannabis e dato il via libera a cinque dei sei referendum sulla Giustizia. Al processo per il crollo del ponte Morandi a Genova i pubblici ministeri hanno chiesto il rinvio a giudizio per 59 imputati e due società. Gli studenti si preparano a tornare in piazza venerdì al grido di “la scuola deve essere un luogo di formazione collettiva, non di educazione al precariato e a un non-futuro privo di prospettive”, mentre la politica continua a far finta di non capire il problema. Il viaggio di Massimo Alberti nei centri di formazione professionale tra pochi finanziamenti, pochi controlli, casi di vero e proprio sfruttamento, ma anche tanti ragazzi avviati al lavoro. Infine, l’andamento della pandemia di COVID-19 in Italia.

I 5 referendum ammessi sulla Giustizia: no alla responsabilità civile diretta dei magistrati

I referendum ammessi in tema di giustizia sono 5.

1. Abolizione della Legge Severino: è la legge che impedisce ai condannati di essere eletti. Prevede incandidabilità, ineleggibilità e decadenza automatica per i parlamentari, per i rappresentanti di governo, per i consiglieri regionali, per i sindaci e per gli amministratori locali in caso di condanna. Il referendum chiede di abolirla.
2. Abolizione della custodia cautelare per chi è accusato di aver commesso reati puniti con pena inferiore a 5 anni a meno che ci sia pericolo di fuga o di inquinamento delle prove. Il presupposto del rischio che il reato venga ripetuto invece viene abolito. Si tatta del criterio più utilizzato: dunque, una forte limitazione della cosiddetta carcerazione preventiva.
3. Separazione delle funzioni: quella di giudice e quella di pubblico ministero. L’obiettivo del quesito è cancellare del tutto la possibilità di passare da una funzione all’altra nel corso di una carriera. Oggi questo è possibile per quattro volte, ma già con la riforma Cartabia i passaggi diventano solamente due.
4. No alle firme per candidarsi al Csm. Come strumento per eliminare le correnti della magistratura, il quesito chiede di cancellare l’obbligo – previsto dalla legge sul Csm del 1958 – per chi decide di candidarsi di essere sostenuto da un elenco di “presentatori”, che possono andare da un minimo di 25 a un massimo di 50. 
5. Valutazione dei magistrati. Il quesito allarga agli avvocati che fanno parte del Consiglio Giudiziario delle Corti d’Appello di esprimersi sulla valutazione dei giudici, influendo così sulla loro carriera in magsitratura. Oggi gli avvocati fanno parte del Consiglio ma non possono votare.

Non è stata invece ammessa la responsabilità civile diretta dei magistrati. Oggi la legge del 2015 stabilisce il “filtro” dello Stato. È lo Stato che paga e poi si rivale sul magistrato che ha sbagliato. È quello che il referendum vuole eliminare, riproponendo la responsabilità diretta del magistrato che deve pagare di tasca sua l’eventuale condanna per l’errore giudiziario commesso.

Chiesto il rinvio a giudizio per 59 indagati e 2 società per il crollo di Ponte Morandi

Al processo per il crollo del ponte Morandi a Genova i pubblici ministeri hanno chiesto il rinvio a giudizio per l’ex amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci e altri 58 imputati, oltre alle due società Aspi e Spea. Per gli investigatori il viadotto crollò per le mancate manutenzioni, rinviate nel corso degli anni. Secondo l’accusa tutti sapevano che il ponte era a rischio ma nessuno fece nulla per ridurre i costi, in modo da garantire maggiori dividendi ai soci.
Gli imputati sono gli ex vertici di Aspi e Spea (la società che si occupava delle manutenzioni), i dirigenti del ministero delle Infrastrutture e del Provveditorato che non controllarono la società e lo stato delle opere. Il ponte Morandi crollò il 14 agosto 2018, ci furono 43 vittime.

Dopo le richieste dei PM abbiamo sentito Egle Possetti, presidente del comitato dei familiari delle vittime del Morandi:


 

Il distacco bilaterale tra i giovani e la politica

(di Andrea Zighetti)

‘La scuola deve essere un luogo di formazione collettiva, non di educazione al precariato e a un non-futuro privo di prospettive.’ È questa la lotta dei ragazzi, per questo saranno in piazza venerdì.
L’alternanza scuola lavoro ha sempre avuto dei problemi. Nei licei non si sa dove mandare i ragazzi, che finiscono per passare settimane a fare fotocopie. Nelle scuole professionali le aziende approfittano dell’alternanza per avere manodopera gratuita.
Se le istituzioni pensano che togliere la seconda prova e ‘rendere più sicura l’alternanza’ sia la soluzione perfetta per far felici i giovani, non hanno capito. Il che non stupisce, visto che il punto è proprio questo: la classe politica non capisce i ragazzi, non ci prova neanche. Si è persa l’idea che sono i giovani a fare il futuro, che ‘il mondo è nelle loro mani.’ Certo, in politica è una retorica ricorrente, ma resta retorica.
Il distacco tra giovani e politica purtroppo è bilaterale. I politici non si rivolgono a loro, non cercano i loro voti e non si impegnano per le loro battaglie. Allo stesso tempo i ragazzi si sono stancati, non si fidano più: ci sono molte realtà politiche giovanili, a partire dai collettivi scolastici, ma pochi sono legati ai partiti politici.
Questo ha portato a due mondi quasi separati, mentre le lotte di queste settimane chiedono che si torni ad avvicinarle. Le proteste di queste settimane sono una chiara manifestazione del disagio sociale di una generazione, che questi due anni di pandemia hanno reso ancora più profondo. Ma si tratta solo di uno dei modi di esprimerlo e processarlo. E forse, di quello più sano e produttivo. Dovremo essere felici che i ragazzi stiano cercando di sanare questo distacco con la politica, invece di chiudersi ancora di più.
Anzi, forse dovremo sperare che siano sempre di più; perchè chi non e in piazza questo disagio lo esprime in altri modi, spesso più distruttivi.

La straordinaria prova degli studenti che i politici non vogliono vedere

(di Michele Migone)

Per impegno, conoscenza e visione, il Ministro Patrizio Bianchi è considerato l’uomo giusto al posto giusto. Ma nonostante il suo curriculum e la sua apprezzata esperienza nel campo della scuola, Bianchi finora ha fornito solo risposte burocratiche alle proteste degli studenti. Consapevole, almeno a parole, del momento psicologico in cui si trova la generazione Z, Bianchi si è però affidato a un riflesso paternalista per rispondere alle istanze dei ragazzi. La decisione di imporre la seconda prova scritta all’esame di maturità, le dichiarazioni un po’ tecniche dopo le tragedie dei due ragazzi morti durante una stage, hanno contribuito ad alimentare quella diffusa sensazione di essere considerata l’ultima ruota del carro che questa generazione ha sentito sulla propria pelle negli ultimi due anni.
Eppure in questo periodo, questi ragazzi hanno dato una straordinaria prova: si sono vaccinati per proteggersi e proteggere i più anziani; sono stati alle regole per senso civico: hanno rinunciato alla socialità quando era necessario; con grave difficoltà, sono andati avanti nei loro studi, ma hanno anche visto abbandonati molti dei loro amici che non sono riusciti rimanere attaccati all’ancora digitale della Dad. Insomma, nonostante il completo disinteresse nei loro confronti, hanno reagito con una consapevolezza e maturità sociale che molti adulti non hanno avuto. Ed è per questo che ora vogliono non solo di essere ascoltati, ma chiedono soprattutto di poter concorrere alle scelte che li riguardano. Hanno fatto intravedere in questi mesi un prezioso patrimonio sociale e politico che dovrebbe essere investito a vantaggio di tutti in un vicino futuro. Le risposte burocratiche e paternalistiche che stanno ricevendo – anche dal Ministro Bianchi – rischiano solo di creare disillusione e alla fine disperdere quel patrimonio.

Viaggio nei centri di formazione professionale tra sforzo educativo e imprese “poco etiche”

(di Massimo Alberti)
“La formazione non può essere un surrogato del lavoro, deve prevalere il rapporto educativo”, dice il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. Ben arrivato. Studenti ed insegnanti lo gridano da tempo. E gli studenti stanno per tornare in piazza anche per ricordare i loro coetanei, Lorenzo Parelli e Giuseppe Lenoci, morti durante uno stage mentre frequentavano dei centri di formazione professionale, finalizzati all’avviamento al lavoro e “ad imparare un mestiere”, dove già a 15 anni le ore in aula, in laboratorio ed in azienda sono equamente divise. E che rappresentano un tassello fondamentale del sistema scolastico italiano.
Scrive Fulvia Antonelli, ricercatrice presso l’Università di Bologna in scienze dell’educazione, che si occupa di orientamento e dispersione scolastica: “I Centri di formazione professionale sono una realtà estremamente disomogenea se osservata a livello nazionale, di cui è impossibile fare una valutazione o una analisi complessiva sia della sua efficacia che dei suoi nodi critici”. [CONTINUA A LEGGERE SUL SITO]

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

Ancora giù i contagi in Italia. Oggi sono circa 59mila. Tasso di positività stabile attorno al 10%. In netto calo i ricoveri sia nei reparti ordinari sia nelle terapie intensive. I decessi sono stati 278, ieri erano stati 388.
“Non credo verrà prorogato lo stato di emergenza e, quindi, si scioglierà anche il CTS”. Lo dice l’immunologo e membro del Comitato tecnico scientifico Sergio Abrignani. “Non credo – afferma inoltre – che dovremmo più vivere la situazione emergenziale che abbiamo vissuto in passato, almeno se rimane la variante Omicron. E non penso che possa arrivare a breve una variante più diffusiva di Omicron, è difficile ed è improbabile immaginarsela”.

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