Approfondimenti

Tempi lunghi per la Legge Zan, le conseguenze dello sblocco dei licenziamenti e le altre notizie della giornata

Whirlpool Proteste ANSA

Il racconto della giornata di mercoledì 14 luglio 2021 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Tempi lunghi per la Legge Zan e possibile rinvio a settembre, dopo la pausa estiva. I risultati del test Invalsi 2020 parlano chiaro: uno studente su due alle superiori è impreparato. Il patto con i sindacati sul licenziamenti non funziona: le aziende lo han preso come un via libera del sindacato che lo ha sottoscritto. Per l’ennesima volta il tribunale del Cairo ha prolungato la detenzione per Patrick Zaki. Infine l’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia.

Tempi lunghi e possibile rinvio a settembre per la legge Zan

(di Luigi Ambrosio)

Per quanto riguarda la legge Zan si va verso i tempi lunghi, magari con un rinvio a settembre e i tempi lunghi sono uno degli obiettivi di chi si oppone alla sua approvazione. C’è la scadenza della presentazione degli emendamenti fissata a martedi prossimo, 20 luglio, e poi una quindicina di giorni soltanto prima della pausa estiva. 15 giorni in cui arriveranno in discussione al Senato il decreto Sostegni-bis, e poi Semplificazioni, Cybersicurezza, rafforzamento della Pubblica Amministrazione. Spazio ne rimane poco.
Tempi lunghi in cui l’asse Renzi Salvini potrebbe nel frattempo rafforzarsi. Pensiamo alla giustizia, con l’invito di Salvini a Renzi per raccogliere le firme per il referendum. O all’economia, con l’offensiva contro il reddito di cittadinanza.
Il Pd invece oggi si dibatte tra le dichiarazioni pubbliche, in cui si ribadisce che non ci sono margini di trattativa, e i discorsi privati in cui invece i toni sono diversi e si dice che su alcuni aspetti -viene fatto l’esempio della giornata nazionale e quindi dell’informazione nelle scuole- ci potrebbe una trattativa. Una trattativa complicata in ogni caso. Oggi si è visto un aula dove Faraone di Italia Viva ha attaccato Monica Cirinnà che ieri lo aveva filmato mentre lui applaudiva Salvini che parlava chiedendo modifiche alla legge. “È la prova di quanto siamo ormai distanti” è stata la lettura del Pd
Di fronte invece alla nuova inchiesta della magistratura nei confronti di Renzi, oggi al Senato abbiamo assistito alla stessa scena di ieri quando è arrivata per la prima volta la notizia di una indagine in corso: il silenzio.
Non sembra il momento buono per fare polemiche sul tema della giustizia. Ci sono partiti interessati a non compromettere del tutto il rapporto con Renzi, pensiamo al Pd, e ci sono i partiti di centrodestra che sono interessati a coltivare con il leader di Italia Viva una relazione costruttiva.
E poi c’è da approvare una riforma della giustizia che sta già creando più di un conflitto, oltre che una divisione lacerante nel Movimento 5 Stelle che è passato dalla simpatia per le manette a un atteggiamento molto più prudente. In Parlamento si fa l’esempio di Di Maio che ha chiesto scusa all’ex sindaco di Lodi Simone Uggetti, oggi assolto ma ieri vittima di una campagna di discredito da parte dei grillini quando fu arrestato, per spiegare questo rinnovato atteggiamento da parte di una fetta del Movimento. Chi invece tra i 5 Stelle vorrebbe tornare all’antico spiega che il conflitto interno sta rendendo tutta l’azione politica molto complicata.
E in tutto questo Renzi spera che stavolta le inchieste a suo carico possano passare sotto silenzio.

Il patto coi sindacati non funziona: boom di licenziamenti

(di Massimo Alberti)

I licenziamenti decisi da Whirlpool, senza usare le possibili 13 settimane di cassa, erano scritti da settimane: la multinazionale aveva detto in ogni modo che appena possibile avrebbe chiuso a Napoli. Segue i licenziamenti Alla GKN di Firenze, Riri di Padova, ABB di Marostica, Rotork di Cusago, Gianetti di Ceriano Laghetto, aziende medio grandi e sindacalizzate che potrebbero essere la punta di un iceberg di quel che succede lontano dagli occhi del sindacato ed in piccole realtà. Per quale altra ragione le associazioni datoriali avrebbero insistito per poter licenziare, se non per farlo? È un dato di fatto che al momento il patto con i sindacati non funzioni. Le aziende lo han preso come un via libera del sindacato che lo ha sottoscritto. Del resto, si chiama appunto “presa d’atto” e non contiene vincoli, ma solo auspici e raccomandazioni, lasciando alle imprese tutto il potere di vita o di morte. E le imprese lo usano nonostante la ripresa in atto: a licenziare non sono aziende in crisi, ma che hanno ordini e producono utili. Ma i cui manager usano questo potere per andare dove il lavoro è sottopagato o per sostituire contratti tutelati con lavoro precario. Lo fanno ora perché possono e perché il clima è cambiato, le scelte politiche del governo vanno nella direzione di lasciare mano libera alle imprese. Questa è la partita. Lo hanno ben chiaro i lavoratori della GKN, che in un momento drammatico per sé stessi mostrano una lucidità incredibile nell’indicare in questo il problema, e la possibile soluzione in una mobilitazione che non riguardi solo il loro caso specifico, ma che si allarghi in tutta Italia. Riassunta in uno slogan: Insorgiamo. È un messaggio chiaro al loro corpo intermedio di riferimento, il sindacato, che ha la responsabilità di decidere che risposta vuol dare a questa sollecitazione.

Patrick Zaki resta in carcere per altri 45 giorni

Patrick Zaki resta in carcere. Per l’ennesima volta il tribunale del Cairo ha prolungato la detenzione per lo studente dell’università di Bologna. L’udienza si è svolta l’altro ieri ma solo oggi è stato comunicato l’esito. Un esito che purtroppo conferma l’accanimento contro Zaki, accusato di propaganda sovversiva e arrestato nel febbraio del 2020. Il Parlamento ha votato il conferimento della cittadinanza italiana allo studente, mentre il governo, solo pochi giorni fa, ha invitato alla cautela. Ai nostri microfoni Riccardo Nury, portavoce di Amnesty International:


 

Uno studente su due alle superiori è impreparato

(di Claudia Zanella)

Un disastro annunciato. I risultati del test Invalsi 2020 parlano chiaro: uno studente su due alle superiori è impreparato. I ragazzi che non arrivano a risultati adeguati in italiano sono il 44%, in matematica il 51%. Entrambi i dati salgono di 9 punti percentuali rispetto al 2019. C’è un peggioramento anche alle medie. Restano, invece, stabili i risultati degli alunni delle elementari. Del resto sono anche quelli che hanno subito meno la didattica a distanza.
C’è un altro dato preoccupante nel rapporto Invalsi: la dispersione scolastica implicita è ora al 9,5 per cento: sale di 2,5 punti percentuali rispetto al 2019. Di cosa stiamo parlando? Degli studenti che si diplomano senza avere le competenze fondamentali. Insomma preparati quanto gli studenti del biennio o, peggio, quanto quelli delle medie.
I dati peggiorano in alcune regioni del Sud, raggiungendo anche percentuali a doppia cifra. Al di là del giudizio di merito sull’efficacia di questi test standard e contestati dal mondo della scuola, possiamo trovare qui alcune conferme. La prima è che la Dad non si sostituisce in maniera efficace alla didattica in presenza, non solo per la crescita personale e legata alla dimensione relazionale degli studenti, ma anche dal punto di vista della preparazione. La seconda è che la Dad ha accentuato le differenze socio-economiche-culturali. E laddove la scuola non è riuscita a colmarle – garantendo l’accesso agli strumenti, alla connessione e abbattendo gli ostacoli – si sono accentuate anche le differenze a livello di preparazione e di accesso al sapere. Differenze di preparazione che rischiano di creare un divario anche nelle prospettive di inserimento nella società.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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