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Lo scontro tra Gip e Procura di Verbania, la sentenza definitiva per Ratko Mladic e le altre notizie della giornata

Ratko Mladic ANSA

Il racconto della giornata di martedì 8 giugno 2021 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. La decisione del Tribunale di Verbania di togliere il fascicolo della strage della funivia alla Gip Banci Buonamici fa scoppiare il caso e le indagini rischiano di rallentare. Il tribunale internazionale dell’Aja ha confermato la condanna all’ergastolo decisa in primo grado per Ratko Mladic. La sindaca di Crema ha ricevuto un avviso di garanzia per un incidente accaduto nell’asilo comunale della città lo scorso ottobre. L’Istat certifica che più di un anziano su tre in Italia è malato, ha diverse patologie croniche e sperimenta nella vita quotidiana difficoltà a spostarsi e a provvedere da solo a se stesso. Infine l’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia.

Lo scontro tra Gip e Procura rischia di rallentare le indagini sulla strage del Mottarone

(di Luigi Ambrosio)

Gli avvocati di Verbania sono furibondi dopo la decisione del Tribunale di togliere il fascicolo della strage della funivia alla Gip Banci Buonamici, la quale aveva negato gli arresti per due dei tre indagati, chiesti dalla Procura, e nella sua ordinanza aveva usato parole severe contro la richiesta degli investigatori di tenere tutti in carcere.
“Un paese dove un giudice che prende decisioni sgradite all’Accusa venga bruscamente eliminato calpesta la Costituzione” scrivono gli avvocati.
Il 22 giugno ci sarà uno sciopero con assemblea e la Camera Penale chiede l’intervento del governo, della ministra Cartabia e del Consiglio Superiore della Magistratura.
“Il solo sospetto che la riassegnazione del fasciscolo possa essere stata conseguenza di insistenze provenienti da una parte del procedimento costituisce un inaccettabile vulnus” insistono gli avvocati.
La vicenda giudiziaria della strage del Mottarone, nonostante sia appena ai primi passi, è immediatamente deflagrata in un conflitto tra la Procura, che voleva l’arresto dei tre indagati, e la Gip che ha concesso un arresto domiciliare e ne ha liberati due usando tra l’altro, nello scrivere l’ordinanza, parole severe nei confronti degli investigatori. Un atteggiamento che aveva causato la reazione della Procuratrice. E poi c’è la vox populi di Stresa, ripresa dagli avvocati, secondo cui più di un investigatore, in privato, avrebbe manifestato la propria indignazione.
Il Presidente del Tribunale di Verbania ha trasmesso alla corte di Appello di Torino gli atti dell’udienza di convalida dei fermi dei tre indagati del Mottarone e quelli della successiva sostituzione della Giudice per le Indagini Preliminari, evidentemente aspettandosi l’avallo di legittimità.
Torino si dovrà occupare anche dell’appello della Procura di Verbania contro la non convalida di due fermi su tre e delle minacce ricevute dalla Gip poi sollevata dall’incarico.
Un clima grave, mentre la funivia non è ancora stata recuperata e a Stresa si mischiano sentimenti forti. Una voglia diffusa di fare giustizia anche sommaria, il “buttare via la chiave” sentito tante volte. E il tormento perché gli imputati sono amici, conoscenti di lunga data, vicini di casa, gente del posto da proteggere dalle domande del mondo esterno.

L’ergastolo per genocidio a Ratko Mladic diventa definitivo

Il tribunale internazionale dell’Aja ha confermato la condanna all’ergastolo decisa in primo grado per Ratko Mladic. L’ex capo militare dei serbi di Bosnia è stato giudicato colpevole di genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità. La sua figura è legata innanzitutto a quello che successe a Srebrenica, dove nel luglio 1995 furono uccisi migliaia di bosniaci musulmani, e all’assedio di Sarajevo, durato dal ‘92 al ‘95. La sentenza arrivata nel pomeriggio è quella definitiva. Mladic oggi ha 78 anni. Alfredo Sasso è un’analista di Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa:


 

Bimbo ferito all’asilo. Indagata la sindaca di Crema

La sindaca di Crema, Stefania Bonaldi, ha ricevuto oggi un avviso di garanzia per un incidente accaduto nell’asilo comunale della città dove, lo scorso ottobre, un bambino si era ferito la mano nel cardine di una porta tagliafuoco. Una ferita che non ha provocato lesioni permanenti, il bambino è poi tornato a frequentare l’asilo. Alla sindaca la Procura di Cremona contesta la mancanza di dispositivi idonei ad evitare la chiusura automatica della porta. Oggi molti primi cittadini hanno espresso solidarietà alla loro collega e hanno denunciato la mancanza di tutele nei loro confronti.
Insieme a Stefania Bonaldi siamo tutti indagati, se lo Stato non cambia le regole ci costituiremo parte civile” ha dichiarato il presidente dell’Anci Antonio Decaro che ha aggiunto “Non chiediamo l’immunità o l’impunità, chiediamo solo di liberare i sindaci da responsabilità non proprie“. Sentiamo la sindaca di Crema Stefania Bonaldi:


 

Più di un anziano su tre in Italia è malato

(di Diana Santini)

Il dato può sembrare allarmante, ma non lo è: più di un anziano su tre in Italia è malato, ha diverse patologie croniche e sperimenta nella vita quotidiana difficoltà a spostarsi e a provvedere da solo a se stesso. È la vita, questa, e quello che è allarmante, semmai, è che il sistema sanitario pubblico non è in grado di accompagnarla in tutte le sue fasi, e soprattutto in quelle più fragili.
L’indagine Istat sullo stato di salute e i bisogni socio sanitari degli anziani scaturisce direttamente dall’esperienza del covid: nel nostro paese si contano poco meno di 7 milioni di ultrasettantacinquenni, la fascia d’età che ha pagato il tributo più alto all’epidemia, sia in termini di ricoveri sia in termini di decessi. Tra questi, come dicevamo, circa uno su tre è malato, 2,7 milioni: e tra questi molti, oltre un milione, non ricevono assistenza adeguata ai propri bisogni, nè da parte del servizio pubblico nè da parte dei familiari. Le situazioni più gravi sono quelle che riguardano anziani soli, oltre 650mila individui, soprattutto nel caso di redditi bassi: persone cioè che non ricevono assistenza e che neppure sono in grado di comprarsela, al bisogno. L’istituto di statistica, che ha svolto questa ricerca insieme alla commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria per gli anziani parla di questo come di un gruppo ad elevato rischio istituzionalizzazione: in altri termini persone che rischiano di finire in ospedale, rsa e case di riposo semplicemente a causa dell’incuria o del ritardo con cui si intercetta il loro bisogno, sociale e sanitario. E che invece, con interventi adeguati e, per almeno 100mila di questi urgentissimi, potrebbero restare a casa propria, con beneficio per tutti e prima di tutto per loro.

Il flop del “Netflix della Cultura” voluto da Franceschini

(di Ira Rubini)

Le potenzialità della rete sono straordinarie, è un modo nuovo di offrire la cultura italiana alle persone che da casa potranno aggiungersi a chi continuerà ad andare nei luoghi della cultura a vedere lo spettacolo dal vivo”. Indovinello: di chi sono queste parole? Gli ascoltatori più attenti, quelli che seguono regolarmente “Il Demone del Tardi” di Gianmarco Bachi, avranno già capito. È sempre lui, il Ministro Della Cultura Franceschini, che ha di nuovo ceduto alla sua maggiore debolezza: l’annuncio purché sia. Stavolta si tratta dell’ormai famigerata “Netflix della Cultura”, la piattaforma It‘s Art, finanziata dal MiBact, già più volte sventolata in piena pandemia come grande opportunità. Con un tempismo, ormai quasi proverbiale, il Ministro ne segnalato la definitiva partenza proprio mentre tutto riapriva, dai musei ai teatri. La realizzazione del progetto è stata affidata alla società Chili, guidata da Stefano Parisi, ex-candidato sindaco di Milano per il centrodestra contro Beppe Sala. Purtroppamente, come direbbe un grande artista (per ora fra i molti assenti su It‘s Art), la montagna ha partorito un topolino. I contenuti sono solo qualche centinaio, divisi in tre filoni, con un criterio francamente opinabile. Film spesso datati e disponibili gratuitamente altrove, opere e concerti di grande livello ma anch‘essi sovente già visti, visite virtuali a grandi musei non sempre coerenti. Poco a fuoco sembrano anche gli strumenti di ricerca e di interazione interna ed esterna. Il tutto, senza coinvolgere RaiPlay, che invece di contenuti culturali appetitosi ne ha da vendere. Per essere morbidi, potremmo dire che di It’s Art, almeno per ora, avevamo bisogno come di un ombrello nel deserto del Gobi.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

Oggi in Italia sono stati accertati quasi 1.900 casi di COVID-19 ed è risultato positivo lo 0,8% delle persone che hanno fatto il tampone. Le morti comunicate sono 102. Continuano a diminuire le persone ricoverate, sia in terapia intensiva sia negli altri reparti COVID. Per quanto riguarda i vaccini quasi un quarto della popolazione immunizzabile ha completato il ciclo, ma negli ultimi giorni gli open day organizzati, in particolare per le iniezioni di AstraZeneca, hanno causato delle critiche. Tra i rischi c’è quello che nella corsa a vaccinare ci sia troppo poco tempo per il necessario colloquio col medico, da fare sul posto prima della somministrazione. Sentiamo Vittorio Agnoletto, medico e nostro collaboratore:


 

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