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I generici annunci di Draghi, la controffensiva di Kyiv a Cherson e le altre notizie della giornata

Draghi Giorgetti ANSA

Il racconto della giornata di martedì 12 luglio 2022 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. La conferenza stampa di Draghi dopo l’incontro coi sindacati è stata caratterizzata da annunci molto generici, promesse a cui dovrebbero seguire i fatti soltanto nei prossimi mesi. È iniziata la controffensiva di Kiev per provare a riprendersi Cherson, nel sud del paese. L’esercito ucraino ha bombardato la città di Nova Kachovka in mano ai russi, usando i nuovi sistemi missilistici Himars arrivati dall’Occidente.
La Cassazione ha confermato 4 condanne a 18 mesi per la morte di Andrea Soldi, 45enne malato di schizofrenia ucciso durante un trattamento sanitario obbligatorio il 5 agosto di 7 anni fa. La Spagna oggi ha annunciato le sue misure per mitigare la crisi, incluse tasse sulle banche e sulle compagnie energetiche. Infine, l’andamento della pandemia di COVID-19 in Italia.

I generici annunci di Draghi dopo l’incontro coi sindacati

C’era molta attesa oggi per la conferenza stampa del presidente del consiglio Mario Draghi dopo l’incontro con i sindacati. Non solo per quali provvedimenti avrebbe annunciato a sostegno dei salari, ma anche per capire se e come questi annunci – perché per ora solo di promesse si tratta – avrebbero appianato le tensioni con i 5 stelle. I problemi, per ora, non sono risolti proprio per la genericità degli annunci.
Draghi ha confermato che entro l’estate ci sarà un decreto che conterrà alcune misure a sostegno di salari e pensioni, altre saranno nella manovra di bilancio in autunno. Non ha specificato però come saranno divise. Il presidente del consiglio ha citato il salario minimo, il cavallo di battaglia del movimento, a partire dalla proposta del Ministro del Lavoro Orlando sui contratti prevalenti per settore. Ma sarà probabilmente in autunno.
Draghi ha chiesto di sbloccare i contratti scaduti, che è sembrato un richiamo rivolto soprattutto a Confindustria a fare la sua parte. E poi la cosa che con ogni probabilità arriverà a luglio, il taglio del cuneo fiscale.
La discussione nella maggioranza è su dove prendere i soldi. Draghi ha parlato vagamente “di ambito di finanza pubblica”, che non esclude un intervento sulla spesa sociale, per un intervento che andrà, ha spiegato, tutto dalla parte del lavoratore, che sembrerebbe dunque escludere una parte di soldi alle imprese, come chiedeva Confindustria.
Questo sarà affiancato da una serie di incontri costanti col sindacato su diversi temi di lungo periodo, come pensioni e precariato. Sindacati che dopo l’incontro hanno ribadito che ora però servono i fatti.
L’aspetto politico. Draghi su questo è stato molto netto: il governo va avanti solo così com’è, e se riesce a lavorare. I 5 stelle rivendicano di aver portato Conte a parlare di temi sociali, ma Conte teme che il premier voglia incassare la fiducia dopodomani e presentare a fine mese solo un taglio del cuneo fiscale e poche altre cose.
Domani mattina si riuniranno i vertici del Movimento, ma intanto scalpita anche Salvini che si è adirato per una frase di Draghi su chi minaccia il governo, e rilancia sul condono fiscale e la richiesta di uno scostamento di bilancio.

(di Massimo Alberti)

Ci sono ancora diverse cose da chiarire dagli annunci di Draghi nella conferenza stampa. Partiamo dal punto che sembra più realistico, il cosiddetto cuneo fiscale, che potrebbe arrivare a fine mese. La differenza tra il netto in busta paga e il lordo, composta per il 13% dall’Irpef, per il 7% da contribuiti a carico del lavoratore, per il 24% a carico dell’impresa. Draghi ha parlato di un intervento interamente a favore dei lavoratori. Ma non solo non ha parlato di come, di quanto, e di dove verranno prese le risorse. Posto che sia giusto scaricare sulla fiscalità generale aumenti che dovrebbero esser presi dai profitti delle imprese, Draghi ieri ha parlato di risorse dall’ambito della finanza pubblica. Vuol dire tagli alla spesa sociale? Che graverebbero proprio su quei lavoratori che si vorrebbero aiutare? Draghi ha aggiunto anche un richiamo, che sembra indirizzato a Confindustria, a sbloccare i rinnovi dei contratti bloccati e che riguardano milioni di lavoratori, a partire da commercio e servizi. Come dire: una parte di soldi li mettiamo noi, ma gli altri devono venire da lì. Ma è un circolo vizioso: le imprese nicchiano sui rinnovi per spingere a intervenire sul cuneo fiscale sperando di ricavarne qualcosa. Insomma la partita è aperta. Infine il salario minimo. Citato forse per strizzare l’occhio ai 5 stelle, se ne riparlerà forse in autunno. Non si parla di salario minimo legale, ma di contratti prevalenti per settore, che potrebbe però avere un impatto moto molto ridotto su quegli ambiti di lavoro povero dove i bassi salari sono frutto proprio della contrattazione. Tutto molto aperto insomma, con i chiari di luna politici che saranno assai influenti.

La controffensiva di Kyiv a Cherson. Il Cremlino: “Rischio escalation nucleare”

È iniziata la controffensiva di Kiev per provare a riprendersi Cherson, nel sud del paese. L’esercito ucraino ha bombardato la città di Nova Kachovka in mano ai russi, usando i nuovi sistemi missilistici Himars arrivati dall’Occidente. Dura la reazione del Cremlino “Washington e i suoi alleati stanno pericolosamente barcollando sull’orlo di uno scontro militare aperto con il nostro Paese, il che rischierebbe di provocare un’escalation nucleare”, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova.
Nel bombardamento secondo gli ucraini è stato distrutto un deposito di munzioni, mentre secondo Mosca sono stati colpiti obbiettivi civili con una decine di vittime e oltre 40 feriti. Questo nel sud del paese, mentre ad est proseguono intensi i bombardamenti russi sul Donbass ancora in mano agli ucraini. Sul fronte internazionale domani inzierà il viaggio di Biden in Medio Oriente, Israele e Arabia Saudita le tappe del presidente americano, mentre Putin la prossima settimana andrà in Iran. Secondo Washington Teheran sarebbe pronta a fornire materiale bellico, droni, a Mosca. Alberto Negri, editorialista del Manifesto:


 

Andrea Soldi morto dopo un Tso: confermate le condanne per lo psichiatra e i tre vigili

(di Rita Rapisardi)

La Cassazione ha confermato 4 condanne a 18 mesi per la morte di Andrea Soldi, 45enne malato di schizofrenia ucciso durante un trattamento sanitario obbligatorio il 5 agosto di 7 anni fa. Condanna definitiva per un medico psichiatra e tre agenti della polizia municipale di Torino.
“Sono felice perché ho sempre creduto nella giustizia, fin dal giorno della morte di Andrea, Un anno e sei mesi sono pochi? Io non cercavo il carcere ma una condanna significativa morale, lo Stato è accanto ai più fragili”, sono le parole di Maria Cristina Soldi, la sorella di Andrea, 45 anni, morto nel 2015 a Torino a seguito di un trattamento sanitario obbligatorio. 
Dopo sette anni la Cassazione ha messo la parola fine, confermando le quattro condanne in primo e secondo grado e rigettando così i ricorsi degli imputati: diciotto mesi per lo psichiatra e i tre vigili che, intervenuti per trasportare via l’uomo malato di schizofrenia paranoide, ne avevano causato la morte. Secondo quanto ricostruito nei processi Soldi si trovava seduto su una panchina dei giardinetti vicino casa, come tutti i giorni, quando si è presentata l’ambulanza con gli operatori. Lo psichiatra avrebbe agito troppo in fretta e con poca attenzione per l’uomo che, da qualche tempo si rifiutava di prendere le medicine, motivo per cui il padre aveva chiesto aiuto. Soldi, agitato è stato stretto al collo da un vigile e trattenuto per le braccia dagli altri due, era finito a terra perdendo conoscenza, ammanettato e buttato sulla barella a faccia in giù, asfissiato da una procedura errata. All’arrivo in ospedale il cuore dell’uomo ormai non batteva più.

Rinviati a giudizio tutti gli imputati per le violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere

Per le violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere del 6 aprile 2020 sono stati tutti rinviati a giudizio i 105 imputati. Si tratta di poliziotti penitenziari, funzionari del Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) e funzionari dell’azienda sanitaria locale. Tra le accuse contestate a quasi metà degli agenti c’è quella di tortura. In 12 sono accusati di omicidio colposo per la morte del detenuto algerino Lakimi Hamine. Il processo inizierà il 7 novembre.
Patrizio Gonnella dell’associazione Antigone:


 

Il piano della Spagna per mitigare la crisi

(di Giulio Maria Piantadosi)

Anche la Spagna oggi ha annunciato le sue misure per mitigare la crisi. Tasse sulle banche e sulle compagnie energetiche, treni pendolari gratuiti ed una dichiarazione di principio molto netta: “non permetteremo che società o individui approfittino della crisi per accumulare ricchezze a scapito della maggioranza” ha detto il capo del governo Podemos-socialisti Pedro Sanchez.
Un gesto a sinistra per rafforzare l’identità sociale del governo dopo il gelo con i soci di Podemos che mal hanno digerito la scelta atlantica del premier Pedro Sánchez a sostegno dell’Ucraina e l’aumento delle spese militari a scapito del progetto sociale del governo.


Nell’importante dibattito sullo stato della Nazione, Sanchez ha presentato una batteria di misure orientate a palliare la crisi dovuta all’inflazione e alla guerra in Ucraina

.
La principale novità riguarda le banche, che pagheranno un tributo eccezionale, limitato nel tempo, sui benefici a bilancio del 2021 e del 2022. Una misura direttamente collegata con l’inflazione. Quando il costo del denaro aumenta, le banche aumentano i guadagni sugli interessi di mutui e prestiti mentre i consumatori perdono potere d’acquisto. 
A pagare di più saranno anche le compagnie energetiche: la Spagna creerà una tassa specifica sui margini di beneficio estremamente alti dovuti al prezzo fuori controllo del gas e del petrolio.
 E poi ci sono misure sociali, volte ad appoggiare direttamente l’economia delle famiglie come la gratuità del trasporto locale sulle linee gestite direttamente dallo stato. E un plus di 100 euro per tutti gli studenti, dai 16 anni fino all’università che hanno ricevuto una borsa di studio per l’anno accademico in corso. 
Aiuti che però scadranno a fine anno. Ed è questo il principale punto debole del piano di Sánchez: a dicembre la situazione economica potrebbe essere ancora peggiore e il governo rischia di trovarsi senza munizioni dopo aver speso in misure importanti ma di poco impatto strutturale.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

Il picco di questa ondata ancora non arriva: oggi 143mila casi, l’8% in più di 7 giorni fa, in lieve risalita rispetto al dato di ieri. I tamponi eseguiti sono oltre 550mila, un numero che non si registrava da marzo. Si alza invece in modo considerevole il numero dei morti, oggi 157. Continuano a salire anche i ricoveri: 15 in più i letti occupati in terapia intensiva a fronte di 55 ingressi, 270 in più nei reparti ordinari dove è stata superata la soglia del 15% di posti occupati da malati COVID. “La pandemia è tutt’altro che finita”, sottolinea l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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    Come possiamo pensare di uscire da un lungo periodo di stagnazione dell’economia italiana, quando lo zero-virgola regna ancora incontrastato in alcune importanti statistiche italiane? Mi riferisco al dato pubblicato ieri dall’Istat nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana”. A questo proposito l’Istat ci ha detto che nel terzo trimestre dell’anno scorso (tra luglio e settembre 2025) l’aumento del Pil italiano è stato dello….0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (aprile-giugno 2025). Se guardiamo agli scambi commerciali con l’estero (import ed export) la crescita tra agosto e ottobre scorsi è stata dello 0,3% per le esportazioni e dello 0,2% per le importazioni. Nelle stesse ore in cui ieri l’Istat diffondeva i suoi dati nella nota congiunturale veniva pubblicato un altro documento – importante - di analisi della congiuntura: un report su lavoro e demografia redatto dal centro ricerche REF, autorevole centro di ricerche economiche milanese, diretto da Fedele de Novellis, ospite oggi a Pubblica.

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    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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