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L’attesa per l’inizio dei colloqui in Turchia, Novaya Gazeta ha annunciato lo stop alle pubblicazioni e le altre notizie della giornata

Novaya Gazeta

Il racconto della giornata di lunedì 28 marzo 2022 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Oggi il governo ucraino ha deciso di non aprire, non solo a Mariupol ma in tutto il paese, alcun corridoio umanitario. I colloqui che dovrebbero cominciare domani a Istanbul potrebbero produrre dei passi in avanti. Il nostro paese sta pensando ad un contributo economico per le famiglie che ospitano i profughi ucraini. Il voto on line per confermare Conte alla guida del movimento 5stelle si concluderà alle 22, fino al tardo pomeriggio sarebbero andati a votare metà degli iscritti. Il bisettimanale indipendente più influente della Russia è stato costretto a sospendere le pubblicazioni. Secondo i responsabili del movimento Reconquête, almeno 100 mila persone erano presenti al comizio del candidato francese Eric Zemmour. Infine, l’andamento della pandemia di COVID-19 in Italia.

Senza corridoi umanitari, i civili rimangono intrappolati nelle città

(di Emanuele Valenti)
Sempre grandi difficoltà per la popolazione civile.
Circondata e senza collegamenti Chernihiv a nord, sopra Kiev. Pesantemente bombardata Kharkiv, città e regione circostante. Combattimenti nel Donbass, le regioni di Donetsk e Luhansk – dove stando ai loro stessi annunci i russi dovrebbero concentrare gli sforzi maggiori.
Combattimenti anche nel sud sopra la Crimea nella zona di Cherson.

Oggi il governo ucraino ha deciso di non aprire, non solo a Mariupol ma in tutto il paese, alcun corridoio umanitario. Per l’alto rischio – ha detto – di provocazioni da parte russa. Quindi a Mariupol anche oggi non è entrata nemmeno la Croce Rossa.
Secondo le autorità locali all’interno ci sarebbero ancora 160mila civili, mentre dall’inizio della guerra sarebbero morte 5mila persone.
Come nei giorni scorsi in alcune aree gli ucraini hanno iniziato ad attaccare. Nel pomeriggio il sindaco di Irpin – una delle cittadine contese a ovest di Kiev – ha detto che l’area è sotto il loro totale controllo.
Secondo il ministero dell’economia di Kiev il conflitto è già costato al paese 564 miliardi di dollari.
Il segretario generale dell’ONU, Guterres, ha detto che le Nazioni Unite stanno lavorando per una tregua umanitaria, che possa permettere poi di trattare sulle questioni politiche.

L’attesa per il round di colloqui Russia-Ucraina in Turchia

(di Emanuele Valenti)

I colloqui che dovrebbero cominciare domani a Istanbul potrebbero produrre dei passi in avanti, ma dobbiamo essere molto prudenti.
Sicuramente il fatto che le parti abbiano deciso di vedersi di persona e che alla vigilia si siano parlati Putin ed Erdogan sembra indicare l’intenzione di trattare.
Ma ufficialmente le posizioni rimangono lontane.
Nelle ultime ore gli ucraini hanno ribadito quando detto ieri da Zelensky: pronti a parlare di neutralità ma nessun passo indietro su integrità e sovranità territoriale. Quindi Crimea e Donbass, ai quali dobbiamo aggiungere i territori che i russi hanno conquistato in queste settimane, dai quali probabilmente uscirebbero solo in cambio di un accordo politico complessivo molto vantaggioso.
E anche sulla questione della neutralità bisogna decidere la cornice: chi garantirà la sicurezza ucraina? Kiev ha già parlato di NATO, Stati Uniti, Turchia – Ankara oltretutto fa parte dell’Alleanza Atlantica. Tutte opzioni che sulla carta Mosca non dovrebbe accettare. Quindi come vedete da qualsiasi parte la si guardi si tratta sempre di un quadro molto complesso. Senza dimenticare che entrambe le parti sembrano convinte di poter ancora segnare dei punti a loro favore sul campo, sul fronte militare, e quindi non disposte a fermarsi.

Possibili aiuti alle famiglie che ospitano rifugiati ucraini

La ministra dell’Interno Lamorgese ha confermato al Consiglio straordinario per gli affari interni a Bruxelles che il nostro paese sta pensando ad un contributo economico per le famiglie che ospitano i profughi ucraini.
L’ipotesi al momento è di utilizzare 428 milioni di euro, che saranno suddivisi tra contributi di circa 600 euro al mese per coloro che trovano una sistemazione autonoma, contributi di circa 30 euro al giorno a persona accolta per i soggetti del terzo settore, contributi per le famiglie, fondi per ampliare i posti dell’attuale sistema Cas e Sai, fondi per permettere ai rifugiati di usufruire del sistema sanitario nazionale.
Il presidente dell’Anci Decaro ha chiesto al governo un protocollo comune per gestire l’accoglienza negli enti locali.
Di certo si sa che il governo ha deciso di coinvolgere la protezione civile.
Gianfranco Schiavone è il presidente del Consorzio italiano di solidarietà – ufficio rifugiati

 

Il voto dei 5 stelle per confermare Conte alla guida del Movimento

(di Anna Bredice)

“Il voto sta andando molto bene”. Lo dicono fonti dei Cinque stelle, ottimisti sul consenso che Conte otterrà nel voto ancora in corso. Il voto on line si concluderà alle 22, fino al tardo pomeriggio sarebbero andati a votare metà degli iscritti. Non proprio un plebiscito, ma visto che Conte cerca una riconferma del suo ruolo ed è l’unico candidato, dovrà accettare il risultato e se questo supererà la metà degli ammessi al voto, lo dovrà considerare un successo. “Mi aspetto una investitura chiara per seguire un progetto ambizioso”, ha detto ancor una volta oggi. Vuole imporre quindi una linea precisa che non sia continuamente messa in discussione dai gruppi parlamentari e dall’area intorno a Di Maio, che sulla questione delle spese militari non segue la linea del capo in pectore del Movimento. Nella maggioranza interpretano l’insistenza di Conte su questo tema in chiave di consenso interno ai Cinque stelle, e vorrebbero tentare in tutti i modi di neutralizzare il rischio nel governo. Ma l’opposizione chiaramente fiuta il pericolo e cerca dei pretesti per alzare il livello della discussione. La Russa di Fratelli d’Italia vuole l’aumento delle spese per il riarmo e i soldi vorrebbe prenderli dal reddito di cittadinanza, una chiara provocazione. La Lega con Molinari indica la porta a Conte, “la maggioranza c’è anche senza i cinque stelle”, ha detto. Ma lo stesso Conte oggi nelle varie dichiarazioni ha ribadito che non ha intenzione di mettere in crisi il governo Draghi. Domani Conte e Draghi si vedranno, al centro dell’incontro c’è la questione riarmo, il governo vorrebbe mettere la fiducia sul decreto per l’invio delle armi in Ucraina, che deve essere votato in settimana al Senato, una mossa che non piace nemmeno al Pd, perché svela un’intransigenza di Draghi su un tema parecchio delicato, questa sera governo e maggioranza si vedranno proprio per cercare un accordo: c’è il nodo dell’ordine del giorno sulle spese militari, il tentativo della maggioranza è di uscire con un testo votato da tutti che chieda sì il raggiungimento di quell’obiettivo, ma non subito, in maniera graduale, un’indicazione di cui Draghi dovrebbe tener conto quando si dovrà scrivere il documento di economia e bilancio, il Def.

Novaya Gazeta ha sospeso le pubblicazioni

(di Chiara Ronzani)

“Continueremo a far vivere il giornalismo russo, che ora si vuole sopprimere. Cercheremo di aiutare le persone che sono etichettate come agenti stranieri, che sono sotto attacco” – diceva il direttore di Novaya Gazeta Dmitry Muratov, nell’ottobre scorso, alla notizia della vittoria del premio Nobel per la pace. Cinque mesi dopo, il bisettimanale indipendente più influente della Russia è costretto a sospendere le pubblicazioni. Uno stringato annuncio sul sito web della testata spiega l’intervento dell’Agenzia statale per il controllo sui media, il secondo nel giro di una settimana. Un terzo comporterebbe la revoca della licenza.
Novaya Gazeta ha continuato fino ad oggi a pubblicare articoli sulla guerra, chiamandola “operazioni militari speciali”, come impone la legge, con editoriali che riportano fotografie di altri conflitti, con riferimenti non espliciti all’invasione dell’Ucraina. Non è bastato.
Novaya Gazeta ha affrontato momenti terribili dal 1993, anno della fondazione da parte di una 50ina di giornalisti, senza mezzi e inizialmente senza stipendio, con l’obiettivo di essere una fonte onesta, indipendente e ricca per i russi. L’ex presidente dell’Unione sovietica Michail Sergeevič Gorbačëv, utilizzò parte del suo premio Nobel per finanziarla. Le indagini scomode sui diritti umani, la corruzione e l’abuso di potere, che hanno preso di mira personaggi influenti, sono costate carissime.
Sei giornalisti uccisi, la più conosciuta Anna Politkovskaja, nel 2006, dopo aver documentato le atrocità in Cecenia e la corruzione dei vertici russi. Decine collaboratori e giornalisti minacciati di morte.
L’ultima tecnica usata per intimidirli è inserirli nelle liste degli agenti stranieri. Un modo per mettere a tacere qualsiasi voce critica. Che ha funzionato e che oggi ha spezzato il legame che univa i cittadini russi con il pensiero indipendente e l’informazione libera

Presidenziali in Francia: il comizio del candidato di estrema destra Eric Zemmour

(di Luisa Nannipieri)

A meno di 15 giorni dal primo turno dell’elezione presidenziale, i candidati moltiplicano le “dimostrazioni di forza”. Questa domenica è toccato alla nuova fiamma dell’estrema destra, Eric Zemmour, chiamare a raccolta a Parigi i suoi sostenitori. Secondo i responsabili del suo movimento, Reconquête, almeno 100 mila persone sono venute a sventolare bandiere blu, bianche e rosse (e anche qualche bandiera monarchica) sulla piazza del Trocadero. La spianata, che domina la Tour Eiffel, è storicamente una piazza di destra. Per Eric Zemmour i simboli sono importanti. Scegliere il Trocadero è anche un modo per ribadire il suo mantra dell’unione della destra: far vedere che è in grado di attirare tanti spettatori quanto Sarkozy e Fillon, dando una scossa a una campagna che languisce e preparando contemporaneamente il terreno per il dopo-elezioni. A giudicare dal fervore della folla, commossa davanti a storie terrificanti di immigrati irregolari assassini ed esaltatissima davanti a Marion Marechal Le Pen, l’evento è decisamente riuscito.[CONTINUA A LEGGERE]

L’ingiustificabile gesto di Will Smith agli Oscar

(di Florenzia Di Stefano-Abichain)

Un gesto di pochi secondi quello di Will Smith, in mondovisione, sbagliato sotto ogni punto di vista e però complesso da circoscrivere. Il marito che difende con un ceffone la moglie che subisce un commento infelice sul suo aspetto fisico, e lo giustifica come gesto d’amore, perché “l’amore fa fare cose folli”. Non vi suona di già sentito? Certo, è la classica scusa dei femminicidi: morta per “troppo amore”, uomo violento perché “accecato dalla gelosia”, leggiamo sui giornali. Un istante prima si condanna la violenza della guerra in Ucraina con un minuto di silenzio e subito dopo si assiste senza fiatare a quella scena; per di più, nelle bacheche social di tutto il mondo addirittura si legittima il gesto, dicendo che i “veri uomini” reagiscono e difendono così le donne. Peccato che in tutto questo le donne non c’entrino niente, perché della diretta interessata, Jada Pinkett, non sappiamo se sia d’accordo, né come avrebbe voluto reagire lei. È la cultura patriarcale nella quale tutte e tutti noi siamo cresciuti, che ancora vede le donne senza una propria autonomia decisionale, solamente un mezzo per esaltare la virilità performativa di un uomo che deve “proteggere” e tutelare l’onore della famiglia.

Ci sono tuttavia delle considerazioni da fare, che quasi nessuno in verità sta analizzando perché la nostra visione è troppo bianca ed eurocentrica e c’è bisogno di un approccio intersezionale e decoloniale, anche in occasioni come queste.

Dovremmo domandarci: cosa porta un uomo nero di Hollywood come Will Smith e tutto ciò che lui rappresenta a reagire in quel modo, davanti a un pubblico prevalentemente bianco, mettendo a rischio la sua intera carriera? E ancora (domanda che forse va in parte a rispondere a quella precedente): perché un comico nero come Chris Rock, che ha pure partecipato a un documentario legato alla cultura e al retaggio coloniale dei capelli afro, decide consapevolmente di ridicolizzare una donna nera davanti al mondo proprio sulla sua mancanza di capelli?

In ogni caso, pur considerati tutti questi aspetti, il gesto di Will Smith è da condannare, la violenza non può essere la risposta a nulla, tantomeno a una battuta, per quanto offensiva e fuori luogo. Ricordiamocelo ogni volta che leggiamo dei casi di cronaca di violenza di genere legati al “troppo amore” e all’onore.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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