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La stretta del governo sull’immigrazione, il nuovo codice della strada e le altre notizie della giornata

posto di blocco

Il racconto della giornata di lunedì 18 settembre 2023 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. La proposta di Giorgia Meloni per gestire il flusso migratorio, approvata oggi, potrebbe causare sovraffollamento nel sistema di accoglienza. Nel corso del Consiglio dei ministri di oggi, è stato approvato il piano per la riforma del codice della strada. Dopo mesi di negoziati, è in corso uno scambio di prigionieri tra gli Stati Uniti e l’Iran.

Il nuovo pacchetto di misure sui migranti

(di Roberto Maggioni)
Nuovi centri per il rimpatrio e il trattenimento dei migranti fino ad un massimo di 18 mesi, 12 per i richiedenti asilo che saranno trattenuti nei centri di permanenza. La stretta sui migranti è andata in scena oggi nel Consiglio dei ministri, prima parte di una scelta sicuritaria, perché la seconda è stata annunciata da Giorgia Meloni per la prossima settimana quando verranno definiti nuovi controlli per stabilire l’età dei minori non accompagnati tra i 14 e i 18 anni, minori che il governo ha intenzione di sottoporre a maggiori controlli, ma deve rispettare alcuni trattati internazionali che impediscono di agire anche su questo fronte senza rispettare garanzie e diritti. Ma la linea è data e sotto questa stretta la destra si ritrova, Meloni e Salvini non fanno fatica a condividere le restrizioni verso i migranti, hanno sostenuto campagne elettorali usando gli stessi slogan, ma guarda caso la conferenza stampa è saltata, per non ritrovarsi tutti e due al tavolo ad intestarsi entrambi la stretta sull’immigrazione. Ciò che si sa arriva da quello che Giorgia Meloni ha detto durante il Consiglio dei ministri, ormai è un’abitudine quella di far trapelare i suoi interventi dall’interno della riunione per saltare le domande dei giornalisti. I centri per il rimpatrio verranno costruiti dal Ministero della Difesa, cercando quindi caserme e altri edifici simili in luoghi ha aggiunto “a bassissima densità abitativa e facilmente sorvegliabili”. Un modo per tenere buoni quei sindaci soprattutto di destra contrari ad avere i centri sul loro territorio. Questione affidata ad una persona di sua assoluta fiducia, come il Ministro della Difesa Crosetto, altro tentativo per togliere un nuovo ramo della questione a Salvini, ma su quanto sia efficace questa scelta ci sono molti dubbi, viste le incursioni di Salvini sul tema.

 

La disumanità dei centri di permanenza per il rimpatrio

(di Roberto Maggioni)
Pestaggi, cibo scadente, abuso di farmaci, atti di autolesionismo. La lista delle violazioni dei diritti umani nei Cpr è lunga. Lunga quasi 30 anni, da quando nel 1998 li istituì il primo governo Prodi con la legge Turco-Napolitano che inaugurò anche la “detenzione amministrativa”, che significa restringere le libertà personali senza processo e senza aver commesso reati. La detenzione massima era di un mese, da allora i tempi di detenzione sono cambiati molte volte, quella che è rimasta la stessa è la disumanità di queste prigioni dove ci sono meno diritti che in carcere.
Negli anni ci sono state proteste clamorose come quella nel 2014 nel Cpr di Roma con decine di migranti che si erano cuciti le bocche con il filo di ferro. Oppure le lamette ingoiate per farsi ricoverare in ospedale. Solo qualche giorno fa abbiamo visto un video uscito dal Cpr di via Corelli a Milano dove si vede un ragazzo che barcolla, visibilmente stonato, che poi cade a terra. Le testimonianze raccolte dalle Rete No Cpr dicono che è rimasto a terra per giorni, ogni tanto un operatore del centro gli faceva delle punture per tenerlo sedato. Nessun medico lo avrebbe aiutato. Non è un caso isolato, in questi anni tante inchieste giornalistiche hanno raccontato l’abuso di psicofarmaci a cui sono costretti dai gestori delle strutture.
Dal 1998 i Cpr hanno solo peggiorato le condizioni psicofisiche di persone già fragili e non hanno risolto in alcun modo i problemi legati all’immigrazione.

 

Gestire l’immigrazione in un’Europa divisa

(di Alessandro Principe)
Finalmente, grazie al governo, l’Europa è qui, al nostro fianco. Il messaggio di Giorgia Meloni è stato questo. Ma la realtà è diversa. Ursula Von der Leyen può decidere ben poco: le scelte sull’immigrazione da paesi terzi sono in gran parte in mano ai governi nazionali, che mai hanno voluto cederle a Bruxelles proprio per la delicatezza del tema in termini di consenso politico. Parigi e Berlino hanno voluto mettere le cose in chiaro. Possono essere accusati di egoismo o di interessi interni che senz’altro ci sono. Ma la verità è che l’Italia accoglie meno richiedenti asilo degli altri. E’ l’ultima dei 4 grandi paesi Ue per numero di richiedenti asilo – nel 2022 – con circa 45mila. Al primo posto la Germania, con un totale di 116mila, al secondo la Francia (con poco meno di 83mila) e al terzo la Spagna (circa 74mila). Intanto il regolamento di Dublino, che impone ai paesi di approdo di occuparsi dei migranti penalizzando quelli mediterranei, è ancora lì dal 2003 quando lo firmò il governo Berlusconi. La sua revisione venne bocciata da Salvini, ministro dell’Interno: non è una priorità, la liquidò, in accordo con i conservatori europei suoi alleati, come Orban, che non accettavano la redistribuzione dei migranti. Ora Von der Leyen dichiara: decideremo noi chi entra in Europa. Anche lei è in campagna elettorale, per restare alla guida della Commissione e cerca consensi. Ma sa benissimo che chi decide davvero sono i governi dei grandi paesi, che guardano al loro interesse. E di fare il blocco navale che vorrebbe Meloni non ci pensano neanche.

Il consiglio dei ministri ha approvato il testo del nuovo codice della strada

(di Riccardo Bessone)
Sospensione della patente fino a due mesi, decurtazione di 8 punti e multe oltre i 1.600 euro per chi viene fermato per l’uso del cellulare alla guida. Nel caso di recidiva entro due anni la sospensione aumenta fino a tre mesi, così come i punti rimossi, dieci. In generale le violazioni porteranno a multe più alte. Più rigidità anche per la guida in stato di ebbrezza e per assunzione di stupefacenti, con revoca anche a tre anni. Per le droghe basterà la positività al test rapido. Con la recidiva per l’abuso di alcool scatta l’installazione dell’Alcolock, che non permette l’accensione del motore se il tasso alcolemico non è a zero.
Revoca a vita della patente con reati gravissimi, come l’omissione di soccorso. Per le violazioni dei limiti di velocità ci sarà invece una sospensione più lunga nel caso di due violazioni in un anno.
Il nuovo codice va a intervenire anche sulla mobilità leggera, introducendo targhe, assicurazioni e uso del casco per i monopattini elettrici, che potranno circolare solo nelle aree urbane. Per le biciclette invece salta l’obbligo di precedenza, mentre automobili e veicoli pesanti potranno superare le bici a una distanza di almeno un metro e mezzo.
Per i giovani viene allungato ai primi 3 anni il periodo in cui non possono guidare veicoli potenti. I minorenni che saranno fermati sotto effetto di alcool o droghe non potranno prendere la patente prima dei 24 anni.
Queste le modifiche principali introdotte dal governo dopo aver consultato la conferenza unificata stato-regioni. Ora il disegno passerà alle camere per la definitiva approvazione, che potrebbe richiedere mesi.

 

Le prove di dialogo tra Stati Uniti e Iran

(di Emanuele Valenti)

Cinque cittadini americani, da anni in carcere in Iran, stanno tornando a casa. Sono partiti questa mattina dall’aeroporto di Tehran.
Gli Stati Uniti, da parte loro, hanno liberato cinque detenuti iraniani. La mediazione è stata del Qatar. I voli impiegati stanno passando da Doha.
Nell’accordo – molto complesso, vista la grande sfiducia tra le parti – è previsto anche lo scongelamento di 6 miliardi di dollari per la vendita di petrolio iraniano bloccati da anni su un conto sud-coreano.

Sulla carta, nella migliore delle ipotesi, potrebbe essere la prova per la ripresa dei negoziati sul nucleare, fermi dall’inizio della guerra in Ucraina.
L’intesa sul nucleare, del 2015, era stato un rarissimo caso di dialogo tra Washington e Tehran. Alla Casa Bianca c’era Barack Obama. Trump aveva poi cancellato tutto. I due paesi non hanno relazioni diplomatiche.

Negli Stati Uniti l’intesa è stata criticata dai repubblicani e da diversi attivisti iraniani. In questo modo – dicono – l’Iran sa che l’arresto di cittadini stranieri, occidentali, può tornare utile. Biden, che aveva promesso di portare a casa i cittadini americani, è sotto pressione anche per le armi all’Ucraina.
Le elezioni dell’anno prossimo saranno vitali anche per diversi dossier internazionali.

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    Redazione
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