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La pandemia che alimenta le disuguaglianze, chi rischia il giallo, l’addio alla regista Lina Wertmuller e le altre notizie della giornata

Il racconto della giornata di giovedì 9 dicembre 2021 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Nessuna apertura del governo sulle richieste dei sindacati. C’è solo un ritocco sui fondi destinati a calmierare le bollette, ma la riforma fiscale resta com’è. Il segretario della Cgil Landini attacca la maggioranza, senza nominare il premier Draghi: “I partiti non si rendono conto della reale situazione sociale del Paese”. La Confindustria europea non vuole regole per proteggere i rider dallo sfruttamento. Dopo la proposta della Commissione europea su un nuovo pacchetto di norme, ribattono: “Sono lavoratori autonomi, stanno bene così”. La pandemia ha aumentato ancora la disuguaglianza tra la parte più ricca e quella più povera della popolazione. Sei regioni rischiano la zona gialla a Natale. Anticonvenzionale, eretica e di sinistra, nel 1977 fu la prima donna premiata con un Oscar per il film “Pasqualino Settebellezze”. Addio a Lina Wertmuller. Infine, l’andamento della pandemia di COVID-19 in Italia.

“I partiti non non si rendono conto della situazione del Paese”

Cgil e Uil hanno deciso che lo sciopero generale del 16 dicembre si svolgerà con cinque manifestazioni, a Roma, Milano, Bari, Cagliari e Palermo. Nel pomeriggio la commissione di Garanzia ha però stabilito che lo sciopero va riprogrammato, perché la data è troppo vicina a quella di altri scioperi nei servizi essenziali. “nessun allarme, capiremo quali di questi scioperi potranno confluire nella giornata del 16 e quali no”, fanno sapere fonti della Cgil. Il governo ha riunito oggi il consiglio dei ministri dove sono uscite poche novità: 1,5 miliardi per la decontribuzione una tantum nel 2022, già messa sul tavolo con i sindacati, e l’aumento a 3,8 miliardi dei fondi destinati a calmierare bollette. Nulla insomma per venire incontro alle richiesta dei sindacati, che continuano a non avere sponde politiche.
Lo sciopero continua infatti ad essere avversato dai partiti della maggioranza cui si è aggiunta quella del segretario Pd Enrico Letta: “Non lo capisco, ma non giudico”, le sue parole. E dopo giorni di critiche, oggi è stato il segretario Cgil Maurizio Landini a contrattaccare: “Ho la sensazione che la maggioranza e il sistema dei partiti non si stanno rendendo conto di quella che è la reale situazione sociale delle persone nel nostro Paese”. Il riferimento è stato, appunto, ai partiti ed alla maggioranza, non al presidente del consiglio Mario Draghi che Landini non ha chiamato in causa nella sua critica. “La parte più debole della società non trova rappresentanza politica. Ed in questo non si può distinguere Draghi dalla sua maggioranza”, così ai nostri microfoni il sociologo dell’università di Bergamo Loris Caruso

I ricchi sono sempre più ricchi e i poveri più poveri

(di Massimo Alberti)

L’anno della pandemia intanto ha ulteriormente alimentato la distanza tra la parte di società più ricca e quella più povera. “La diseguaglianza è una scelta politica” è il monito che arriva dall’autorevole rapporto dell’istituto fondato dall’economista francese Thomas Piketty, che delle diseguaglianze ha fatto il centro dei suoi studi.
Reddito, e patrimoni, una forbice che si allarga tra i paesi del mondo, e dentro i paesi. A livello globale, il 10% più ricco della popolazione assorbe il 52% del reddito, mentre la metà più povera della popolazione ne guadagna l’8%. Peggio va sulla ricchezza: la metà più povera della popolazione mondiale possiede solo il 2% del totale. Al contrario, il 10% più ricco della popolazione mondiale ne possiede il 76%. E’ una forbice a livelli pre Novecento, sottolinea il rapporto. L’Italia è in coda ai Paesi dell’Europa occidentale, con una concentrazione della ricchezza nel 10% più ricco al 48%, mentre la diseguaglianza di genere è più alta che nella media europea. Una possibile spiegazione di questo aumento di disparità arriva da un altro dato: nel complesso la ricchezza dei singoli paesi è aumentata, ma è diminuita quella dei governi. Cosa significa? La quota di ricchezza detenuta dagli attori pubblici è prossima allo zero o negativa nei paesi ricchi, il che significa che la totalità della ricchezza è in mani private, poche come abbiamo visto. Insomma al pubblico, che con la redistribuzione, il welfare, i servizi, dovrebbe garantire una maggiore eguaglianza, restano le briciole. Da cui la dura critica ai governi stessi: “La diseguaglianza non è inevitabile ma è una scelta politica”.

Chi rischia di passare in zona gialla prima di Natale

(di Mattia Guastafierro)

Il Lazio, la Liguria, le Marche, il Veneto, Trento e la Calabria. Sono queste le regioni e province autonome che rischiano di passare in zona gialla entro Natale per l’elevata pressione sugli ospedali. A segnarlo è l’Agenas, l’agenzia regionale per i servizi sanitari. Per le prime cinque regioni il dato da tenere d’occhio è quello dell’occupazione dei reparti di terapia intensiva, sopra la soglia d’allerta del 10 per cento. Mentre per la Calabria preoccupa l’occupazione in area medica che ha superato il limite del 15%. L’epidemia in Italia resta in una fase di crescita. Una crescita che però inizia a rallentare. Secondo il rapporto della Fondazione Gimbe, il tasso di aumento di nuovi casi, ricoveri e morti diminuisce da alcune settimane. Sul fronte dei vaccini, sempre il Gimbe conferma la ripresa delle prime dosi. In sette giorni ne sono state somministrate 223mila. Oltre 2 milioni e mezzo i richiami. Il ritorno a grandi numeri della campagna vaccinale ha riacceso l’attenzione su una possibile carenza delle scorte. Oggi il commissario all’emergenza Figliuolo ha voluto rassicurare, annunciando l’arrivo di 2 milioni di dosi aggiuntive che consentiranno di mantenere il ritmo attuale.
Per quanto riguarda i vaccini per i bambini tra i 5 e gli 11 anni, oggi il responsabile della task force dell’Ema Marco Cavaleri ha dato alcune informazioni. I primi dati che arrivano dagli Stati Uniti, dove ne sono stati immunizzati 4 milioni, non hanno fatto registrare al momento effetti collaterali importanti. In merito alla variante Omicron, l’Ema ha detto che potrebbe diventare prevalente in Europa entro Natale.

Nessuno ha ucciso il fotoreporter Andrea Rocchelli

Nessun colpevole per la morte di Andrea Rocchelli, il fotoreporter pavese ucciso nel Donbass nel 2014, all’età di 30 anni, mentre documentava le condizioni dei civili coinvolti nel conflitto fra ucraini e separatisti filorussi. Con lui venne ucciso anche l’attivista russo Andrei Mironov. Per questa vicenda Vitaly Markiv, un militare della Guardia nazionale ucraina, è stato condannato nel 2019 a 24 anni di reclusione dalla Corte d’Assise di Pavia. Poi assolto nel processo d’appello. Adesso l’assoluzione definitiva della Cassazione. “Oggi, dopo 7 anni e mezzo, abbiamo la verità, ma non la giustizia” hanno detto i genitori. Ne parliamo con Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione nazionale stampa italiana

Addio alla regista Lina Wertmuller

(di Barbara Sorrentini)

Un anno fa l’Oscar Onorario e nel 1977 fu la prima donna premiata con un Oscar per il film “Pasqualino Settebellezze”. Un cinema popolare e di una comicità spesso graffiante Lina Wertmuller, che si merita un posto importante nella storia del cinema italiano, ha spesso diviso il pubblico. Tra i film più celebri dai titoli lunghissimi che le sono costate diverse parodie e in cui recitano attori e attrici già famosi ce ne sono alcuni indimenticabili, che hanno trattato tematiche sociali e politiche come “Travolti da un insolito destino”e “Film d’amore e anarchia”. Le parole del Presidente Sergio Mattarella sono quelle che esprimono maggiormente il sentimento di chi è cresciuto con i suoi film: “Regista e intellettuale di grande finezza, che ha dato vita in tutta la sua prestigiosa carriera cinematografica a film e personaggi indimenticabili”. Le polemiche che hanno accompagnato l’interpretazione delle sue sceneggiature, le critiche per il suo sguardo troppo borghese sulle classi sociali più fragili o gli sberleffi di Nanni Moretti in “Io sono un autarchico”, ad oggi sono quasi dimenticate. C’è da chiedersi quanto e come il suo immenso patrimonio filmico verrà consegnato alle nuove generazioni e quanto verrà capito.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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