Approfondimenti

Il comitato costituente per il nuovo PD, il mondo alla rovescia di Valditara e le altre notizie della giornata

enrico letta

Il racconto della giornata di giovedì 24 novembre 2022 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Il Partito Democratico oggi ha dato il via libera al comitato costituente, formato anche da scrittori come Maurizio Di Giovanni e Viola Ardone, e aperto ad Articolo Uno e a Demos. La vicenda di Aboubakar Soumahoro arriva ad una prima svolta, con la decisione, ufficialmente consensuale, di autosospendersi dal gruppo politico che lo ha portato in Parlamento. In queste prime settimane di governo Meloni, Giuseppe Valditara, il titolare della Pubblica Istruzione e Merito, è il ministro che più degli altri si è conquistato l’attenzione dei media per le sue uscite pubbliche.

Il Partito Democratico dà il via libera al comitato costituente

(di Anna Bredice)

Iniqua, improvvisata e inadeguata. La prima manovra del governo di destra è bocciata totalmente dal PD e questo è già un dato che allontana senza dubbio il Partito Democratico dal Terzo Polo di Renzi e Calenda che invece hanno chiesto un incontro a Giorgia Meloni per spiegare le loro proposte, sempre sul filo di una possibile e futura collaborazione.
Il Partito Democratico che oggi ha dato il via libera al comitato costituente, formato anche da scrittori come Maurizio Di Giovanni e Viola Ardone, e aperto ad Articolo Uno e a Demos, avvia una fase costituente che correrà parallela all’opposizione in Parlamento e in piazza alla manovra economica. E su questa opposizione è possibile che si crei una unità anche con i Cinque stelle, per ora sono segnali che arrivano, leggendo tra le righe le parole sia di Letta che di Conte. Il comune denominatore è il reddito di cittadinanza: il Pd, dopo aver avuto una posizione più incerta durante il governo Draghi, ora definisce irresponsabile l’abolizione. Per Conte è il motivo principale della battaglia dei Cinque stelle. Sulla piazza convocata dai democratici per il 17 dicembre, il leader dei Cinque stelle non chiude, anzi, dice di essere aperto ad una partecipazione con quelle forze, anche sociali e sindacali, che condividono il no alla manovra e su questo aspetto, la necessità di contrastare le misure messe in campo dal governo di destra, il Pd è compatto. Certo non mancano le accuse, Letta ripropone il salario minimo e ricorda che se non ci fosse stata la crisi di governo forse ora sarebbe stato introdotto. Ma il governo Draghi con quello che è costato al partito democratico in termini anche di consensi e divisioni interne, è ormai alle spalle, perché di fronte c’è un congresso e la scelta di guardare a sinistra, anche ai Cinque stelle nell’opposizione di questi mesi alla manovra, avrà forse anche conseguenze sul futuro del partito. Letta oltre al comitato costituente avvia anche una serie di appuntamenti, ai primi di dicembre ci saranno manifestazioni contro la manovra in molte città, il 17 la manifestazione nazionale, poi a metà gennaio una serie di iniziative per concludere il percorso di discussione e aprire alle primarie.

Il mondo alla rovescia del ministro Valditara

A destra intanto continua a farsi notare il Ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara, con uscite che causano polemiche e che sono il segno di una visione precisa.

(di Michele Migone)

In queste prime settimane di governo Meloni, Giuseppe Valditara, il titolare della Pubblica Istruzione e Merito, è il ministro che più degli altri si è conquistato l’attenzione dei media per le sue uscite pubbliche. Dai lavori socialmente utili imposti agli studenti che non rispettano le regole alla proposta di togliere il Reddito di Cittadinanza a chi non ha completato le scuole medie; dalla lettura revisionista della storia del Comunismo alla richiesta di togliere i telefonini agli studenti in classe. L’ultima uscita riguarda una sua lettura piuttosto originale della pedagogia. In un convegno il ministro Valditara ha affermato, in buona sostanza, che è utile umiliare gli studenti che sono protagonisti di episodi di violenza o ribellione perché questo permette loro di crescere. Insomma: l’umiliazione dei ragazzi come valore formativo sociale. Il mondo alla rovescia di Valditara non è figlio della sua impreparazione: non è il Toninelli dell’istruzione. Appare, invece, con sempre maggiore chiarezza frutto di una concezione paternalista e conservatrice, di un portato culturale con cui Valdirata vuole rimodellare la scuola pubblica e in particolare il rapporto tra il luogo principale della loro formazione e i ragazzi che lo frequentano.
Le sue uscite, permeate di un buon senso estremista, puntano in modo ossessivo i riflettori sui bulli, i violenti o magari gli occupanti delle scuole, indicandoli, nelle sue intenzioni, come l’unico problema della scuola italiana. Come, se appunto, il mondo adulto dovesse guardare con sfiducia a quello dei giovani e gli errori o le differenze meritassero solo punizioni esemplari come l’umiliazione o interventi di ordine pubblico. Che Giuseppe Valditara si muova così non è una sorpresa per chi ha ben presente i discorsi di Giorgia Meloni sulle devianze giovanili. La natura di Destra di questo governo si sarebbe vista nelle scelte fatte sui diritti civili, sul lavoro, sulla sanità, sulla cultura e sull’istruzione. Giuseppe Valditara sta solo mantenendo le premesse.

In serata il ministro Valditara ha detto di aver sbagliato a usare la parola “umiliazione”, ma ha anche confermato il senso complessivo del messaggio che voleva mandare.

Aboubakar Soumahoro si autosospende dal gruppo Alleanza Verdi-Sinistra

Aboubakar Soumahoro ha deciso di sospendersi dal suo gruppo parlamentare, quello che mette insieme Verdi e sinistra. L’annuncio è arrivato dopo un incontro coi dirigenti Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Luana Zanella. Al centro dell’attenzione il caso politico legato all’inchiesta della procura di Latina su due cooperative che si occupano di migranti. Nella loro gestione sono coinvolte la moglie di Soumahoro e la suocera, che è indagata. “Soumahoro ha annunciato l’intenzione di rispondere nel merito alle contestazioni giornalistiche ribadendo la sua assoluta estraneità alle vicende. Siamo fiduciosi che la vicenda possa essere chiarita in tempi rapidi”, hanno scritto Bonelli, Fratoianni e Zanella in un comunicato.

(di Massimo Alberti)

La vicenda di Aboubakar Soumahoro arriva ad una prima svolta, con la decisione, ufficialmente consensuale, di autosospendersi dal gruppo politico che lo ha portato in parlamento, facendo una scelta politica chiara: puntare su di lui come icona delle lotte nelle campagne. Ma il gruppo dirigente che ha deciso di candidarlo, quanto era ed è a conoscenza della reale situazione delle campagne del sud? Quanto è radicato in quelle lotte? È una domanda importante. Perché le denunce politiche sulle presunte opacità di Soumahoro non escono in questi giorni. Sono pubbliche da anni. Certo dal 2018 quando si apre la vertenza sindacale contro la cooperativa gestita dai familiari cui partecipa anche il sindacato di cui allora Soumahoro era dirigente, almeno dal 2021 per le prese di posizione pubbliche di sindacati e braccianti sulla gestione dei fondi per gli aiuti, sui rapporti di forza nei ghetti, sulla ricerca di protagonismo e visibilità individuale. Sono informazioni che arrivavano da quello che dovrebbe essere un mondo di riferimento della sinistra: almeno 4 sindacati diversi, operatori umanitari laici e cattolici, braccianti neri, attivisti, solidali, in tempi appunto non sospetti e assai distanti dalle ultime elezioni. O non sono state ascoltate, o non gli si è dato peso. Preferendo forse il rischio di una candidatura visibile, mediatica, ma poco gradita proprio tra chi avrebbe dovuto rappresentare, proprio per le ragioni che oggi stanno deflagrando sui media. In questo interroga tutta la sinistra e ne mostra un nervo scoperto: il distacco dal reale, il radicamento sul territorio tanto predicato ma che non c’è stato, e che probabilmente avrebbe evitato un errore.

Duro attacco dell’esercito russo a Kherson

C’è stato un duro attacco dell’esercito russo oggi su uno dei quartieri più densamente popolati di Kherson, la città dell’Ucraina meridionale da cui le truppe di Mosca si sono ritirate l’11 novembre. Su tutta l’area residenziale sarebbero caduti almeno 13 missili, ci sono edifici in fiamme e almeno una vittima tra i civili. 
10 i morti invece per il massiccio bombardamento russo di ieri; colpite 8 importanti centrali energetiche. L’attacco ha provato interruzioni di elettricità in tutto il paese, aggravando una già difficile situazione umanitaria.
Ancora oggi sono milioni di cittadini che non possono riscaldarsi o cucinare; particolarmente drammatiche le condizioni di Kiev: al momento il 70% della popolazione nella capitale è ancora al buio e al freddo. In giornata è stata ristabilita la rete idrica ma molte famiglie non hanno ancora l’accesso all’acqua.
Le autorità ucraine hanno assicurato che entro stasera verranno riavviate 3 delle centrale nucleari fermate ieri, che dovrebbero garantire il ripristino della corrente in molte località.
Manca l’elettricità anche nella regione di Leopoli, che sta accogliendo un milione di ucraini in fuga dai combattimenti.

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    Redazione
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