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I vertici straordinari di G7, Consiglio europeo e Nato, il possibile slittamento del voto sull’aumento delle spese militari e le altre notizie della giornata

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, con il presidente Usa, Joe Biden, al vertice NATO a Bruxelles, 24 marzo 2022

Il racconto della giornata di giovedì 24 marzo 2022 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. la Nato ha deciso l’invio di 40mila uomini in più nelle sue basi dei paesi dell’Europa orientale e di inviare altre armi, sistemi anti missile, anticarro e droni. Le parole di questa mattina del Papa hanno congelato ancora di più l’ipotesi di votare un ordine del giorno sull’aumento delle spese militari. Domani il movimento ambientalista trainato dagli studenti ritornerà in piazza per chiedere di rimettere al centro della discussione politica il tema della transizione climatica. Secondo una ricerca di Istat e Unar, una persona LGBT su 5 ritiene di essere stata svantaggiata in termini di carriera e di aver vissuto in un clima ostile. Infine, l’andamento della pandemia di COVID-19 in Italia.

I vertici di G7, Consiglio europeo e Nato a Bruxelles

Un mese di guerra oggi, e oggi è stata una giornata ricca di riunioni, della Nato, del G7, del Consiglio europeo. C’è stata anche l’assemblea generale dell’Onu, che ha votato una risoluzione presentata dagli occidentali, che chiede la cessazione immediata delle ostilità e degli attacchi conto i civili.
A Bruxelles si sono invece svolti i vertici straordinari di g7, il Consiglio europeo, la Nato. Nello specifico la Nato ha deciso l’invio di 40mila uomini in più nelle sue basi dei paesi dell’Europa orientale e di sostenere di inviare altre armi, sistemi anti missile, anticarro e droni. Non è l’1% dei mezzi militari a disposizione dei paesi occidentali che chiedeva il presidente Ucraino Zelensky, ma le forniture militari continuano. Gianluca Pastori è un docente di relazioni internazionali alla cattolica di Milano.

Altro piano di intervento occidentale è quello delle sanzioni contro la Russia. Gli stati uniti ne hanno annunciate di nuove, con circa duecento membri della Duma. Per il resto il G7 si è detto pronto a inasprire quelle già in vigore, ma una decisione specifica non c’è. Quanto al Consiglio europeo anche qui c’è l’intenzione manifestata di imporre nuove misure economiche, ma la riunione è ancora in corso. Il grande tema è quello di gas e petrolio e delle conseguenze che le sanzioni su materie energetiche potrebbero aere su chi le sanzioni le eleva, e cioè l’Europa. Lucia Taglioli, economista del politecnico di Milano.

 

La situazione in Ucraina a un mese dall’inizio del conflitto

Continuano gli attacchi russi in varie città ucraine, in particolare nella regione di Kharkiv, dove la città di Iziyum sarebbe coinvolta in intensi combattimenti. Il governo regionale di Kharkiv ha detto che è stato bombardato un ufficio postale, che era stato adibito a centro di distribuzione di aiuti umanitari: sei persone sarebbero morte e 15 ferite. In 24 ore, la regione sarebbe stata colpita da 44 attacchi in 24 ore.
Anche Chernihiv, nel nord dell’Ucraina, continua ad essere bersagliata dalle bombe russe e sono almeno 200 i civili uccisi.
Secondo il capo dell’amministrazione militare regionale “La Russia lancia bombe ogni 15 minuti e sono stati colpiti solo edifici residenziali e strutture sociali”. L’ufficiale specifica che la parte settentrionale della regione è completamente inaccessibile ma i russi non sono ancora entrati nel capoluogo.

Dopo un mese di invasione, comunque, sembra che l’esercito russo stia perdendo terreno intorno a Kiev: lo hanno confermato anche i servizi di intelligence americani e britannici, secondo cui a est della capitale i russi sarebbero stati respinti dalle forze ucraine, mentre a nordest si sarebbero fermati. Il ministro della difesa di Kiev ha detto che l’esercito ucraino ha respinto i russi anche per oltre 70km nelle aree intorno alla capire e questa mattina l’esercito ucraino ha detto di aver colpito e distrutto una nave da sbarco russa ormeggiata al porto di Berdyansk, sul mar d’Azov, a sudest.
Oggi, poi, per ordine del presidente Zelensky, ha avuto luogo il primo scambio di prigionieri di guerra. L’Ucraina ha scambiato 10 russi catturati con 10 dei suoi militari.

Il voto sull’aumento delle spese militari potrebbe slittare

(di Anna Bredice)
Al Senato solo Fratelli di Italia ha presentato un ordine del giorno che ricalca quello della Camera dei deputati che chiedeva di incrementare le spese militari arrivando al due per cento del Pil. Si tratta quindi di un gruppo all’opposizione e al momento, se la situazione rimarrà tale, questo ordine del giorno non verrà approvato. È la speranza di molti, il Pd in testa, che non ha nessuna voglia di alimentare una polemica intorno al riarmo in Europa, c’è già quello sull’invio delle armi in Ucraina che divide e fa discutere la sinistra: si è visto già oggi nel primo giorno di congresso dell’Anpi, con i messaggi arrivati da Mattarella a Letta a Conte, fino a Liliana Segre, tutti accomunati nell’appello alla pace il prima possibile, ma sulla necessità di inviare le armi all’Ucraina c’erano sfumature e toni diversi. Il messaggio di questa mattina, fatto a braccio dal Papa durante un discorso, è stato talmente netto nel rifiuto alla corsa ad armarsi che ha ancora di più congelato l’ipotesi di votare un ordine del giorno sull’aumento delle spese militari, tanto più che non si tratta di una legge da approvare con urgenza. Nel Pd, ma anche dentro i Cinque stelle, si augurano che tutto poi slitti al momento della Legge di bilancio, quando si tratterà di far quadrare i conti. Draghi oggi ha ribadito che si tratta di un impegno preso dai governi nei confronti della Nato, “un impegno storico per l’Italia, che continuerà ad osservare”. Nessun passo indietro, ma nemmeno una scadenza urgente da onorare. Se Letta è stato volutamente vago su questo tema oggi, “dobbiamo essere uniti e troveremo una soluzione”, il più contrario è stato Conte. Sempre in un messaggio all’Anpi ha definito ignobile la scelta di dare priorità alle spese militari piuttosto che a quelle sociali ed economiche per i settori più colpiti dalla crisi. Lo fa per ragioni interne al Movimento, anche se tra quelli più esposti sulla guerra c’è proprio il ministro degli esteri Di Maio, e forse per un riflesso antico che porta a non colpire eccessivamente gli interessi russi. In modi diversi un filo torna ad unire Conte e Salvini al destino di Putin.

I Fridays for Future e il Collettivo di fabbrica ex Gkn insieme per il lavoro, l’ambiente e la pace

(di Massimo Alberti)
Il lavoro, l’ambiente, la pace. Domani il settimo sciopero ambientale, sabato a Firenze la manifestazione organizzata dai Fridays for Future e dai lavoratori ex Gkn. “Basta contrapporre giustizia climatica e diritti dei lavoratori. Fanno parte di una stessa visione di società” è il messaggio. E contro la guerra oggi la protesta sotto la sede dell’industria bellica Leonardo.

C’è un filo rosso che collega guerre, pandemie e crisi climatica e si chiama capitalismo. È questo lo slogan degli attivisti di Fridays for Future davanti allo stabilimento ‘Leonardo’ a Pomigliano d’Arco ‘per denunciare il ruolo dell’Italia e dell’azienda leader nel settore delle armi. È stato l’antipasto delle due giornate che in Italia stavolta marciano unite, ed è una piccola ma importante novità.
Domani come in altre città in tutto il mondo, il movimento ambientalista trainato dagli studenti ritornerà in piazza per chiedere di rimettere al centro della discussione politica il tema della transizione climatica.

Sabato a Firenze la manifestazione che da un seguito alla mobilitazione di questi mesi avviata dal collettivo di fabbrica ormai ex Gkn. Un incontro di interessi comuni: “ci dicevano sempre che non facevamo le nostre rivendicazioni rapportandoci con i lavoratori – dice la portavoce italiana dei FFF Martina Comparelli – ora non sarà più così. “Non c’è contrapposizione tra questione sociale e ambientale, sono lotte coerenti con una stessa visione di società” le fa eco Dario Salvetti, della RSU ex Gkn che lotta proprio per la riconversione ecologica dello stabilimento e dare così una prospettiva industriale solida [CONTINUA A LEGGERE]

Istat: una persona LGBT su cinque è vittima di discriminazioni sul posto di lavoro

(di Chiara Ronzani)
Le discriminazioni di persone lesbiche gay e transgender in Italia sono una realtà, soprattutto in ambito lavorativo. Emerge da una ricerca di Istat e Unar su oltre 21mila persone.
Nonostante si tratti in gran parte di lavoratori e lavoratrici con alto livello di studi e alta qualifica, una persona su 5 ritiene di essere stata svantaggiata in termini di carriera e di aver vissuto in un clima ostile, mentre oltre una su quattro è stata sminuita, non apprezzata e non retribuita adeguatamente. Tanto che il 40% tiene nascosto il proprio orientamento sessuale ai colleghi.

Più in generale, episodi di discriminazione in contesti quotidiani hanno toccato il 38% delle persone LGBT, al punto da far decidere il 17% a cambiare città o trasferirsi all’estero.

Come cambiare le cose? Gli intervistati propongono iniziative e corsi nelle scuole, adozione per le persone singole e il riconoscimento di entrambi i genitori per i figli di coppie omogenitoriali.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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    Il pubblico ministero alle dipendenze della politica? C'è già! Per trovarne qualche traccia, inutile cercare nella legge Meloni-Nordio, che smembra il Csm e stravolge l’autonomia delle toghe con la scusa della separazione delle carriere dei magistrati. E’ la legge su cui voteremo nel referendum di fine marzo. Il pm che dipende da criteri generali e criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale è già scritto, nero su bianco, nella cosiddetta riforma Cartabia del processo penale. Le norme della Cartabia (legge n.134/2021) prevedono che sia il parlamento a dettare criteri generali per le indagini. Se è il parlamento a doversene occupare è probabile che a decidere sia allora la maggioranza di governo. Dunque, la maggioranza parlamentare detta i criteri generali e poi – secondo la legge Cartabia – gli uffici del pm individuano i criteri di priorità (questo sì, questo no) tra i vari reati. Infine, il pm si adegua. Una forma di dipendenza c’è, anche se forse più blanda di quella paventata dai sostenitori del NO (un pm alle dipendenze del Guardasigilli). Ora, la norma è contenuta in una legge delega approvata dal parlamento cinque anni fa e che il ministro Nordio dovrebbe attuare con decreti legislativi. Ma questo non sta avvenendo. Perchè Nordio tiene chiusa in un cassetto la legge Cartabia? Pubblica lo ha chiesto all’ex magistrato Nello Rossi, direttore della rivista giuridica “Questione giustizia” (Magistratura democratica), autore con Armando Spataro (ex pm ed ex membro del Csm) di «Le ragioni del NO» (Laterza 2025). «Questa legge – racconta Nello Rossi - è stata relegata nel dimenticatoio perchè era un utile meccanismo di coordinamento tra il parlamento e le procure della repubblica. La maggioranza di destra l'ha sistematicamente ignorata, lasciata nel cassetto. A loro non interessa questo meccanismo di coordinamento. Il che poi giustifica scelte come quelle di un meccanismo di controllo del pubblico ministero da parte dell'esecutivo».

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    Anche il centro storico di Roma diventa una grande “zona 30”. Come sempre, polemiche sull’utilità della manovra e sui controlli necessari per far rispettare i limiti. Ma la riduzione dei morti e feriti da investimenti e scontri è inoppugnabile. E la qualità della viota, in una zona 30, migliora o peggiora? Ospiti: Francesca Chiodi, Movimento dei Diritti Dei Pedoni, Roma; Andrea Colombo, Esperto legale di mobilità sostenibile, ex assessore a Bologna. Condotta da Massimo Bacchetta, in redazione Luisa Nannipieri.

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    Strage di Lampedusa: identificata la vittima 186

    Solo poche delle 368 vittime della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 hanno un corpo e un nome, sia perché molti corpi non sono stati recuperati, sia perché solo di pochi c’è stato un prelievo del Dna e la faticosa ricerca del match con i parenti delle vittime che si sono rintracciate nel corso di questi anni. Ma il Comitato 3 Ottobre, organizzazione no profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa, continua a lavorare con i familiari e con il Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano, per dare un nome a ciascuno di loro. “Chiediamo solo di recuperare i morti e raccogliere i campioni, quest’anno siamo riusciti a dare una risposta a 12 famiglie, ce ne sono altre 65 che hanno chiesto il nostro aiuto solo nell’ultimo mese”, ci spiega Tareke Brhane, Presidente Comitato 3 Ottobre, che chiede il riconoscimento di una Giornata della Memoria, da celebrare ogni 3 ottobre a livello europeo per onorare i migranti deceduti, così come le persone che hanno rischiato la propria vita per salvarli.

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    Presto Presto - Interviste e Analisi di giovedì 15/01/2026

    Giuseppe Acconcia, Docente di Storia Delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Milano analizza la ripercussione della violentissima repressione sulle manifestazioni iraniane e prova a delineare quale potrebbe essere la via d'uscita del regime e la tenuta delle proteste. Riccardo Noury, portavoce Amnesty Italia, presenta l’iniziativa di venerdì con Women Life Freedom for Peace and Justice sulla scalinata del Campidoglio per esprimere solidarietà alla popolazione iraniana. Il Ministro degli Interni ieri in Parlamento ha definito Hannoun, il presidente dell'Associazione di solidarietà con la Palestina in carcere con l'accusa di aver finanziato Hamas, capo di una cellula di Hamas in Italia, ma cosa dicono le carte della Procura di Genova? Ce lo spiega  Mario Di Vito, giornalista de il manifesto, che racconta come le accuse contro Hannoun arrivino da un'agenzia dell'intelligence israeliana senza possibilità di verifica e soprattutto senza prove (come dice la stessa agenzia). Tareke Brhan presidente del Comitato 3 Ottobre, organizzazione non profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013 in cui 368 persone persero la vita, ci racconta l'identificazione della vittima 186 del maxi naufragio,  un uomo, originario dell'Eritrea, sepolto al cimitero di Bompensiere nel Nisseno, che grazie all'equipe di Labanof dell'Università di Milano ha finalmente un nome.

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