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La commemorazione del naufragio della Costa Concordia, la propaganda di Berlusconi per salire al Colle e le altre notizie della giornata

commemorazione costa concordia

Il racconto della giornata di giovedì 13 gennaio 2022 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Oggi all’Isola del Giglio si è commemorato il naufragio della Costa Concordia, che 10 anni fa costò la vita a 32 persone. L’andamento dell’economia italiana si conferma a due velocità: rapida e già oltre i valori pre-pandemia per le impresa, lenta e segnata dal precariato per chi lavora. Berlusconi prova a creare consenso attorno alla sua corsa al Colle con una pagina sul Giornale, un tuffo nel nel 1994 tra culto della personalità e fake news. Torna al cinema “Drive my car”, il film di Hyusuke Hamaguchi vincitore del Golden Globe e in corsa per l’Oscar 2022. Infine, l’andamento della pandemia di COVID-19 in Italia.

10 anni fa il naufragio della Costa Concordia

Oggi all’Isola del Giglio si è commemorato il naufragio della Costa Concordia, che 10 anni fa costò la vita a 32 persone. La nave da crociera comandata da Francesco Schettino – poi condannato a 16 anni di carcere – si schiantò sugli scogli nell’atto del cosiddetto “inchino” davanti all’isola toscana. Il senatore Gregorio De Falco allora era a capo della sezione operativa della Capitaneria di porto di Livorno, “se Schettino fosse tornato subito a bordo di sarebbero salvate molte vite. Per questo gli urlavo di farlo” dice a Radio Popolare, rievocando la telefonata che divenne icona della strage:

 

Un tuffo nel 1994 tra culto della personalità a fake news

(di Alessandro Gilioli)

Per chi se lo ricorda è stato un tuffo nel 1994, quando Silvio Berlusconi invase le città con il suo volto photoshoppato: allora aveva 58 anni, ma nella propaganda ne dimostrava 40. 

Adesso di anni ne ha 85, ma ne dimostra sempre 40 nella favolosa pagina che si è fatto pubblicare sul Giornale per creare consenso attorno alla sua corsa al Colle.
Ma fosse solo una questione di photoshop. La paginata è tutto un culto della personalità mescolato a fake news.

 Una persona buona e generosa, si dice. Un amico di tutti e nemico di nessuno. Un eroe della libertà. Un esempio per tutti gli italiani. 

E fin qui siamo alla mistica. 

Poi si passa alle balle e alle trombonate.
Il leader più applaudito nella storia del Congresso americano, si dice: peccato che Wikileaks abbia rivelato che l’aula quel giorno era stata imbottita di “stagisti”, assistenti, segretarie e portaborse per riempire i posti vuoti e fare da claque osannante, proprio nel timore di un flop.
Il Presidente del Consiglio che ha messo fine alla guerra fredda, si dice, ma la Guerra fredda è finita nel 1991, quando Berlusconi non era ancora in politica, e il vertice a Pratica di Mare del 2002, esaltato dalla pubblicità, non ha avuto alcun effetto duraturo sui rapporti USA-Russia, tanto che pochi anni dopo Mosca ha invaso la Georgia.
L’ultimo Presidente del Consiglio eletto democraticamente dagli italiani, si dice ancora, ma la Costituzione italiana non prevede un premier eletto dal popolo e insinuare che non è una Costituzione democratica è incredibile, proprio mentre ci si candida a diventarne il massimo custode, dal Quirinale. 

Un tuffo nel 1994, si diceva, in quel tempo di marketing politico da falsari alimentato dai soldi e dal conflitto d’interessi. 27 anni dopo ci risiamo, e chissà se il Paese nel frattempo è diventato un po’ più adulto.

L’andamento a due velocità dell’economia in Italia

(di Massimo Alberti)

L’andamento dell’economia italiana si conferma a due velocità: rapida e già oltre i valori pre-pandemia per le impresa, lenta e segnata dal precariato per chi lavora. A novembre 2021 la produzione industriale è cresciuta dell’1,9% rispetto a ottobre e del 6,3% su base annua, portandosi ben 3 punti sopra febbraio 2020. La ripresa non riguarda in modo uniforme tutti i settori, soprattutto non si traduce in occupazione stabile. Sono 3 i settori che stanno trainando i dati: l’energia, la farmaceutica, l’edilizia. L’energia segnata da una forte domanda e dal noto aumento dei prezzi, la farmaceutica, non c’è nemmeno bisogno di sottolinearlo, l’edilizia, mercato drogato dai bonus. L’industria manifatturiera cresce invece poco scontando ancora il peso delle crisi e della mancanza di una politica industriale, altro che locomotiva d’Europa come ha detto Brunetta. Il problema è questo: la crescita è concentrata su settori a basso impatto occupazionale, e laddove l’occupazione c’è sono contratti precari e part-time. Lo scarso impatto sull’occupazione complessiva, e sulla qualità del lavoro, è lampante dai dati ISTAT sullo stesso periodo diffusi due giorni fa: gli occupati sono ancora 115mila in meno rispetto al pre pandemia, e il 90% dei nuovi contratti sono precari. Significa anche, è bene ribadirlo, che non c’è redistribuzione della ricchezza generata dalla crescita. Ma anche che il governo si limita a guardare questa situazione.

“Drive my car” torna al cinema dopo la vittoria del Golden Globe

(di Barbara Sorrentini)

È il film straniero che ha appena vinto il Golden Globe nella categoria in cui gareggiava anche “È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino e che ritroveremo insieme nella corsa per l’Oscar 2022. “Drive my car” di Hyusuke Hamaguchi, già premiato allo scorso Festival di Cannes con la Palma per la miglio sceneggiatura, è tratto da un racconto di Haruki Murakami nella raccolta di racconti “Uomini senza donne”. Non è la prima volta che un testo di questo scrittore di culto venga adattato per il cinema, recentemente è uscito “Burning – L’amore brucia” e prima ancora “Norvegian Wood”. In “Drive my car” ritornano le atmosfere tipiche delle sue pagine: il tempo sospeso, i cerchi che non si chiudono, il turbamento interiore, l’incompiuto, il non detto, il silenzio. Al centro della storia, ambientata ad Hiroshima, un attore e regista sta lavorando alla messa in scena di “Zio Vanja” di Checov, mentre sta elaborando il lutto della moglie recentemente scomparsa. L’auto del titolo è la sua Saab rossa, guidata da una ragazza che le viene imposta come autista. Non accade molto altro in questo film, fatto di prove teatrali e percorsi in automobile, eppure sembra impossibile resistere al fascino che trasmette.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

I dati di oggi sul COVID indicano che l’Italia resta in una fase molto difficile, ma che la crescita dei casi sta rallentando. I nuovi casi sono poco più di 184mila. Crescono di 339 i posti letto occupati da malati COVID nei reparti ordinari. Stabili le terapie intensive: a fronte di 156 nuovi ingressi ci sono state 157 uscite. Aumenta il numero delle vittime: 316 nelle ultime 24 ore, il nuovo picco provvisorio di questa ondata.
Oggi è il primo giorno da diverse settimane in cui i numero dei nuovi casi in 24 ore è al di sotto dello stesso giorno della settimana precedente. È molto probabile che ci si stia avvicinando al momento in cui il numero complessivo di attualmente positivi inizi a scendere. Dovrebbe accadere entro fine gennaio. La forte salita dei casi a ritmi esponenziali era iniziata intorno al 15-16 dicembre, giorni in cui, rispetto alla settimana precedente, ha iniziato a mostrarsi la progressione di Omicron raddoppiando i casi. Ecco questa è una data fondamentale, perché poi si trascina ricoveri, terapie intensive, e morti. Partiamo da questi ultimi: a circa un mese di distanza stiamo infatti notando un aumento significativo rispetto a 7 giorni prima che ha toccato il 13% martedì, il 26% ieri, ed oggi arriva al 60%. Dovremo purtroppo vedere questa salita ancora per un po’.
 Infine, i ricoveri in terapia intensiva. Il tasso di occupazione resta comunque stabile, per il secondo giorno di fila i letti occupati diminuiscono anziché aumentare. C’è una progressione costante, senza particolari picchi, sempre intorno a medie di oltre 150, degli ingressi quotidiani. Questo rende difficile fare previsioni su quando si potrà vedere un effetto significativo sui ricoveri dal rallentamento della crescita dei contagi. Anche perché l’andamento è molto diverso da regione a regione. L’occupazione delle terapie intensive cala in 8 regioni. Quella dei reparti ordinari invece cresce in 9 regioni. Ddati che a breve potrebbero portare diverse regioni alla zona arancione.

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    Redazione
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