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La timida riapertura russa sul grano, i porti italiani di nuovo chiusi ai migranti e le altre notizie della giornata

Il racconto della giornata di domenica 30 ottobre 2022 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Dopo il blocco dell’accordo sul grano in transito dal Mar Nero, la Russia lascia trasparire una blanda apertura; Berlusconi ribadisce la sua posizione vagamente filo-russa e il nuovo governo è già in imbarazzo; la direttiva del ministro dell’Interno Piantedosi blocca in mare quasi 1000 migranti; è andato in scena il solito stanco rituale neofascista per le strade di Predappio; il governo Meloni è intenzionato a non dare seguito alle tasse sulla plastica e sugli zuccheri, ancora inattuate a causa della crisi post covid.

L’accordo sul transito del grano nel Mar Nero torna possibile

Nelle ultime ore dalla Russia sono arrivate parole possibiliste per un dialogo sull’accordo sul grano.

L’accordo è stato bloccato unilatelarmente ieri da Mosca dopo l’attacco ucraino nel porto di Sebastopoli in Crimea che ha distrutto 4 navi da guerra russe.

“Avremo contatti sia con le Nazioni Unite che con la Turchia, in quanto partecipanti all’accordo di Istanbul. Questi contatti avranno luogo nel prossimo futuro” ha comunicato il viceministro degli Esteri russo Andrey Rudenko.

Nel pomeriggio era stata la Turchia a proporsi come mediatrice.

“Il nostro Ministro della Difesa Hulusi Akar continua i colloqui e il coordinamento con le sue controparti. Inoltre, sono in corso colloqui tra le agenzie interessate”, ha dichiarato il ministero turco, citato da Tass.

Questa mattina il ministro degli esteri russo Lavrov era tornato ad alzare la tensione paragonando la situazione attuale alla crisi dei missili a Cuba del 1962, uno dei momenti in cui si rischiò maggiormente in conflitto nucleare tra Stati Uniti e Unione Sovietica.

Berlusconi, ancora ambiguo sul sostegno all’Ucraina, imbarazza la maggioranza

E la guerra in Ucraina continua a essere un potenziale problema nella maggioranza.

Oggi ha parlato di nuovo Berlusconi: “Se venisse bloccato il flusso di armi all’Ucraina e al tempo stesso a Kiev arrivassero miliardi per la ricostruzione, Zelensky andrebbe a trattare con Putin”. 

Berlusconi ha detto queste cose a Bruno Vespa e sono parole che creano imbarazzo e che arrivano dopo gli audio pro Putin e anti Zelensky di una decina di giorni fa.

Allora si stava formando il governo, adesso il governo deve nominare i sottosegretari e in entrambi i casi Berlusconi è probabile che cerchi di creare difficoltà per ottenere il massimo, ma il problema per Meloni è anche di prospettiva. Perchè la linea politica annunciata dal suo governo sull’Ucraina è di assoluto sostegno a Kiev e di fema condanna di Mosca, in continuità col governo Draghi.

Centinaia di migranti bloccati in mare: i porti italiani sono chiusi

Sono oltre 800 i migranti bloccati nel Mediterraneo. Tre navi umanitarie stanno cercando un porto sicuro dove attraccare da circa una settimana, di cui due stanno venendo respinte a causa della direttiva emanata dal ministro Piantedosi, che si rifarebbe ai decreti sicurezza di Salvini.

Ma tra queste c’è anche la Geo Barents, che sta cercando di sbarcare nei porti maltesi: per noi la testimonianza di Candida Lobes, operatrice di Medici Senza Frontiere, che è a bordo della nave:

 

I nostalgici del Ventennio sfilano a Predappio

Oggi c’è stata la sfilata dei neofascisti a Predappio, la prima dall’insediamento del nuovo governo di destra. Una marcia organizzata dagli arditi d’italia dal centro della città fino alla cripta dov’è sepolto Mussolini.

I nostalgici del ventennio inneggiavano cori fascisti mentre indossavano fez, camicie nere e magliette del duce, indumenti comprati nei negozi del centro con sconti appositi per l’occasione.

Alessandro Cori, giornalista inviato dell’ANSA di Bologna, ci ha raccontato la marcia di oggi:

 

Addio alle tasse su plastica e zucchero?

(di Fabio Fimiani)

Sospendere per poi abrogare le tasse sulla plastica e sullo zucchero, questa l’intenzione dell’esecutivo di Giorgia Meloni. Stop quindi all’incremento della sostenibilità e della salubrità nella filiere degli imballaggi e delle bevande. 

Due settori che fin dalla promulgazione della norma nel 2019, da parte del secondo governo di Giuseppe Conte, si sono sempre opposte ai provvedimenti. I due tributi voluti dal Movimento 5 stelle sono finora rimasti sospesi per la pandemia Covid.

L’anno scorso l’ultimo stop era avvenuto per opera dell’esecutivo di Mario Draghi pochi giorni prima di Cop 26 a Glasgow, la conferenza internazionale sui cambiamenti climatici, poi fallita. Avrebbe dovuto varare i provvedimenti per attuare gli accordi di Parigi sulla limitazione dell’aumento della temperatura media della Terra a un grado e mezzo.

Le due tasse mai entrate in vigore prevedono un aggravio di 45 centesimi al chilo per le plastiche monouso, e di 10 centesimi al litro per le bevande zuccherate, aumentate a 25 per i prodotti da diluire.

Il gettito previsto dal governo era attorno ai 650 milioni di euro, da suddividere nei due settori.

Il proseguimento della sospensione in vista dell’abrogazione sarebbe funzionale alla contabilità della manovra economica. Per arrivare all’eliminazione è infatti necessario individuare altre voci nel bilancio da cui attingere la previsione di entrata, visti i tempi ristretti così si ottiene il medesimo risultato.

Le due tasse non sono piaciute fin dall’inizio a Confindustria, Coldiretti, e catene della grande distribuzione organizzata.

Scopo dei due tributi è, per quello sulla plastica, ridurre l’impatto degli imballaggi, quella abbandonata nei fiumi e nei mari è l’effetto più evidente, questo significa anche la diffusione nei micro granuli nella catena alimentare umana. 

L’eccesso di consumo di bevande zuccherate, gassate e non, è tra le cause di obesità, compresa l’assuefazione al gusto molto dolce.

Eliminare le tasse su plastica e zucchero rallenta l’innovazione nei due settori, quello degli imballaggi aveva iniziato a ridurre il proprio impatto con nuovi materiali, mentre quello delle bevande ha incrementato i prodotti attenti alla salubrità, riducendo le calorie.

 

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    In tenda per difendere la sanità pubblica. La storia di Piero Castrataro, sindaco di Isernia

    Il sindaco di Isernia Piero Castrataro dorme dal 26 dicembre scorso in tenda, accampato davanti all’ospedale cittadino Ferdinando Veneziale. La protesta serve a chiedere risorse e iniziative alla regione Molise per rilanciare la struttura, visto che la desertificazione sanitaria avanza senza ostacoli. Secondo la pianta organica, al pronto soccorso dovrebbero esserci tredici medici. Invece ce ne sono solo quattro. In radiologia tre su dodici. L'ortopedia è al lumicino, altri reparti vanno a singhiozzo. Per mancanza di monitor funzionanti, solo cinque letti di cardiologia su dieci sono attivi. In queste condizioni, il ricorso ai gettonisti è quasi obbligatorio. Castracaro insiste e dice che finché non avrà risposte chiare non mollerà. La situazione in regione è peggiorata nel corso degli anni. La rete ospedaliera nel 2009 aveva quasi 1.800 posti letto e ora sono mille. Il peso della sanità privata invece si è moltiplicato: nel 2009 le imprese avevano il 10% dei posti letto, oggi circa il 40%. Mentre i cittadini vedevano sparire i reparti pubblici la sanità accreditata remunerata con soldi statali ha prosperato. Un piccolo (grande) esempio di come il servizio sanitario nazionale, introdotto in Italia nel 1978 dall’allora ministra della salute Tina Anselmi, si stia progressivamente sgretolando, a nord così come a sud. L'intervista di Cinzia Poli e Alessandro Braga al sindaco Piero Castrataro.

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