Adesso in diretta

Ultimo giornale Radio

  • PlayStop

    GR di gio 23/01 delle ore 22:30

    GR di gio 23/01 delle ore 22:30

    Giornale Radio - 24/01/2020

Ultima Rassegna stampa

  • PlayStop

    Rassegna stampa di gio 23/01

    La rassegna stampa di Radio Popolare

    Rassegna Stampa - 24/01/2020

Ultimo Metroregione

  • PlayStop

    Metroregione di gio 23/01 delle 19:48

    Metroregione di gio 23/01 delle 19:48

    Rassegna Stampa - 24/01/2020

Ultimi Podcasts

  • PlayStop

    Let's spend the night together del gio 23/01

    Let's spend the night together del gio 23/01

    Let’s spend the night together - 24/01/2020

  • PlayStop

    Rotoclassica di gio 23/01

    Rotoclassica di gio 23/01

    Rotoclassica - 24/01/2020

  • PlayStop

    Scandale! di gio 23/01

    Scandale! di gio 23/01

    Scandale! - 24/01/2020

  • PlayStop

    Ora di punta di gio 23/01 (seconda parte)

    Ora di punta di gio 23/01 (seconda parte)

    Ora di punta – I fatti del giorno - 24/01/2020

  • PlayStop

    Ora di punta di gio 23/01 (prima parte)

    Ora di punta di gio 23/01 (prima parte)

    Ora di punta – I fatti del giorno - 24/01/2020

  • PlayStop

    Esteri di gio 23/01

    1- A Lesbo il governo greco nega le cure mediche ai piccoli rifugiati. La denuncia di Medici senza frontiere (Tommaso…

    Esteri - 24/01/2020

  • PlayStop

    Ora di punta di gio 23/01

    Ora di punta di gio 23/01

    Ora di punta – I fatti del giorno - 24/01/2020

  • PlayStop

    Malos di gio 23/01 (seconda parte)

    Malos di gio 23/01 (seconda parte)

    MALOS - 24/01/2020

  • PlayStop

    Malos di gio 23/01 (prima parte)

    Malos di gio 23/01 (prima parte)

    MALOS - 24/01/2020

  • PlayStop

    Malos di gio 23/01

    Malos di gio 23/01

    MALOS - 24/01/2020

  • PlayStop

    Due di due di gio 23/01 (seconda parte)

    Parliamo con gli ascoltatori di programmi televisivi cui hanno partecipato come concorrenti. (seconda parte)

    Due di Due - 24/01/2020

  • PlayStop

    Due di due di gio 23/01 (prima parte)

    Ospite Lorenzo Campagnari, autore, conduttore e direttore artistico del Festival di SanNolo. (prima parte)

    Due di Due - 24/01/2020

  • PlayStop

    Due di due di gio 23/01

    Due di due di gio 23/01

    Due di Due - 24/01/2020

  • PlayStop

    Jack di gio 23/01 (prima parte)

    Jack di gio 23/01 (prima parte)

    Jack - 24/01/2020

  • PlayStop

    Jack di gio 23/01 (seconda parte)

    Jack di gio 23/01 (seconda parte)

    Jack - 24/01/2020

  • PlayStop

    Jack di gio 23/01

    Jack di gio 23/01

    Jack - 24/01/2020

  • PlayStop

    Considera l'armadillo gio 23/01

    Si parla con Paolo Casale, professore di biologia dell'Università di Pisa e coordinatore del Progetto europeo Life Medturtles per diminuire…

    Considera l’armadillo - 24/01/2020

  • PlayStop

    Radio Session di gio 23/01

    Radio Session di gio 23/01

    Radio Session - 24/01/2020

  • PlayStop

    Memos di gio 23/01

    L’Economist boccia la casa di proprietà. «Minaccia crescita, equità e fede nel capitalismo», ha scritto il settimanale britannico nell’articolo di…

    Memos - 24/01/2020

  • PlayStop

    Tazebao di gio 23/01

    Tazebao di gio 23/01

    Tazebao - 24/01/2020

Adesso in diretta

Approfondimenti

L’Ungheria dopo il referendum

Anche se non ha raggiunto il quorum, il primo ministro ungherese Viktor Orbán si dice soddisfatto dell’esito del referendum. A suo avviso ciò che conta è che 3,3 milioni di ungheresi abbiano detto no al sistema delle quote di accoglienza ai migranti. “Una cosa della quale Bruxelles deve tenere conto”, ha detto il premier che lunedì scorso ha annunciato al parlamento l’intenzione di dar luogo a una modifica costituzionale. Servirebbe a sottrarre l’Ungheria all’obbligo di ospitare migranti e profughi senza l’assenso dell’Assemblea nazionale. Orbán ha precisato che una commissione dovrà redigere il testo della modifica che però il Parlamento non sarà obbligato a recepire visto il mancato raggiungimento del quorum.

Per il primo ministro si tratta di un’iniziativa che si inserisce nello spirito del referendum. All’indomani del voto Orbán ha annunciato l’intenzione di trattare subito con l’Ue per ottenere che l’Ungheria non debba ospitare per forza cittadini stranieri indesiderati; il riferimento è evidentemente ai musulmani e ai terroristi. L’attività di questi ultimi, secondo il governo, è strettamente legata ai grandi e incontrollati flussi migratori. Bruxelles non mostra, però, grande disponibilità nei confronti dell’esecutivo di Budapest. Per i vertici dell’Unione il referendum non avrebbe avuto alcuna validità anche se il quorum fosse stato raggiunto.

Secondo il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, quello che Orbán fa è un “gioco pericoloso” a fronte dei meno di 1.300 migranti che l’Ungheria dovrebbe accogliere su un numero di 160.000 in partenza dall’Italia e dalla Grecia e prossimamente oggetto di smistamento. Ma il premier ungherese intende andare avanti per la stessa strada intrapresa oltre un anno fa in questo ambito. È orgoglioso del fatto che il suo governo abbia interpellato l’elettorato sul problema dei migranti. “Purtroppo è stato l’unico”, ha precisato il premier.

Il referendum è stato uno strumento per legittimare l’opposizione di Budapest al sistema delle quote. Esso è stato appoggiato dal partito Jobbik e descritto dall’opposizione come iniziativa “xenofoba e islamofoba”. Gli appelli di quest’ultima a disertare le urne sono stati ascoltati dato che l’affluenza è stata del 43%. I partiti di centrosinistra avversari del governo possono quindi esprimere soddisfazione, del resto l’esecutivo fa la stessa cosa dal momento che il 98% di chi è andato a votare ha scelto il “no” contro il solo 2% a favore dell’opzione contraria.

L’Unione europea disapprova l’orientamento politico dell’Ungheria di Orbán in ambito migranti e Amnesty International denuncia violenze della polizia magiara al confine contro questi ultimi per scoraggiarli dal fare richiesta di asilo alle autorità di Budapest. L’organizzazione accusa da tempo il governo ungherese di spendere più in reticolati e mezzi per sigillare le sue frontiere che per accogliere coloro i quali scappano dalle guerre. Secondo recenti calcoli l’Ungheria ne ha finora accettati poco più di 500 respingendone otto su dieci e la musica non sembra destinata a cambiare come dimostrano anche i proclami del premier. “La burocrazia di Bruxelles e la sinistra europea considerano utile l’immigrazione di massa”, ha affermato Orbán, il quale si dice pronto a battersi contro il “partito dell’accoglienza”.

Massimo Congiu è direttore dell’Osservatorio Sociale Mitteleuropeo, un’agenzia che si propone di monitorare il mondo del lavoro e degli affari sociali in Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca.

logo-congiu

  • Autore articolo
    Massimo Congiu
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni