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Little Steven domenica sera sarà ospite di Radiopop per presentare il suo libro “Memoir – La mia Odissea fra Rock e Passioni non Corrisposte”: è l’artista della settimana

Steve o Stevie Van Zandt. Miami Steve. Little Steven (sito ufficiale). Quale che sia il nome con cui volete chiamarlo, sempre di lui si tratta: un personaggio iconico e unico nel panorama del rock statunitense, e non solo per la sua importanza nella costruzione del suono e dell’identità della E Street Band, il gruppo che ha avuto un ruolo essenziale nell’affermazione globale di Bruce Springsteen.

Che ha sempre avuto in Steve (entrato ufficialmente nella formazione solo da Born tu run, ma nell’orbita di Springsteen già da prima) molto più che un chitarrista. La sua straordinaria cultura e l’innata sensibilità musicale hanno avuto grande importanza negli arrangiamenti di molti pezzi (tra cui quello dei fiati di Tenth Avenue Freeze Out), il suo amore per un certo pop anni ’60 hanno più di una volta indirizzato le scelte del Boss, il suo carisma sul palco è stata un’architrave della leggendaria E Street Band in concerto.

Steve Van Zandt, nato Steven Lento nel 1950 a Winthrop, Massachussets ma cresciuto nella scena musicale della Jersey Shore, è anche stato lo scudiero di Springsteen che più ha saputo affermarsi oltre il cono di luce fornito da quella grande rockstar: compito per nulla facile. Quando lasciò la band nel 1984, dopo aver registrato il disco di maggior successo del Boss senza poi partecipare al tour che lo consacrò in tutto il mondo, poteva sembrare una follia.

I suoi dischi, pubblicati con una band chiamata Disciples of soul (con la quale continua a incidere ottimi album ancora oggi) non ebbero mai un enorme successo commerciale: ma erano, e sono ancora oggi, veri, sinceri fino al midollo. Raccontano la storia di un uomo che ha vissuto la propria passione per la musica con un trasporto totalizzante. Di un uomo, inoltre, che ha saputo usare la musica per proporsi come attivista politico, creando tra le altre cose il collettivo degli Artists United Against Apartheid, con cui pubblicò il disco, e la canzone, Sun City, per denunciare il razzismo e la segregazione in Sud Africa.

Anche grazie alla capacità di affermarsi con la propria individualità, Little Steven ha poi avuto altre vite e raccolto altri successi: come attore, soprattutto, grazie al ruolo centrale avuto nella famosissima serie The Sopranos (in cui interpreta Silvio Dante); come conduttore radiofonico, grazie all’enorme successo ottenuto dalla sua pioneristica trasmissione Little Steven’s Underground Garage, con cui dal 2002 celebra la grande passione per il garage rock americano dagli anni ’50 in poi.

Ora Little Steven firma anche un libro, un’autobiografia: è uscito il 28 settembre negli States e si intitola, nella versione originale, Unrequited Infatuations: A Memoir. Anche qui in Italia sta per vedere la luce e in particolare grazie alle edizioni Il Castello, nella collana Chinaski, verrà pubblicato il 13 ottobre con il titolo Memoir – La mia Odissea fra Rock e Passioni non Corrisposte.

Domenica 10 ottobre Radio Popolare avrà l’onore di avere Little Steven ospite per una presentazione di questo libro e una lunga chiacchierata in diretta: abbiamo deciso di organizzarla in un luogo in cui accogliere alcuni dei nostri abbonati. L’appuntamento è per le 21.30 di domenica 10 all’Arci Bellezza di Milano, in via Bellezza 16/A.

L’ingresso, come detto, è riservato ad abbonate e abbonati di Radio Popolare. Per accedere all’Arci Bellezza sarà inoltre necessario possedere la tessera Arci ed esibire il Green pass. L’intervista/presentazione sarà trasmessa in diretta domenica sera dalle 21.30 alle 22.30.

Per prenotarvi, dovete accedere alla piattaforma EventBrite, seguendo questo link: ricordate che la partecipazione è riservata ad abbonati e sostenitori di Radio Popolare. POSTI ESAURITI

Per l’occasione, Little Steven con la sua musica sarà anche il nostro artista della settimana: in questi sette giorni ascolteremo le canzoni pubblicate da solista dal 1981 a oggi, e magari anche qualche duetto con il suo amico Bruce

  • Autore articolo
    Niccolò Vecchia
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    Solo poche delle 368 vittime della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 hanno un corpo e un nome, sia perché molti corpi non sono stati recuperati, sia perché solo di pochi c’è stato un prelievo del Dna e la faticosa ricerca del match con i parenti delle vittime che si sono rintracciate nel corso di questi anni. Ma il Comitato 3 Ottobre, organizzazione no profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa, continua a lavorare con i familiari e con il Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano, per dare un nome a ciascuno di loro. “Chiediamo solo di recuperare i morti e raccogliere i campioni, quest’anno siamo riusciti a dare una risposta a 12 famiglie, ce ne sono altre 65 che hanno chiesto il nostro aiuto solo nell’ultimo mese”, ci spiega Tareke Brhane, Presidente Comitato 3 Ottobre, che chiede il riconoscimento di una Giornata della Memoria, da celebrare ogni 3 ottobre a livello europeo per onorare i migranti deceduti, così come le persone che hanno rischiato la propria vita per salvarli.

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