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Giovedì 21 marzo: Egokid live nell’Auditorium

Il loro nuovissimo album si chiama “Disco Disagio”, ma vi garantiamo che giovedì 21 marzo, dalle 21.30, per il loro concerto nell’Auditorium Demetrio Stratos di disagio non ne proverà nessuno. E ne saranno esenti anche gli ascoltatori che, impossibilitati a raggiungere via Ollearo 5 (peccato!), si sintonizzeranno sulle frequenze di Radio Pop.

Chi sono, chiedete? Giusto: gli Egokid!

Le due voci di questa band dovrebbero essere note ai più attenti seguaci della nostra emittente, in quanto sia Diego Palazzo (da qualche anno anche membro dei Baustelle) che Piergiorgio Pardo sono stati (Diego) e sono ancora (Pier) dei prestigiosi collaboratori di Radio Pop. E se vogliamo essere precisi, anche il bassista degli Egokid, Giuseppe Fiori, ha avuto i suoi trascorsi al microfono della nostra radio.

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Sono passati ben cinque anni dalla pubblicazione del loro ultimo disco, “Troppa gente su questo pianeta”: questo nuovo lavoro ci riporta una band ironica, capace di proporsi in perfetto equilibrio tra divertimento glam e impegno sociale, tra leggerezza e malinconia. E’ un album in cui l’elettronica, e la cassa in 4, hanno un ruolo importante, in cui si colgono chiare le fascinazioni legate al mondo del clubbing, ma contemporaneamente si colgono, così come nel passato, gli amori dei due cantanti e compositori per la musica d’autore, italiana e non.

Tutto il resto venitelo a scoprire giovedì sera nell’Auditorium Demetrio Stratos: il concerto inizierà puntualissimo alle 21:30 (arrivate prima!) e l’ingresso è gratuito come sempre.

Nel frattempo…un’anteprima, con il primissimo brano svelato, qualche mese fa, dalla tracklist dell’album: “Le cose semplici”.

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    Niccolò Vecchia
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Giovedì 28: I Hate My Village live nell’Auditorium

Proseguono i concerti dell’Auditorium Demetrio Stratos, che per questa stagione sono programmati il giovedì sera, a partire dalle 21.30. Giovedì 28 febbraio avremo il piacere di ospitare sul palco uno straordinario gruppo, animato da quattro musicisti che abbiamo conosciuto e apprezzato grazie al loro lavoro con altre grandi band.

Si chiamano I Hate My Village, e così si chiama anche il loro primo album insieme. Un disco che nasce in particolare dalle idee di Adriano Viterbini (chitarra di Bud Spencer Blues Explosion e molti altri) e Fabio Rondanini (batteria di Calibro 35, Afterhours). La musica nata dal loro incontro racconta in modo eloquente e intenso l’amore viscerale dei due per la musica africana, un amore che è nato sui palchi su cui hanno accompagnato maestri quali Bombino e Rokia Traoré.

Da questa prima scintilla sono nate delle lunghe jam in sala prove, improvvisazioni che hanno fatto nascere nove tracce di grande forza. E a questo punto della storia entra “il terzo uomo”: Alberto Ferrari (Verdena) ha accolto l’invito di Viterbini e Rondanini, aggiungendo alle loro composizioni la sua voce, componendo melodie che portano la musica degli I Hate My Village verso destinazioni più misteriose e affascinanti. Si parte dall’Africa, ci si dirige ovunque si voglia, dimostrando una libertà compositiva, ma al tempo stesso una misura e una precisione, davvero encomiabile.

La storia prosegue con il quarto personaggio: Marco Fasolo (Jennifer Gentle) è uno straordinario, meticoloso, produttore, e anche in questo lavoro non si smentisce, dando ai suoni di tre grandi artisti un’amalgama unica, capace sia di far spiccare ognuno di loro, sia di presentarceli uniti più che mai.

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Se il disco I Hate My Village è uno splendido viaggio sonoro, siamo davvero ansiosi di ascoltare questa band, formata da strumentisti d’eccezione, in versione live. Una versione in cui Marco Fasolo esce dalla cabina di regia, per salire sul palco insieme ai suoi compagni di strada.

E siamo molto felici di poterveli offrire, giovedì 28 febbraio, in un concerto che trasmetteremo in diretta sulle frequenze di Popolare Network dalle 21.30 alle 22.30, un concerto a cui potrete partecipare gratuitamente se vi presenterete giovedì 28 febbraio nell’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare, in via Ollearo 5.

Ve lo consigliamo caldamente…e nel frattempo vi lasciamo un piccolo assaggio di quello che vi aspetta!

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    Niccolò Vecchia
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6 settembre: Zen Circus e Nada live

Zen Circus e Nada live per Radio Pop

Il 6 settembre è una data da segnare sul calendario, già da oggi, con un bel circoletto rosso. Anzi, guardate, la cosa migliore sarebbe, nel giro di un paio di click, organizzarsi già da subito per quella serata. Come? Acquistando immediatamente i biglietti in prevendita per il terzo concerto di All You Need Is Live, la grande festa musicale di Radio Pop, al Carroponte di Sesto San Giovanni.

Quest’anno, appunto il 6 settembre 2018, abbiamo invitato una delle band che in questi anni abbiamo ospitato più spesso ai nostri microfoni, nei nostri studi, sul palco del nostro Auditorium. Gli Zen Circus sono infatti un gruppo che amiamo (ci pare, ricambiati) da tanti, tanti anni. Fin da quando la band scriveva e cantava ancora in inglese, e prima ancora che un loro album (Villa Inferno, 2008) venisse prodotto da Guy Ritchie dei Violent Femmes, con le collaborazioni con Kim e Kelley Deal (Pixies, Breeders), Jerry Harrison (Modern Lovers, Talking Heads), e Giorgio Canali (CSI, Rossofuoco).

Ne hanno fatta di strada, gli Zen, da allora. Dieci album e un Ep, vent’anni di musica e più di  mille concerti. Facendo incontrare con originalità e passione il folk e il punk, e, soprattutto negli ultimi anni, il più classico cantautorato. Hanno pubblicato un filotto di album che li hanno messi al centro della scena indipendente italiana: “Andate tutti affanculo” (2009 ), “Nati per subire” (2011), “Canzoni contro la natura” (2014), “La terza guerra mondiale” (2016). Fino ad arrivare al più recente, il bellissimo “Il fuoco in una stanza”, uscito all’inizio di questo 2018.

Che siamo felici di poter celebrare con un grande live giovedì 6 settembre al Carroponte.

Ma gli Zen Circus non saranno da soli su quel palco: per l’occasione infatti abbiamo scelto con loro di invitare un’ospite davvero speciale, che gli Zen conoscono bene. Da compagni di strada, di studio e di palco.

Nada Malanima, infatti, è stata ospite di una canzone degli Zen nel 2009, ha invitato la band a collaborare sul suo disco “Vamp” del 2011 e ha suonato più volte con loro. La prossima sarà per il concertone di Radio Popolare e siamo onorati della sua presenza.

Ad aprire il concerto, poi, ci sarà un giovane, irriverente e fantasioso rapper chiamato Garfo: per molti sarà una scoperta. Noi siamo certi che sarà anche una bella sorpresa.

Siete pronti allora?

Ecco dove potete da subito comprare in prevendita il vostro biglietto.

E già che ci siete, iscrivetevi e condividete l’evento Facebook della festa-concerto.

E per prepararvi al meglio…ascoltate, cliccando sul play qui sotto, la puntata di MiniSonica in cui gli Zen Circus hanno raccontato a Niccolò Vecchia il loro ultimo album “Il fuoco in una stanza”.

The Zen Circus live a MiniSonica marzo 2018

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    Niccolò Vecchia
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Primavera Sound, la seconda serata

La seconda serata del Primavera Sound di Barcellona si è aperta con l’annuncio della cancellazione di un concerto, di uno dei concerti potenzialmente più importanti di questa diciottesima edizione. I Migos probabilmente non erano tra i nomi più attesi dai frequentatori storici del Festival, rappresentando una declinazione dell’hip hop decisamente commerciale e poco raffinata, per così dire.

Sicuramente sono un gruppo dal grande seguito. Sicuramente hanno dei problemi con gli orari, sono noti infatti per i loro ritardi nell’apparire sui palchi su cui sono previsti, e questa volta non si sono proprio presentati all’aeroporto per prendere il volo per Barcellona. Al loro posto, immaginiamo in fretta e furia, è stato chiamato il rapper britannico Skepta, anch’egli interprete di una versione discretamente tamarra del rap, ormai molto lontana, purtroppo, dall’ispirazione consapevole delle origini.

The Internet - foto Paco Amate
The Internet – foto Paco Amate

L’altro grande nome dell’hip hop previsto in cartellone ieri sera era quello di Tyler, the creator. Purtroppo, quindi, un altro esponente di un rap misogino, violento, inutilmente incattivito. L’unica speranza, per un futuro del rap migliore, lasciata ieri sera è arrivata dai The Internet, non foss’altro per la presenza in scena come leader della band di Syd, una ragazza, a liberarci finalmente dalle stucchevoli, per non dire intollerabili, pose da maschio alfa tipiche dell’hip hop più retrivo (come accade anche in Italia, peraltro).

Ma passiamo alle note positive, suvvia, in una serata in effetti meno entusiasmante del solito (e come avrete capito non per colpa dei Migos, assenti più o meno giustificati).

Oumou Sangarè - foto Dani Canto
Oumou Sangarè – foto Dani Canto

La maliana Oumou Sangarè, una delle grandissime voci della musica africana degli ultimi vent’anni, ha portato sul palco del Primavera una ventata calda, travolgente e seducente. Il pubblico, inizialmente forse un po’ spaesato, si è fatto gradualmente conquistare, finendo cantando e ballando con la star del Mali e con la sua ottima band. Divertenti e trascinanti sono stati anche i brasiliani Metà Metà, con un mix davvero ben riuscito di molti generi, di origine brasiliana e non solo.

Father John Misty - foto Eric Pamies
Father John Misty – foto Eric Pamies

Sul fronte americano, abbiamo assistito a uno show ben riuscito, anche se forse un po’ troppo di maniera, da parte di Father John Misty, impegnato soprattutto a interpretare le canzoni del suo album più recente, appena uscito, “God’s favorite customer”. E a un live invece più caldo e viscerale da parte dei The National: non una scoperta, certo, ma una conferma di un ottimo stato di salute della band, dopo la pubblicazione di un album forse meno brillante dei precedenti.

The National - foto Sergio Albert
The National – foto Sergio Albert

Andando in Francia, seppur senza muoversi da Barcellona, il concerto di Charlotte Gainsbourg è stato sorprendentemente bello, dimostrando che l’illustre figlia d’arte non ha semplicemente approfittato delle occasioni offerte dal suo cognome, ma è dotata di un talento vero, di una presenza scenica magnetica e di un’ottima voce. Oggi sarà sul palco invece la madre Jane Birkin, impegnata nell’interpretazione delle canzoni dell’ex compagno Serge. Le due si sono incontrate per una conferenza stampa lo scorso pomeriggio.

Jane Birkin e Charlotte Gainsbourg - foto Paco Amate
Jane Birkin e Charlotte Gainsbourg – foto Paco Amate

C’è molta Francia, ma anche molta Cuba, nelle Ibeyi. Un duo di straordinaria forza, formato dalle due sorelle Diaz, presentatesi sul palco senza una band, contendo dunque solo sui propri strumenti e su una buona dose di campionamenti. Ma è bastata la loro energia, e il grande affiatamento, per catturare un pubblico molto vasto raccoltosi sotto il palco che le ospitava.

Ibeyi - foto Paco Amate
Ibeyi – foto Paco Amate

Per concludere, segnaliamo anche lo splendido concerto proposto da Cesare Basile con i Caminanti. Il catanese ha, nel corso degli ultimi anni, imposto alla sua musica una svolta piuttosto radicale, riscoprendo completamente le radici siciliane e incorporandole nel suo rock rugginoso, scuro, ruvido. Oggi la fusione è davvero completa, fluida, perfettamente riuscita. E la presenza al Primavera Sound è una giusta celebrazione di questo, ma anche di una carriera piena di splendide canzoni e di una grande passione, artistica e civile.

Cesare Basile - foto Garbinelrizar
Cesare Basile – foto Garbinelrizar

Questa sera si chiude con l’ultima nottata di musica: ricordiamo ancora che per chi non sarà qui a Barcellona, c’è la possibilità, a partire dalle 17.30 circa, di guardare e ascoltare in streaming alcuni dei concerti della serata di venerdì. L’indirizzo del sito dedicato è il seguente: https://relive.primaverasound.barcelona/. Buon divertimento!

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    Niccolò Vecchia
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Il Primavera Sound travolto da Nick Cave

La prima vera serata di concerti al Primavera Sound di Barcellona ha avuto molti protagonisti. Ma, almeno per chi scrive, uno solo è da ricordare come il trionfatore, il conquistatore. Le facce del pubblico che avevo intorno a me, dopo la fine dell’esibizione di Nick Cave e dei suoi Bad Seeds, dicevano una cosa sola: “Incredibile”.

Nonostante nel live di Cave non ci siano effetti speciali di alcun genere. Lontanissima, quasi antipodica, l’eterea Björk con il suo spettacolo elaboratissimo e raffinatissimo, abbellito da installazioni visual perfette. Ma ciò che rende “incredibile” il concerto dei Bad Seeds è il coinvolgimento umano. La furia e la dolcezza, il calore e la rabbia, il dolore e la commozione.

Björk - Foto di >Santiago Felipe
Björk – Foto di Santiago Felipe

Nick Cave, 61 anni a settembre, è oggi, dopo tanti successi, mille esperienze e un recente dolore straziante, un performer più completo che mai. Già si poteva dire della sua discografia che fosse tra le più costanti di sempre, incurante del passare del tempo. Oggi dobbiamo aggiungere che, pur essendo sempre stato un animale da palcoscenico da togliere il fiato, è arrivato nel 2018 all’apice della sua potenza live.

Nick Cave - Foto di Eric Pamies
Nick Cave – Foto di Eric Pamies

La scaletta, leggermente diversa dal tour che ha consacrato il suo più recente album “Skeleton tree”, quello dedicato alla perdita del figlio Arthur, ha proposto una perfetta alternanza tra i grandi successi di sempre (“Do you love me”, “Red right hand”, “Deanna”), i brani migliori dell’ultima parte della sua carriera (“Girl in amber”, “Jubilee Street”), qualche chicca inaspettata (“Come into my sleep”).

E il finale, già portato sui palchi di mezzo mondo, con un centinaio di persone dal pubblico invitate sul palco per fare da coro greco e da scenografia vivente per l’esecuzione di “Stagger Lee” è la perfetta celebrazione di questo desiderio di Nick Cave di interpretare un concerto come un rito collettivo. Nick Cave suona e canta con il pubblico, più che per il pubblico, oggi più che mai. E anche chi guarda da lontano, senza occasione di salire sul palco, ne rimane invischiato, catturato.

Nils Frahm - Foto di Eric Pamies
Nils Frahm – Foto di Eric Pamies

Ci si allontana da quel palco con l’idea di aver bisogno di qualche minuto di decompressione, sgarrando dal ritmo forsennato di live dopo live che il programma fittissimo del Primavera Sound impone. Utili, perfetti, in questo senso, i set del compositore tedesco Nils Frahm, un uomo solo al comando di mille tastiere, e del produttore britannico Four Tet, tra i più raffinati interpreti dell’elettronica contemporanea.

Art Ensemble of Chicago - Foto di Alba Ruperez
Art Ensemble of Chicago – Foto di Alba Ruperez

E prima? Abbiamo assistito a un ottimo live di Anna von Hausswolf, che come scrivevamo ieri aspettavamo alla prova dal vivo, superata alla grande. Siamo rimasti un po’ delusi dalla prova scolastica, un po’ freddina, dei The War On Drugs. Ci siamo fatti portare indietro nel tempo con la mistica presenza sul palco dell’Auditorium Rockdelux dell’Art Ensemble of Chicago, monumento alla storia del jazz. E ci siamo soprattutto commossi ed emozionati con il live degli italiani Any Other.

Any Other - Foto di Niccolò Vecchia
Any Other – Foto di Niccolò Vecchia

La band guidata da Adele Nigro è dall’esordio di quasi tre anni fa, “Silently, quietly, going away”, una delle preferite di Radiopop. Con il concerto di ieri il gruppo ha presentato le nuove canzoni, di un album che uscirà entro la fine dell’anno, dimostrando una crescita notevole nell’elaborazione dei pezzi e negli arrangiamenti. E ci hanno lasciato l’idea di essere in questo momento forse la band italiana più “internazionale”, più adatta a un Festival come il Primavera Sound. Bravissimi, continuate così.

Noi stasera continuiamo con la seconda notte di musica. Per chi non potrà seguire i concerti da Barcellona, sul sito https://relive.primaverasound.barcelona/ saranno disponibili per tutti i giorni del Festival alcuni concerti in differita tra i più interessanti del programma.

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    Niccolò Vecchia
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Cinque concerti da non perdere al Primavera

Primavera Sound

Nel giorno in cui inizia il vero e proprio programma intensivo di concerti al Primavera Sound (che ieri ha però già registrato alcune esibizioni di primissimo piano, con gli Spiritualized di Jason Pierce impegnati in un live con orchestra e coro e i Belle & Sebastian, per citare i due più illustri), proviamo a dare lustro a qualche esibizione non di primissimo piano, ma ugualmente imperdibile.

Certo, certo. Stasera, giovedì, avremo occhi e orecchie conquistati da Björk e da Nick Cave & The Bad Seeds. Domani magari dai The National, sabato dagli Arctic Monkeys. Tutto vero. Ma il programma di questo Festival è talmente ricco, che fermarsi in superficie sarebbe un delitto imperdonabile.

Questa è la nostra lista di cinque concerti da non perdere. E i vostri?

Dj Koze – giovedì 31, 4.00, Ray Ban Stage

Giovedì davvero per modo di dire, dato che alle 4 di mattina saremo già ampiamente entrati nella giornata di venerdì, ma si tratterà ancora della prima “serata” del Festival, così ci capiamo. E toccherà aspettare quell’ora per godersi il live di un artista che negli ultimi anni ha impresso una svolta notevolissima alla sua espressione musicale. Il tedesco Stefan Kozalla, in arte Koze, ha iniziato come dj di hiphop nei primi anni ‘90. Nel nuovo millennio invece ci è entrato con alcune ottime produzioni di elettronica, ma è con l’album “Amygdala” del 2013 che Koze dimostra di essere un musicista e un compositore davvero eclettico. Capace di usare l’elettronica per mischiare generi e travalicando confini ed etichette. Il successivo, appena uscito, “Knock Knock” ha confermato, con canzoni di grande livello questa svolta.

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Ibeyi – venerdì 1, 22.40, Pitchfork Stage

Gli ascoltatori di Radiopop forse le avranno già scoperte, le due sorelle franco-cubane Diaz, che si raccolgono sotto il nome di Ibeyi. Ma il grande pubblico deve ancora apprezzarle come meritano. Sono due grandi animali da palco e potranno conquistare il Primavera Sound con le canzoni del loro secondo album “Ash”, uscito a settembre 2017, con cui hanno dimostrato una grande maturità compositiva. Anche grazie a ospiti di primissimo piano, come Kamasi Washington e Meshell Ndegeocello, è un album complesso e scuro, ma anche caldissimo e avvolgente. Con cui le Ibeyi affermano la propria fierezza di donne libere, indipendenti.

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Waxahatchee – venerdì 1, 17.40, Primavera with Apple Music Stage

Katie Crutchfield è una cantautrice americana che possiamo accostare ad altre sue connazionali, come Sharon Van Etten e Angel Olsen, per la fluida sicurezza con cui unisce un’attitudine alt-rock molto nineties a influenze folk, country, pop. In particolare con il suo ultimo, quarto, album “Out in the storm” è riuscita a condensare il meglio di sé, crescendo anche come interprete vocale. Sarà il Primavera Sound a consacrarla definitivamente? L’anno scorso il Festival di Barcellona fece proprio un gran bene alla succitata Angel Olsen, che ha più volte parlato del suo live come uno dei più importanti della sua carriera (per ora…).

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Anna von Hausswolff – giovedì 31, 21.45, Adidas Stage

Svedese, poco più che trentenne, la biondissima Anna von Hausswolf non è certamente una musicista che punti al facile successo con canzoncine pop come qualche suo connazionale ha fatto, più o meno recentemente. Qualcuno l’ha notata anche e soprattutto per la sua scelta di utilizzare uno strumento come l’organo di chiesa per le sue composizioni, inserendo quella sonorità all’interno di brani dall’atmosfera cupa, a volte oppressiva e post-metal, ma anche capaci di improvvise svolte luminose. La sua voce, da molti paragonata a quella di Kate Bush, ha la medesima forza evocativa, in grado di passare dalle sfumature inquietanti alla leggerezza più eterea. Sarà molto intrigante vederla alla prova con un live di questo tipo, in un grande Festival.

[youtube id=”Nre0hcDz5TI”]

Rhye – venerdì 1, 20.45, Ray Ban Stage

Quando ci siamo innamorati dei Rhye, con il disco “Woman” uscito a marzo 2013, si parlava appunto di un duo, formato dal polistrumentista danese Robin Hannibal e dal cantante canadese Mike Milosh. A fine 2017, dopo diversi anni caratterizzati da una buona attività live, Milosh ha annunciato di voler proseguire da solo, senza il socio dell’esordio, concentrandosi sulla propria musica e sul gruppo di strumentisti che lo avevano accompagnato durante i molti concerti. Sorprendentemente, il nuovo album “Blood” sembra la perfetta prosecuzione del precedente, senza una vera cesura artistica. Un R&B contemporaneo, scarno, che parte dall’elettronica ma che, soprattutto sul nuovo disco, forse anche grazie alla confidenza appresa dal vivo, si arricchisce anche di contrappunti acustici, analogici, caldi. La voce androgina di Milosh propone testi romanticamente malinconici, perfetti per un concerto al tramonto al Primavera Sound.

[youtube id=”No9CLpAI1aI”]

E per chi non potrà seguire i concerti da Barcellona, sul sito https://relive.primaverasound.barcelona/ saranno disponibili da questo pomeriggio per tutti i giorni del Festival alcuni concerti in differita tra i più interessanti del programma. Anche qualcuno di quelli indicati da noi? Speriamo!

Primavera Sound

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    Niccolò Vecchia
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Primavera Sound: via al Festival numero 18

Mancano poche ore al via della nuova edizione del Primavera Sound di Barcellona, che con il 2018 festeggia il suo diciottesimo compleanno. E’ il più importante Festival musicale d’Europa? Da qualche anno, probabilmente, sì. Anche se quest’anno si sono sentite un po’ di voci critiche rispetto alle scelte sul cartellone, da qualcuno giudicato meno completo degli anni passati.

Manca forse qualche nome altisonante, ma vale la pena di ricordare come l’anno scorso uno dei mega-ospiti in programma (Frank Ocean) cancellò all’ultimissimo momento la sua partecipazione: e praticamente nessuno se ne accorse.

La forza di questo Festival sta in buona parte nella sua storia: nato da un gruppo di amici e appassionati, che gestivano un club nella capitale catalana, nel giro di pochi anni è diventato un punto fermo per i music lovers europei e non solo. Tra i tanti motivi, la voglia di raggruppare insieme musiche di ogni genere ed estrazione. E un atteggiamento rispetto al concetto di headliner, di nome di richiamo, perfettamente raccontato da questo cartellone.

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I nomi, come vedete, sono tutti scritti con lo stesso carattere, in ordine alfabetico. Poco importa che giovedì 31 maggio ci sia Björk, o Nick Cave & The Bad Seeds: il lancio li mette sullo stesso piano del producer italiano Populous o dello storico gruppo jazz Art Ensemble of Chicago.

Abbiamo citato un italiano, ma Populous non sarà il solo: ci saranno infatti presenze molto meritate, in questo cartellone d’eccezione. Da una parte per Cesare Basile, con i suoi Caminanti, e per i Guano Padano, si tratta di una celebrazione di carriere piene di talento, ispirazione, grande musica. Dall’altra, per la band guidata da Adele Nigro, gli Any Other, si tratta del giusto riconoscimento per uno di progetti musicali più promettenti degli ultimi anni.

Il cartellone, chiaramente, non possiamo raccontarvelo tutto. Possiamo però dare i numeri, e dirvi che saranno 257 gli ospiti musicali di questa diciottesima edizione. E nelle prossime ore vi presenteremo qualcuno dei live più intriganti.

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Su queste pagine infatti, nei prossimi giorni, troverete anticipazioni e cronache dal Festival, che oggi esordisce con i primi concerti. I nomi più noti che si esibiranno in questo mercoledì sono entrambi britannici: i Belle and Sebastian e gli Spiritualized (attesi per un live che li vedrà accompagnati da un’orchestra e da un grande coro). Da giovedì a sabato, invece, si svolgeranno la maggior parte dei concerti, ospitati dall’enorme e organizzatissima area del Parc del Forum.

Oltre al programma più corposo, dedicato al grande pubblico, confermato anche quest’anno l’appuntamento con il Primavera Pro, una tre giorni dedicata ai professionisti del mondo musicale, che si tiene durante il giorno al Museo d’arte contemporanea, in pieno centro. Tra i contenuti più interessanti, una tavola rotonda organizzata in collaborazione con Amnesty International, per parlare di musica e censura, dopo che alcuni artisti rap spagnoli hanno ricevuto condanne penali per i loro testi.

Per chi non sarà a Barcellona, il Primavera Sound offrirà dal proprio sito ufficiale la possibilità di assistere via streaming a molti concerti: non si tratterà però di uno streaming in diretta. Le trasmissioni inizieranno il giorno successivo ai live, quindi da giovedì a domenica, e la lista dei concerti programmati si conoscerà direttamente il giorno stesso. Noi vi terremo aggiornati, dunque seguiteci!

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Daniel Canzian: il mio ricordo del Maestro Marchesi

Parlare della morte di Gualtiero Marchesi non significa, soltanto, parlare della morte di un cuoco. Marchesi ha meriti che vanno oltre lo stretto perimetro della sua professione: è stato chiamato il Maestro (anche se a lui non piaceva molto questa specie di soprannome) proprio perché non si è limitato a cucinare.

Ma ha insegnato un approccio alla cucina che ha plasmato l’immagine stessa dell’alta gastronomia italiana. Facendo in modo che ci sia un prima e un dopo Marchesi.

In particolare nel rapporto con la Francia: fu lui con la sua intelligenza e la sua creatività, e anche con la sua fierezza, ad liberarci da una inutile sudditanza nei confronti della cucina d’Oltralpe, che amava comunque moltissimo: lo fece quindi senza metterne in dubbio la centralità, ma partendo da quell’esempio per inventarsi qualcosa di nuovo, un modello italiano.

“La mia cucina è italiana ed è nuova”, scrisse nel 1980, in uno dei suoi libri più famosi, chiamato appunto La mia nuova grande cucina italiana. E i francesi capirono tutto questo: infatti Marchesi fu il primo nel nostro paese a ricevere le famose tre stelle Michelin, nel 1986.

Una parte consistente delle grandi firme della cucina d’autore italiana vengono dal suo vivaio: Oldani, Cracco, Berton, Camanini, Lopriore. E tanti altri si sono formati sul suo esempio e hanno avuto spazio e attenzione grazie a lui.

Uno dei più giovani suoi allievi è stato Daniel Canzian: otto anni passati con Marchesi, terminando il suo percorso di crescita con il ruolo di executive chef del Marchesino, in piazza della Scala a Milano. Oggi Canzian guida il suo ristorante, sempre a Milano, in via Castelfidardo angolo San Marco: ma ricorda con amore ogni giorno passato al fianco del Maestro.

Daniel Canzian ci ha raccontato così la sua visione sull’eredità di Marchesi, “di cui dobbiamo ancora capire fino in fondo l’importanza”, oltre a condividere con noi ricordi e aneddoti di quegli otto anni trascorsi con lui.

Ascolta o scarica l’intervista

Daniel Canzian su Gualtiero Marchesi

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    Niccolò Vecchia
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Venerdì 15 dicembre: Effe Punto live nell’Auditorium

Effe Punto, il prossimo ospite del palco dell’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare venerdì 15 dicembre alle 21, si chiama Filippo Cecconi, ha militato nei Ministri dal 2009 al 2013, ha accompagnato Dente per il suo tour teatrale nel 2014 ed è fondatore dei Calamari, gruppo di cabaret situazionista.

Ha già pubblicato dei dischi di suo materiale solista, ma con il nuovissimo “Coccodrilli”, uscito lo scorso 30 novembre, presenta il suo primo album di canzoni completamente inedite.

La copertina del disco
La copertina del disco

“Coccodrilli” è, a suo modo, un concept album. Nel gergo giornalistico il “coccodrillo” è un articolo che si pubblica alla morte di un personaggio famoso, quasi sempre scritto in anticipo, per poterlo usare appena giunta la notizia della loro scomparsa. Questo disco è invece un’antologia di morti, presunte e apparenti, non verificate, assegnate in modo arbitrario, immaginate per puro compiacimento.

Un gioco intellettuale non privo di ironia e divertimento, che raccoglie ritratti, cronache, monologhi, favole.

Effe Punto presenterà il suo disco venerdì 15 dicembre alle 21 nell’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare: la partecipazione, come sempre, è libera, semplice, gratuita. Servirà semplicemente presentarsi venerdì sera alle 21 in via Ollearo 5, prendere posto, e divertirsi!

Questo invece è il primo singolo che ha presentato il disco di Effe Punto: “Il Povero Diavolo”

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Little Steven a Radio Popolare

Steven Van Zandt è venuto a trovarci negli studi di Radio Popolare. Di passaggio a Milano con il tour della sua band, i Disciples of Soul, ci ha parlato del suo ultimo disco “Soulfire”, della sua carriera solista, dei suoi progetti passati e futuri e di molto altro.

Ascolta qui l’intervista integrale a cura di Niccolò Vecchia e Davide Facchini

little steve a radio popolare

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Vasco Brondi: “Vi aspetto al CarroPonte”

Sarà uno dei quattro ospiti del prossimo concertone di Radio Popolare, la seconda edizione di All You Need Is Live, venerdì 8 settembre dalle 19.30 al CarroPonte di Sesto San Giovanni: Vasco Brondi, Le Luci Della Centrale Elettrica, è un amico di Radiopop fin dall’uscita del suo primo disco. Fu Giorgio Canali, produttore di “Canzoni da spiaggia deturpata”, ad accompagnarlo nel suo primo minilive e nella sua prima intervista ai nostri microfoni.

Da allora ci siamo incontrati molte volte e siamo molto felici di poter celebrare quest’amicizia con un grande live, che vedrà Vasco Brondi dividere il palco con il nigerino Bombino, con il pugliese Diodato, con l’afroitaliano Tommy Kuti. 4 concerti in una sola sera, al prezzo di soli 20€ (che serviranno a sostenere l’indipendenza di Radio Popolare).

Per lanciare questo concerto abbiamo invitato Vasco nei nostri studi per una lunga chiacchierata. E’ stata un’ottima occasione per farci raccontare molte cose: ad esempio delle influenze e delle ispirazioni che Brondi ha tratto, negli anni, dalla musica africana e dall’origine di questi suoi ascolti. «Sicuramente negli ultimi anni – ci ha raccontato – anche per il desiderio di ascoltare cose diverse dalla musica di matrice anglo-americana con cui sono cresciuto, sono andato alla ricerca di altri ascolti. Fare il musicista poi è un mestiere strano, spesso ti trovi a pensare di stare lavorando anche quando stai solo sentendo una canzone. E anche se cerchi di trattenerti, la tua attenzione si concentra su qualche dettaglio e cerchi di capire come sia stata suonata una parte di quel pezzo, cose così. Allora ho sentito il bisogno di ascoltare musica di cui non capissi assolutamente nulla».

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«Poi – continua Vasco Brondi qualche minuto dopo – mi interessava moltissimo anche conoscere meglio quei musicisti africani che stanno facendo una specie di percorso opposto. Così come abbiamo fatto anche io e Federico Dragogna (che ha prodotto l’ultimo delle Luci, “Terra”), sono molti i musicisti occidentali che subendo il fascino per le musiche del mondo poi ne vengono anche contagiati, e le loro canzoni lo raccontano. Ma ci sono anche musicisti africani, come i Tinariwen ad esempio, che lavorando con un produttore occidentale avvicinano le loro musiche, che hanno sempre suonato e ascoltato, alla forma canzone pop. Lo stesso si può dire anche per Bombino, con cui sono molto felice di poter suonare venerdì sera».

Sono solo due estratti da una lunga intervista che potete scaricare e riascoltare integralmente qui. Per prepararvi al concertone di venerdì 8 settembre, ovviamente!

Intervista Vasco Brondi


Il biglietto del concerto, che servirà a sostenere l’indipendenza di Radio Popolare, emittente libera e senza padroni dal 1976, sarà di 20€: quattro concerti…al prezzo di uno!

L’appuntamento è per venerdì 8 settembre 2017 al Carroponte: il primo concerto inizierà alle 19.30!

Non perdete tempo e acquistate i biglietti in prevendita: sono disponibili online su MailTicket e su TicketOne. Il costo è di 20€ più diritti di prevendita.

I diversamente abili entrano gratis, e anche il loro accompagnatore.

Biglietti per i bambini:

  • tra gli 0 e i 9 anni entrano gratis
  • tra i 10 e i 15 anni pagano 10€
  • dai 16 anni biglietto intero

La biglietteria al Carroponte aprirà alle 18.00

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    Niccolò Vecchia
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Una bellissima sera di Primavera

Con la serata di sabato, ultima delle tre di concerti al Parc del Forum di Barcellona, si è chiusa anche la diciassettesima edizione del Primavera Sound, uno dei più importanti eventi musicali europei. Numeri importantissimi anche quest’anno, si sono superate le 200mila presenze complessive, ma soprattutto è stato un ultimo giorno davvero bello e godurioso.

Certamente per merito degli Arcade Fire, protagonisti annunciati di questo sabato, che hanno suonato verso mezzanotte davanti alla folla più numerosa di questi tre giorni. Una ordinata e festosa marea umana che ha ballato e cantato seguendo una scaletta che (per chi c’era già stato) ha seguito più o meno la traccia già segnata dalla prima esibizione del gruppo al Festival, a sorpresa, giovedì.

Dopo aver usato quel live fuori programma per presentare il nuovo singolo “Everything Now”, gli Arcade Fire sono tornati a esibirsi senza svelare molto del disco nuovo che porterà lo stesso titolo, ma rappresentando invece molto bene il proprio repertorio passato. E dimostrando di essere di gran lunga una delle rock band più brillanti e potenti del mondo.

Arcade Fire (Foto Sergio Albert - Primavera Sound)
Arcade Fire (Foto Sergio Albert – Primavera Sound)

Ma non ci sono stati solo i canadesi a farci divertire in quest’ultima serata: nella battaglia tra vecchie glorie, Grace Jones ha stravinto su Van Morrison. Quest’ultimo è salito sul palco verso il tramonto e ha portato con sé la faccia più morbida, swing, della sua musica. Un concerto molto “adulto”, forse un po’ troppo per il contesto in cui avveniva, che ha mancato di mostrare la prima parte del repertorio di questo mostro sacro della musica. Ma che gli vuoi dire a Van The Man? Va bene così.

Van Morrison (Foto Eric Pamies - Primavera Sound)
Van Morrison (Foto Eric Pamies – Primavera Sound)

Grace Jones ha invece avuto un effetto molto più dirompente con la sua esibizione, teatrale e magnetica. Quando è salita sul palco, dipinta di strisce bianche, il seno scoperto e una maschera luccicante, ancora con le sue movenze da pantera, è riuscita a far trattenere il fiato a una platea sconfinata. La scaletta è stata costellata di grandi successi, con la Jones impegnata in piccoli cambi d’abito quasi a ogni pezzo, senza però smettere, anche quando era dietro le quinte per il cambio, di parlare con il pubblico, cantando e scherzando. Dimostrando di avere, oltre a quel carisma magnetico, anche una straordinaria autoironia.

Grace Jones (Foto Eric Pamies - Primavera Sound)
Grace Jones (Foto Eric Pamies – Primavera Sound)

Un po’ vecchie glorie, anche se più di nicchia, lo sono anche i Teenage Fanclub. Gli scozzesi, in attività dal 1990, sembravano davvero in estasi durante il loro live, bello e ispirato: continuavano a guardarsi tra di loro, ridendo felici, con sotto il palco migliaia di persone che cantavano a squarciagola le loro canzoni, le nuove come le vecchie.

Teenage Fanclub (Foto Sergio Albert - Primavera Sound)
Teenage Fanclub (Foto Sergio Albert – Primavera Sound)

Ma era ancor più felice, e ne aveva motivo, Angel Olsen, giovane e bravissima cantautrice americana, con davanti a sé quello che lei stessa ha definito “il pubblico più numeroso che abbia mai visto, e che forse mai vedrò”. Il suo concerto per chi scrive è stato in assoluto uno dei più belli del Festival. In perfetto equilibrio tra malinconia e forza. La ragazza promette di avere avanti a sé una lunga carriera.

Angel Olsen
Angel Olsen

Così come una lunga storia di successi l’auguriamo di cuore anche al Festival che si chiude con questa splendida serata, che ha confermato tutta la sua qualità e la sua impeccabile organizzazione, e a cui diamo appuntamento per il prossimo anno.

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    Niccolò Vecchia
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C’è Primavera anche senza headliner

Il venerdì di questo Primavera Sound Festival 2017 non si presentava come un solito venerdì dell’appuntamento musicale di Barcellona. Doveva esserlo, ma non lo era: da quando, un paio di settimane fa, è arrivata la notizia della cancellazione del concerto dell’afroamericano Frank Ocean, il nome più importante di quelli previsti proprio per la seconda serata di concerti al Parc del Forum della capitale catalana.

Ocean, considerato da molti uno dei musicisti più innovativi e ispirati degli ultimi anni, è anche noto per essere un personaggio fuori dagli schemi e certamente non facile. Dunque non è stato proprio un fulmine a ciel sereno l’annullamento del suo concerto. “Ritardi nella produzione”, è stata la giustificazione addotta dal musicista (che ha comunque rinunciato a un ricco cachet). Ma per gli organizzatori del Festival dev’essere stata una gran brutta sorpresa: abbiamo detto, e lo diremo ancora, come la grandezza del Primavera Sound risieda soprattutto nella sua capacità di offrire al pubblico una grande varietà di proposte in contemporanea tra cui scegliere, riuscendo così ad accontentare molti palati musicali diversi. Ma un grande nome di richiamo serve anche a questo Festival.

Insieme con la comunicazione della cancellazione del live di Frank Ocean, è arrivata anche la conseguente disponibilità dell’organizzazione a restituire i soldi spesi per i biglietti di quella serata, a chi ne avesse fatto richiesta. Possibilità chiaramente interessante solo per chi non avesse programmato una trasferta per arrivare a Barcellona da qualche altra parte del mondo.

Sta di fatto che, in un modo o nell’altro, l’area del Parc del Forum era strapiena anche ieri sera, anzi, ancora più del giorno precedente. E che alla fine della nottata di musica, abbiamo potuto concludere che il Festival aveva dimostrato ancora una volta la sua grande forza, la sua vera sostanza, reggendo benissimo anche a un imprevisto pesante come questo.

Tra le cose che ci hanno divertito e colpito, ieri, c’è stata sicuramente l’esibizione, davanti a una foltissima platea, non solo di italiani, del sardo Jacopo Incani, che incide con il nome di IOSONOUNCANE. La sua è una musica insieme melodica e sperimentale, in cui l’elettronica serve anche a proporre loop che riportano echi della musica tradizionale sarda, in cui i ricordi di una vita agricola diventano poesie accompagnate da ritmi sincopati e musiche spesso un po’ dissonanti. Visto dal vivo ha dimostrato, come forse già sospettavamo, di essere un prodotto decisamente internazionale, forse addirittura più adatto a un pubblico evoluto e sofisticato come quello del Primavera, rispetto a certe platee nostrane. Bravo.

Ci interrogavamo due giorni fa sulla possibilità di vedere la giappo-nuiorchese Mitski, o se propendere per il gruppo afro-londinese Sinkane. Come sempre abbiamo poi deciso di vedere spezzoni di entrambi i live, segnando alla fine del figurato match una netta superiorità di Sinkane: gli arrangiamenti caldi e coinvolgenti, lo splendore della voce della lead vocalist della band, hanno conquistato il pubblico del Festival, e anche noi. Mitski a dir il vero è stata un po’ penalizzata da suoni decisamente non impeccabili, ma in concerto è sembrata più monodimensionale, ripetitiva, di quanto non suoni da disco. Da rivedere alla prossima occasione.

Sinkane (Foto Nuria Rius - Primavera Sound)
Sinkane (Foto Nuria Rius – Primavera Sound)

Chi ha finito per fare un po’ la figura dell’headliner non dichiarato è stato Sampha: inglese, nero, noto come collaboratore di gente come Solange o Kanye West, ha pubblicato quest’anno il suo primo album “Process”, che, trainato da un grande singolo come “No one knows me like the piano”, ha raccolto molto interesse da parte del pubblico. E anche ieri sera l’interesse è stato dimostrato, con una platea totalmente imballata per il suo concerto, con cui si è confermato un artista di grande classe.

Sampha (Foto Garbine Irizar - Primavera Sound)
Sampha (Foto Garbine Irizar – Primavera Sound)

Di grandissimo impatto, sonoro e anche emotivo, è stato il live degli scozzesi Arab Strap. Una band praticamente in pensione da un po’, con i due fondatori Aidam Moffatt e Malcom Middleton impegnati in percorsi separati, e che però negli ultimi anni non si sono rifiutati di apparire ancora insieme sul palco, per qualche concerto. E vederli ieri non è stato semplicemente un momento nostalgico: gli Arab Strap sono una band ancora decisamente attuale, contemporanea. Da cui molti gruppi nati successivamente hanno imparato tante, tante cose.

Aidan Moffat degli Arab Strap (Foto Garbine Irizar - Primavera Sound)
Aidan Moffat degli Arab Strap (Foto Garbine Irizar – Primavera Sound)

Il live dell’americano Mac De Marco, da poco uscito con il suo nuovo album “This old dog”, è stato allegro e divertente, leggero e spensierato. Forse non è abbastanza però per giustificare la sua seconda presenza in cartellone nel giro di tre anni, soprattutto per chi, come chi scrive, non sopporta il fatto che il buon Mac e i suoi compagni di gruppo debbano per forza improvvisare gag non sempre irresistibili tra un pezzo e l’altro.

Mac De Marco e il suo batterista nudo (Foto Eric Pamies - Primavera Sound)
Mac De Marco e il suo batterista nudo (Foto Eric Pamies – Primavera Sound)

I The XX, un altro dei nomi trainanti del programma del venerdì “primaverile”, hanno proposto un live forse meno trascinante, energico, di quanto ci si potesse aspettare. Anche in questo caso, dei volumi non proprio potentissimi, hanno penalizzato canzoni che vivono di dinamiche, di (molto) piano e di (a volte) forte: in una sconfinata arena all’aperto è chiaramente difficile apprezzare al meglio arrangiamenti di questo genere.

Molto meglio affidarsi a chi, come i rapper americani Run The Jewels, salgono sul palco in quinta e non scalano mai la marcia fino a fine concerto, riuscendo però a non suonare mai ridondanti o noiosi, per la capacità di trasmettere un’urgenza, una straordinaria voglia di essere lì in quel momento, a recitare quelle rime su quelle aggressive basi.

Run The Jewels (Foto Sergio Albert - Primavera Sound)
Run The Jewels (Foto Sergio Albert – Primavera Sound)

Manca solo l’ultima giornata, a questo punto. Che avrà il suo apice con il live degli Arcade Fire, per nulla depotenziato dalla loro apparizione a sorpresa di giovedì sera. Peraltro, anche ieri sera c’è stata una sorpresa, a cui chi scrive non ha però assistito: sono arrivati infatti fuori programma i Mogwai, che con un live inaspettato hanno presentato in anteprima il nuovo disco “Every Country’s Sun”. Chissà se gli organizzatori del Primavera Sound hanno in serbo qualcosa per noi anche questa sera. Ve lo racconteremo…

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    Niccolò Vecchia
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La grande abbuffata del Primavera Sound

Con ogni probabilità la “notizia” del primo giorni di concerti al Parc del Forum per il Primavera Sound di Barcellona ce la forniscono gli Arcade Fire. Che dovevano essere tra i principali protagonisti del terzo giorno, del sabato insomma, e certamente lo saranno, con il loro live ufficiale che dovrebbe svelare almeno alcune delle novità che troveremo nel loro imminente nuovo album (“Everything now”, il 28 luglio).

Ma i canadesi arrivano a Barcellona con un nuovo singolo in uscita (con lo stesso titolo del disco): ed ecco allora la ghiotta occasione promozionale, sfruttata in grande stile. Gli Arcade Fire si sono fatti montare un piccolo (rispetto alla media di quelli del festival) palco apposta, un quadrato che ha permesso al gruppo di disporsi su tutti e quattro i lati, avendo il pubblico intorno. E ci sono saliti poco dopo le 20 di ieri sera per suonare, anche in diretta streaming, questo nuovo singolo.

Régine Chassagne degli Arcade Fire (Foto Eric Pamies - Primavera Sound)
Régine Chassagne degli Arcade Fire (Foto Eric Pamies – Primavera Sound)

Una sorpresa bella e scenografica, benedetta da un luminoso tramonto catalano. Potevano bastare, a quel punto, tre o quattro canzoni per il pubblico accorso sotto palco, per poi uscire di scena. Nessuno avrebbe avuto nulla da obiettare. Ma era invece evidente che Win Butler, Régine Chassagne e gli altri avessero una sfrenata voglia di suonare. E così hanno messo in piedi un vero concerto proseguito per quasi un’ora e mezza, piena di canzoni accolte con gioia dai fans, abbracciando tutto il repertorio. Alla loro prima data europea gli Arcade Fire sono arrivati in forma scintillante ed è certo che si prenderanno il cuore del Festival anche sabato sera, per il loro concerto “ufficiale”.

La notizia in primo piano, dunque, è questa. Ma la bellezza del Primavera Sound sta nella possibilità offerta a ogni avventore di costruirsi la propria prima pagina scegliendo tra una gamma di possibilità enorme, tanto enorme da costringere a scelte difficili (come scrivevamo ieri) e da provocare rimpianti del giorno dopo.

Anche chi scrive ne ha un paio: uno si chiama Elza Soares, icona della musica e dell’attivismo brasiliano, che pare abbia fatto uno spettacolo matto e meraviglioso (potete leggerne qui, nell’articolo di Francesco Locane per Radio Città del Capo di Bologna). L’altro rimpianto si chiama Kate Tempest, invece: una ragazza inglese interprete originalissima e piena di personalità di un incontro tra poesia, spoken word e rap. Una giovane Saul Williams, ma bianca e bionda.

Elza Soares - Foto Nuria Rius / Primavera Sound
Elza Soares – Foto Nuria Rius / Primavera Sound

Abbiamo fatto altre scelte, sbagliando anche qualcosa. Ad esempio buttando via una mezz’ora per il concerto di Alexandra Savior, una giovane americana ricoperta di hype (lavora con Alex Turner di Arctic Monkeys e Last Shadow Puppets), ma, almeno sul palco ieri sera, del tutto priva di una sua identità artistica. E pure un po’ stonata. Ci siamo però presto riconciliati con la musica grazie a Julia Jacklin, 26enne australiana, cantautrice dalla voce limpida e calda.

Julia Jacklin (Foto Alba Ruperez - Primavera Sound)
Julia Jacklin (Foto Alba Ruperez – Primavera Sound)

Al resto ci ha pensato, in modo poetico e meraviglioso, Solange Knowles: la bellissima sorella di Beyoncé ha portato al Primavera Sound un po’ di – necessario – soul. In mezzo a un Festival quasi totalmente bianco, tra il pubblico e sui palchi, Solange ci ha ricordato quanto sia speciale, sensuale, coinvolgente lo stile black nell’interpretare un live. Con le coreografie provate e riprovate, certo, ma vere, sentite, mai posticce. Mentre le note morbide avvolgevano una platea foltissima.

Solange (Foto Sergio Albert - Primavera Sound)
Solange (Foto Sergio Albert – Primavera Sound)

Poi bisognava scegliere tra gli Afghan Whigs e Bon Iver, lo dicevamo ieri. E non abbiamo scelto, dividendoci tra i due concerti. Partenza da colpo di fucile in mezzo al petto per la band di Greg Dulli, che è salito sul palco inizialmente da solo, per proporre la canzone di apertura del nuovo, ottimo, album “In spades”. Il pezzo, “Birdland”, in un’intervista ci è stato descritto dallo stesso Dulli come «una canzone totalmente nuova per me, non avevo mai scritto nulla di simile». E’ un brano dalla melodia vocale sinuosa, dolce-amara. Che ha preparato perfettamente il terreno per l’esplosione subito successiva. La band americana, attiva dal 1986, ha una quantità di canzoni in repertorio da permettere una scaletta densa di successi e di novità, e nonostante l’assenza, da qualche mese, del chitarrista Dave Rosser, fermato da un tumore, è apparsa in grande forma. Con una presenza invece per noi italiani molto bella da segnalare: ospite speciale degli Afghan Whigs era infatti Rodrigo D’Erasmo, violinista degli Afterhours. Le due band si stimano e frequentano da tempo, e il concerto di ieri ne ha fornito l’ennesima prova.

Rodrigo D'Erasmo con gli Afghan Whigs (Foto Nuria Ruis - Primavera Sound)
Rodrigo D’Erasmo con gli Afghan Whigs (Foto Nuria Ruis – Primavera Sound)

A metà concerto, ci siamo trasferiti invece sotto il palco più grande del Festival, per seguire anche il live dei Bon Iver. Che hanno confermato la loro fama di straordinaria live band, dando ulteriore forza alle canzoni dell’ultimo “22, A Million”, da parecchi considerato un disco un po’ ostico, guidati da Justin Vernon, splendido nerd con le cuffione in testa e una voce da brividi.

Bon Iver (Foto Niccolò Vecchia)
Bon Iver (Foto Niccolò Vecchia)

La notte si è poi conclusa con un live abbastanza di routine da parte di Aphex Twin, un ottimo concerto dei Black Angels, capaci di unire la psichedelia a un rock molto melodico, e un frammento dei King Gizzard & The Lizard Wizard, anche loro dediti alla causa psichedelica, ma con un approccio decisamente più acido e aggressivo. Poi però, verso le 3, meglio lasciare il Parc del Forum, per conservare le energie per altre due notti intense.

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    Niccolò Vecchia
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La scaletta “impossibile” del Primavera Sound 2017

Spieghiamo subito il senso di quella parola nel titolo, “impossibile”. Il fatto è che oggi alcune decine di migliaia di persone stanno spulciando, sfogliando, ripassando il programma della diciassettesima edizione del Primavera Sound di Barcellona. Con un’idea sola in testa: quanti concerti riuscirò a vedere? Chi sceglierò di seguire, a chi dovrò rinunciare?

Facciamo un passo indietro: il Festival catalano si svolge, con il fulcro del suo programma, in un’area affacciata sul mare, molto ampia, chiamata Parc del Forum. Che viene completamente recintata e adibita a ospitare un decina di palchi, attivi più o meno dalle 16 alle 6 della mattina successiva, per tre giorni. Per spostarsi da un palco all’altro servono più o meno dieci minuti, folla permettendo.

Bisogna dunque avere un piano ben preciso, operazione che viene peraltro assai favorita dal fatto che gli orari del Festival, pubblicati settimane prima, vengono sempre rispettati con una precisione che qualcuno definirebbe “svizzera”, ma che è invece in tutto e per tutto catalana. La stessa che serve per ottimizzare i tempi e cercare di non perdersi nulla, tra i nomi che si conoscono e quelli che si vogliono mettere alla prova, scoprire. Ma, almeno per chi scrive, mai come quest’anno le scelte da fare saranno impegnative.

Proviamo a fare degli esempi di concerti che si svolgeranno in contemporanea e che ci mettono in difficoltà, partendo dalla prima serata, quella di oggi, giovedì 1 giugno.

Alle 22.20, su uno dei due palchi più grandi del Festival, quelli adatti alle grandissime adunate, suonerà un musicista americano chiamato Justin Vernon, ma noto ai più come Bon Iver (precisazione 1: quel nome nascondeva in origine un progetto solista, poi evoluto in una band. Precisazione 2: non è l’unico gruppo con cui suoni e canti, molto bene, Justin). Uno che nel giro di tre dischi in dieci anni è riuscito a diventare una specie di istituzione dell’indie americano, uno che con il suo ultimi disco, “22, A Million”, ha diviso pubblico e critica (a noi è piaciuto moltissimo), e che dal vivo dà probabilmente il meglio di sé.

[youtube id=”9utVR5Q67_k”]

Il fatto è che alle 22.40, sul palco forse esteticamente più bello, per l’anfiteatro che lo ospita, saliranno anche gli Afghan Whigs di Greg Dulli. Intanto un pezzo di storia del alt-rock americano, in giro da trent’anni (con una pausa di una decina iniziata nel 2001), una band dal repertorio stellare, un’altro gruppo noto per le sue esibizioni potenti e trascinanti. E poi Dulli e compagni hanno appena pubblicato un disco bellissimo, “In spades”, che sembra davvero riportarli al loro periodo migliore.

[youtube id=”Q9U8jseaqxU”]

La sera di venerdì 2 giugno promette di metterci nuovamente in difficoltà.

Questa volta per il dualismo tra realtà più giovani: da una parte, alle 19.15, ci sarebbe la curiosità di ascoltare dal vivo la giapponese di New York Mitski, una che si è fatta conoscere con un paio di dischi autoprodotti prima di convincere molti giornalisti musicali a metterla nelle loro classifiche di fine 2014 con il suo vero e proprio album d’esordio “Bury me at Makeout Creek”. Ripetendosi con esiti simili nel 2016 con “Puberty 2”. Almeno una parte del suo live va vista, ma poi…

[youtube id=”u_hDHm9MD0I”]

…tocca spostarsi di un chilometro o giù di lì per acciuffare qualche canzone da un concerto che inizia alle 19.20 e che ha come protagonista Sinkane, ovvero un musicista e produttore londinese, ma di origini sudanesi, che si chiama Ahmed Gallab. La sua musica è insieme elettronica e soul, africana ed europea, contemporaneamente sperimentale e melodica, come ha dimostrato l’ultimo, e ottimo, album “Life & Livin’ it”.

[youtube id=”LSgmgkyhPZ4″]

Poi arriva sabato 3 giugno. La sera più difficile e no, decisamente non è perché quella sera c’è pure una partita di calcio, ne faremo serenamente a meno. E’ che quella sera le scelte dilanianti sono ancora di più. Vediamole per sommi capi.

La storia della musica, rappresentata da sua maestà Van Morrison (che se non lo vedi stavolta, chissà quando ti ricapita)?

[youtube id=”Yv7WHa8BwLA”]

O una delle cantautrici rock più convincenti degli ultimi anni come Angel Olsen?

[youtube id=”nleRCBhLr3k”]

E ancora: la mitica, spiazzante, elegantissima, bellissima, magnetica Grace Jones, un’altra che non capita spesso di poterla vedere live?

[youtube id=”Tc1IphRx1pk”]

O il concerto, speciale e unico, con cui il bravissimo brasiliano Seu Jorge porterà sul palco per intero il suo disco di tributo alla musica di David Bowie, realizzato per la colonna sonora del film di Wes Anderson “Le avventure acquatiche di Steve Zissou”?

[youtube id=”M05dpNBFTE0″]

Bene, queste sono le scelte che ci mettono in difficoltà quest’anno. Sarebbe bello avercene più spesso, di difficoltà come queste.

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    Niccolò Vecchia
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Primavera Sound, si parte da Billy Bragg

Il mercoledì al Primavera Sound di Barcellona è il giorno degli arrivi. Quello in cui prende posto in città la maggior parte del pubblico e la maggior parte dei giornalisti e degli operatori che partecipano a uno dei più importanti, ricchi e variegati Festival musicali del mondo. Da giovedì pomeriggio infatti si apriranno i cancelli dell’enorme area del Parc del Forum, sul mare, ai margini della capitale Catalana, poco prima del confine con il comune di Badalona.

Quello è il luogo dove si tengono quasi tutti i concerti più importanti, in un programma che si articola in tre giorni, dal pomeriggio fino alla mattina. Ma sarebbe un errore pensare che il Primavera Sound fosse tutto raccolto lì: questo Festival, cresciuto in modo esponenziale nel corso delle passate sedici edizioni, è ormai diventato un evento capace di abbracciare quasi un mese di concerti, in buona parte dedicati a chi a Barcellona ci vive.

Quelli che ci arrivano per il Festival, invece, oltre alle tre giornate/serate/nottate di cui dicevamo, hanno a disposizione anche il programma del Primavera Pro. Che già da mercoledì, da oggi insomma mentre scriviamo, propone una serie di incontri e di panel molto stimolanti e interessanti. Come suggerisce il nome, il Primavera Pro è una sezione del Primavera Sound, arrivata al suo ottavo anno di vita, pensata per i professionisti del vasto settore musicale.

Giornalisti, ma soprattutto operatori: chi organizza Festival o concerti, chi vende musica, chi rappresenta musicisti, chi produce dischi, e molte altre professionalità dell’ambiente. A tutti costoro il Primavera dà uno spazio splendido, il museo e centro culturale e per le arti CCCB, nel pieno centro della città, che diventa un centro nevralgico di incontri, di networking, oltre che di dibattiti e conferenze.

Dove ascoltare, ad esempio, un panel in cui si provano a immaginare gli effetti che avrà la Brexit sul mercato musicale britannico: sia per gli inglesi che vogliono vendere la propria musica nei paesi della UE, sia per coloro che dall’Unione Europea vogliono continuare a suonare in Gran Bretagna. Sono diversi anche gli incontri con gli artisti, e uno dei più rilevanti di quest’anno ha avuto come protagonista uno dei più illustri esponenti del rock militante mondiale: Billy Bragg.

Oltre a prevedere delle elezioni politiche inglesi imprevedibili (secondo lui Corbyn ce la può effettivamente fare…), Billy Bragg ha soprattutto raccontato la sua storia personale e professionale. Ricordando, ad esempio, che… «Nel quartiere di East London in cui sono cresciuto ti veniva insegnato soltanto a trasformarti in materiale umano per le fabbriche d’auto. Io non volevo andare a lavorare in fabbrica, allora la mia insegnante a scuola mi disse che mi rimanevano solo tre opzioni: esercito, marina o aviazione. Così ho imparato a suonare la chitarra, per avere un ulteriore scelta da fare nella vita».

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Bragg ha anche avuto modo di raccontare quello che sarà l’oggetto di un suo libro in uscita tra poche settimane, lo Skiffle. Un termine certamente sconosciuto ai più in Italia. Ma cos’è? «Si tratta di un fenomeno principalmente britannico – ha spiegato Bragg – nato nei club tradizionali jazz di Londra. In cui i giovani musicisti iniziavano a essere stufi del jazz commerciale che seguiva l’onda dello swing. Così come il punk dei Ramones nacque per liberarsi della magniloquenza di certo rock dei primi anni ’70, così lo skiffle nasce dal desiderio di suonare un jazz semplice, essenziale, puro. Questi ragazzi iniziarono ad ascoltare vecchie registrazioni jazz degli anni ’20, e anche precedenti, fino a trovare quel che cercavano nelle registrazioni dello storico bluesman Leadbelly e dell’etnomusicologo del folk Alan Lomax».

Cruciale per l’affermazione dello skiffle in UK fu il successo di un singolo pubblicato nel 1956 dallo scozzese Lonnie Donegan, “Rock island line”. «Il merito di Donegan – ha detto Billy Bragg – che nasceva suonatore di banjo e divenne un chitarrista, fu la sua idea di prendere la chitarra e di strapparla dalle retrovie delle band, per portarla al centro del palco. Grazie a lui, e allo skiffle che con lui ottenne una grande popolarità, si è creato quel brodo primordiale da cui è nata quasi qualsiasi cosa che ha caratterizzato il pop e il rock in Gran Bretagna. Dai Beatles fino ai Led Zeppelin, e anche oltre. E’ stato lui soprattutto a lanciare una serie di messaggi rivoluzionari, passati attraverso lo skiffle, che hanno formato più di una generazione di musicisti britannici: si può suonare anche senza essere provetti musicisti, si può cantare il blues anche senza essere afroamericani, si può suonare musica americana anche senza essere nati in America».

Anche per chi vive (erroneamente) il Primavera Pro solo come un appetizer, prima dell’abbuffata di musica dei prossimi tre giorni, incontri come quello con un mostro sacro come Billy Bragg non possono che rappresentare una straordinaria fonte di ispirazione. Da domani penseremo invece a come orientarci in una abbondanza di proposte musicali che costringerà a scelte a volte dolorose…

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    Niccolò Vecchia
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Multa dell’Antitrust a TicketOne

E se alla fine fosse soprattutto responsabilità di TicketOne? La prima sentenza sullo scandalo del cosiddetto “secondary ticketing” sembrerebbe proporre una simile valutazione.

Il caso del bagarinaggio organizzato online è esploso prima per le ripetute accuse di Claudio Trotta di Barley Arts, organizzatore indipendente di concerti, poi per le polemiche a ottobre 2016 sui biglietti dei live dei Coldplay, volatilizzati in pochi minuti e finiti sui circuiti di rivendita secondaria quasi immediatamente.

A novembre sono arrivate le inchieste del programma Le Iene, l’esposto in Procura di Trotta, l’indagine dell’Autorità Antitrust. Che oggi comunica le sue decisioni, cioè: multa da un milione di euro a TicketOne.

TicketOne in Italia gode di un’esclusiva per moltissime vendite online: quando, grazie alle rivelazioni anonime arrivate alla redazione de Le Iene, si è scoperto che alcuni grandi promoter come Live Nation e Vivo Concerti avevano concesso sottobanco una porzione di biglietti alle piattaforme di secondary ticketing, da TicketOne sono arrivati commenti sorpresi. “Noi non c’entriamo nulla con tutto questo”, dicevano.

E’ molto strano che in questa prima sentenza tali promoter non vengano nemmeno sfiorati dalla vicenda. Strano e deludente. Ma già al momento dell’emersione di queste transazioni sottobanco, certamente da sanzionare severamente, appariva evidente come non potessero spiegare tutta la questione. Quei biglietti finiti direttamente sui siti di secondary ticketing non erano sufficienti: i numeri erano altri.

Da TicketOne era stato possibile, per tanti operatori e in molte occasioni, comprare molti (diverse centinaia) biglietti in più dei 4 a testa consentiti. E questo fatto è stato confermato dall’indagine dell’Antitrust, che così ha deciso di multare soprattutto TicketOne e solo in misura minore (300mila euro per Viagogo, 210mila per Ticketbis, 190mila per Seatwave e 20mila per Mywayticket) quattro piattaforme di rivendita secondaria.

TicketOne infatti, come conseguenza dell’accordo che gli affida l’esclusiva della vendita online per moltissimi concerti, era tenuta a vigilare, prima e anche dopo le avvenute transazioni, sulla possibilità che troppi biglietti finissero in mano a poche persone. E invece non l’ha fatto.

Ecco dunque da dove arrivavano quei biglietti finiti nei circuiti di secondary ticketing, e magari non solo: chi frequenta un certo tipo di concerti, quelli delle popstar più celebri insomma, sa benissimo come, anche quando c’è il “tutto esaurito”, fuori dai cancelli i bagarini – quelli in carne e ossa – hanno sempre tanti biglietti da vendere.

E a loro chi li dà quei tagliandi? Forse coloro i quali hanno escogitato meccanismi tecnologici volti ad aggirare i sistemi di TicketOne che permettono di comprare al massimo 4 biglietti a testa. TicketOne sapeva che tali sistemi fossero aggirabili, TicketOne sapeva che venivano effettivamente aggirati, ma non è mai intervenuta per evitarlo: questo dice l’Antitrust.

Come prevedibile, da TicketOne arrivano parole molto critiche rispetto alla decisione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e si annuncia un ricorso al TAR del Lazio.

Tornando al pronunciamento dell’Antitrust, è interessante notare come le piattaforme di secondary ticketing vengano multate per aspetti non centrali rispetto alla vicenda: a loro si contesta infatti una scarsa trasparenza verso i consumatori nelle transazioni, a cui non sono stati correttamente comunicati il valore effettivo dei biglietti, le caratteristiche degli stessi (tipo di posto, le garanzie in caso di annullamento, etc.), e anche per i mancati chiarimenti rispetto al ruolo esclusivamente di intermediazione tra privati svolto da queste piattaforme.

In sostanza: non è il meccanismo del secondary ticketing in sé che viene messo in discussione. Si contesta il come venga gestito. Questa è forse la notizia più rilevante che si può trarre da questo pronunciamento.

Per qualcuno, certamente per Claudio Trotta della Barley Arts, che sostiene con forza l’esigenza di dichiarare fuori legge la rivendita secondaria, è una notizia negativa.

Per altri invece, si tratta di una valutazione che semplicemente potrà permettere ai privati cittadini di scambiarsi il biglietto di un concerto, quando lo riterranno necessario, in base a libere trattative tra loro, e impedire invece al bagarinaggio organizzato di abbeverarsi, in modo truffaldino e speculativo, a quella stessa fonte.

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    Niccolò Vecchia
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Approfondimenti

Si può amare Dylan anche solo leggendo i suoi testi

Il giornalista e critico musicale Carlo Bordone non ha dubbi: “Il Nobel a Dylan non è solo giusto. E’ doveroso”. Conoscendo la sua passione per il cantautore premiato oggi dall’Accademia di Svezia, lo abbiamo chiamato per un commento. Da fan, certamente, ma anche da grande conoscitore della musica.

Ha senso considerare le parole di Dylan separandole dalla musica scritta per accompagnarle?

“Io penso di sì. Anche perché conosco personalmente persone che non amano quella voce particolare che lo ha sempre caratterizzato e che, invecchiando, a volte lo fa sembrare quasi un alieno. Persone che preferiscono leggerlo, piuttosto che ascoltarlo. Lo stesso ragionamento si potrebbe fare per il teatro: è possibile apprezzare un testo teatrale anche leggendolo, senza assistere a una sua rappresentazione? Io risponderei ancora di sì. Credo che si possa godere della grande poesia di Dylan anche solo leggendolo”.

Si tratta di un autore la cui opera attraversa molti decenni: si può parlare a tuo parere di un’evoluzione della sua scrittura?

“Credo di sì. Dylan ha sempre assorbito linguaggi, testi, influenze, dai testi dei vecchi bluesmen fino alla Bibbia, e anche per questo possiamo parlare di fasi diverse del suo modo di usare la parola scritta. Ha iniziato stando perfettamente dentro gli stilemi della canzone folk, poi ha introdotto in quello schema la politica, poi se ne è stufato e ha incominciato a usare una lingua fiammeggiante e barocca, quella della ‘trilogia elettrica’. Poi a un certo punto, dagli anni ’70 in poi, ha ritrovato una certa semplicità, diventando in qualche modo meno ricercato, ma anche più profondo, soprattutto nei dischi in cui, seppur lateralmente, ha parlato di sé, come in Blood on the tracks. L’evoluzione più importante della scrittura di Dylan credo quindi che riguardi la prima parte della sua carriera”.

Ascolta l’intervista integrale con Carlo Bordone

Carlo Bordone su Bob Dylan

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    Niccolò Vecchia
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Approfondimenti

La grande festa di Radiopop

«Succede solo per un giorno, e quel giorno è la festa di Radio Popolare»: con queste parole dal palco del CarroPonte di Sesto San Giovanni Daniele Silvestri ci ha fatto venire i brividi. Ma da brividi era già la versione di “Heroes” di David Bowie che ha ispirato proprio quella frase conclusiva, e che ha chiuso, nel modo più emozionante e bello possibile, un concerto unico.

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Afterhours e Daniele Silvestri hanno diviso il palco per le ultime cinque canzoni di un live iniziato pochi minuti dopo le 20, scambiandosi strofe e ritornelli e tributando poi quello splendido omaggio a «uno che è mancato da poco». Ed è stato solo l’ultimo atto di una serata perfetta a cui hanno partecipato settemila persone, creando un colpo d’occhio dal palco che difficilmente dimenticheremo.

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Abbiamo desiderato molto questo concerto, questa festa per il nostro quarantennale, per cui hanno lavorato tante persone e che ha superato ogni possibile aspettativa. Sapevamo che portare sullo stesso palco queste due grandi band sarebbe stato magico: vederlo succedere lo è stato ancora di più. Non è stata una scelta fatta a caso, ma nemmeno a tavolino. Il fatto è che Radio Popolare ha un rapporto di stima e amicizia con Manuel Agnelli e con Daniele Silvestri che va avanti da oltre vent’anni: come per tante altre realtà della musica italiana (ma anche internazionale), la nostra forza sta nello scegliere sempre e solo quello che ci piace, quello che pensiamo sia di qualità, senza altri condizionamenti.

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Queste due band, assolutamente diverse tra loro, che nella loro crescita hanno seguito percorsi altrettanto differenti, si sono gradualmente avvicinate negli anni: complici le amicizie e le frequentazioni tra i musicisti, degli incontri – sul palco come in studio – già c’erano stati. Ma un concerto con le due formazioni complete schierate insieme non era mai successo. Lo hanno voluto loro stessi: due giorni prima del live al CarroPonte, Silvestri e Agnelli hanno riunito i gruppi in sala prove e hanno pensato insieme alla scaletta.

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Così gli Afterhours sono stati i primi ad andare in scena, appena calato il sole, con un set di novanta minuti: esplosivo, teso, intenso, potentissimo. Alla metà del quale c’è stata la prima sorpresa: Manuel Agnelli, seduto al pianoforte, ha iniziato a cantare “Strade di Francia”, continuata poi insieme al suo autore Daniele Silvestri. Poi, alle 22, dopo un cambio palco velocissimo, il cantautore romano ha preso il centro del palco e accompagnato dalla sua band ha proposto altri novanta minuti di musica, tra canzoni dell’ultimo Acrobati e alcuni dei successi degli anni passati, ospitando il leader degli Afterhours per una versione corale della loro “Riprendere Berlino”.

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Quando mancavano trenta minuti a mezzanotte (ora in cui la musica avrebbe dovuto interrompersi), tutti i musicisti di entrambi i gruppi hanno preso posto sul palco del CarroPonte – anche grazie al grande lavoro dei tecnici, che hanno gestito al meglio una situazione decisamente affollata! E hanno condiviso una scaletta di bis davvero scintillante: “Aria” di Silvestri, “Voglio una pelle splendida” degli Afterhours, una specie di riuscitissimo medley tra “Dove sei” e “Non è per sempre”, e poi la bellissima cover di “Heroes” con cui abbiamo aperto questa cronaca.

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Quattro ore di emozioni, di sorrisi, di amicizia, di musica: per noi è stato bellissimo poterle condividere con questi meravigliosi artisti, e soprattutto con tutti voi che avete voluto partecipare alla nostra festa. Grazie di cuore.

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    Niccolò Vecchia
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